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Le sue labbra mi cercano
precise e incessanti, come per trovare parti mai esplorate, come per farmi
sentire un brivido ignoto, senza nome straniero
che non conoscevo.
Lei non si rassegna e non
ci pensa nemmeno, la sua lingua batte come un martello
sopra una lama, che filtra, che ficca dove niente fa resistenza.
Mi volta e mi lega,
m’aggroviglia con i suoi fili di fiato, con le sue dita che non hanno più
unghie, con questa sua costanza d’affetto e d’ardore, di farmi sentire unica
al mondo, di farmi godere.
E godo sopra questo
imbrunire, sopra questa linea invisibile d’accettare le mani, il mio essere
dentro questo corpo che freme, che suda, che chiede e s’abbandona. |
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