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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Tradimenti

di Libera Eva

Foto davidg

 
 
 
 

 

Non posso pensare che non sospetti di nulla, che russa che sogna e dorme tranquillo, ed io che rientro in punta di piedi, con le scarpe in mano e l’ansia di fianco, mentre scivolo lungo l’oscurità della casa, e mi chiudo nel bagno e mi guardo allo specchio, mi chiedo stupita come mai non s’accorge, e come è possibile che anche stanotte, l’ho passata così liscia ed ho fatto mattina.
Saranno le sei e l’alba di fuori, ha illuminato già i gatti e i poliziotti di turno, le tante ragioni infiacchite al rimorso, di chi come me ogni volta rientrando, sente più forti gli odori di casa, e giura davvero che sia l’ultima volta, che mai e poi mai ci sarà un’altra notte, a spaiarle i capelli al riflesso di luna.

Tra poco si alza e vedrà la mia faccia, sfatta e distrutta per una notte da sveglia, che penosa ora tento di ridarle colore, almeno quel poco perché non sia evidente, di quanto stanotte ho urlato al piacere, estasiata da un maschio che martellava il bisogno, di farmi l’amore ogni volta più intenso, di fiaccarmi le gambe come mai è successo.
Ma come è possibile che lui non s’accorga, che sua moglie ha passato fuori dal letto, una notte completa fumando e bevendo, sentendosi schiava d’un desiderio perverso, di essere femmina unica al mondo, che fa l’amore per ore e mai non si stanca?
Tra poco si alza e dirà “buongiorno mia cara”, se ho dormito tranquilla o un sogno molesto, ha disturbato il mio sonno tenero e intatto, come fossi una bimba senza malizia, dall’aria innocente e timorosa di tutto. Come vorrei che mi guardasse davvero, perché la mia faccia non convince nessuno, che ho passato la notte sopra un cuscino, e queste tracce di trucco che strucco e ritrucco, sono solo segnali di una notte trascorsa, lontano dal letto dove non sogno da tempo, dove ci dormo ed altro non faccio. Come vorrei che m’alzasse la gonna, per rendersi conto come sono conciata, per misurare fin dove m’ha ridotta la voglia, di un amante che ora mi starà ancora pensando, nonostante le ore, nonostante le urla.

Se veramente sapesse che faccio a due passi, e non esco per strada ma salgo le scale, mentre lui mi crede da tutt’altra parte, in pena per una zia che neanche conosce, e neanch’io ho mai visto e sentito parlare. Se sapesse davvero che quando chiudo la porta, salgo venti gradini verso il mio paradiso, mentre slaccio un bottone o accorcio la gonna, e mi guardo e m’aggiusto nello specchio del trucco, per essere bella appena s’apre la porta, per sentirmi regina unica al mondo.
Ecco, sento la sveglia, tra poco si alza! Tutto assonnato verrà a baciarmi sul collo. Basterebbe davvero un respiro profondo, per annusare l’odore indelebile e secco, d’amante di notte e gatta in calore, che non lascia altre tracce ma parla da solo, che stanotte sua moglie ha giocato all’amore, e lo ha fatto più volte dai piedi ai capelli, che ancora sudati non lasciano scampo.
Se sapesse come diavolo mi sono ridotta, a farmi cercare al piano di sopra, tra una camera e un’altra in bagno e in cucina, per poi farmi scovare in un angolo aperta, senza per questo avere un rimorso, d’interrompermi in tempo e scender le scale.

Mi prometto ogni volta d’avere giudizio, tra le gambe che ingorde spalanco ad un cenno, d’avere ragione sul mio sesso che chiede, perché ad un’ora precisa mi ridia il contegno, di signora perbene che è salita un secondo, per un po’ di prezzemolo o una manciata di sale.
Ma chi vuoi chi ci creda a quell’ora di notte dentro quei spioncini che sanno tutto di tutto! Perché lì sopra ci salgo solo per altro, altro che sale o una cena di pesce, e gli ospiti a casa che mi stanno aspettando!

Alle volte mi sale davvero la rabbia, il disgusto di fare quello che voglio, e vorrei confessargli per filo e per segno, come stanno le cose e cosa faccio di notte. Cavolo! Ma come fa a dormire sonni tranquilli, quando sua moglie è fuori di casa, a due metri da qui proprio sopra la testa, come una grondaia che rigurgita e scola, sotto fulmini e tuoni quando piove a dirotto.
Davvero non capisce che fuori è bel tempo, e quei rumori che sente sono frutto e poi seme, del desiderio sfrenato d’un uomo che vuole, e incastra una donna nello stipite stretto, per sentirla più piena per sentirla più vuota!

