|
Mia cara
signora, spero che ora sia collegata. Ho da farle una confessione importante, ho
bisogno di dirle che le voglio un infinito di bene, anzi che l’amo se m’è
permesso. Giuro e stragiuro che mai m’è successo di toccare un’anima con le
sole parole, di sentirla viva, come un cuore che continua a battere fuori da un
corpo.
La prego mi
risponda! Non ci sono ragioni in questo silenzio. Per placare la brama che
sento, durante il giorno mi faccio forza e continuo a pensare, la notte, il
momento che nei miei occhi appaia la luce e nelle mie vene scorra altro sangue.
Signora la prego, mi dica esattamente il giorno, l’ora, dove posso
incontrarla, anzi dove posso solo vederla, perché non la disturberò. Non
occorre che mi dica se porta una rosa o un giornale nella mano sinistra, la
riconoscerei tra milioni di donne che sciamano lungo le strade all’ora di
punta. La prego non è il sesso che feconda i miei sogni, il diritto d’entrare
tra le sue gambe come mi spetta, ma il bisogno di sapere in quale posto ogni
sera si bruciano i miei pensieri, quale anima rivestita di carne li accoglie, li
arde al tepore nella speranza che sia arrivato il mio turno. Stanotte domani, lo
dica la prego! Mi giuri che nulla sarà impedimento del nostro toccarci,
scambiarci saliva, succhiarci le dita come ciucci di bimbo, come stare in un
limbo nell’attesa che esploda l’ardore. Oddio! Ma che dico? Davvero vorrei
solo guardarla magari mentre cammina sottobraccio al suo uomo. Mi perdoni
l’ardore. Lei capirà il trasporto, l’insolenza che stasera m’ha portato
ad uscir dalle righe. La prego risponda.
Mio caro, sapevo che saremmo
arrivati al dunque, questo dunque che mi fa ancora paura, che mi mette terrore
con la stessa intensità del primo giorno quando arrossivo a farmi dire puttana.
La mia mente da tempo ha accettato l’idea, ha già deciso la fibra, il colore
delle mie parti che offro, ma è il mio corpo che fa resistenza, la sensazione
che a sera mi prende ancora indomita d’essere certa che la strada da fare non
è la più corta rispetto a quella dove lei mi ha guidata. Ho paura davvero
d’essere arrivata alla fine, che stasera o domani non avrò più nulla da
farmi scavare, che l’anima è munta e non esce più latte, la prego mi
risponda ho bisogno di sentirmi dire che quello che ho fatto è un’inezia, che
ciò che mi aspetta è un mondo che non conosco, che non è la notte quando esco
da sola, che non è il giorno quando apro le gambe e mi faccio sbirciare, mi
faccio toccare, appannare quest’anima impura che ha bisogno di sesso per
sentirsi più viva.
La prego signore, lasci che
stasera il mio seno non abbia preferenza, che ogni mano, ogni bocca gli dia il
piacere ed il gusto d’offrirsi sentendo il punto oltre il quale non c’è
cedimento, in fondo al quale c’è una donna che mi rassomiglia come gemella
che vive lontano.
Non cerco un amante, un marito,
un rozzo signore che mi punti dritto nel sesso, che mi puntelli in un angolo per
il gusto di farmi piacere. Cerco un uomo che abbia il coraggio di soffiarmi in
bocca senza permesso, che imbrogli le mie labbra d’essere parte del mondo e le
illuda che un sesso alla volta è solo un timore borghese, un anoressico sogno
d’una mogliettina in attesa nel letto. Cerco un uomo che abbondi saliva nei
baci che offre, al punto di non credere che siano atti d’amore e mi faccia
fino in fondo pensare che se fossero sputi sarebbero graditi lo stesso.
Non ho bisogno d’essere
riempita di carne, d’essere gonfiata d’aria davanti allo specchio mentre
l’uomo di turno mi chiude e mi schiude questa conchiglia che ha bisogno
d’ossigeno. Cerco un uomo che mi riduca all’obbedienza, che oltre a scoparmi
sappia farmi sentire il potere, arrivando qui dentro, nel punto preciso dove
ogni fica diventa un’essenza, dove ogni donna sia certa d’avere l’anima in
mezzo alle gambe.
Non sono questi buchi in
superficie che addobbo e coloro perché un uomo ne trovi più facilmente la
strada! Non sono questi vestiti che eccentrici danno l’idea che me ne intenda
di cazzo, come se conoscessi a memoria ogni dettaglio che vibra senza sapere che
invece mi procura soltanto un vuoto mai sazio.
E’ qualcosa che vive dentro il
mio ventre, tra queste budella che si comprimono ogni volta che un uomo riesce
ad arrivare dalle parti del mio concetto. Perché in amore c’è differenza ed
io ne voglio sentire più di quanto il mio corpo non dica, più di quanto il suo
corpo s’affanna. Perché l’amore non è altro che un grido, una banale
illusione che chiamano orgasmo, un sapore d’incompiuto che lascia roca la voce
e placa ogni desiderio.
Lascio alle altre l’odore
polveroso di una stanza d’albergo, il piacere di sentirsi graffiare da una
fratta di spine. Nel mio sogno c’è posto soltanto per una donna che sente a
distanza l’odore del sesso, l’odore di maschio che gonfia i polmoni e fa
colare la fica.
Mi vedo immobile, aperta e
bagnata come acquasantiera, dove chiunque possa intingere dita e sentire la
consistenza del mio umore più denso. Appropriarsi dell’odore della grande
puttana del mondo che chiede in cambio d’essere il mondo o qualcosa di simile
che valga la pena di vivere, come grondaia che scola e raccoglie, come tombino
che succhia e rigurgita dopo una giornata ininterrotta di pioggia.
commenta
il racconto
| COMMENTI
DALLA RETE |
| dark |
Mi affascina ogni
cosa ti te, mia bella signora... dalle descrizioni così dettagliate
e piccanti dei tuoi racconti, alla sensualità, a tutta la
femminilità che lasci tranquillamente trasparire... se pur con un
immancabile tocco di insofferenza che nei tuoi scritti non manca
mai... quasi a sottolineare una felicità mai assaporata, e della
quale sei ancora alla ricerca.
Adoro quando ti
liberi di ogni tuo pensiero trascrivendolo sulle fredde righe di
questa rete.
Non oso nemmeno
immaginare cosa potresti fare tu ad un uomo, ricca delle tue
fantasie... quasi mi spaventa tanta esperienza.
Ed io, così
sicuro di me, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, forte delle
mie avventure... tremo come una foglia al pensiero di trovarmi
dinnanzi a una donna come te.
Grazie per ogni
qual volta che, come un pittore con mano esperta, dipingi tutte le
varietà e sfumature del sesso in tutta la sua purezza, senza cadere
nella volgarità.
Perchè
i tuoi non sono racconti... sono poesie.
|
|
|
|