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Dall’altra parte
della rete c’è una strada deserta, si sente il
rumore di una fontana che scroscia. Un uomo che corre in
tuta e maglietta, una donna ostinata che vende uno spacco,
inutile quanto quell’acqua. Non c’è altra vita che mi possa
dare la dimensione di quello che ho fatto, l’intensità di
quanto proibito c’è stato stanotte perché da soli non
abbiamo misura, non riusciamo a sapere il confine dopo il
quale ci venga il rifiuto, il peccato che ci fa voglia di
casa, di rimetterci in fretta la vestaglia appesa nel bagno
che sa di pulito e sa di famiglia.
Ma chi è quest’uomo
che m’è entrato qui dentro? Che mi ha contattata in chat
perché gli piaceva quello che scrivo. Come mai gli ho
permesso di slabbrarmi la pelle, di arrivare nell’intimo che
non è certo la fica, non è certo la carne che lui ha
scomposto. Ma chi è quest’uomo che mi ha ripetuto più volte
parole indecenti, che ne ho respirato il vapore e mi ha
riempito la bocca, gli occhi, la testa, che m’ha cercato
l’orlo delle mutande da sera. Non per voglia, non per sesso,
solo per il gusto di saziarsi dopo l’amore, mentre ritorna a
casa da solo, pensando che s’è fatto una poetessa e se l’è
fatta per bene, che s’è fatta una moglie e s’è fatto il
rossetto. Ma chi è questa donna che sta vedendo il suo
specchio al di là della rete, dentro un ristorante che
accavallava il ricamo per farsi un amante e farselo in
fretta, perché in due ore quale mai altra dote avrei mai
potuto ostentare? |
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Scendo dalla
macchina e ci salutiamo a stento, forse anche per lui ora
c’è bisogno di casa, c’è bisogno di quella cagna bastarda
che lo sta aspettando al cancello, c’è bisogno di moglie che
tradisce e che ama perché gli concede questo svago ogni
tanto. Chissà quante volte avrà visto questa scena di una
donna che accende il motore e schizza via stridendo le
ruote.
Pochi minuti mi
separano da casa, dovrei sentirmi leggera e magari cantare,
pensare a quello che scrivo domani, mentre guido su queste
strade deserte. Ma che tristezza pensare che tra poco
scivolerò in un letto che qualcuno per amore o timore ha già
scaldato per bene. Ora mi infastidisce pensare che sono
anche corpo, che sono carne e pelle, bruciore di dentro per
la maledetta allergia che mi procura la gomma. Ecco vorrei
portare a casa solo la mente, spaccarmi in due e lasciare
questo corpo ingombrante dentro una macchina nauseante di
sesso. E se mio marito m’aspetta in sala da pranzo? E magari
accende la luce, chissà se la lampo del vestito è finita
davanti? Se ha perso le pieghe che avevo stirato con cura.
Ma no, non può accorgersene se abbasso gli occhi e lo bacio.
Con una mano mi riaggiusto i capelli per quello che serve.
Chissà se ho le calze sfilate? Se immagina dove è finito il
rossetto, che mi vergogno soltanto a pensare che stasera ho
rimesso tre volte, per dargli il limite che gli avevo
concesso, che illusa avevo previsto. |
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