Ma cavolo! Non c’è nessuna zia che sta per morire, o qualsiasi altra balla mi salti in testa! Quelle storie non le scelgo perché siano credibili, ma solo coerenti ad altre che dico. Così che mia zia avrà dei figli e un marito, e poi dei nipoti e una casa in campagna, che c’impiego del tempo lungo quella strada sterrata, dove facilmente si buca, dove di sicuro mi perdo.
E mio zio ha una macchina vecchia e scassata, un fuoristrada enorme con le marce ridotte, ed una volta, ricordo, mi ha riportato in dietro, mentre pioveva, pioveva a dirotto! I miei zii hanno una cagna bastarda, un incrocio a pelo lungo che chiamano Lenny, e Lenny una volta mi ha strappato il vestito, mi ha sporcato la gonna nera di seta!

Ma in questa storia non c’è nessuna cagna, oltre me naturalmente che macchio la gonna, ma non è colpa di Lenny, non è acqua di grondaia che cola dal tetto rifatto, non è mia zia che sbadata mi ha rovesciato l’olio più denso, quello buono di oliva che compra da una vecchietta di fronte! E poi mia cugina Lisa, quella che è nata lo stesso mio giorno, che cammina strana perchè ha una gamba più corta, ed è un po’ toccata e alla volte sragiona, e l’altro mese l’ho accompagnata al pronto soccorso, per via della solita gravidanza nervosa, perchè mio zio era a letto con la febbre a 40.
E così via fino a pensare che tutto questo sia vero, davvero che accada in qualche parte del mondo, fino a crederci che la sera non salgo le scale, ma prendo la macchina e mi faccio chilometri, per ritrovarmi distesa dove mi sveglio, e solo là mi rendo conto di non essere uscita, quando m’ingozzo d’amore e piacere, che deve durare una settimana completa, e se salta quindici maledetti giorni di fila!

Perché come in tutte le storie che si rispettino, lui è sposato! Ha una moglie che ogni mercoledì fa il turno di notte. Mi viene da domandarmi se conosce mia zia, se percorre la strada buia e sterrata. A guardarla in faccia ha gli anni di Lisa. Chissà se da qualche parte si sono mai incontrate? Quando il mercoledì esce sento la scia del suo profumo, il rumore dei suoi tacchi che scendono lentamente. Hanno la stessa mia andatura, lo stesso suono quando salgo le scale, penso ogni volta a quanto sia fortunata, perché lei non ha bisogno di una zia malata, di Lenny, di Lisa e di olio buono di frantoio!
Ci scambiamo semplicemente gli uomini, io corro dove lei sta fuggendo! Chissà se il suo amante ha un’altra donna, che a suo volta corre al capezzale di un’altra zia. Tutto ciò mi ricorda quando da piccola giocavo ai quattro cantoni, ed era sufficiente che qualcuna di noi, non rispettasse il sincronismo per perdere il posto. E così via fino a pensare che siamo tutti scarti ed avanzi, fino a chiedermi perché sua moglie rifiuta quello che io cerco, e visto che mio marito dorme sonni tranquilli, ci deve essere un’altra donna al mondo, che rompe la catena, che non corre e non fugge, ma rimane nel letto!

Ora lo sento. “Ma ti sei già alzata?” Sapesse quanta voglia avrei di dormire, ora che non mi sento schiava dei sensi, proprio adesso che un sonno profondo, mi rigenererebbe cuore e cervello! Mi sbrigo e mi metto gli occhiali, perché non voglio che veda i miei occhi, sarebbe come confessare che ho un amante, e mia zia risiede solo nelle mie scuse, e stanotte non c’è stato un bacio soltanto, che da ieri sera fino all’alba inoltrata, m’ha trafitto la parte che mi distingue dal maschio.
Ma vorrei anche dirgli che è rimasto lontano dal cuore, perché quello davvero non riesco ad imbrogliarlo! Non c’è amore quando mi prende, non c’è affetto quando supina lo invoglio, quando in ginocchio mi buca e mi spreme. Senza parlare a gesti lo tento, lo tento nel posto dove solo a quell’ora, escono a grumi parole deformi. Sono lì preda che seguo ed eseguo, e mi domando davvero se tutto ciò potrei averlo, senza tutta questa storia, senza uscire di casa.

Ma non riesco a controllare l’istinto, la calamita che mi risucchia e m’attira, anche se non ha nulla che non abbia mio marito, nulla che a mente fredda valga la pena di rischiare in quel modo. E’ semplicemente un rifiuto di un'altra donna, meno interessante di qualsiasi altro uomo, perché è quasi calvo con una foresta di peli all’altezza del petto, nei momenti di intimo emana un grugnito inquietante, ma forse è proprio questo che m’attrae, questo proibito che mi rende imbecille, questo disgusto dove faccio accovacciare il suo sesso.
Per lui mi faccio bella, passo ore a truccarmi e poi ricomincio daccapo, quando penso di essere pronta, quando sono convinta che nessuno potrebbe resistermi. Da lui mi faccio dire parole che nessuno oserebbe, ed è l’unico che può dirmele calde, che può scandire due sillabe da strada dentro la mia bocca che le chiede e le ingoia. L’unico che può deridere mio marito che dorme, fino a raschiarmi l’anima dentro, dove il piacere si scioglie e fa condensa, fino a quando, se ci fosse un gallo, canterebbe davvero.

