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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

La Vestaglia

CAPITOLO  

FOTO Markus Richter

 
 
 
     

Mia cara, non riesco ad immaginarmi quanto lei sia davvero puttana, quanto questa parola che dico le crei piacere, quanto imbarazzo fino al punto di sentirsi offesa, umiliata. Ma quando presto indosserà quelle calze e la faranno ingenuamente sfacciata... la dica, la sussurri.

La vedo davanti al suo specchio intenta ad indossare la gonna, ad un tratto la tira delicatamente su.... si accerta di quanto tessuto le tiene coperto il reggicalze, poco prima che si intraveda.

La dica, ora la dica a cosi bassa voce da  sembrare più un pensiero che un suono.

Senta il rumore dei suoi tacchi sopra il pavimento. Osservi le scarpe.. La dica… ora è il momento… Brava.. distenda quella gamba.. La osservi per tutta la lunghezza e pensi..  Coraggio, la dica.. ..tenga pure il suo sguardo imbarazzato mentre decide di abbassare a livelli più consoni quella gonna.. No cara, troppo basso..

Le sue orecchie devono percepire chiaramente questa parola.. La dica, ma se proprio non dovesse riuscirci, si connetta, la prego, saranno le mie stesse parole ad aiutarla, a farle sentire il bisogno di meritarla. 

Un bacio mia…  cara

 

*****

 

Mio caro, tra pochi minuti la sento, tra solo pochi minuti potrà sussurrarmi quello che aspetto, quello che stamane, le giuro, la mia voce ha sussurrato in mezzo alla gente. Lo sono davvero! Che gioia confessarle che mi sono detta puttana, non vedo davvero l’ora di dirle che ho fatto dei progressi, che lei è un maestro ed io l’allieva.

Oddio! E se tra poco andrà via la corrente? Se per qualche contrattempo lei non si potrà connettere? Non posso distruggermi con le stesse mie insicurezze! E se mio marito stasera volesse fare l’amore? Cosa gli racconto che mi fa male tanto la testa da mettermi davanti ad un computer?

Oddio, devo andare a togliermi queste mutande, non avrei uno straccio di scusa per giustificarmele indosso in un qualunque giorno feriale. Eppure ne vado orgogliosa, mi segano il sesso ricordandomi ad ogni movimento che ci sono, scompaiono nella mia carne e mi convincono d’essere come lei mi chiama.

Sto mangiando la frutta tra poco sarò libera. Mi alzo e vado in bagno, mi rifaccio le labbra e il contorno degli occhi. Oddio come sono brutta! Forse sarà la tensione, dovrei rilasciare i muscoli del viso per essere degna d’ascoltare le sue parole, per essere uguale all’oggetto dei suoi desideri che già saranno connessi e mi stanno aspettando.

Mio caro, io non dovrei parlarle in questo modo, questa donna allo specchio sa troppo di casalinga che vuole ammazzare la noia in cerca di qualsiasi uomo che le devia momentaneamente i pensieri. Le giuro, io sono altro, sono la sua amante, la sua puttana! Ieri per la prima volta lei ha chiamato fica il mio sesso, ed io mi sento onorata d’avere tra le gambe quel nome, tanto che stasera avrò l’ardire di voler risentire quel suono.

La riga delle mie calze scompare dritta sotto la gonna, le mie labbra non sanno più di dopo cena. Ma se non le dovessi piacere? La prego me lo dica ed io andrò a cambiarmi. Se questo seno che cala non è di suo gradimento? Ma non posso raccontarle quello che non sono, che ho due tette attaccate come quelle coetanee che ciuccia, che lei bagna di saliva mentre le mie sono asciutte. Come vorrei guardare le mie tette con gli occhi di un uomo, misurare quanto irrefrenabile sia l’istinto, quanta la voglia di seguire con le dita l’incavo come un salmone contro corrente, come una gatta che difende i suoi cuccioli.

Esco dal bagno e mio marito mi guarda, mi dice ironico se ho un appuntamento galante, tacchi alti, decolté e labbra colorate a quest’ora di sera! Arrossisco, non so che dire. Cerco nella mente il da farsi, il che dire. Ma poi mi rassegno, non posso rischiare di non sentirla. Mi metto una vestaglia e tra poco la sento.

La sua p………..

 

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