|
Non posso pensare che
non sospetti di nulla, che russa che sogna e dorme tranquillo, ed io che
rientro in punta di piedi, con le scarpe in mano e l’ansia di fianco,
mentre scivolo lungo l’oscurità della casa, e mi chiudo nel bagno e mi
guardo allo specchio, mi chiedo stupita come mai non s’accorge, e come è
possibile che anche stanotte, l’ho passata così liscia ed ho fatto
mattina.
Saranno le sei e l’alba di fuori, ha illuminato già i gatti e i poliziotti
di turno, le tante ragioni infiacchite al rimorso, di chi come me ogni
volta rientrando, sente più forti gli odori di casa, e giura davvero che
sia l’ultima volta, che mai e poi mai ci sarà un’altra notte, a spaiarle i
capelli al riflesso di luna.
Tra poco si alza e vedrà la mia faccia, sfatta e distrutta per una notte
da sveglia, che penosa ora tento di ridarle colore, almeno quel poco
perché non sia evidente, di quanto stanotte ho urlato al piacere,
estasiata da un maschio che martellava il bisogno, di farmi l’amore ogni
volta più intenso, di fiaccarmi le gambe come mai è successo.
Ma come è possibile che lui non s’accorga, che sua moglie ha passato fuori
dal letto, una notte completa fumando e bevendo, sentendosi schiava d’un
desiderio perverso, di essere femmina unica al mondo, che fa l’amore per
ore e mai non si stanca?
Tra poco si alza e dirà “buongiorno mia cara”, se ho dormito tranquilla o
un sogno molesto, ha disturbato il mio sonno tenero e intatto, come fossi
una bimba senza malizia, dall’aria innocente e timorosa di tutto. Come
vorrei che mi guardasse davvero, perché la mia faccia non convince
nessuno, che ho passato la notte sopra un cuscino, e queste tracce di
trucco che strucco e ritrucco, sono solo segnali di una notte trascorsa,
lontano dal letto dove non sogno da tempo, dove ci dormo ed altro non
faccio. Come vorrei che m’alzasse la gonna, per rendersi conto come sono
conciata, per misurare fin dove m’ha ridotta la voglia, di un amante che
ora mi starà ancora pensando, nonostante le ore, nonostante le urla.
Se veramente sapesse che faccio a due passi, e non esco per strada ma
salgo le scale, mentre lui mi crede da tutt’altra parte, in pena per una
zia che neanche conosce, e neanch’io ho mai visto e sentito parlare. Se
sapesse davvero che quando chiudo la porta, salgo venti gradini verso il
mio paradiso, mentre slaccio un bottone o accorcio la gonna, e mi guardo e
m’aggiusto nello specchio del trucco, per essere bella appena s’apre la
porta, per sentirmi regina unica al mondo.
Ecco, sento la sveglia, tra poco si alza! Tutto assonnato verrà a baciarmi
sul collo. Basterebbe davvero un respiro profondo, per annusare l’odore
indelebile e secco, d’amante di notte e gatta in calore, che non lascia
altre tracce ma parla da solo, che stanotte sua moglie ha giocato
all’amore, e lo ha fatto più volte dai piedi ai capelli, che ancora sudati
non lasciano scampo.
Se sapesse come diavolo mi sono ridotta, a farmi cercare al piano di
sopra, tra una camera e un’altra in bagno e in cucina, per poi farmi
scovare in un angolo aperta, senza per questo avere un rimorso,
d’interrompermi in tempo e scender le scale.
Mi prometto ogni volta d’avere giudizio, tra le gambe che ingorde spalanco
ad un cenno, d’avere ragione sul mio sesso che chiede, perché ad un’ora
precisa mi ridia il contegno, di signora perbene che è salita un secondo,
per un po’ di prezzemolo o una manciata di sale.
Ma chi vuoi chi ci creda a quell’ora di notte dentro quei spioncini che
sanno tutto di tutto! Perché lì sopra ci salgo solo per altro, altro che
sale o una cena di pesce, e gli ospiti a casa che mi stanno aspettando!
