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Ti
chiedi davvero se sarai all'altezza, se quest'alba che spiega possa ridarti
la luce, che questa paura che senti t'aggrovigli la faccia come dentro ad un
sentiero tra la tela di ragno.
Chissà
se stanotte hai provato davvero l’amore o qualcosa d’informe che chiamano
tale, ma hai paura che, se davvero lo fosse, svanisca e t’illuda, che quando
tutto sarà finito non ci saranno più rose e gli occhi di un uomo qualunque
non vedranno che ossa, che pelle.
Ti chiedi
davvero se sarai all’altezza, se dopo una notte non siano rimasti che calli
capaci solo d’accogliere sessi di vetro e non sentirne il dolore. Davanti a
questa luce che implacabile incombe vorresti che qualcuno ti bendasse perché
sia nero di nuovo, che sia di nuovo una stella che brilla, che strilla in
una notte a carponi riempita nel buio dove qualcuno in attesa ci scriverebbe
poesie.
Quest’odore
ti dà nausea, ma potrebbe essere qualsiasi odore, magari di penicillina e
d’infezione o uno dei tanti profumi sul davanzale del bagno che custodivi
gelosa e ne facevi collezione. Non hai paura di stropicciarti la faccia,
perché hai smesso di essere bella, hai smesso di credere che ogni uomo che
passa rallenti il suo passo per vederti ancora un istante.
Ti chiedi perché non urli,
perché non scappi da quella porta e perché rimani paziente ad
attendere chiunque t’accarezzi i capelli, che si metta qui accanto e ti
parli con un’aria che sa di famiglia, come se l’avessi odorato da sempre,
come se la forma della tua faccia fosse adatta e perfetta alle carezze, alle
mani che non stringono nulla, ma rimangono leggere e sospese come se
avessero timore di farti dolore. |