Ora eccomi davanti a questo specchio, mi domando fino a quando potrà essere così falso, e riflettere due occhi innocenti, fino a quando mio marito chiuderà i suoi per non vedermi. Non mi domando se sia lecito! Perché se non lo fosse lo farei lo stesso! Alle volte fantastico che mio marito ne sia al corrente, che quando esco ne aspetta un’altra più bella, ma forse mi fa solo piacere pensare che come me svuota le sue voglie fuggendone all’alba. Perché sarebbe più indolore il tradimento, perché sarebbe come una doccia che lava le colpe.
Eccolo ora assonnato dorme in piedi sulla mia spalla, mi domanda come sta mia zia e a che ora sono rientrata. E’ sicuro di me e non c’è malizia nel volerlo sapere! Come al solito mi bacia il collo e la sua mano risale dolcemente le gambe. Non si sorprende che sono senza mutande, mi tocca e la sfiora come per costatarne la misura. Sembra quasi che voglia contare quante volte, una per una o per far presto a dozzine, e quanto piacere ho goduto strillando, quante volte m’ha presa e quanto dura ogni volta!

Lo amo e gli voglio bene, e non so se sarebbe lo stesso se non salissi quei venti scalini. Penso che tradirlo sia un atto di gratitudine e se fosse coscienzioso dovrebbe baciare ogni gradino, ogni centimetro della mia pelle ancora arrossata.
Mi guarda come se stesse pensando le stesse cose, come se tra il suo sonno ci fosse una colpa altrettanto profonda. Mi bacia e mi ringrazia come se quello che tocca, fosse la prova che cercava da sempre, la convinzione che quello che è stato succederà altre volte, tutti i mercoledì che vado a trovare mia zia quando l’infermiera si trucca e lascia vacante il suo letto.
Lo bacio e mi faccio baciare, come se stanotte non l’avessi tradito, ma amato con la testa e col cuore, perché sono certa che ne conosce il motivo, di questo fiume che scorre, di questo lago che bagna, come se stanotte non l’avessi tradito, ma amato davvero nel letto di un altro.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

  

 
 
COMMENTI DALLA RETE
 

Crudo ma bello e ben scritto   al_sa

Uno dei maggiori vettori che spinge al tradimento è la trasgressione; ed a volte, per fare ciò, si tradisce con persone che, accostate al nostro partner, risultano molto deficitarie in molti tipi di confronto. Alberico Viendalvento

Devo dire che scrivi molto bene. Ho letto tutti i tuoi racconti e sono abbastanza sorpreso anche dalla psicologia che riesci a dare al personaggio di turno.   Erotiaco 

Trovo che il tuo sia un racconto molto forte, e mi è piaciuto. Devo aggiungere che non so perché, l'ho trovato anche un po' triste. Hai spiegato molto bene del dovere volere-non volere.   Ruth

Complimenti By  Bi

Mi sconvolge pensare che tutto ciò sia vero, che si possa vivere anonimi per tanti anni insieme. A rileggerti.  Giovanna

Una pregunta... ma perche' i tuoi racconti sono sempre tristi - troppo tristi?  Helene

Alle volte è così difficile trovare nel mare di internet racconti di questo spessore.  Ti leggerò ancora.   Sara

Un inappuntabile narrato saggistico, in cui la prosa si rilassa per pensare del Tradimento utilizzando una trama. Poco importa se si sia d'accordo o meno, in quanto racconto importa che sia bello. E no, non triste, ma quasi inevitabile, ineluttabile.  Paolo

Si mi piace decisamente questo racconto di tradimento del mercoledì. Mi piace l'impostazione, la descrizione interiore della donna. Ciao  Salsedine

Non è propriamente erotico, ma vero si. Riesci a rendere il dramma dello scontro che si crea fra la ragione e l'irrazionale. A rileggerti.  RUFUS

Molto crudo, molto vivido, realistico. Denota forse la malattia della nostra generazione; o viceversa l'incongruenza delle generazioni passate, incongruenza tra il valore astratto della fedeltà e le ragioni (puramente pratiche) per le quali si riusciva a raggiungere la stessa. Per il tuo personaggio perdere il proprio marito sarebbe l'unico interruttore per accendere la luce e capire. Mi piace molto.  ema

L'avrei intitolato "I quattro cantoni"... è geniale la trovata! Sono d'accordo con gli altri il racconto è crudo ma realistico. Silvye

Nel girotondo della vita siamo tutti scarti ed avanzi. L'ho letto d'un fiato... Messico&Nubi

 
 
 
     
 

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