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Adamo Bencivenga

 
 

Evito di fare smorfie e boccacce, perché sia mai che una ruga spuntasse, mentre mi carico di rossetto le labbra, che se solo volesse ricomincerei daccapo, l'autogrill di notte, il parcheggio all'aperto, per poi non finire come due amanti normali, all'ultimo piano della Pensione Cristina. 

Passano minuti e cresce l’angoscia, di non essere pronta di non essere al meglio, m’annuso frenetica mi fiuto la pelle, cercando tra le pieghe il minimo odore, che non sia profumo fragranza di fiore, maledicendo questo sole che arroventa il sedile, e mi fa sudare all’inguine e sotto le ascelle.

Mi fa rabbia pensare che quando mi guarda, io non posso vedermi e coprire i difetti, e non posso aggiustare la mia bocca che parla, che fuma e fa sesso e quando fa finta, d’arrossire bugiarda alle sue parole volgari. E se solo una volta non pronunciasse per niente, gli chiederei davvero il motivo e per come, battendomi il petto persuasa e sicura, di non essere ormai la sua preferita. Vorrei portare per sempre uno specchio, e vedere i miei occhi quanto sono sinceri, quando convinta gli dico che l’amo, quando spalanco le palpebre immobile, sperando che lui sostenga il mio sguardo, e possa vederci l’anima in fiamme, la stessa che vede tra le mie gambe.

 

Alle volte mi chiedo perché mi sono ridotta, ad aspettarlo impaziente su questo piazzale, contando i minuti come se fossero battiti, come se fossero tonfi ad ogni colore, di auto o camion che mi passano accanto.

Non ho altro da barattare che la mia insicurezza, il timore di perderlo e non spiegarmi il motivo, perché per nient’altro potrei trattenerlo, visto che da mesi gli è tutto dovuto, visto che la bellezza non è un mio punto a favore, perché davvero ne avrebbe se solo volesse, così mi dice, ci credo e mi sento più persa.

Mi sorprendo a pensare come potrebbe essere il mondo, senza di lui, la mia ansia e l’attesa, quanto sarebbe insopportabile il resto, mio marito, la casa, i figli, la scuola, per non parlare dei racconti che ormai fanno attrito. Mi sorprendo davvero ad immaginare, quanto sacrificio dovrei mettere ancora, per far sì che un giorno arrivi alla fine, per far sì che Francesca, Luca, e cosa faccio per cena, siano i soli pensieri che m'appagano e basta.

Mi domando se il cielo sarebbe azzurro lo stesso, se le ore che scorrono avrebbero un senso, come ora dentro quest’auto calda, rapita e convinta dal solo pensiero, che accetto, che covo e ne sento l’ebbrezza, che nessun altro che passa tra quelli che vedo, avrebbe il potere di riempirmi di gioia.

 
 
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