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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

L'arnese

CAPITOLO  

FOTO Markus Richter

 
 
 

 

Buona sera Luisa, c’è nelle mie mani il timore di non essere più attratto, ma le giuro le voglio bene, non credo che sia lei il cruccio dei miei pensieri. Ho desiderio di lei fino alla punta del tacco che spero sia alto. Ma ora avrei voglia di sesso fisico, di giocare all’amore attraverso un telefono. So che succederà, come sono sicuro che a breve potrò ammirare le sue gambe, che non sia un hotel di stazione, un budello di strada dove coppiette si scambiano baci.

Sono d’accordo con lei, dev’essere un sogno, dove la sue gambe scontornate si muovono leggere, dove il suo seno bianco di latte s’adagia materno sopra una nuvola, dove il suo sesso appannato trova luce e fuoco dentro la mia bocca che sbava. La prego, mi dia un indizio, una prova, non so, un profumo che mi faccia pensare che il sogno che sogno è più vicino e reale di quanto io pensi. L’abbraccio.

 

*****

Mio caro cosa succede? Stasera le sue parole non hanno pronunciato la stupenda parola, la sento lontana come se il suo sesso fosse distante dai giochi della mente, da questo corpo che non vede l’ora di riempire i suoi occhi. Proprio oggi che l’ho addobbato di campi di grano, fiori di campo sopra uno sfondo di giugno. Le stringhe hanno un merletto poco più chiaro, il reggiseno fa fatica a tenere a bada il mio seno ribelle, sono tutta sua, farò quello che vuole! Non abbia timore d’essere rapito da un sogno che sa d’odore e fragranza di voglia di donna.

Sento un filo d’amore! Ma la prego, non mi faccia scherzi. Non è per questo che ci parliamo, non è questo il percorso che la mia anima sto facendo a fatica.

Mio marito non è ancora rincasato, mi guidi la prego, mi ordini dentro questa pazzia, basterebbe un suo cenno per essere nuda, per mostrar queste mammelle che hanno bisogno di sguardi, di finestra, d’offrirsi a qualche sparuto passante che abbia compassione di regalarmi i suoi occhi. La prego mio Angelo, mi minacci, mi ricatti, che senza un mio gesto eclatante il nostro rapporto va a morire di noia. Me lo dica se questo serve a colmare distanze, che senza un pizzico di follia sono davvero una casalinga banale, una mantenuta che sperpera soldi comprando reggicalze.

Mi dica che vuole, magari domani le giuro uscirò in cerca del primo che mi dia attenzione. Non vedo l’ora di raccontarle dettagli, l’effetto di quel rivolo bianco che corre, si spacca e si unisce come pioggia sui vetri. Vestirò di nero per meglio macchiare indelebile il ricordo, la sorprenderò con uno spacco più corto, che mostra evidente tutta la voglia che mi separa in due le gambe. Domani le giuro lo faccio, ma ora la prego mi dia un qualsiasi ordine che riempia questo vuoto che sento, mi faccia vergognare dei buchi protesi.

 

******

Mia cara, sento nelle sue parole l’umido del sesso vero, quello fisico che la prende in ogni dove per rabbonirle le gambe. Lei lo sa, non sono geloso! Aspetti suo marito vestita così e… si faccia gridare ciò che io posso dirle soltanto a parole!

 

*****

Davvero vuole che aspetti mio marito vestita in questo modo? E magari farci l’amore pensando che lei l’ha voluto e quello che dentro materialmente mi entra è ignaro del gioco. Sono felice di risentirla con la voce del sesso, le giuro questa sera lo faccio, anche se non so come giustificare il motivo e i vestiti. L’aspetterò sul divano con una piccola luce che penetra l’ombra, sarò truccata come lei mi chiede, sarò come in questo momento lei mi potrebbe vedere, sono sicura che quando entra stamperà un sorriso sorpreso, ma poi si dovrà ricredere perché non c’è puttana che tenga alla vista di queste cosce accavallate, di questo tacco che dondola, di questa donna che chiede di essere riempita quanto un secchio sotto la pioggia.

Ma ora le chiedo, la imploro! Guidi le mie mani, mi prepari all’evento, le faccia scomparire dentro queste mutande fino a divaricarmi labbra e sostanza che umida ora cola senza contegno.

 *****

Sento e respiro la sua impazienza. Ha una spazzola a portata di mano? La prenda! La faccia scivolare piano come fosse un amante esperto che gode nel sentirla ansimare…

 

*****

Oh mio caro, mio dolce assassino! Davvero mi chiede di riempirla con qualsiasi arnese mi passa per mano? Davvero accetterebbe d’assistere a questi respiri senza che lei ne sia lo strumento?

Ora è nuda, la scopi la prego! Indecente si mostra ai soli miei occhi, s’apre e rigurgita un’intollerabile vuoto d’aria e rimbombo. Eccomi! Ci sono! Lasci stare i dettagli! Vada giù duro come se le sue parole fossero sesso! Come se zittissero la mia bocca con l’unico tappo che un uomo, ora, in questo momento, è in grado d’offrirmi. Eccomi! Ci sono! Me lo dica la prego, mi dica che nessuna sua donna è mai arrivata ad offrirsi in questo modo.

 

*****

Fremo. Voglio vederla, assistere a questo rito d’abbandono e piacere. La prego acquisti una webcam. Le parole si stanno esaurendo e il suo essere femmina ha bisogno di altro…

 

*****

Se lei mi vedesse! Sono quasi orizzontale sopra questa sedia, che leggo parole che scorrono, che m’aspetto quello che dicono, che mi dicono incessantemente puttana e sanno d’amore, perché oramai nessun’altra parola potrebbe farmi sentire a mio agio, darmi quello che voglio. Eccomi! Ci sono! Ci sono!!!!!!!!

A domani amore mio.

 *****

A domani mia dolce puttana

   

 

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