| |
Lui insiste, ha
capito che sto quasi cedendo, che mi sto abbandonando anche
se la testa è da tutt’altra parte. Adesso va più piano e dà
energia ad ogni colpo, come stesse centrando quel punto,
quell’ansa, quel cunicolo stretto inaridito dal tempo.
Mi piace sentire
il suo fiato che rantola e soffia dalle parti del seno, la
mano che mi tura la bocca e l’altra che cerca il permesso
nello spacco protetto da un solo filo di stoffa. Oddio sto
gridando, di nuovo sto gridando, mai era successo dopo
neanche mezz’ora di sentire intatta la voglia come se
fossero mesi. Lo sento quel fremito che in alto mi sbatte e
m’aggrappo di nuovo con le gambe ai suoi fianchi, lui
capisce ed affonda, s’assesta e ritenta per andare oltre
l’oltre che chiedo gridando, nelle sponde più umide e
strette dove depongo i miei sogni quando solo da sola riesco
ad inoltrarmi.
Lì non c’è
affetto, non c’è amore che conta, ma solo la voglia di farsi
una donna, di farla godere come ora sta facendo, c’è solo il
desiderio di abbandonarsi alla forza, d’essere l’unica agli
occhi che mi guardano dritti, che mi penetrano in fondo
quanto ad un metro sta facendo il suo sesso. C’è solo
l’orgoglio di vederla godere, di vederla incosciente che
passa la soglia, d’avere un nome una casa ed un ruolo,
d’essere carne e pelle perché il resto non conta, d’essere
membrana senza anima dentro. |
|
Lui scarica
dentro la sua villa e suoi cani, la fierezza d’esserci
riuscito stasera, in una sola sera, stanotte, in una sola
notte, la prima, ad alzare la gonna, a scoprire il mio
sesso, a toccarmi i peli
intimi senza chieder permesso, a fare l’amore senza curarsi
d’un mazzo di rose davanti lo specchio all’ingresso di
questa suite che sa di parcheggio.
Ora davvero non
manca più niente! Rallenta come se mi stesse aspettando, ora
più in fretta cercando di nuovo quel punto, l’urlo congiunto
che secca la gola e ci fa appannare i vetri di questa
macchina che fa da culla e si muove in un dondolio che
farebbe scandalo a vederlo da fuori.
Poi tutto
silenzio torna il tatto di una pelle straniera, torna il
timbro di una voce lontana, tornano frasi che hanno un
concetto, una ragione nel dirle ed imbastire risposte.
Istintivamente mi copro, come è osceno il movimento di una
donna che si riassesta le mutande, come è volgare
la mano di un uomo che alza la lampo. Mi guarda e mi dice
che sono stata perfetta, ma son sicura che sta pensando
puttana. Rido, che differenza potrebbe mai avere a quest’ora
di notte, sopra questa spianata d’asfalto?
|
|