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Mia cara Luisa, leggo le
ultime righe con il fiato sospeso, mi chiedo come sia possibile questo fiotto
d’amore che spurga inatteso dalle sue viscere. Questa era la metà del suo
percorso? Mi sembra incredibile che nello stesso corpo di donna, accanto ad una
fica che si lascia strusciare dal marmo freddo delle panchine, ci sia un cuore
che batte e reclama un sentimento che sfiora la purezza d’una fanciulla in
amore.
Dove è finita la Luisa che si
mostrava in faccia al laghetto respirando col sesso le tenebre umide di un
pomeriggio d’inverno? E quella che scendeva a patti con la propria vergogna
affidandosi alle ingiurie di un ragazzino qualunque? Che fine ha fatto il
tassista? Le tracce indelebili bianche sul nero del suo tailleur di seta?
Oddio Luisa! Preferisco
pensare ad un tragitto interrotto, a lavori in corso che le hanno fatto deviare
la strada, quella maestra dove un angelo nero la portava per mano, nei cunicoli
impervi a ritrovare se stessa, donna inavvicinabile e ostile di giorno,
integerrima moglie che fuori dal ruolo sporcava il cognome, che fuori di casa
mostrava le tette per essere madre dei vizi del mondo, fertile vacca per nutrire
le voglie di chiunque a caso ne avesse avuto bisogno.
Il suo Angelo nero.
*****
Mio caro, non c’è risposta in fondo a queste parole, che
lei non si sia già dato. Non è un passo indietro e non sono una donna pentita!
Quel percorso l’ho ben chiaro e per nessuna ragione prenderò una strada diversa.
Non si spaventi! Non le ho chiesto amore! Ma un filo che leghi questi miei
sforzi. Sentirsi puttana non basta se ciò che mi muove è solo ragione. Voglio
davvero sporcarmi le tette, raschiarle di notte contro un muro che grida, una
frase d’amore per un cuore distrutto. Voglio davvero umiliare il mio sesso, ma
gli uomini a caso incontrati una volta non possono offenderlo se quello che
sento è solo un istinto d’allargare le cosce.
Voglio altro, e chiedo al mio Angelo Nero di condurmi dove
la strada diventa salita. Trasgredire dentro il mio cuore per sentire più forte
l’oltraggio, lo smacco di sentirmi nell’anima una femmina persa che odora
d’urina dopo l’amore.
La prego, non mi fraintenda, anche quel darle del tu, aveva
il suo effetto, la carica di sentirmi privata dall’amore e dal sesso, per
sentire il peccato, non certo per mancare rispetto ai ruoli che ho ben chiari:
lei è l’angelo ed io l’allieva! Che rimango in attesa di altre istruzioni. Qual’è
il prossimo passo dove infangherò i miei tacchi oggi stasera?
*****
C’è una strada nel cuore di
Roma dove la sera s’affolla di gente. Oggi è festa e c’è fiera. Ci sono pizzerie
all’aperto, bancarelle e cinesi che ti vendono tutto. Non dovrà fare altro che
andarci dopo cena, metta un soprabito leggero senza la gonna e lasci ogni tanto
che si apra davanti. Non ostenti la prego, non servirebbe a nessuno, quella è la
calamita del mondo e non abbia timore di non essere vista. La prego non la
riduca ad una fica, quello che ha tra le gambe, non è né carne né pelle, ma il
tempio pagano dove s’immolano figli, madri e mogli per catturarne il possesso,
il desiderio vitale di entrarci di dentro, che smuore e s’ammoscia una volta
appagato.
Cammini convinta di portare
mutande, sorrida e compri qualcosa, se squilla il cellulare risponda. Si sieda
se è stanca e se ha voglia mostri le tette al cameriere impaziente che sta
smontando di turno. Ma non vada la prego, rimanga a pensare come si permette
quest’uomo, chi gli ha dato il diritto di tentare un approccio, volgare e
insolente per una signora di classe. Rifiuti infastidita l’invito perché lei è
il centro del mondo, e nessun uomo con un unico sesso, potrà ripagarla di tutti
quegli occhi che passano guardano bramano e ficcanti s’infilano in mezzo le
cosce.
Poi si alzi e riprenda il
cammino, verso la piazza tenendo a destra il Pasquino, si fermi un istante e si
volti, vedrà un branco di mani, di piedi che la seguono come cani appresso al
calore d’una cagna che lascia la traccia, li conti la prego, e non sia
soddisfatta se sono meno di cento o meno di quanto aveva previsto.
Non vada più oltre, proprio
all’angolo c’è un omino che porta fortuna, si fermi lì accanto e spalanchi le
gambe, dia in cambio la sorte al primo che passa, che ignaro non l’ha neanche
guardata. E’ lui la preda, lo punti, lo circuisca, lo inviti dentro il suo
caldo, calore di gatta che miagola e strilla ed intorno si guarda estasiata e
contenta della coda che muta aspetta il suo turno. E’ lei la notte, le tenebre
dove ogni uomo vorrebbe indugiare, inghiottito da quelle pieghe con uno spacco
davanti, come una tenda di circo da dove provengono suoni ed odori. Lo chiami,
non se lo faccia scappare, lo rincorra se serve, perché nessun altro stasera
sarebbe lo stesso, e quello che appaga non sono certo gli anelli di bava che
cola dalle bocche che aspettano un cenno. La prego lo chiami più forte,
spalanchi il suo sesso e le dica che davvero è una tenda di circo, che pagliacci
e leoni lo stanno aspettando, elefanti seduti su uno sgabello minuto, ballerine
truccate che ostentano il seno più bello e abbondante di quello che offre. Non
demorda, potrebbe insultarla, non s’illuda perché non basta mostrarsi e quello
che conta è sentirsi uno scarto, avanzo di notte che cerca il consenso di
chiunque passa dritto e la guarda di sbieco e la chiama puttana, sottovoce
scuotendo la testa. Non sarà bello, non avrà gli occhi di luce che stava
sognando, per sentirsi più bella abbagliata dai fari lungo la strada,
marciapiede del mondo per troie in attesa. Non avrà l’accortezza d’allungare un
sorriso ad una donna che chiede, ma si intestardisca, accetti la sfida con sé
stessa e quell’uomo che affretta il suo passo e non ne vuole sapere.
Come una mendicante lo segua,
gli faccia sentire il suo fiato di voglia bollente, gli stia poco dietro e poco
più avanti, gli sbarri la strada, lo costringa a guardarla, la pelle e il
candore, la smania che passo dopo passo diventa incessante. Lui tenterà di
cambiare percorso, lei non lo molli per strade e semafori, per bancarelle e
vetrine. Le chieda l’amore, sgomiti tra la folla e lo implori, e scosti il
soprabito perché sia chiaro che non cerca denaro, ma sta cercando quell’unico
maschio che la farà sentire padrona del mondo.
Non importa come, dove, se
sopra un cofano o schiacciata sul legno di un banco di fiori. Si sentirà regina,
lo sento. Griderà, urlerà, illudendo quell’uomo che mai saprà perché lo stava
inseguendo, che mai saprà perché gli ha offerto il suo corpo come una tenda di
circo.
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