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Sarà che stasera
indosso una gonna, a maglie più larghe perché
s’intraveda, l’infinito bisogno d’essere certa, che
una femmina è femmina quando percepisce nel ventre, la
consistenza e i contorni dell’intorno che entra,
nell’unico senso adatto a sentire, l’anima dentro
d’ogni essere e cosa.
Sarà che cammino
in faccia al tramonto, d’una Roma assopita distratta e
deserta, sul parapetto mi mostro ed allargo le gambe,
per accogliere il mondo e goderne bellezza, per
sentire la sagoma dell’ombra dei pini, e dare una
forma al cielo che rosso, mi modella le pieghe del
sesso che offro, in un rapporto di carne senza uomo né
donna.
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