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Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

Mio marito

CAPITOLO  

FOTO Markus Richter

 
 
 

Buongiorno mia cara

Lei ha catturato la mia mente, si è appropriata dei miei sensi immaginando di vederla sola con me in una stanza, mentre il mondo fuori corre ignaro delle emozioni che possiamo provare e riempirci.

Le sue mani iniziano ad esplorare ogni centimetro del mio corpo, i suoi seni impazziranno al mio tocco possente, al contatto delle mie labbra un sussulto sconvolge l'anima e la mente e presa dal dolce profumo di sesso si perde tra i baci..... Ora sto provando ad accarezzarla, lo desidero con tutto me stesso, voglio esplorare ogni parte di lei, sentire come fremono le sue membra al mio tocco, ma è aria e silenzio, sono ore del giorno che scorrono lente.

Ormai non c'é più momento della mia giornata in cui non la penso.

Anche questa mattina mi sono svegliato con lei nei miei pensieri, ma  anche altrove..

Immaginavo la sua sagoma di donna distesa nel proprio letto, mentre i miei occhi le scandagliavo ogni centimetro di pelle e di tessuto. Osservo l'involontario sfregare delle sue gambe sotto le lenzuola.. ..cosi indifese, cosi innocenti e nude senza la trama delle calze.. Ma non é solo innocenza di donna. Le voglio bene! Mi sento come se in questo momento nient’altro potrebbe riempirmi la giornata, lei è divenuta il mio primo pensiero d’anima e corpo, di sogno e respiro. Non conosco la sua faccia, il suo modo di ridere, come può sbattere gli occhi dinanzi ad una bugia, ma sa, questi sono dettagli, stupidi dettagli che riuscirebbero a soddisfare sola la mia superficiale curiosità, ma l’amore quello vero, quello che sento è dentro queste parole, le mie, le sue, che la fanno dolce e puttana, la fanno donna più d’ogni altra, che effimera, ho incontrato.

Grazie, Luca

*****

 

Sa cosa le dico mio caro? Che mai e poi mai ho avuto un così desiderio al cospetto di un uomo vero, mai ho pensato d’essere bella ai soli pensieri. Perché lei non mi guarda, ed io potrei benissimo dirle quello che il suo desiderio rispecchia. Cosa mi costa? Potrei benissimo inventarmi un paio di stivali se questo l’aggrada. Ed io invece sono qui mentre aspetto in tavola la cena. Quali mai parole, virgole e punti potrebbero esattamente descrivere quello che porto.

Se penso che in questo momento mio marito mi è davanti e parla, parla senza sapere che le mutande di sua moglie non coprono niente, che quel poco di scusa di stoffa è pure trasparente. E parla, parla senza nemmeno accorgersi che il mio seno trasborda, senza che le sue mani, i suoi baci ne siano la causa. Chissà se stasera lei mi chiederà di scoprirlo appena, magari dove la carne più scura gioca con l’ombra. Ma la prego! Non mi chieda di andare oltre, non mi chieda di riuscire a capire se è soltanto un gioco di luci. Non mi faccia arrossire perché il timore più grande sa benissimo che è solo paura, che mio marito per una scusa banale possa salire e vedermi l’anima nuda.

La prego non lo faccia! Perché la rabbia sarebbe di troppo, perché il mio segreto voglio che sia più intimo delle mutande che porto, di questa voglia pazza di essere sua, di essere mia mentre mi racconto esattamente come sono dentro le mie parole, dentro i suoi occhi che leggono e vanno oltre.

A volte penso come lei potrebbe immaginarmi, sa soltanto che sono alta 1,71, che porto una taglia quarantaquattro ed il mio seno una terza abbondante. Sa che sono mora, che i miei occhi sono grandi ed i capelli a caschetto.  Ma cosa ci potrebbe ricavare da tutto questo? Ha provato a disegnarmi su un foglio? Oppure s’accontenta di sapere che le mie gambe sono snelle, che per lei porterei un vestito più corto e la trama più scura in cima ad una calza. Davvero lo farei se solo lo chiedesse, se solo leggessi nelle sue parole un luogo ed un’ora qualunque.

Siamo della stessa città per cui non ci vorrebbe molto, esclusa la paura di sgonfiare un sogno che domani mattina, proprio domani e non un altro giorno, ho l’appuntamento più importante che io sia negli anni riuscita ad ottenere. Mi vestirei come le ho detto. Truccherei con i secchi di colore la mia faccia e le unghie, magari indosserei un cappello bianco per apparire più mora di quella che sono, più volgare se le sue fantasie s’acchetano con belle di giorno. Per essere solo più attraente di quanto quest’uomo ora mi vede.

Lo giuro, lo farei, per essere chiamata come lei mi chiama, come io mi ci sento ogni sera per un’ora in quel posto virtuale. Credo che non ci sia altro sogno che io possa sperare questa notte. Vedere i suoi occhi che mi guardano in mezzo a tanta gente in una fermata di metro. Potrei indossare guanti di rete se già pensa che mani nude non le diano lo stesso brivido. Potrei scollare il mio seno fino a scollarci i suoi occhi come uova di merla quando fa freddo.

Un brivido mi corre lungo la schiena e m’arriccia violento la pelle del collo, e ne conosco la causa, la colpa d’essermi ridotta a pensare che senza il suo odore non riuscirei ad arrivare a fine giornata, a sopportare queste parole che parlano, parlano.

Ma io non conosco il suo odore, se ci penso conosco soltanto i suoi anni, che sono meno dei miei, che sono davvero pochi se per caso un giorno dovessi guardarli negli occhi. Non so altro, non so se la notte le scaldano i sogni, se sul suo sesso rimane incollato una voglia di donna.

Sempre la sua…


 

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