| |
Evito di fare
smorfie e boccacce, perché sia mai che una ruga spuntasse,
mentre mi carico di rossetto le labbra, che se solo volesse
ricomincerei daccapo, l'autogrill di notte, il parcheggio
all'aperto, per poi non finire come due amanti normali,
all'ultimo piano della Pensione Cristina.
Passano minuti e
cresce l’angoscia, di non essere pronta di non essere al
meglio, m’annuso frenetica mi fiuto la pelle, cercando tra
le pieghe il minimo odore, che non sia profumo fragranza di
fiore, maledicendo questo sole che arroventa il sedile, e mi
fa sudare all’inguine e sotto le ascelle.
Mi fa rabbia
pensare che quando mi guarda, io non posso vedermi e coprire
i difetti, e non posso aggiustare la mia bocca che parla,
che fuma e fa sesso e quando fa finta, d’arrossire bugiarda
alle sue parole volgari. E se solo una volta non
pronunciasse per niente, gli chiederei davvero il motivo e
per come, battendomi il petto persuasa e sicura, di non
essere ormai la sua preferita. Vorrei portare per sempre uno
specchio, e vedere i miei occhi quanto sono sinceri, quando
convinta gli dico che l’amo, quando spalanco le palpebre
immobile, sperando che lui sostenga il mio sguardo, e possa
vederci l’anima in fiamme, la stessa che vede tra le mie
gambe. |
|
Alle volte mi
chiedo perché mi sono ridotta, ad aspettarlo impaziente su
questo piazzale, contando i minuti come se fossero battiti,
come se fossero tonfi ad ogni colore, di auto o camion che mi
passano accanto.
Non ho altro da
barattare che la mia insicurezza, il timore di perderlo e
non spiegarmi il motivo, perché per nient’altro potrei
trattenerlo, visto che da mesi gli è tutto dovuto, visto che
la bellezza non è un mio punto a favore, perché davvero ne
avrebbe se solo volesse, così mi dice, ci credo e mi sento
più persa.
Mi sorprendo a
pensare come potrebbe essere il mondo, senza di lui, la mia
ansia e l’attesa, quanto sarebbe insopportabile il resto,
mio marito, la casa, i figli, la scuola, per non parlare dei
racconti che ormai fanno attrito. Mi sorprendo davvero ad
immaginare, quanto sacrificio dovrei mettere ancora, per far
sì che un giorno arrivi alla fine, per far sì che Francesca,
Luca, e cosa faccio per cena, siano i soli pensieri che
m'appagano e basta.
Mi domando se il
cielo sarebbe azzurro lo stesso, se le ore che scorrono
avrebbero un senso, come ora dentro quest’auto calda, rapita
e convinta dal solo pensiero, che accetto, che covo e ne
sento l’ebbrezza, che nessun altro che passa tra quelli che
vedo, avrebbe il potere di riempirmi di gioia. |
|