RACCONTO

Come da istruzioni

Testo di LiberaEva
Foto Francesca Tilio tratte da Bambole Urbane

Come da istruzioni infilo un paio di tacchi a spillo e un reggicalze rosso di cuoio. Mi guardo allo specchio e mi tolgo la fede. “Sarò bella?” Il tailleur nero ha quasi un tono diverso, lo spacco della gonna arriva ben oltre il bordo scuro della calza. Ravvivo un ricciolo ribelle, rimarco le labbra con un rossetto più scuro.

Come da istruzioni metto un filo di perle per incollarmi addosso un’aria altera e lasciva alla notte che incombe su Roma. Esco. Di fuori un silenzio scuro e tombale, un freddo pungente. Guardo la mia ombra sull’asfalto, le mie forme ancheggiano frivole sui tacchi come se richiamassero gli ultimi uccelli affamati di notte che beccano gli avanzi di cibo rimasti per strada.

Come da istruzioni chiamo il taxi. Cerco di indovinare i pensieri del tassista. “Sarà uomo o donna? A quest’ora non capita che gente balorda, uomini senza un sesso e vecchie puttane che ne farebbero a meno di immergersi nella notte di notte.” L’auto arriva immediatamente. Si ferma davanti al portone. Salgo. “Via delle Terme".

Come da istruzioni lui mi guarda attraverso lo specchietto. Sicuramente pensa, sicuramente ha apprezzato il mio Jadore: “È nervosa, sì… no, forse arrabbiata. Ha un’età indefinita. Sarà l’uscita del venerdì con le amiche. Ma a Via delle Terme cosa ci va a fare? Non c’è straccio di casa o ristorante o locale per chilometri lontani. E quei tacchi a spillo… quel respiro che solleva il suo seno, quello spacco della gonna? Troppo, decisamente troppo per una canasta!” 

 

 
 
 
 

 

 
 
 
 

Come da istruzioni scendo senza sapere la fine di quel pensiero ingombrante. Vista la zona il tassista non può trattenersi. “Buon divertimento!” Dice sarcastico dopo aver preso il denaro.

Come da istruzioni è buio e fa freddo. Il vento s’infila nella gonna e risale sfacciato lungo la riga della calza. Non c’è nessuno ad aspettarmi. Le auto sono rade e distanti, il vuoto mi avvolge riempiendomi di solitudine, solo il suono strascicato dei miei tacchi che come da istruzioni batto e ribatto sul selciato di sampietrini.

L’attesa è lunga, ma finalmente arrivano! Come da istruzioni sono tre uomini. Il nano, il cinese e il tedesco. Il nano saltella tra i due per mantenere il passo. E’ il capo. E’ vestito di nero. Porta un cappello troppo grande e gli occhiali da sole. Lo vedo agitarsi, vuol fare alla svelta, si volta e si rivolta annusando pericolo in vista.

Come da istruzioni mi sollevano per le braccia e mi legano all’unico lampione spento. Non mi spogliano. Ad ogni tiro di corda la mia gonna s’alza e lascia alla vista del nano il tesoro. Le mutande di seta mi coprono a malapena, stanno lì solo per essere violate, e come da istruzioni le indosso sopra il reggicalze. Il nano, da violentatore consumato, me le lascia intatte scostandole quel tanto che serve. Il suo naso all’altezza del mio piacere annusa crema mista a passione. Il suo dito medio preme sul mio desiderio umido. “Devo essere sua, subito immediatamente, senza tanti contorni!”

Come da istruzioni il nano ha uno sgabello. Ci sale fiero. Ora ride. Anch’io rido. Siamo alla stessa altezza. E mentre mi bacia mi libero di ogni inibizione, accetto il nano, il suo sgabello, la corda ed il lampione.

 

 
 
 
 

 

 
 
 
 

Come da istruzioni spalanco gli occhi, un fascio di luce mi illumina da lontano. Devo pensare a me, chi sono e cosa sto facendo. Devo fare la faccia di vedova irreprensibile che ha pagato il nano, il cinese e il tedesco e come da istruzioni volevo solo un pretesto che giustificasse il mio desiderio. E la scusa è questa corda che mi tiene ferma e non mi fa fuggire: signora violentata di notte, la strada buia, le macchine rade e il lampione spento. Tra me e me devo pensare: “Domani denuncio il nano, il cinese e il tedesco, la polizia mi crederà! Non potrà fare a meno di arrestarli.”

Il tedesco alla mia sinistra indossa un impermeabile bianco, come da istruzioni mi strizza un seno portandolo con forza nella bocca del nano, l’altro, il cinese, deve essere piuttosto anziano e come da istruzioni mi tiene ferma e mi solleva la gonna preparandomi per il nano.

Come da istruzioni il nano abbassa lo sguardo sulle mie gambe, le accarezza lentamente. Cerco di eccitarlo, voglio fare in fretta. Ma lui indugia, tira su la calza come per allentare l'elastico del reggicalze, avverto la sensazione del cuoio freddo sotto i suoi polpastrelli, sento un brivido di piacere, mentre un soffuso calore si espande… due, quattro, sei occhi fissi su di me,… due, quattro, sei mani che m’accarezzano contemporaneamente. Quelle del cinese risalgono lungo le cosce fino ad incontrare la mia pelle. E’ calda, bollente! Socchiudo gli occhi, totalmente persa e presa da me stessa, dal mio piacere.

“Qualcuno dovrà essere fiero di me!” Penso. Poi le labbra si fanno avanti, mi baciano, la lingua del nano mi inumidisce il collo e l’orecchio. Con un gesto meccanico ricomincia daccapo e traccia una scia di saliva sul mio seno. Le mani del cinese proseguono verso l’alto cercando il punto più caldo del mio corpo.

Come da istruzioni il tedesco è un bellissimo uomo, i suoi occhi celesti mi scrutano, sembra accarezzarmi con il gomito, trasgredendo gli ordini. Il cuore mi batte. Impazzisco. Come da istruzioni mi alzo la gonna oltre qualsiasi finzione di donna violentata, poi vado oltre, il reggicalze rosso di cuoio e le quattro stringhe sono bene in vista. Illuminata da quell’unico fascio di luce invito il nano dentro di me. E’ all’altezza giusta! La sua passione non incontra ostacoli, lo sprono a spingersi oltre.

Come da istruzioni lo invito a sfogarsi, lo bacio, gli grido parole d’amore, mai nessuno, gli dico, era riuscito a spogliarmi di qualsiasi pudore rimanendo così vestita. Lo vedo ora è soddisfatto di me.

Sono totalmente immersa nell’oblio, gli ordino di farsi da parte e concedere al bel tedesco che mi tiene ferma le stesse sensazioni. Tutti e tre mi guardano increduli, questo non era da programma, e mentre il nano si fa di lato togliendo lo sgabello si accendono i fari accecanti…

Una voce stridula nel buio mi violenta davvero:  “Mirandaaaaa, cazzo, quello cor tedesco era n’antro firme!!! Porca troia, tocca rincomincià tutto daccapo!! Forza regà se gira, e fa pure freddo!”

 

 

 
 
 
 

 I racconti di LiberaEva

Francesca Tillio