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Salve mio stupendo fiore,
ieri sera è andata via di
corsa, sono rimasto per ore ad attenderla. Cosa succede? Mi sono immedesimato in
quel vecchio e non le nascondo che ho provato una forte … sensazione. Sappiamo
entrambi che questa è solo la prima tappa, che magari mentre le sto scrivendo
avrà altre stupende situazioni da raccontarmi. La prego, non si vergogni, le
descriva fino ai dettagli, alle sfumature delle sue calze di seta. Per conto mio
cercherò di darle consigli e magari di riportarla nei limiti d’una strada dove
battono solo puttane di classe. Mi dia sue notizie.
Luca
*****
Mi scusi mio caro,
ieri sera mio marito è entrato
senza preavviso nella mia stanza ed io sono stata presa dal panico. Avrebbe
potuto leggere quello che le stavo scrivendo! Mi spiace per il modo e perchè
avevo delle cose stupende da dirle. Se ne sarà accorto quanto le mie mani
correvano veloci sulla tastiera, quanto sfacciate ripetevano suoni senza timore
e vergogna. Mi spiace davvero, spero che non se la sia presa, se mi dà ancora
l'opportunità cercherò di scusarmi ancora meglio.
Ieri pomeriggio avevo voglia
di un cioccolato caldo e sono andata in un bar all'Eur vicino al laghetto. Dalla
vetrata ho visto un ragazzo seduto su una panchina che tormentava il suo
telefonino. Ho consumato e sono uscita, non le nascondo che la mia mente era già
piena di oscuri pensieri.
Indossavo un tailleur con
gonna corta ed un soprabito carta da zucchero. Come da lei suggerito indossavo
un paio di guanti neri. Mi sono seduta di fronte ed ho preso dalla borsa un
libro. Ho accavallato le gambe (portavo calze nere) poggiandoci delicatamente il
libro.
Con un occhio scorrevo le
parole e con l'altro tenevo a bada la mia vittima. Dopo 10 minuti ancora nulla.
Con maestria ho fatto in modo che la gonna (stretta) salisse quel necessario per
fecondare i pensieri della mia vittima. Il nylon lucido di un fiocchetto ribelle
del reggicalze già sfarfallava alla luce, ma nulla! Il mio dirimpettaio era
intento, credo, a scrivere messaggi.
Era una bella giornata di
sole, ma faceva freddo per stare all'aperto. Intorno non c'era nessuno. La vista
del lago mi dava brividi di freddo, la situazione invece vampate da dentro.
Più decisa, ho aperto le
gambe. Ho visto un sussulto in quegli occhi distratti. Continuavo a leggere il
libro. Ma dopo alcuni minuti il ragazzo si è alzato, sicuramente per accertarsi
di quello che aveva intravisto da lontano. Mi è passato vicino, guardando fisso
la mia parte scoperta, poi dopo un giro è tornato al suo posto.
Mi guardava ed io tenevo ben
in vista il mio tesoro, anzi, dopo qualche secondo ho acceso una sigaretta (fumo
slim blu extra-lights) per dargli un segnale di disponibilità, semmai ci fossero
stati ancora dei dubbi.
A quel punto mi è venuta
l'idea geniale, quella per la quale ieri sera mi faceva sentire in estasi. Ho
alzato ancora la gonna ed ho afferrato le mie mutandine, lentamente le ho fatte
scendere fino alla caviglia. Poi le ho ripiegate con cura e riposte nella mia
borsa. A questo punto il ragazzo si è alzato. Sicuro e strafottente mi è venuto
davanti e mi ha chiesto se ero disponibile (letteralmente) "a fargli una sega".
Gli ho risposto che i guanti
che indossavo era la risposta al suo desiderio. Si è guardato intorno e mi ha
indicato una siepe distante. Ormai era quasi sera. L'ho seguito con il cuore a
mille. Passo dopo passo i miei tacchi alti rendevano claudicanti le mie
insicurezze. “E se non si fosse accontentato?” “In fin dei conti, potevo
considerarmi soddisfatta, gli avevo mostrato la passera! Ora, cosa stavo
cercando, in mezzo a quel paesaggio di solitudine?” Siamo passati sotto un
ponte: cartacce, escrementi, due stranieri con una busta di vino e odori di pipì
irrigidivano i miei sensi, fino a poco prima sfacciati e protesi.
Il ragazzo con la faccia da
studente mi diceva che avevo belle “zinne” e indicando la fede “Ma tu marito non
te scopa?”, ma la mia mente oramai pensava soltanto a come togliersi da quella
situazione.
Gli ho chiesto se si fosse
accontentato di vedermi. E lui sicuro: “Veramente, t’aao chiesto ‘na sega!” Ma
aveva gli occhi buoni e credo che avvertisse le mie paure di stare lì da sola in
preda ai suoi istinti.
“Nun te preoccupà, m’hai fatto
venì na voja…….” Si è fermato di colpo e si è seduto su una panchina. Mi sono
voltata a guardare il lago dandogli le spalle. Sentivo la sua presenza, il
rumore assordante del suo piacere. Ho alzato la gonna, i polacchi erano lontani.
Alla vista del mio di dietro nudo ha cacciato un urlo soffocato.
Mio caro, mi sono sentita in
estasi, guardavo l’acqua piatta, tranquilla! Ora non c’era tempesta nel mio
cuore, non c’erano sensi di colpa tra le mie gambe, non c’erano rimorsi nei miei
occhi.
Siamo ritornati camminando
lentamente, mi ha preso perfino sottobraccio.
Tra le ombre della sera mi ha
sussurrato: “Se nun lo fa’ tu marito, a me, me piacerebbe scopatte”. E poi “Se
lo racconto all’amici nun ce credeno!”
Visto che non rispondevo, mi
ha lasciato il numero del telefonino.
Se ne andato regalandomi un
bacio a distanza. Mentre la sua ombra scompariva tra l’oscurità della sera ho
riposto i guanti intatti dentro la borsa.
Questo avrei voluto dirle.
Grazie, la sua …
Mi perdoni se le frasi in
dialetto non sono scritte fedelmente e non riportate correttamente. Ho fatto uno
sforzo incredibile a ricordarle.
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