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Sta piovendo
oltre il fiume di parole, sta coprendo tutto intorno grigio, il ponte che attraverso,
le macerie dentro il cuore. Vorrei sentirmi anima leggera, scivolare
sull’asfalto, agitando questo ombrello, ma tutto mi commuove, la mia faccia
appesa,
riflessa dentro i vetri, sapendo che ti voglio, sapendo che ti cerco.
Sta piovendo
sopra la mia pelle, Dio come sono invecchiato, sta piovendo sopra
i miei domani, sulle vetture ferme, di polizia militare, sulle
parrucche nere, come io ti sto cercando, famosa ballerina
di una Berlino d’altri tempi.

Cammino e ti
cerco in un’insegna colorata: Cabaret, mi hai
scritto: “Sai che ci lavoro, ogni sera due o tre pezzi ed il
pubblico in delirio!” Ogni
sera due o tre pezzi dentro un camerino. E' inevitabile pensarlo,
scusa se l'ho fatto!
Sarà più roca la tua voce? Saranno
veri i tuoi baci? Ma cosa sto pensando… Salgono all'orizzonte
cumuli bluastri, ma piove cavolo, sta piovendo veramente.
Lampioni battuti
in ferro, in fila lungo il
viale, suonano nel freddo i tacchi del richiamo, bionde come la
Germania ai margini del Reno, more come la Francia ai confini
dell'Alsazia, le vedo e sono belle, tra le mani qualche Marco, tra le labbra il dai e dai di
rossetti scoloriti.

S’addensano rovine dentro le mie
vene, s’aggrumano
detriti come trombi nel mio sangue. “Taci, non
parlare.” Questo mi dicevi. “Taccio,
ma a che serve, se il pensiero ci ritorna?" Distante un
punto nero, la sagoma del treno, distante un fischio muto, vuoto
all’orizzonte. Un altro al mio posto, biondo, poi mi hai scritto.
"A volte i sentimenti ..." Ma cosa sto dicendo?
Zoccoli e carrozze scivolano sul
bagnato. Zoccole e tacchi rossi strusciano sull’asfalto. Mi offrono
un viaggio tra le labbra insaporite, fianchi appesantiti
al prezzo di una birra, il governo e l’ingiustizia, un ricovero
senza luce, al riparo da
poliziotti, dai loro manganelli. Mi dicono che fanno male, che
servono per altro.
Salto senza pensare su una
carrozza sgangherata, il cocchiere che mi dice non c’è scelta questa sera. Lui conosce
la più brava, ma qualunque a quest’ora,
dà riparo e un pasto caldo, e pure un letto per dormire.

"Già, il governo e l'ingiustizia." Dico tanto per ridire...
Capisco che non ha capito, ma io
tento ugualmente. Sto cercando un locale! Lui si volta senza dire, mi indica un
ombrello. “Col seno
ci sa fare!”
Che importa
se non è bella? “Di notte sono tutte uguali! E le puttane sono
belle…” A prescindere, mi dice.
Mi confida che è sua moglie.
“Stanotte non si lavora, la pioggia,
il governo, la polizia che ci spreme... malattie e delinquenti...”
Ma io
non lo sento, guardo da
un’altra parte, ho il cuore in gola che non smette. Cabaret! Ecco
l’insegna.
Il petto
batte forte. Gli ordino di fermarsi... Incredulo m'accontenta. Per sua moglie un
altro giorno. "Già, una vale un'altra..."

Ti
ritrovo tra la nebbia fitta di un boccale, trabocca il locale
d’ufficiali in divisa, svastiche dorate sui colli di pelliccia,
qui è un altro ambiente, non si bada a spese, marchi nei reggiseni,
pistole nelle giacche.
Ti vedo da lontano
sul palco che ti muovi, la tua parrucca nera, le labbra rosso
fuoco, cilindro e calze a rete, una cravatta che sa di uomo, parole
americane con l’accento in italiano.
“Start spreading the news, I’m leaving today…”
Mi vedi e mi
sorridi, mi fai
cenno di aspettarti.
“I want to be a part of it New York, New York…”
Sei bella e lo
sapevo, ma è forte
l’emozione.
Scatto qualche foto è roca la tua voce, le gambe disinvolte,
“Troppo!” Ho pensato. Hai un trucco troppo forte, da scena mi
convinco, le luci, il personaggio… “A volte i sentimenti…”
Finisci tra gli applausi e mi dici di seguirti. Mi indichi un
camerino, fiori dappertutto. Mi dici che le rose, profumano per
mestiere. Ridi e poi mi tocchi, mi spettini i capelli. “Che gioia
rivederti.”

Mi emoziona il tuo calore. Mi
chiedi come ho fatto, a ritrovarti qui a Berlino, poi la tua faccia, s’increspa e guarda intorno,
poi il tuo viso ritorna nella scena... il prossimo vestito, tre minuti
per cambiarti.
Ti spogli in penombra, sai che non ti resisto.
M'avvicino e ti respiro, faccio per baciarti… Ah già, biondo,
mi avevi scritto! “Un ufficiale in carriera, ma non c'è nulla
tra di noi, mi protegge
solamente."
Tre anni sono lunghi, troppi per le
parole! Vorrei sapere altro ancora, ma mi basta respirarti.
Vorrei sapere quante volte, i tanti letti sfatti, e
quanti ti hanno detto... ma mi
chiedi di mia madre. Dirti ora che è morta cosa cambierebbe?
Già, stringo le miei labbra, è patetico ricordare.

Dentro il buio di uno specchio,
ostenti il tuo seno, per gioco e per mestiere come
quella volta per amore, in una stanza a Barcellona, le ramblas, El Cortes Ingles, il tuo cappello
bianco, i tacchi troppo alti, la tua fretta di tornare, il
mio dolore al ginocchio. Mi guardi senza tempo, già è patetico ricordare.
Ti rivesti e
già sei pronta, due minuti per risalire. Il palco che ti aspetta. Bussano e ti chiamano…
Due minuti per un bacio, sfiorato per via del trucco, due minuti
non servirebbero nemmeno per
morire, per dirti che il tuo cane ha avuto un altro attacco, che
Clara aspetta un bimbo, che sarai presto zia.
Ti confondi
a fosche tinte come un cielo che ripiove, cerco di aggrapparmi sui
fili della rete, mi s'intrecciano le voci è difficile capire, come
se non fosse amore, ma ancora qualcos’altro.
Sento
i tuoi tacchi che danzano sicuri, il palco, la tua voce,
l’accento italiano.
“I wanna wake up in that
city, that doesn’t sleep...”
Vorrei rimanere, sentire la tua
voce, magari un dopo cena, ma non
t’ho chiesto dove alloggi, magari poi insieme, “ma che vado a
pensare!", sentire ed annusarti, vorrei e non vorrei, ma non
sarebbe il tuo odore, ma
ancora qualcos’altro. Già, le rose, mi
hai detto, profumano per mestiere!
FINE

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