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Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

Il telefono

CAPITOLO   25 

FOTO Markus Richter

 
 
 

A Eddi

Stasera le parole non scorrono lisce, fanno attrito e rumore e rimangono appese, su questo schermo che fisso ed a bocca aperta l’aspetto, per abbandonarmi del tutto e non sentirla distante. Le confesso che anch’io avrei voglia ogni tanto, di sentirla vicina di sentirla che gode, e stasera i miei seni non riesco a pensarli, sotto questo reggiseno che li copre e li schiaccia, che oppressi mi chiedono di riprendere forma.

Davvero vuole che sbottoni la maglia? Che voli seduta e le descriva il decollo? Ma la prego non si tocchi se è quello che vuole, segua il filo dei miei pensieri bollenti, che sono certa davvero che ci porterà dove, la passione che arde ha bisogno di carne.

Una donna in ciabatte non nutre i suoi sogni? Se vuole mi cambio vado in bagno e mi vesto, mi metto dei tacchi che strusciano i sogni, d’accordo non metto colori, perché il nero confonda la parte coperta, dell’anima in fiamme che ha bisogno di sesso.

Davvero mi vuole donna fatale? Puttana di classe che mostra e si nega, tanto è lo stesso per quello che serve, che somigli del tutto alla notte che incombe, come se avessi un appuntamento a quest’ora, un incontro galante in un albergo del centro, che è di lavoro e m’immagino quale.

Mio marito è al letto che legge che russa, ed io sono qui in studio con la luce soffusa, mi viene paura e il petto mi batte, pensando soltanto che obbedisco all’idea, di essere bella e lei non mi vede, d’essere donna diversa dal giorno, quando saluto il portiere che mi chiama signora. Signora di cosa? Se solo sapesse! Mi viene paura se solo ci penso, che rischio per nulla per queste parole, che obbedisco e le seguo e mi dicono fitte, d’alzarmi e d’andare senza perdere tempo. Ma davvero lo vuole? Che mi metta le calze in pieno d’agosto, una gonna al ginocchio che aderisca perfetta, e si spacchi di fianco per raccontarle i dettagli, carezze leggere come un soffio di vento, che asciuga le voglie quando sola per strada, ascolto il rumore dei miei tacchi che struscio.

Davvero mi vuole vestita elegante? Con i capelli raccolti e una rosa all’orecchio, che allungo l’ombretto per risaltare i miei occhi, che tingo le labbra di rosso di fuoco, perché lei mi desideri e s’affoghi davvero, nel mare di voglia di femmina calda, che stanotte ha deciso di essere copia, di quella che il sogno contorna e modella.

Davvero mi vuole col mio seno che balla? Che fiero si mostra abbondante e sicuro, d’essere unico in faccia alla terra, d’essere il solo che si lascia guardare, e nessuna stanotte può offrirle di meglio.

Davvero vuole che vada? Nell’incognita che mio marito mi veda, perché per prendere i vestiti devo passargli davanti, e se ora non dorme mi chiederebbe il motivo, perché apro l’armadio ed apro i cassetti. Ma stasera lo faccio e poi di corsa nel bagno, e il rischio che corro è che stasera s’illuda, che quello che metto gli ingrossa i pensieri, che m’abbellisco e mi trucco per andarci a letto.

Ma non c’è motivo per quello che faccio, non c’è scusa che possa bastare, e quindi lo faccio lo faccio davvero, perché il solo pensarci mi smuove dal basso, sento il sangue che sale e m’arrossa le guance, e scrivo un ti amo col capezzolo duro, perché lei sappia che davvero lo faccio, e corro il rischio di non poterle parlare, e lei corre il rischio di rimanere qui appeso, perché se s’accorge che lo faccio per altro, e non è il suo sesso che voglio stasera, mi stacca la spina e va via la corrente. Perché se s’accorge che sono troia e più mento, e lascio che un altro mi guidi l’istinto, non c’è freno che possa ammansire, questo germe di fuoco che mi naviga dentro.

Allo vado e lei rimanga connesso.

…………………………..

E’ ancora lì? Sono come mi ha chiesto, Ero bella dentro lo specchio, se davvero ora potesse vedermi, si sazierebbe di sesso senza sfiorarlo, e toccherebbe i miei urli scomposti di brama, per lasciare all’orgasmo la parte migliore. Alle volte mi chiedo perché tutto questo, basterebbe davvero un’occhiata più intensa, ad un uomo per strada che mi strapperebbe la pelle, per sentire davvero quanto vale il mio seno, e quanto è abbandonate la saliva che metto.

Ero bella davanti allo specchio, col timore che mio marito spuntasse dal nulla, e mi baciasse la fronte per andare a dormire, e toccasse da dietro l’infinito bisogno, d’essere altro oltre che moglie.

La eccita vero? Pensare a una moglie, che arrossisce per nulla se suo marito la vuole, invece sono qui che mi lascio ingiuriare, da frasi stipate di parole volgari, che mi colpiscono dentro taglienti ed infami, ed arrivano dritte nel ventre che s’apre.

