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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

La gonna che sale

CAPITOLO  

FOTO Markus Richter

 
 
 

Buonasera mia cara. Mi auguro che abbia passato una piacevole giornata. Anche questa mattina, mi sono svegliato col pensiero del suo corpo nel letto. Percepivo il suo aroma, l'odore della sua passera che le inonda gli slip, che come un nocciolo di pesca si crogiola dentro la sua morbida polpa. Per un attimo l’ho vista: si sveglia ed osserva suo marito che le dorme accanto. Un'espressione compiaciuta le disegna il volto mentre pensa: "Oddio caro, sapessi quanti uomini si stanno fottendo tua moglie nel sogno! Neanche puoi immaginare quanti presto ne assaggeranno il sapore dal vero, dentro questa città che mi chiama di notte e m’invita nei suoi cunicoli viziosi alla luce del giorno.”

Lo sussurri a suo marito, glielo faccia capire che di giorno non ha altri pensieri che vagare dentro la sua macchina ed alzare la gonna cercando di comprendere fin dove è possibile aprire uno sportello e per farsi notare da uomini increduli, fin dove la sua indole accetti di battere. Glielo dica che ogni mattina gioisce quando supera un limite, che c’è un posto vicino al centro commerciale dove ci sono alberi ed un parcheggio, dove s’isola ed aspetta che la gonna da sola abbia più coraggio del suo cuore che batte.

Lo so, ha paura di perdere dignità che qualcuno la possa conoscere. Se non fosse per questo avrebbe già sentito il calore volgare d’un uomo di strada, proprio quello che s’eccita nel dirle parole che lei mai potrebbe ripetere.

Il pensiero di quelle parole, mi percuote prepotente sopra ogni mia sensibilità. Sapesse quanta voglia ho d’imbrattarle la gonna, mia cara, di ammirare il piacere che cola lungo le sue calze di seta, tra l’intimo che ancora vergine s’illude di mostrare, che qualche ignaro mortale possa ancora crederle al di là di quel muro.

La penso e le mando un bacio proprio dove è maestra, dove ora ristagnano desideri infiniti che con raffinatezza spalanca. Il suo padrone

Stasera non si collega. Che succede? Ieri sera mentre era con me suo marito l’ha vista in quella posizione? Spero di no. La prego si faccia sentire.

 

*****

Mio caro, quanta pena!!!

Sono stata più di un'ora ad aspettarla dalle 23 in poi. Avevo già pronta la spazzola. Ma nulla. Spero che anche lei mi abbia pensato con la stessa intensità! Mi sentivo sola e persa. Continuamente ricevevo messaggi di altri, lei può immaginare quanta volgarità c'era dentro quelle righe. Non sapevo cosa fare. E' orribile sentirsi sballottata, leggere quelle parole e sapere che non provengono da lei. Mi spiace per questo inconveniente, ma le assicurò mai e poi mai avrei pensato di non sentirla. Di non sentire quelle parole che ormai sono diventate il motore dei miei sogni, l'entusiasmo delle mie mattine.

Questa mattina prenderò la macchina e proverò, lo giuro, a sentirmi come lei mi chiama. Ho già individuato un posto tranquillo. Aprirò lo sportello ed attenderò. La vergogna di incontrare gente che conosco mi darà brividi, ma lo farò perché lei vuole, perché io ne ho bisogno. Ho già indossato quel completino di fiori che lei ben conosce, la gonna è bianca, così stretta che si intravede la forma delle stringhe. Le mutande che porto hanno il sapore di una donna che oggi ha deciso di farle vedere. Lei vuole vero? Perché io lo voglio. Aspetterò.

La prego non s'arrabbi, ma non sono sicura che riuscirò ad arrivare dove lei mi chiede, dove un rivolo bianco cola lungo i desideri dei miei non posso. Ci proverò, le giuro.

Mi spiace che la sua ultima email fosse solo di due righe e non contenesse altro che parole piatte e banali, credo di non meritarlo.

La prego, si rivolga a me come lei sa, altrimenti non mi scriva, io sono degna soltanto d'essere chiamata con la poesia, con l'amore che la contraddistingue, altrimenti lasci perdere. Non voglio che questo rapporto rientri nella superficialità di amore e cuore, di sentimenti ordinari di cui ne faccio a meno. Non mi serve. Come già le ho detto, lei è il mio strumento, il mio percorso, il mio Virgilio nei meandri dell'anima. Quindi mi chiami come lei sa, mi faccia in ogni momento sentire quella che modestamente vorrei aspirare ad essere.

La sua…….

 

*****

Buonasera mia cara.

Dispiace anche a me non averla sentita. Mi scuso per l'apparente freddezza della mia mail. Gradirei però un maggiore impegno da parte sua, a non fraintendere cosi facilmente certi miei gesti. Per un attimo l'avevo vista collegata. Ho scritto un messaggio breve nella sua posta, semplicemente nella  speranza che lo potesse leggere in tempo per rientrare.. tutto qui.

Quindi delle semplici casualità non ci hanno permesso di incontrarci. Non mi permetterei mai di farle mancare l'attenzione che si merita. Riguardo l'amore.. Io so di amarla, ma so di amarla perché lei é una GRANDE PUTTANA ovviamente.

Ogni mattina provo un infinito piacere all'idea di quanti uomini presto la fotteranno, a quante calze e gonne riporterà a casa imbrattate. Penso a suo marito mentre osserva quelle macchie e le chiede con cosa si é sporcata..

Fantastiche le scuse che riesce a trovare una moglie quando sa che altri uomini ancora si sostituiranno a pioggia .

Stia tranquilla mia cara... non mi arrabbierò se al momento non dovesse riuscire, la capisco. Ma sono sicuro che presto, un rivolo denso biancastro le colerà sulla gonna…. giù lungo quelle calze che le coprono le cosce.. e poi ancora più giù.. fino alla caviglia e sulle scarpe. Un bacio mia cara.

 

*****

Scuserà mio caro, le mie insicurezze che mi portano in ogni contrarietà a dubitare. Da brava bambina farò tesoro dei suoi ammonimenti. Ho tante cose da raccontarle, ma preferisco aspettare. Non le ho ancora digerite ed in questo momento il ricordo mi desta pudore e vergogna. Come avevo promesso ho fatto la brava e seguito il suo insegnamento.

Grazie per come ha intesta l'email credo che non avrebbe potuto scegliere parola più giusta. Lo so, lo sono! E la mia strada è una continua crescita, un continuo percorso accidentato dell'anima che mi conduce dove ho promesso, dove mi ordina la sua poesia. Tracce di bianco sulla mia camicetta, tracce d'amore sopra i miei "ora posso" e posso perchè lei mi è accanto, perchè senza di lei, mai avrei potuto.

La sento responsabile per quello che mi sta accadendo, per tutti i vicoli neri dove mi vado infilando, dove i miei tacchi calpestano immondizia, dove tracce infeconde mi danno la dimensione di quella che sono, proprio quella Grande che lei oggi mi ha scritto. La prego, sia più duro con me, mi tolga le insicurezze, i timori che quello che faccio non sia la strada per il paradiso, per sentirmi l'essenza di quello che sento. Mi tratti da bambina, da povera scema che ha bisogno d'aiuto. Io, signore, le chiedo Aiuto, grande quanto il bisogno che è dentro le mie gambe.

Grazie per avermi fatto scoprire il mio essere, grazie davvero.

Luisa

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