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Col passare degli anni non sono cambiata, chiudo gli occhi
ogni volta ed attendo curiosa, come se fosse un rito sacro
e solenne, che conserva
intatto la bellezza del
gesto, d’una mano
che trema d’un respiro più gonfio, d’uno sguardo che fissa
la pieghe più scure, che esperto le nota alla caviglia o
il ginocchio, e ti chiede discreto se
davvero le porti.
Quel venerdì pomeriggio
mi stavo vestendo, nella penombra tra il letto e
l’armadio, quando mio marito credendo di non essere visto,
sbirciava
estasiato da dietro la porta.
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