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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

L'amore finto

CAPITOLO   19 

FOTO Markus Richter

 
 
 

 

Chissà se mio marito sospetta qualcosa? Vuole che lo segua in tutti i suoi impegni mondani, come stasera in una cena di amici e lavoro. Mi fa piacere il suo invito, ma ho paura che qualcuno mi riconosca! Non sono una donna normale che alla peggio ha un amante, io sono una troia che batte, che la notte s’immerge nei vicoli stretti, sulle immondizie di sesso per sentirsi regina.

Stasera ho deciso d’accettare l’invito, cerco di esser garbata, la moglie perfetta, la donna ideale. Mi siedo accavallo le gambe e parlo di Kant, di questo mondo che va in rovina, ma loro mi guardano negli occhi, mi leggono dentro, so già che sanno, solo mio marito non se n’è mai accorto. A loro invece basta un momento, ed eccoli lì che fanno la fila come gatti randagi per sentirmi l’odore. Chissà come fanno a capire, su quale parte della mia pelle, delle mie calze, c’è scritto che sono diversa, tra i miei capelli o lungo le gambe.

Questo signore distinto mi sta raccontando di una crociera sul Nilo, avrà cinquant’anni, i suoi modi sono gentili, mi offre un aperitivo in terrazza, credo che non ci sia nulla di male accettare.

Sa chi sono, che sono sposata. Roma di notte è incantevole, mi parla del suo lavoro, del suo studio in centro, mi indica con le dita una casa dove si rifugia quando vuole stare da solo, intuisco che questo è il momento, che tra meno di un niente partirà all’attacco. Lui mi guarda e dice che ho gli occhi stupendi, ma in realtà sta mirando il mio seno. Fa i complimenti all’orologio ed intanto mi tocca la mano, la stringe, l’afferra.

Mi indica qualche monumento di Roma e delicatamente mi spinge, mi tocca i fianchi. Ma davvero non riuscirò mai a passare una serata decente? Anche quando mi reprimo le voglie? Mi stringe e leggermente cala le dita lungo la schiena, poi s’arresta proprio dove inizia il rigonfio del mio sedere, dove fibrillano i miei tanti merletti sotto la gonna, dove sono agganciate le mie calze velate. Tiro un sospiro di sollievo, ma senza aspettare domanda: “Mi perdoni se sono indiscreto, lei indossa il reggicalze vero?” Mi sento avvampare, questo dire sfacciato non meriterebbe risposta, penso di lasciarlo nel dubbio, ma poi sale e mi gonfia il mio essere femmina, l’orgoglio d’essere preda nei sogni mentre le mogli dormono accanto. “Posso chiederle come ha fatto ad indovinare?” Sorride come se avesse già vinto. “E’ semplice mia signora, guardi attentamente le pieghe delle calze che fa il movimento della caviglia, eccole vede? Non credo che esista sensualità più pura.” Vero, ha solo ragione, mi sento come se non portassi la gonna. Il cameriere a due passi mi toglie dall’imbarazzo, afferro nervosa il bicchiere e bevo un liquido giallo a piccoli sorsi. Ma lui insiste: “Posso chiederle il colore? L’altezza della traversa, il merletto delle stringhe?” E intanto la sua mano riparte, preme nel punto dove si divarica la carne, non mi da tregua: “Se domani non è impegnata…”

Faccio finta di nulla, stasera proprio no! Guardo dentro e vedo mio marito che parla, che sguazza tra colleghi ed amici. M’allontano fintamente offesa e penso.

