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Chissà se mio marito
sospetta qualcosa? Vuole che lo segua in tutti i suoi impegni mondani, come
stasera in una cena di amici e lavoro. Mi fa piacere il suo invito, ma ho paura
che qualcuno mi riconosca! Non sono una donna normale che alla peggio ha un
amante, io sono una troia che batte, che la notte s’immerge nei vicoli stretti,
sulle immondizie di sesso per sentirsi regina.
Stasera ho deciso
d’accettare l’invito, cerco di esser garbata, la moglie perfetta, la donna
ideale. Mi siedo accavallo le gambe e parlo di Kant, di questo mondo che va in
rovina, ma loro mi guardano negli occhi, mi leggono dentro, so già che sanno,
solo mio marito non se n’è mai accorto. A loro invece basta un momento, ed
eccoli lì che fanno la fila come gatti randagi per sentirmi l’odore. Chissà come
fanno a capire, su quale parte della mia pelle, delle mie calze, c’è scritto che
sono diversa, tra i miei capelli o lungo le gambe.
Questo signore distinto mi
sta raccontando di una crociera sul Nilo, avrà cinquant’anni, i suoi modi sono
gentili, mi offre un aperitivo in terrazza, credo che non ci sia nulla di male
accettare.
Sa chi sono, che sono
sposata. Roma di notte è incantevole, mi parla del suo lavoro, del suo studio in
centro, mi indica con le dita una casa dove si rifugia quando vuole stare da
solo, intuisco che questo è il momento, che tra meno di un niente partirà
all’attacco. Lui mi guarda e dice che ho gli occhi stupendi, ma in realtà sta
mirando il mio seno. Fa i complimenti all’orologio ed intanto mi tocca la mano,
la stringe, l’afferra.
Mi indica qualche
monumento di Roma e delicatamente mi spinge, mi tocca i fianchi. Ma davvero non
riuscirò mai a passare una serata decente? Anche quando mi reprimo le voglie? Mi
stringe e leggermente cala le dita lungo la schiena, poi s’arresta proprio dove
inizia il rigonfio del mio sedere, dove fibrillano i miei tanti merletti sotto
la gonna, dove sono agganciate le mie calze velate. Tiro un sospiro di sollievo,
ma senza aspettare domanda: “Mi perdoni se sono indiscreto, lei indossa il
reggicalze vero?” Mi sento avvampare, questo dire sfacciato non meriterebbe
risposta, penso di lasciarlo nel dubbio, ma poi sale e mi gonfia il mio essere
femmina, l’orgoglio d’essere preda nei sogni mentre le mogli dormono accanto.
“Posso chiederle come ha fatto ad indovinare?” Sorride come se avesse già vinto.
“E’ semplice mia signora, guardi attentamente le pieghe delle calze che fa il
movimento della caviglia, eccole vede? Non credo che esista sensualità più
pura.” Vero, ha solo ragione, mi sento come se non portassi la gonna. Il
cameriere a due passi mi toglie dall’imbarazzo, afferro nervosa il bicchiere e
bevo un liquido giallo a piccoli sorsi. Ma lui insiste: “Posso chiederle il
colore? L’altezza della traversa, il merletto delle stringhe?” E intanto la sua
mano riparte, preme nel punto dove si divarica la carne, non mi da tregua: “Se
domani non è impegnata…”
Faccio finta di nulla,
stasera proprio no! Guardo dentro e vedo mio marito che parla, che sguazza tra
colleghi ed amici. M’allontano fintamente offesa e penso.
“Che ne sarà di me, se
continuo a cercare nella sporcizia quell’aria che raggruma il mio sangue? Che lo
fa denso di passioni indelebili ed è vero quanto una cagna che piscia, un angolo
buio che puzza!” Qui invece è tutto diluito, quasi lecito che cinque dita a
turno mi tocchino il culo e poi si ritraggono chiedendomi scusa. Il sangue è
annaffiato come queste mani ruffiane che hanno paura di perdere la faccia, ed
aspettano una mia reazione per tornare nelle tasche o continuare a toccare!
