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Perché dopo
tanto non l’abbiamo più fatto, più l’ho sentito qui dentro,
più la mia bocca è servita per non dire parole, la mia parte
più vuota per accoglierlo dove, ora si scioglie da sola la
voglia, il mistero di un miracolo che si ripete ogni volta,
su questa poltrona dove sprofondo e m’illudo, che niente di
meglio avrei potuto trovare, che nulla è più grande di
questo sesso che prova, nel desiderio perenne di sentirlo
più dentro.
Chissà cosa
penserebbe mio marito, se sapesse che incontro un uomo dopo
le cinque, che mi spoglio e cammino per essere oggetto, che
mi vesto e mi trucco per lasciarlo sognare. Che direbbe se
sapesse che neanche lo sfioro, che nemmeno mi tocca le gambe
ed il seno, se sapesse davvero che mi consumo la mente, ed
il sesso che freme con queste due mani, guardata da un uomo
che mi tiene in disparte, estasiata dal brivido di rimandare
a domani, alla prossima volta quel sesso che bramo. E
davvero mi fotte come nessuno ha mai fatto, davvero mi
penetra tra la mente e le ossa, tra queste gambe che offro
come se fossero culla, che apro che chiudo per simulare la
voglia, per essere pronta se lui decidesse. Chi glielo dice
a quelle lettrici che divorano i miei libri e sognano un
uomo che le inviti a salire, in una pensione Cristina o in
qualsiasi posto, per l’unico fine di un posto al riparo, da
occhi indiscreti di marito e di figli, ed abbandonarsi in un
letto e chiudere |
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gli occhi, e
sentirselo sopra serrare la bocca, e sentirselo dentro duro
che spinge.
Se sapessero
invece chi scrive quei libri, è una donna che a due metri
s’appaga lo stesso, col desidero mai domo di una prossima
volta, con la purezza d’adesso che non ha per niente
tradito, chi ora l’aspetta e gioca col bimbo, e gli dice
contento di guardare le nutrie, perché tra poco la
mamma poi torna, e torna sua moglie vergine e intatta, dall’odore di
maschio e dai sensi di colpa, che si sgranano interi su
questa poltrona.
Ora m’affanno e
s’affanna distante, avidi di smania ci guardiamo negli
occhi, conosciamo a memoria il momento preciso, il respiro
bollente quando sale la voglia, e sincrona esce liquida a
fiotti, e magica ci lascia un secondo a pensare.
Ma è solo un
momento poi m’alzo e mi spoglio, mi rimetto i vestiti e
riempio la busta, lo saluto per la prossima volta, e scappo
fuggo tra i semafori rossi, tra i tramonti più gialli che
cadono in fretta, dentro un buco di vuoto d’insofferenza
d’amore, che mi lascia incompiute le sensazioni che provo,
come se una donna non avesse le tette, o un uomo la voglia
d’assaggiarne il sapore, proprio come l’amore che faccio lì
dentro, con il vuoto che lascio nel mio sesso che chiede,
nelle nutrie che ora hanno preso già sonno. |
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