“Che ne sarà di me, se continuo a cercare nella sporcizia quell’aria che raggruma il mio sangue? Che lo fa denso di passioni indelebili ed è vero quanto una cagna che piscia, un angolo buio che puzza!” Qui invece è tutto diluito, quasi lecito che cinque dita a turno mi tocchino il culo e poi si ritraggono chiedendomi scusa. Il sangue è annaffiato come queste mani ruffiane che hanno paura di perdere la faccia, ed aspettano una mia reazione per tornare nelle tasche o continuare a toccare! Cavolo! Che mi prendesse se ha voglia, che mi sollevasse di peso e mi toccasse dove le voglie nude sono più umide, dove colano autonome nonostante stasera io abbia deciso di essere la moglie fedele. Che si giocasse lo studio! Il suo ruolo affermato o almeno rischiasse un ceffone, un urlo, una brutta figura se davvero non voglio. Se mi vedesse bella, se avesse perso la testa, come ora dice, non esiterebbe un istante a scoperchiarmi la gonna! Il massimo della sua trasgressione sarà lasciarmi un biglietto da visita quando mi sorriderà di sbieco e mi dirà “ci conto”. Ma cosa vuole contare? Lui non sa che questo è il posto più eccitante per sentirsi una mano che sale, un fiato che m’accappona la pelle, il posto più comodo di una stanza d’albergo, d’uno studio d’architetto quando se ne sono andati i clienti. Ma che vado a pensare? Proprio stasera che avevo deciso di fare la brava.

Mi dà fastidio che quest’uomo s’insinui viscido come un serpente, che aspetti un mio cenno per sentirsi più maschio. La sera sta finendo ed mi sento sollevata. Sono fiera di me, di non aver ceduto, d’essermi comportata da moglie perfetta. Mio marito s’avvicina e mi dice che l’uomo con cui sto parlando è un uomo importante che da mesi lo insegue perché ha i fondi necessari per finanziare il suo antico progetto. Poi senza tirare il respiro mi guarda dai piedi ai capelli e mi dice che sono bella. Penso amara che forse è la prima volta che mi guarda sul serio. Ecco a cosa serve una moglie! Quanto un’insegna per accalappiare i clienti, in poche parole devo essere gentile, chissà come reagirebbe se sapesse che già m’ha toccato il culo e m’ha premuto più forte calando leggermente le dita, toccando con mano quello che aveva intuito. Se lo sapesse, ne andrebbe orgoglioso, che sua moglie non ha perso tempo, l’ha già incuriosito più di quanto s’immagina nutrendo voglie e pensieri.

Eccolo che torna continuando il tira e molla, lui vuole, mio marito non disdegna. Più facile di così! Ma io gli amanti me li scelgo dove voglio, me li trovo dove i gatti rovistano le pattumiere, ai margini d’una discarica dove la sensazione di non portare mutande è più forte della vista del seno che scopro. Ecco che sfiora di nuovo per sbaglio il mio fianco, che preme le dita e ricomincia daccapo seguendo nel sogno la scia dove s’allunga la stringa. Se scostasse la mano verso sinistra sentirebbe il mio sesso ed a quel punto basterebbe un niente, dietro questo benjamin frondoso potrebbe aprirmi la gonna, ma mai lo farà perché il sesso che conosce è sicuro quanto un ginecologo che ti apre le gambe.

L’amore che conosce è finto, falso, e non urla e non rischia, e non geme e non respira. L’amore che conosce sono queste mani che si ritraggono per non perdere l’immagine, per il timore di sporcarsi la cravatta. L’amore che conosce è solo una conquista, è l’orgoglio di farsi una moglie, di farsela tutta senza rischiare.

Vorrei dirgli che l’altra settimana sono uscita da sola a sentire l’odore che sprigiona la notte, a rischiare la faccia e sporcare il cognome a sentirmi libera strusciando il mio seno sulle scritte sui muri impregnate di muffa. Lui non capirebbe, prendo il biglietto che porge, c’è un nome ed un cellulare. Chissà se ha capito che al primo cestino lo butto, o se già pregusta un ristorante di lusso per guardami quando accavallo le gambe, ma in fondo in fondo non mi importa poi nulla se stasera aspetterà invano, se mio marito pregusta l’affare, lo vedo, contento perché ci sto ancora parlando. Stasera vorrei urlargli che senza il suo benestare ne ho presi parecchi e tanti ancora senza che lui se ne accorga, ma uno, proprio uno è rimasto alla porta, guarda caso il solo che ancora mi tocca e si ritrae nell’attesa che gli dia il permesso, mentre mio marito contento avrebbe chiuso volentieri un occhio.

 

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