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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Amore in chat

 ROMANZO DI LIBERAEVA

Buongiorno Luisa

CAPITOLO  

FOTO Markus Richter

 
 
 

  

Buongiorno Luisa.

Il bello del nostro rapporto è che dobbiamo fidarci l'uno dell'altra, senza troppe futilità dobbiamo esplorare la parte più narcisista, che a persone "comuni" non riveleremmo mai.

Mia cara, da quando ho il piacere di parlarle non faccio altro che pensarla, di dubitare che finora la mia vita sia stata degna d’essere vissuta. Ho persino provato ad immaginarla, ma non sono molto bravo. Cosa guardano i suoi occhi quando nuda è davanti allo specchio? Cosa s’annida nella sua mente nei momenti più intimi? Luisa è pronta ad entrare nel mio mondo?  Saprà confessarmi senza imbarazzi cosa accarezzano le sue mani quando m’ascolta?

Ieri sera mi é dispiaciuto molto che sia andata via in quel modo. Le porgo le mie scuse augurandomi però che mi onorerà ancora della sua splendida compagnia.

La mia attenzione sarà tutta per lei come del resto, e spero sinceramente, che mi crederà, lo é stato da quando ho fatto la sua conoscenza.

Penserò alle sue splendide gambe coperte da un velo leggerissimo di calza e al rumore dei suoi tacchi a spillo sull'asfalto....e mentre la osserverò camminare tra la gente le porgo i miei più calorosi saluti. E anche se di solito non si dovrebbe le do un bacio sussurrandole all'orecchio che lei é la mia PUTTANA. A presto.. Luca

*****

Mio Tesoro,

tra le mie gambe c’è un fiore che s’apre ogni giorno come se fosse ad ogni alba primavera, è una rosa prematura con i petali a forma di labbra, rossi come in cuore dove lei m’accede simile ad una favola ascoltata da un bambino  prima del sonno.

Grazie tesoro, mai avrei pensato ad un buongiorno più bello, quest'email mi ha schiarito il giorno. Questa mattina i miei vestiti, i miei movimenti, il mio trucco sono stati all'insegna della sua ultima frase. Ho osato di più e ne sento il peso e la gioia. Mi spiace per ieri, ma io ho bisogno di sentirmi il fiato sul collo, in special modo quando racconto cose che sento, che mi prendono fino all'anima. Mi spiace di non aver potuto proseguire il racconto di quanto mi era successo. Avrei voluto un suo giudizio, un suo incoraggiamento e come al solito quell'appellativo che oramai m'appartiene, che a volte mi sembra, stia sostituendo il mio nome.

L'aspetto stasera e le giuro che non cambio il mio aspetto, non cambio una virgola di come ora mi mostro. Spero soltanto di non incontrare un altro tassista come ieri, perchè certe scene sono irripetibili.

Le confesso che sono un po' in difficoltà, per strada m'imbarazzo soltanto a camminare. Ma voglio essere così come sono perché lei mi pensi in questo modo, che la mia immagine nel suo pensiero non si discosti da come ora sono.

Le giuro, stasera quando torno a casa non mi spoglio, perché non sia mai che il suo pensiero s’adagi sopra una donna dimessa, sopra stoffe che non valgono il suo piacere, sopra tacchi che non lasciano il segno come orme sull’asfalto bollente.

Più li guardo e più mi sento all’altezza di questo sogno infinito, di questa brama che cola lungo le mie gambe e si ramifica in rivoli dove la calza fa pieghe e la caviglia continua in un nero di vernice.

Per amor del Cielo, non voglio pensare che stasera non vedrò le parole di righe, che per qualsiasi impedimento non potrà collegarsi al mio cuore. Mi prometta, la prego, che non tarderà a dirmi puttana, a farmi sentire un brivido dentro, perché davvero non lo sono, perché lei è il primo che m’ha chiamata in questo modo, che mi ha guarnita di poesia con parole di strada.

Mai in amore mi è stato detto di meglio, mai ho sentito parole che mi penetravano più d’un sesso, più d’uno stecco di ramo di pesco. Mai e giuro mai, ho sentito amore tra i suoni di una parola volgare. Stamattina il mio riflesso allo specchio ha abbassato gli occhi come se provasse vergogna d’essere stata chiamata in quel modo, ma poi ho capito perché davvero mi ci sono sentita, davvero ho sperato bramato che lei la pronunciasse di nuovo.

Se penso che ho un marito, che sono madre di figli, che ogni domenica porto mio nipote a messa da brava zia e brava fedele, se penso che già sto pensando a quali parole userò questa sera per descriverle le mie mutande leggere. Lei mi inviterà nella sua stanza privata ed io imbarazzata cercherò di prendere tempo.  Mi perdoni la prego, perdoni il mio vezzo, sono solo istinti di donna, piccoli incisi di riservatezza innata, d’educazione ancestrale che mi vorrebbe in ogni dove tranne che davanti ad un computer appesa alle sue parole.

La sua .......

 

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