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Ti
guardi e ti vedi bella di nuovo, pronta ad offrirti come quando bambina,
misuravi la bellezza nell’intensità degli sguardi, di qualche coetaneo
nell’impaccio di mani, che toccandoti il seno ti lasciavano densa, una gioia
più grande dalle parti del cuore.
Ti
volti e ti rivolti per assomigliarle di nuovo,
per provare ad esserlo nonostante gli ultimi anni, quando lui malato gli
dormivi accanto, e passavi le notti a schivare impulsi
di pelle, arida e secca tra cosce e ragione.
Tra
il rumore dell’acqua che scorre decisa, ascolti
i tuoi dubbi che ti fanno più goffa, come questi fiocchetti fuori luogo e
inadatti, oramai distanti da quello che cerchi, da questo rossetto che s’è
fermato indugiando, ad un palmo più o meno dalle tue labbra indecise.
Lasci cadere la tua mano seguendo, l’alone
incandescente dei tuoi capelli di rame, il contorno dei seni ravvivati dal
pizzo, e ti vedi indecente come una suora in reggicalze, o un prete che
assolve mentre ti guarda le gambe. Ma ormai è tardi maledettamente più
tardi, tra poco qualcuno suonerà alla porta, e tu ancora non hai deciso che
fare, vorresti che tutto fosse come nel sogno, e l’uomo che aspetta svanisca
al mattino, dentro quel letto che ti ritrova da sola.
Vorresti metterti ai piedi le ciabatte di casa,
indossare la camicia da notte, che appesa alla porta ti fa sentire serena,
mentre tuo marito sopra la nuvola, ti parla e ti dice che non è ancora il
momento, e quell’uomo impaziente fuori la porta, bussi invano per tutta la
notte.
Ma
sai che non sarà come credi, che ti lascerai trasportare in un locale del
centro, come nei tanti discorsi che non servono a niente, che il fine è tra
le tue gambe che accavalli leggera, perché altrimenti non riesci a capire,
per chissà quale ragione lui parla e t’ascolta, ti guarda negli occhi e
cerca di non far trasparire, l’unico istinto che vi ha fatto incontrare.
Sarà
luce e sarà buio, momenti dove ripeti che non
fai nulla di male, ed altri dove speri convinta, che questa serata non abbia
un’altra fine, oltre al gelato alla frutta che state gustando. Ma lui si
lascerà prendere commosso, mentre ti chiedi quanto
sia vero, mentre ti chiede cortese il disagio, di un anno di pene accanto a
un malato.
Ma
durerà solo il tempo previsto, che tu ti convinca che è una persona
sensibile, perché un momento dopo ti troverai sorpresa, ad annusare
il vapore delle sue parole più dense, che hanno cambiato l’odore e la forma,
e sono leggere frivole e vane.
Lo bacerai più volte
sul collo e la bocca, giurando che per questa sera basta ed avanza, che non
si andrà più oltre perché tu hai deciso, proprio nell’instante che la sua
mano improvvisa, spartisce i tuoi seni e sceglie da esperto, quello più
docile per cercarti la voglia.
Ti desti e ti fingi di nuovo sorpresa, ma ormai non
t’illudi e non cerchi pretesti, quando più scomoda affondi vestita, sul suo
divano marrone in sala da pranzo, lui ti preme senza barriere, dove per mesi
hai accolto solo assorbenti, solo ragioni e mutande di lutto, ma stasera
quel nero ha un tono diverso. |

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