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MARTEDI'
Il Signor Bell era un
gentiluomo, dopo pranzo si concedeva il meritato riposo seduto sulla
poltrona davanti alla finestra in sala da pranzo. Finiva di leggere il suo
giornale preferendo alle notizie politiche la pagina degli annunci
economici. Il Signor Bell aveva ottimo fiuto per gli affari. Ricordava con
piacere la volta quando per poche centinaia di sterline era riuscito a
comprare una coppia di antiche etagere in stile Art-Nouveau.
Quasi sempre s’appisolava reclinando la testa su un fianco e sua moglie
amorevolmente accostava le tendine panna e riponeva il giornale sopra la
sedia. Al pomeriggio non sognava quasi mai, preferiva la notte per
concedere ad un sonno più lungo l’eventualità mai remota d’un discreto
piacere.
Tutti i giorni, tranne il sabato e la domenica, la Signora Bell lo
svegliava alle quattro. Tutti i giorni alle quattro e un quarto andava a
controllare la cassetta della posta. Ogni martedì generalmente riceveva
notizie dalla Sweet & Word Inc. Erano ormai dodici anni che collaborava
con loro. Il suo lavoro consisteva nello scrivere brevi frasi d’amore. Le
più belle venivano poi stampate sulla stagnola di una nota marca di
cioccolatini.
Quel martedì il Signor Bell era particolarmente contento. Cacciò un urlo
di gioia leggendo che la sua ultima frase era stata accettata: “Nel fondo
di ogni anima ci sono tesori nascosti che solo un bacio può scoprire.” Era
la seconda volta che succedeva nell’arco di un mese. Due settimane prima
era stata la volta di: “Ogni grande amore comincia con un bacio.”
Sua moglie partecipò alla sua incontenibile gioia sorridendo sincera anche
se ogni volta si domandava da dove potesse uscire tutta quella dolcezza
che a suo dire non aveva mai dimostrato in altre occasioni.
Ma era una gioia effimera, in effetti il Signor Bell non riceveva alcun
compenso da questa attività tranne naturalmente la soddisfazione di
ricevere di tanto in tanto qualche scatola di cioccolatini in omaggio.
Tutti i martedì alle cinque in punto il Signor Bell e Signora suonavano
alla porta della Signora Livingstone. La dirimpettaia li riceveva nel
salotto con la teiera già fumante sopra il tavolo.
Era un rito che durava da due anni e nessuno dei tre dava cenni di
stanchezza. Del resto s’intrattenevano parlando del quartiere: “Signor
Bell, oggi ho visto la Signora Pinball rincasare più presto. Saranno state
le dodici, davvero un’ora insolita!” Se gli altri tacevano si passava ad
un altro argomento. “Signora Livingstone, il Signor Murder stamane non ha
portato il cane a spasso. Oddio che splendida creatura, dicono sia di
razza.” E così via dicendo finché il Signor Bell non chiedeva un’altra
tazza di tè.
Oramai tra loro si era stabilita una certa confidenza. La Signora Bell
rimaneva fino alle cinque e trenta. Mai un minuto oltre. Si scusava con la
Signora Livingstone per via dei molti impegni che ancora l’attendevano: la
cena, la biancheria da stirare, la gabbia della merla da rigovernare.
Quando la porta si chiudeva, per almeno un quart’ora, i due tacevano.
La signora Livingstone s’avvicinava alla finestra, scostava leggermente le
tende di San Gallo e poi s’accomodava di nuovo sulla poltrona non prima di
aver indossato un finissimo paio di guanti neri trasparenti. Tirava un
sospiro di sollievo ed attendeva il momento che l’ospite gradito gustasse
la sua seconda tazza di tè. Era quello il segnale!
La signora Livingstone apriva il giornale alla pagina delle parole
crociate a schema libero. Nonostante s’impegnasse per tutta la mattina non
era mai riuscita a completarle. Insieme a Bell rileggeva le ultime
definizioni non ancora risolte e così facendo alzava leggermente la gonna.
Oramai erano gesti usuali, nessuno dei due mostrava eccessivo disagio. Da
quel momento in poi il Signor Bell non le staccava più gli occhi di dosso,
rispondendo pazientemente alle domande e seguendo centimetro per
centimetro quell’invisibile movimento in salita.
La Signora Livingstone vestiva sobria, mai un eccesso di stravaganza aveva
contraddistinto la sua silhouette. I capelli biondo cenere che sfioravano
leggermente le spalle le davano gli anni che aveva. Erano quasi coetanei.
