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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

Al laghetto dell'Eur

CAPITOLO  

FOTO Markus Richter

 
 
 
   

 

Salve mio stupendo fiore,

ieri sera è andata via di corsa, sono rimasto per ore ad attenderla. Cosa succede? Mi sono immedesimato in quel vecchio e non le nascondo che ho provato una forte … sensazione. Sappiamo entrambi che questa è solo la prima tappa, che magari mentre le sto scrivendo avrà altre stupende situazioni da raccontarmi. La prego, non si vergogni, le descriva fino ai dettagli, alle sfumature delle sue calze di seta. Per conto mio cercherò di darle consigli e magari di riportarla nei limiti d’una strada dove battono solo puttane di classe. Mi dia sue notizie.

Luca

 *****

Mi scusi mio caro,

ieri sera mio marito è entrato senza preavviso nella mia stanza ed io sono stata presa dal panico. Avrebbe potuto leggere quello che le stavo scrivendo! Mi spiace per il modo e perchè avevo delle cose stupende da dirle. Se ne sarà accorto quanto le mie mani correvano veloci sulla tastiera, quanto sfacciate ripetevano suoni senza timore e vergogna. Mi spiace davvero, spero che non se la sia presa, se mi dà ancora l'opportunità cercherò di scusarmi ancora meglio.

Ieri pomeriggio avevo voglia di un cioccolato caldo e sono andata in un bar all'Eur vicino al laghetto. Dalla vetrata ho visto un ragazzo seduto su una panchina che tormentava il suo telefonino. Ho consumato e sono uscita, non le nascondo che la mia mente era già piena di oscuri pensieri.

Indossavo un tailleur con gonna corta ed un soprabito carta da zucchero. Come da lei suggerito indossavo un paio di guanti neri. Mi sono seduta di fronte ed ho preso dalla borsa un libro. Ho accavallato le gambe (portavo calze nere) poggiandoci delicatamente il libro.

Con un occhio scorrevo le parole e con l'altro tenevo a bada la mia vittima. Dopo 10 minuti ancora nulla. Con maestria ho fatto in modo che la gonna (stretta) salisse quel necessario per fecondare i pensieri della mia vittima. Il nylon lucido di un fiocchetto ribelle del reggicalze già sfarfallava alla luce, ma nulla! Il mio dirimpettaio era intento, credo, a scrivere messaggi.

Era una bella giornata di sole, ma faceva freddo per stare all'aperto. Intorno non c'era nessuno. La vista del lago mi dava brividi di freddo, la situazione invece vampate da dentro.

Più decisa, ho aperto le gambe. Ho visto un sussulto in quegli occhi distratti. Continuavo a leggere il libro. Ma dopo alcuni minuti il ragazzo si è alzato, sicuramente per accertarsi di quello che aveva intravisto da lontano. Mi è passato vicino, guardando fisso la mia parte scoperta, poi dopo un giro è tornato al suo posto.

Mi guardava ed io tenevo ben in vista il mio tesoro, anzi, dopo qualche secondo ho acceso una sigaretta (fumo slim blu extra-lights) per dargli un segnale di disponibilità, semmai ci fossero stati ancora dei dubbi.

A quel punto mi è venuta l'idea geniale, quella per la quale ieri sera mi faceva sentire in estasi. Ho alzato ancora la gonna ed ho afferrato le mie mutandine, lentamente le ho fatte scendere fino alla caviglia. Poi le ho ripiegate con cura e riposte nella mia borsa. A questo punto il ragazzo si è alzato. Sicuro e strafottente mi è venuto davanti e mi ha chiesto se ero disponibile (letteralmente) "a fargli una sega".

Gli ho risposto che i guanti che indossavo era la risposta al suo desiderio. Si è guardato intorno e mi ha indicato una siepe distante. Ormai era quasi sera. L'ho seguito con il cuore a mille. Passo dopo passo i miei tacchi alti rendevano claudicanti le mie insicurezze. “E se non si fosse accontentato?” “In fin dei conti, potevo considerarmi soddisfatta, gli avevo mostrato la passera! Ora, cosa stavo cercando, in mezzo a quel paesaggio di solitudine?” Siamo passati sotto un ponte: cartacce, escrementi, due stranieri con una busta di vino e odori di pipì irrigidivano i miei sensi, fino a poco prima sfacciati e protesi.

Il ragazzo con la faccia da studente mi diceva che avevo belle “zinne” e indicando la fede “Ma tu marito non te scopa?”, ma la mia mente oramai pensava soltanto a come togliersi da quella situazione.

Gli ho chiesto se si fosse accontentato di vedermi. E lui sicuro: “Veramente, t’aao chiesto ‘na sega!” Ma aveva gli occhi buoni e credo che avvertisse le mie paure di stare lì da sola in preda ai suoi istinti.

“Nun te preoccupà, m’hai fatto venì na voja…….” Si è fermato di colpo e si è seduto su una panchina. Mi sono voltata a guardare il lago dandogli le spalle. Sentivo la sua presenza, il rumore assordante del suo piacere. Ho alzato la gonna, i polacchi erano lontani. Alla vista del mio di dietro nudo ha cacciato un urlo soffocato.

Mio caro, mi sono sentita in estasi, guardavo l’acqua piatta, tranquilla! Ora non c’era tempesta nel mio cuore, non c’erano sensi di colpa tra le mie gambe, non c’erano rimorsi nei miei occhi.

Siamo ritornati camminando lentamente, mi ha preso perfino sottobraccio.

Tra le ombre della sera mi ha sussurrato: “Se nun lo fa’ tu marito, a me, me piacerebbe scopatte”. E poi “Se lo racconto all’amici nun ce credeno!”

Visto che non rispondevo, mi ha lasciato il numero del telefonino.

Se ne andato regalandomi un bacio a distanza. Mentre la sua ombra scompariva tra l’oscurità della sera ho riposto i guanti intatti dentro la borsa.

Questo avrei voluto dirle.

Grazie, la sua …

 

Mi perdoni se le frasi in dialetto non sono scritte fedelmente e non riportate correttamente. Ho fatto uno sforzo incredibile a ricordarle.

 

   

 

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