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Adamo Bencivenga
Via Appia
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Sarà che
cammini su questo viale di pini, in fretta per quanto possa andare sui
tacchi, incontro ad una luce che ancora non vedi e ti fa sentire smarrita
ed ancora più sola, come se al mondo ogni donna a quest’ora, avesse il
calore ed il giusto compenso, e tu l’unica per strada in cerca d’amore,
per questo cammini, per questo ti sbrighi, verso un’insegna che è la tua
meta, in un parcheggio all’aperto di un supermercato notturno.
Chissà se già ti aspetta impaziente che fuma, oppure è in ritardo per
vederti per prima, perché non t’ha mai vista e tu nemmeno, ed ora non
ricordi nemmeno se è alto, se t’ha detto che è moro o ha perso i capelli.
E’ la prima volta che accetti un invito, da uno sconosciuto che hai
sentito per giorni, e solo stasera ti sei decisa, ad interrompere un sogno
di una voce che calda, ti parlava d’amore senza guardarti negli occhi,
t’addormentava serena ogni sera nel letto, accompagnando le voglie per
filo e per segno, alle forme del seno, alle gambe più belle.
Per questo cammini, per questo t’affretti, ma ti senti ridicola a pensarlo
già bello, che cortese ti dice che gli appari un incanto, uguale e
perfetta all’idea di un’amante, che un uomo modella quando scende la
notte, e la inventa castana se bionda è un po’ troppo, l’ovale del viso, i
capelli a caschetto, magari un cappello per covarci le voglie, magari un
rossetto per pensare al mattino, che ha fatto l’amore con una signora di
classe.
Per questo cammini, per questo t’affretti, per questo non vedi ancora le
luci, ed hai lasciato la macchina troppo lontano, perché non vuoi che veda
la targa e possa rintracciarti se in caso non sbocci, l’amore o qualcosa
che ci si aspetta di sera, dopo una cena e la candela finita, tante parole
che non dicono niente, e gli occhi si guardano per domandarsi se è ora,
l’ora più giusta perché quegli sguardi, diventino baci e poi saliva e
capelli.
Guardi per terra ed eviti i sassi, i rami ed i vetri per non strusciare le
scarpe, che ti costano un occhio ma ti fanno ancheggiare, ti fanno sentire
donna fatale, all’altezza del gioco che stasera t’aspetti. Sarebbe un
peccato se addirittura cadessi, pensando al vestito che è la prima volta
che metti, di seta cinese scollato quel tanto, che un uomo qualunque non
farebbe fatica, a pensare che vai ad un appuntamento galante, che stai
andando da un uomo che ti fissi e t’ammiri, dove senza imbarazzo tu hai
voglia che guardi, che s’affoghi e si perda mentre gli chiedi da bere, sul
suo divano di pelle, nella sua casa del mare, che è qui a due passi almeno
ti ha detto, dove il sole s’immerge e rimane il bagliore, come se il
giorno non diventasse mai notte e l’alba domani un’attesa che freme.
Oddio che voglia di sentirti rapita, d’essere creta per due mani leggere,
d’essere paglia per due occhi di fuoco, che sussurrano amore perché non
serve la voce, quando l’anima calda le attira e le vuole, nel punto che
ora lasci che il vento, si convinca sorpreso che non porti mutande, che
mai le porti quando in fondo alla notte, c’è un’insegna di luce ed un uomo
che aspetta. Ma stasera davvero sarà una notte diversa, da tutte le altre
quando sola nel letto, cerchi sudata la parte più fredda, per rabbonirti
le voglie che vengono in sogno e ti fanno sentire preda e saccheggio, di
mandrie in attesa che aspettano il turno.
Stasera davvero sarai l’ombra di un uomo, che ora sotto un lampione
s’allunga e s’accorcia, senza spessore perché non abbia più posto, per
contenere il cuore o l’anima tutta, per non avere i sensi che ti fanno
gioire, né la coscienza che ti fa male davvero. Nel sogno succede che sei
pelle e poi sesso, col viso sfibrato senza occhi né forma, perché non
serve all’amore uno sguardo profondo, e mai nessuno t’ha chiesto di
vederci un tramonto, né aghi di pino che cadono a grumi, né arance succose
quando viene l’inverno.
Le macchine sfrecciano e fanno paura, ti tieni la gonna sollevata dal
vento, non sia mai che qualcuno potesse pensare, che una donna a quest’ora
che cammina sull’Appia, non è altro che un sogno a portata di tasca, due
gambe gemelle a portata di mano. Se fosse poi vero comunque che cambia,
stai andando da un uomo che neanche conosci e non sai se è pelato o ha gli
occhi di ghiaccio, se ha un cuore che batte ogni tanto più forte, semmai
abbia preso a volte il coraggio, di dire ad una donna che l’ama davvero,
di passarci una sera come speri stanotte, perché il giorno non sia sempre
uguale domani, svegliandoti sfatta sotto un altro soffitto.
Per questo cammini e non vedi la fine, il chiarore gassoso alla fine di un
tunnel, nell’attesa che sale ad ogni passo che affretti, ad ogni respiro
che gonfia il tuo petto, che è bello abbondante e stasera davvero, lo
mostri e lo offri quando seduta l’aspetti, che ti serva da bere e ti dica
mia cara, e ti chieda discreto se un po’ l’hai rifatto, perché non cala e
sta dritto e strappa l’ardore a chiunque stasera ringrazi la sorte, di
stargli vicino o addirittura lo tocchi. Chiunque stasera… rallenti e ci
pensi…
E se non fosse lui, ma un altro? Se ha chiesto a un suo amico di fargli un
favore d’incontrare una donna e di farci l’amore, perché magari è sposato
oppure impotente, oppure stasera ha avuto altro da fare… Del resto lui o
un altro che cambia stasera? Per te cambierebbe soltanto la voce, quella
di notte che t’accompagna e poi sale. E sale e s’insinua senza rendersi
conto, che sono i tuoi sogni e non c’è niente di vero, e magari al
parcheggio non trovi nessuno, neanche un commesso che fa il turno di
notte, neanche un suo amico o una guardia notturna, neanche una squillo
per avvertirti che tarda.
Ma poi se ci pensi non cambierebbe poi molto, perché quello che vuoi è
quest’attesa che dentro, ti dà ansia e mistero e nutre il tuo cuore, ti
fiacca le gambe che ora più lente, lasciano al dubbio se è lui o un suo
amico, se ha i capelli castani o li ha persi da tempo. Per questo ti
fermi, per questo ci pensi, mentre guardi l’insegna e l’Appia è deserta e
nel parcheggio c’è un’ombra che freme e che fuma, ma è troppo distante e
non distingui la faccia.
L’ansia ti prende e gli volti le spalle, lasciando ad un sogno la strada
che resta, perché quello che cerchi è la sensazione che provi, quello che
senti è linfa che scorre, e stasera davvero hai incontrato l’amore, che è
dentro te stessa e non può essere altrove.
FINE
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