Si conoscevano da tempo, ma tra loro non c’era stato mai nulla, come del
resto ora, uno davanti all’altra separati da una teiera ancora fumante,
divisi dal garbo e dalla creanza che li caratterizzava. “La prego Signor
Bell, gradisca una fetta di torta.” Era brava la Signora Livingstone a
preparare torte di mele, a stirare la camicetta di seta a pieghe e volant,
a far salire senza strappi la gonna.
Il Signor Bell la guardava, sapeva che non era bella, sapeva che
null’altro l’avrebbe attratto di lei se non quel leggero movimento
continuo, quel fruscio di stoffa di gonna che s’alzava al contatto di
calze di seta che nessuna donna avrebbe avuto la grazia di indossare.
Il Signor Bell se ne intendeva, lui che ogni mattina si recava in città,
giurava solitamente di non averle più viste indosso ad altre gambe. La
Signora Livingstone ne andava fiera. Da sette anni dalla morte di suo
marito non aveva più ricevuto quelle attenzioni. Delegava alle sole mani i
suoi momenti di intimità. Non era bella la Signora Livingstone, ma su
quella poltrona sedeva come una regina.
Non potevano restare a lungo, almeno non oltre un tempo considerato lecito
per una seconda tazza di tè e per completare lo schema libero. Lui la
guardava senza mai sbattere le palpebre, senza mai un gemito
d’approvazione o un respiro più pesante, la guardava come se davvero ci
fosse il solo interesse di finire le parole crociate o se le stesse
raccontando l’ennesimo pettegolezzo sulla moglie del signor Harris.
La signora Harris era una donna affascinante, considerata da tutti troppo
frivola per il modo di vestirsi e per le frequenti permanenze in città. A
differenza delle altre donne del quartiere indossava sempre cappellini
eccessivi dai colori forti e fuori dal comune. Il Signor Bell l’avrebbe
voluta seguire, almeno per scovare il negozio dove si serviva. Sognava di
prendere l’autobus insieme a lei e magari di concederle il suo posto per
poterla ammirare più da vicino, ma al momento si accontentava di vederla
passare quando rincasava.
Ora però non voleva distrarsi e si concentrò su quelle ultime definizioni
che considerava insolitamente più difficili e soprattutto su quell’impercettibile
movimento della mano che ad arte saliva senza mai arrivare. Tutti e due
sapevano già quale sarebbe stata la fine. C’erano voluti parecchie
settimane per acquistare quella sintonia, per essere reciprocamente
soddisfatti senza risentimenti, parecchie ore per affinare i propri gusti.
Il Signor Bell riteneva intollerabile andare oltre il punto stabilito, la
Signora Livingstone un disonore eccedere alla stravaganza d’essere ancora
più ammirata.
“Signora Livingstone oggi la vedo più attraente.” Ogni martedì ripeteva la
stessa frase nel momento esatto che la gonna arrivava al primo bordo più
chiaro della calza color carne. Di pronta risposta la signora Livingstone
accavallava addirittura le gambe poggiando tutte e due le mani inguainate
dal pizzo nero sulle pieghe della gonna.
Quando l’orologio sulla porta dell’ingresso batteva le sei le parole
crociate erano terminate e la gonna della signora Livingstone aveva
completato il tragitto.
Il signor Bell che era un gentiluomo s’intratteneva ancora qualche secondo
ad estasiarsi di quel contrasto tra il nero dei guanti e la trama chiara
della calza, intuendo lo spicchio di pelle impercettibile tra il bordo e
l’orlo della gonna, che mai e poi mai avrebbe voluto vedere interamente
nudo.
Considerava questo momento il più intenso di tutti i martedì, soprattutto
perché da vero trasgressore rubava una manciata di minuti dopo lo scoccare
dell’ora lecita sfidando, in un tacito consenso, gli occhi del quartiere
da dietro le tendine.
Alle sei e zero cinque si esauriva anche il tempo complice. La signora
Livingstone estasiata da tutta quella attenzione s’alzava discreta
ripiegando il giornale sul divano, mentre il Signor Bell che era un
gentiluomo guadagnava la porta aspettando il regalo pattuito. Passava
secondi indimenticabili fino a quando la signora Livingstone tornava in
ingresso e gli porgeva una bustina di carta con la marca di un’antica
merceria di Londra. Lui maneggiava la bustina per accettarsi che
contenesse quei bellissimi guanti di pizzo nero, che fino a poco prima
erano stati il simbolo della loro trasgressione, magicamente in contrasto
con la seta color carne della calza.
Era soddisfatto il Signor Bell, mai e poi mai avrebbe potuto rinunciare a
quel regalo. “Buonasera Signora Livingstone.” “Buonasera Signor Bell.”
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pubblicazione
Giugno 2005
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