|
Mia cara, non riesco ad
immaginarmi quanto lei sia davvero puttana, quanto questa parola che dico le
crei piacere, quanto imbarazzo fino al punto di sentirsi offesa, umiliata. Ma
quando presto indosserà quelle calze e la faranno ingenuamente sfacciata... la
dica, la sussurri.
La vedo davanti al suo
specchio intenta ad indossare la gonna, ad un tratto la tira delicatamente
su.... si accerta di quanto tessuto le tiene coperto il reggicalze, poco prima
che si intraveda.
La dica, ora la dica a
cosi bassa voce da sembrare più un pensiero che un suono.
Senta il rumore dei suoi
tacchi sopra il pavimento. Osservi le scarpe.. La dica… ora è il momento…
Brava.. distenda quella gamba.. La osservi per tutta la lunghezza e pensi..
Coraggio, la dica.. ..tenga pure il suo sguardo imbarazzato mentre decide di
abbassare a livelli più consoni quella gonna.. No cara, troppo basso..
Le sue orecchie devono
percepire chiaramente questa parola.. La dica, ma se proprio non dovesse
riuscirci, si connetta, la prego, saranno le mie stesse parole ad aiutarla, a
farle sentire il bisogno di meritarla.
Un bacio mia… cara
*****
Mio caro,
tra pochi minuti la sento, tra solo pochi minuti potrà sussurrarmi quello che
aspetto, quello che stamane, le giuro, la mia voce ha sussurrato in mezzo alla
gente. Lo sono davvero! Che gioia confessarle che mi sono detta puttana, non
vedo davvero l’ora di dirle che ho fatto dei progressi, che lei è un maestro ed
io l’allieva.
Oddio! E se
tra poco andrà via la corrente? Se per qualche contrattempo lei non si potrà
connettere? Non posso distruggermi con le stesse mie insicurezze! E se mio
marito stasera volesse fare l’amore? Cosa gli racconto che mi fa male tanto la
testa da mettermi davanti ad un computer?
Oddio, devo
andare a togliermi queste mutande, non avrei uno straccio di scusa per
giustificarmele indosso in un qualunque giorno feriale. Eppure ne vado
orgogliosa, mi segano il sesso ricordandomi ad ogni movimento che ci sono,
scompaiono nella mia carne e mi convincono d’essere come lei mi chiama.
Sto
mangiando la frutta tra poco sarò libera. Mi alzo e vado in bagno, mi rifaccio
le labbra e il contorno degli occhi. Oddio come sono brutta! Forse sarà la
tensione, dovrei rilasciare i muscoli del viso per essere degna d’ascoltare le
sue parole, per essere uguale all’oggetto dei suoi desideri che già saranno
connessi e mi stanno aspettando.
Mio caro, io
non dovrei parlarle in questo modo, questa donna allo specchio sa troppo di
casalinga che vuole ammazzare la noia in cerca di qualsiasi uomo che le devia
momentaneamente i pensieri. Le giuro, io sono altro, sono la sua amante, la sua
puttana! Ieri per la prima volta lei ha chiamato fica il mio sesso, ed io mi
sento onorata d’avere tra le gambe quel nome, tanto che stasera avrò l’ardire di
voler risentire quel suono.
La riga
delle mie calze scompare dritta sotto la gonna, le mie labbra non sanno più di
dopo cena. Ma se non le dovessi piacere? La prego me lo dica ed io andrò a
cambiarmi. Se questo seno che cala non è di suo gradimento? Ma non posso
raccontarle quello che non sono, che ho due tette attaccate come quelle coetanee
che ciuccia, che lei bagna di saliva mentre le mie sono asciutte. Come vorrei
guardare le mie tette con gli occhi di un uomo, misurare quanto irrefrenabile
sia l’istinto, quanta la voglia di seguire con le dita l’incavo come un salmone
contro corrente, come una gatta che difende i suoi cuccioli.
Esco dal
bagno e mio marito mi guarda, mi dice ironico se ho un appuntamento galante,
tacchi alti, decolté e labbra colorate a quest’ora di sera! Arrossisco, non so
che dire. Cerco nella mente il da farsi, il che dire. Ma poi mi rassegno, non
posso rischiare di non sentirla. Mi metto una vestaglia e tra poco la sento.
La sua
p……….. |