Alle volte mi sale davvero la rabbia, il disgusto di fare quello che
voglio, e vorrei confessargli per filo e per segno, come stanno le cose e
cosa faccio di notte. Cavolo! Ma come fa a dormire sonni tranquilli,
quando sua moglie è fuori di casa, a due metri da qui proprio sopra la
testa, come una grondaia che rigurgita e scola, sotto fulmini e tuoni
quando piove a dirotto.
Davvero non capisce che fuori è bel tempo, e quei rumori che sente sono
frutto e poi seme, del desiderio sfrenato d’un uomo che vuole, e incastra
una donna nello stipite stretto, per sentirla più piena per sentirla più
vuota!
Ma cavolo! Non c’è nessuna zia che sta per morire, o qualsiasi altra balla
mi salti in testa! Quelle storie non le scelgo perché siano credibili, ma
solo coerenti ad altre che dico. Così che mia zia avrà dei figli e un
marito, e poi dei nipoti e una casa in campagna, che c’impiego del tempo
lungo quella strada sterrata, dove facilmente si buca, dove di sicuro mi
perdo.
E mio zio ha una macchina vecchia e scassata, un fuoristrada enorme con le
marce ridotte, ed una volta, ricordo, mi ha riportato in dietro, mentre
pioveva, pioveva a dirotto! I miei zii hanno una cagna bastarda, un
incrocio a pelo lungo che chiamano Lenny, e Lenny una volta mi ha
strappato il vestito, mi ha sporcato la gonna nera di seta!
Ma in questa storia non c’è nessuna cagna, oltre me naturalmente che
macchio la gonna, ma non è colpa di Lenny, non è acqua di grondaia che
cola dal tetto rifatto, non è mia zia che sbadata mi ha rovesciato l’olio
più denso, quello buono di oliva che compra da una vecchietta di fronte! E
poi mia cugina Lisa, quella che è nata lo stesso mio giorno, che cammina
strana perchè ha una gamba più corta, ed è un po’ toccata e alla volte
sragiona, e l’altro mese l’ho accompagnata al pronto soccorso, per via
della solita gravidanza nervosa, perchè mio zio era a letto con la febbre
a 40.
E così via fino a pensare che tutto questo sia vero, davvero che accada in
qualche parte del mondo, fino a crederci che la sera non salgo le scale,
ma prendo la macchina e mi faccio chilometri, per ritrovarmi distesa dove
mi sveglio, e solo là mi rendo conto di non essere uscita, quando
m’ingozzo d’amore e piacere, che deve durare una settimana completa, e se
salta quindici maledetti giorni di fila!
Perché come in tutte le storie che si rispettino, lui è sposato! Ha una
moglie che ogni mercoledì fa il turno di notte. Mi viene da domandarmi se
conosce mia zia, se percorre la strada buia e sterrata. A guardarla in
faccia ha gli anni di Lisa. Chissà se da qualche parte si sono mai
incontrate? Quando il mercoledì esce sento la scia del suo profumo, il
rumore dei suoi tacchi che scendono lentamente. Hanno la stessa mia
andatura, lo stesso suono quando salgo le scale, penso ogni volta a quanto
sia fortunata, perché lei non ha bisogno di una zia malata, di Lenny, di
Lisa e di olio buono di frantoio!
Ci scambiamo semplicemente gli uomini, io corro dove lei sta fuggendo!
Chissà se il suo amante ha un’altra donna, che a suo volta corre al
capezzale di un’altra zia. Tutto ciò mi ricorda quando da piccola giocavo
ai quattro cantoni, ed era sufficiente che qualcuna di noi, non
rispettasse il sincronismo per perdere il posto. E così via fino a pensare
che siamo tutti scarti ed avanzi, fino a chiedermi perché sua moglie
rifiuta quello che io cerco, e visto che mio marito dorme sonni
tranquilli, ci deve essere un’altra donna al mondo, che rompe la catena,
che non corre e non fugge, ma rimane nel letto!
