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Certo che c’era la luna a
sfibrarmi i capelli, a scontornare la mia ombra
solcata da mani. Lui m’accarezzava leggero, quasi a
confondersi con il riflesso che veniva da fuori,
sfumato accompagnava il profilo del seno per non farmi
rendere conto, per rimanere distante, in disparte, se
per caso ne avessi riconosciuto l’odore, il sapore
fitto dei baci sul collo che via via si facevano caldi
e si muovevano a salti lungo la schiena come grilli su
un prato. |
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