Cavolo! Che mi prendesse se ha voglia, che mi sollevasse di peso e mi toccasse
dove le voglie nude sono più umide, dove colano autonome nonostante stasera io
abbia deciso di essere la moglie fedele. Che si giocasse lo studio! Il suo ruolo
affermato o almeno rischiasse un ceffone, un urlo, una brutta figura se davvero
non voglio. Se mi vedesse bella, se avesse perso la testa, come ora dice, non
esiterebbe un istante a scoperchiarmi la gonna! Il massimo della sua
trasgressione sarà lasciarmi un biglietto da visita quando mi sorriderà di
sbieco e mi dirà “ci conto”. Ma cosa vuole contare? Lui non sa che questo è il
posto più eccitante per sentirsi una mano che sale, un fiato che m’accappona la
pelle, il posto più comodo di una stanza d’albergo, d’uno studio d’architetto
quando se ne sono andati i clienti. Ma che vado a pensare? Proprio stasera che
avevo deciso di fare la brava.
Mi dà fastidio che quest’uomo
s’insinui viscido come un serpente, che aspetti un mio cenno per sentirsi più
maschio. La sera sta finendo ed mi sento sollevata. Sono fiera di me, di non
aver ceduto, d’essermi comportata da moglie perfetta. Mio marito s’avvicina e mi
dice che l’uomo con cui sto parlando è un uomo importante che da mesi lo insegue
perché ha i fondi necessari per finanziare il suo antico progetto. Poi senza
tirare il respiro mi guarda dai piedi ai capelli e mi dice che sono bella. Penso
amara che forse è la prima volta che mi guarda sul serio. Ecco a cosa serve una
moglie! Quanto un’insegna per accalappiare i clienti, in poche parole devo
essere gentile, chissà come reagirebbe se sapesse che già m’ha toccato il culo e
m’ha premuto più forte calando leggermente le dita, toccando con mano quello che
aveva intuito. Se lo sapesse, ne andrebbe orgoglioso, che sua moglie non ha
perso tempo, l’ha già incuriosito più di quanto s’immagina nutrendo voglie e
pensieri.
Eccolo che torna
continuando il tira e molla, lui vuole, mio marito non disdegna. Più facile di
così! Ma io gli amanti me li scelgo dove voglio, me li trovo dove i gatti
rovistano le pattumiere, ai margini d’una discarica dove la sensazione di non
portare mutande è più forte della vista del seno che scopro. Ecco che sfiora di
nuovo per sbaglio il mio fianco, che preme le dita e ricomincia daccapo seguendo
nel sogno la scia dove s’allunga la stringa. Se scostasse la mano verso sinistra
sentirebbe il mio sesso ed a quel punto basterebbe un niente, dietro questo
benjamin frondoso potrebbe aprirmi la gonna, ma mai lo farà perché il sesso che
conosce è sicuro quanto un ginecologo che ti apre le gambe.
L’amore che conosce è
finto, falso, e non urla e non rischia, e non geme e non respira. L’amore che
conosce sono queste mani che si ritraggono per non perdere l’immagine, per il
timore di sporcarsi la cravatta. L’amore che conosce è solo una conquista, è
l’orgoglio di farsi una moglie, di farsela tutta senza rischiare.
Vorrei dirgli che l’altra
settimana sono uscita da sola a sentire l’odore che sprigiona la notte, a
rischiare la faccia e sporcare il cognome a sentirmi libera strusciando il mio
seno sulle scritte sui muri impregnate di muffa. Lui non capirebbe, prendo il
biglietto che porge, c’è un nome ed un cellulare. Chissà se ha capito che al
primo cestino lo butto, o se già pregusta un ristorante di lusso per guardami
quando accavallo le gambe, ma in fondo in fondo non mi importa poi nulla se
stasera aspetterà invano, se mio marito pregusta l’affare, lo vedo, contento
perché ci sto ancora parlando. Stasera vorrei urlargli che senza il suo
benestare ne ho presi parecchi e tanti ancora senza che lui se ne accorga, ma
uno, proprio uno è rimasto alla porta, guarda caso il solo che ancora mi tocca e
si ritrae nell’attesa che gli dia il permesso, mentre mio marito contento
avrebbe chiuso volentieri un occhio.
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