La eccita vero sapere che sto accavallando le gambe, e una mano rimane stretta nel mezzo, glie l’ho detto vero che non ho messo mutande? Come donna per bene che non chiede e non parla, ma lascia che l’uomo recepisca il segnale.

La prego non mi chieda più altro, faccia solo che il sangue mi arrivi al cervello, perché godo con quello e godo pensando, d’essere sola in un vicolo cieco, dove uomini tanti mi prendono in mezzo, vada avanti la prego mi dica i dettagli, perché godo con quello e le mie mani da sole, sarebbe tronchi dove s’arrossa la pelle.

“E’ ancora lì? Mi dica qualcosa, mi dica che m’ama”. Perché è troppo grave il peso che sento, troppo facile pensarmi mignotta. “Mi dica che è vero che non faccio nulla di male!” Anche se sento il mio miele che cola, e frenetica aspetto che mi faccia volare, oltre questa casa dorata arredata con cura, dove ogni cosa ha un suo posto, sono ricca e lo sa non ho bisogno di altro, passo il giorno a curare me stessa, la prego mi faccia squarciare le mura, questo bianchi soffitti come se fossero carta, mi faccia volare sulle ali d’un sogno, dove plano e decollo sui tetti di burro.

Manca poco basterebbe un suo cenno, per svuotarmi la rabbia che accumulo il giorno, non mi chieda da dove proviene, a che servirebbe ora saperlo, davanti ad una donna che ha l’anima aperta, la schiude e la chiude per invitarla nel mezzo.

Oddio davvero mi devo fermare, lei vuole davvero che la mia mano si fermi? Che rimanga distante dal punto più caldo, dove ora basterebbe un gesto ed un cenno,  per sentire che a fiotti mi squaglio e zampillo, come una piccola falla che si slabbra e s’allarga, alla forza del mare della natura che sento. Vuole sentirmi? Oddio che darei per urlarle la voglia, ma non posso parlare, non posso che dire sottovoce che l’amo, davvero lo credo perché davvero io l’amo. Oddio non posso pensarci, davvero lo vuole? Leggo e rimango stordita, vuole sapere se mio marito ha spento la luce? Perché non c’è niente di più bello che entrarmi stasera, con un sesso qualunque che poi fa lo stesso, d’alzarmi e cercare una forma di maschio, ed invitarla nel posto dove regna il mio vuoto, dove stasera l’ho apparecchiata di gusto, dove lei stasera ha preparato il percorso.

M’alzo e cerco frenetica un qualsiasi oggetto, le chiavi di casa una penna gli occhiali, la prego non demorda perché io non mi scoraggio! Continui a dirmi che senza non sarebbe lo stesso, che vuota sarei solo una moglie, che aspetta nel letto suo marito che russa. Cerco e fremo al buio non vedo, ecco mi sembra che faccia al mio caso, somiglia alla forma della passione che sento. Ora vuole? Adesso davvero? Mi giuri che tra poco mi chiama, mi fa due squilli per essere certo, di sentirmi che bramo alla voglia che incede, di sentire la voce mentre io vengo. Ha il mio numero vero? Lo scriva di nuovo per essere certa. E mi scriva qualcosa perché non sia asciutta, che quello che entra abbia un verso soltanto. Mi scriva la prego che lo sono davvero, una vacca che allatta per come è gonfio il mio seno. Oddio lo sento mi faccia volare, nel bisogno di essere accanto che fremo. Lei è sposato vero? Sua moglie ora dorme? Io sono in piedi appoggiata al muro, ora in ginocchio per concentrarmi alla voglia. Mi dica che stasera mi bacia e mi chiama, con un nome da strada od un fischio volgare, mentre mi prende davvero per tutta la notte, perché io la sento, la sento che vuole, che spinga più in alto che prema più forte, come mai nessun sesso ha fatto la breccia, come mai nessun maschio è arrivato fin dove, si slarga la pelle dell’anima in fondo. Le spiace se le dico amore? Le spiace se le dico tesoro? Dentro questa pazzia di essere altro, signora di classe e puttana di un uomo, di un oggetto che ancora mi prende e mi vuole, ed io l’accompagno lo spingo e lo giro, dentro il mio sesso a carponi per terra. Oddio ci sono! Eccomi ora! Mi chiami adesso, mi chiami più in fretta. MI CHIAMI si sbrighi, non posso aspettare. 3206729 MI CHIAMI cavolo! Ecco la sento! Non smetta la prego continui ancora, non basta uno squillo per sentire che l’amo, che urlo che grido d’ingozzarmi di sesso, perché ogni squillo è una fitta, un colpo di maschio assestato e più duro, e mi convince che niente potrebbe fare di meglio, di questo telefono che ancora mi squilla, che muto mi vibra dentro l’anima in fiamme.

Dopo quella sera Luisa non si è più connessa ed ha cambiato numero di telefono, convinta che la realtà non sarebbe mai stata altrettanto appagante.

Luca dopo  qualche sera di attesa ha cambiato nick.

 

 

   

 

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