Ora lo sento. “Ma ti sei già alzata?” Sapesse quanta voglia avrei di
dormire, ora che non mi sento schiava dei sensi, proprio adesso che un
sonno profondo, mi rigenererebbe cuore e cervello! Mi sbrigo e mi metto
gli occhiali, perché non voglio che veda i miei occhi, sarebbe come
confessare che ho un amante, e mia zia risiede solo nelle mie scuse, e
stanotte non c’è stato un bacio soltanto, che da ieri sera fino all’alba
inoltrata, m’ha trafitto la parte che mi distingue dal maschio.
Ma vorrei anche dirgli che è rimasto lontano dal cuore, perché quello
davvero non riesco ad imbrogliarlo! Non c’è amore quando mi prende, non
c’è affetto quando supina lo invoglio, quando in ginocchio mi buca e mi
spreme. Senza parlare a gesti lo tento, lo tento nel posto dove solo a
quell’ora, escono a grumi parole deformi. Sono lì preda che seguo ed
eseguo, e mi domando davvero se tutto ciò potrei averlo, senza tutta
questa storia, senza uscire di casa.
Ma non riesco a controllare l’istinto, la calamita che mi risucchia e
m’attira, anche se non ha nulla che non abbia mio marito, nulla che a
mente fredda valga la pena di rischiare in quel modo. E’ semplicemente un
rifiuto di un'altra donna, meno interessante di qualsiasi altro uomo,
perché è quasi calvo con una foresta di peli all’altezza del petto, nei
momenti di intimo emana un grugnito inquietante, ma forse è proprio questo
che m’attrae, questo proibito che mi rende imbecille, questo disgusto dove
faccio accovacciare il suo sesso.
Per lui mi faccio bella, passo ore a truccarmi e poi ricomincio daccapo,
quando penso di essere pronta, quando sono convinta che nessuno potrebbe
resistermi. Da lui mi faccio dire parole che nessuno oserebbe, ed è
l’unico che può dirmele calde, che può scandire due sillabe da strada
dentro la mia bocca che le chiede e le ingoia. L’unico che può deridere
mio marito che dorme, fino a raschiarmi l’anima dentro, dove il piacere si
scioglie e fa condensa, fino a quando, se ci fosse un gallo, canterebbe
davvero.
Ora eccomi davanti a questo specchio, mi domando fino a quando potrà
essere così falso, e riflettere due occhi innocenti, fino a quando mio
marito chiuderà i suoi per non vedermi. Non mi domando se sia lecito!
Perché se non lo fosse lo farei lo stesso! Alle volte fantastico che mio
marito ne sia al corrente, che quando esco ne aspetta un’altra più bella,
ma forse mi fa solo piacere pensare che come me svuota le sue voglie
fuggendone all’alba. Perché sarebbe più indolore il tradimento, perché
sarebbe come una doccia che lava le colpe.
Eccolo ora assonnato dorme in piedi sulla mia spalla, mi domanda come sta
mia zia e a che ora sono rientrata. E’ sicuro di me e non c’è malizia nel
volerlo sapere! Come al solito mi bacia il collo e la sua mano risale
dolcemente le gambe. Non si sorprende che sono senza mutande, mi tocca e
la sfiora come per costatarne la misura. Sembra quasi che voglia contare
quante volte, una per una o per far presto a dozzine, e quanto piacere ho
goduto strillando, quante volte m’ha presa e quanto dura ogni volta!
Lo amo e gli voglio
bene, e non so se sarebbe lo stesso se non salissi quei venti scalini.
Penso che tradirlo sia un atto di gratitudine e se fosse coscienzioso
dovrebbe baciare ogni gradino, ogni centimetro della mia pelle ancora
arrossata.
Mi guarda come se stesse pensando le stesse cose, come se tra il suo sonno
ci fosse una colpa altrettanto profonda. Mi bacia e mi ringrazia come se
quello che tocca, fosse la prova che cercava da sempre, la convinzione che
quello che è stato succederà altre volte, tutti i mercoledì che vado a
trovare mia zia quando l’infermiera si trucca e lascia vacante il suo
letto.
Lo bacio e mi faccio baciare, come se stanotte non l’avessi tradito, ma
amato con la testa e col cuore, perché sono certa che ne conosce il
motivo, di questo fiume che scorre, di questo lago che bagna, come se
stanotte non l’avessi tradito, ma amato davvero nel letto di un altro.
|