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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

Tango Argentino

foto di Michele Marchese

 
 
 

E’ sopra questo parquet che mi gioco la faccia, questa faccia irriverente di passione e di fuoco, di passato e presente che tutti intuiscono, da come muovo le gambe a passi perfetti, da come sospiro e ingrosso il vestito, ripieno di tette di latte di femmina bella, che chiunque stanotte vorrebbe toccare, chiunque baciare per sapere per quanto, s’ingozza una bocca senza riprendere fiato.

Sono qui che ballo e mi lascio guidare, da uno tra i tanti che sicuro mi scorta, obbediente lo fisso nel nero degli occhi, remissiva poi smetto e mi par di sentire, l’odore di terra dopo un uragano d’agosto, dentro la bocca che muta freme dal dire, ma rimane appagata dalle sole parole, che attira e che vuole volgari ed oscene. Parole di sesso che m’invitano fitte, parole d’amore che mi sfiorano appena, al cospetto ribelle ma femmina doma, addomesticata nel punto dove fa differenza, dove vale la pena di continuare a ballare. Apro chiudo e muovo le gambe, tra questi occhi che attenti non perdono un passo, mi pigia e mi preme dove la stoffa, s’arriccia e fa pieghe corrotte e immorali, dove sotto il vestito batte e ribatte, la sola ragione che m’allontana e mi unisce, a questi fiati che caldi m’accompagnano maschi, a queste dita che ferme mi stringono a morsa, in un vortice intenso senza capo né coda.

E’ tango argentino muscoli duri, che insistenti mi premono e cingono i fianchi, mi spingono in mezzo tenaci e sicuri, dove schiudo le labbra spalancate alla brama, dove sono bucata dove il cuore è distante. E sono carezze memorie lontane, baci indelebili lasciati ammuffire, sbuffate di treni che fanno vapore, attorno al velluto di questo vestito, che ha perso ogni forma per avere rispetto, ogni grinza e fragranza d’esser la sola, femmina bella che si nega e s’apprezza, mentre giurano certi di poterla riempire, nel vuoto mai colmo dove amanti di notte, hanno sterrato nel tempo a colpi di cuore.

Mi stringono il petto e mite m’affido, a mani metalliche che mi fanno volare, sopra questo infinito di sentirmi leggera, nell’anima dentro e sopra la pelle, e sognano fieri d’avermi toccato, d’aver ballano con me almeno una notte, almeno nel sogno se non succede stasera, se il tempo non basta per l’ultimo in coda. Tingo le labbra di rosso di miele, come marchi a fuoco sul dorso di vacche, e cerchio i miei occhi di nero carbone, perché qualcuno stanotte ci possa vedere, un riflesso più intenso che fa luce e contrasto, come occhiaie al mattino che sanno d’amore.

Li sento l’invito li chiamo e li accetto, perché mi divaricano a modo le gambe, e sono colpi che stridono dentro la carne, che docile e molle si schiude e s’arrossa, come schiaffi che bruciano come promesse, dei tanti lo giuro nei letti scaldati, di mogli che valgono quanto un filo di calza, di sorelle di notte tra i respiri strozzati. Li sento l’invito li chiamo e li accetto, sono lampi bollenti che s’infilano a lame, e scaricano bisogni d’amore e tormento, come piscio all’aperto addosso ad un muro. Sono scrosci di schizzi e un rigagnolo caldo, d’una goccia intrigante che s’infila nel seno, e sa di sudore di ballo di tango, che bagna le suole e bagna i miei tacchi, che stanotte nel letto saranno più fieri, più dritti e più duri dentro bocche fumanti, che leccano e lavano l’immondizia per strada, che ogni sera raccolgo e mi porto nel letto.

Ora sono di fianco e ballano in tanti, sono sopra di sotto e s’accalcano a ressa, lampadari di gocce e tappeti più rossi, ammaestrano e domano a passi decisi, questa femmina calda che conoscono appena, che apprezzano in molti perché sa bene ballare, e si lascia toccare senza aver detto mai quanto, può costare una donna per tutta la notte, può muoversi bella al suono del tango.

Sono rutti e bestemmie di paesi vicini, parole volgari di dialetti diversi, lamenti di mogli che aspettano sveglie, monete straniere che fai fatica a contare. S’attaccano ai seni e avidi leccano, saliva di altri che hanno succhiato, poco prima la brama che acida attacca, come bocche di bimbe alle fontane, dove sono passati già i cani assetati. Tirano e mungono come se fosse già cena, come se incinta ne avessi abbondante, di questo rigonfio grasso da balia, e potesse sfamarli insieme e per ore, e potesse saziare di giorno e di notte, qualsiasi bocca che ha voglia di latte.

Per ora s’accontentano degli avanzi che offro, sotto questo velluto che ancora resiste, ma è forte l’istinto di sentirmi una lupa, madre nel ventre troia nel cuore, che allatta e che sfama la voglia che incede. Dio quante volte ci ho ceduto davvero, proprio ora quando la musica è fitta, e mi entra e mi esce una lacrima densa, come la prima che segue precisa, quel rigagnolo caldo dentro il mio seno, che divide a metà il passato e il presente, il seno di destra da quello del cuore. Mi sento sgonfiare come se fossi di aria, le mani scivolano lungo la schiena, esperte ossessive si muovono in fretta, come se sapessero che questo è il momento, il punto preciso dove una donna si lascia, ammazzare i ricordi ed ogni remora intatta.

L’energia scende e riempie le gambe, poi rapida sale seguendo la riga, che le fa più dritte più belle e puttane, le fa muovere sincrone alla cucitura e al maschio, che schiude le labbra come se fosse già maggio, e sbocciassero rose al sole ruffiane. La musica cresce martellante impetuosa, mi protegge e m’avvolge mi fa donna e conquista, come uno scialle di zingara a fiori stampati. Vedo la stessa rosa che porto all’orecchio, la stessa spampanata che toccano rozzi, la scoprono nuda con la mano che sente, lo stesso calore come se fossimo in maggio, e vagli a spiegare che non è primavera, ma poi lo sanno e preferiscono ripulirti nell’orlo, dove sfacciata s’è fatta velo e condensa.

Sa di meridione di terra argentina, di lunghi coltelli di sangue e passione, che a rivoli corre lungo strada, come rigurgiti d’acqua risucchiati da fogne. Qualcuno grida da una finestra, sono urla di cuore e castigo, ma è amore gelosia che consuma vendetta, sono questi seni abbondanti che sanno di madre, e turbano gli uomini dritti e protesi, e fanno impazzire le menti e le mani, se per caso l’immaginano liberi al vento, ciucciati da altri per non farli appassire.

E’ tango argentino è rete di calza, dove s’impigliano e muoiono i pesci più grossi, è questo ventre che ruota che spinge che tenta, che nessuno finora è riuscito a zittire. La musica insiste e s’avvicendano maschi, sessi duri che sento sotto la stoffa, è tango argentino che s’infila voluttuoso, dentro la carne e la pelle è un tutt’uno, che lacera e squarcia le ultime membra. E’ tango argentino è musica sporca, che ti intossica il sangue e ti massacra le vene, e ti gonfia le labbra come amante di notte, che vale per quanto l’hai fatto godere. E’ odore di menta tabacco tra i denti, è un uomo coi baffi che tocca che palpa, è un biglietto da mille infilato tra i seni, che spunta dal ricamo e ti rende diversa, dagli sguardi di altre di sbieco austeri. Ballo e giro calpesto il soffitto, continuo a girare come se da lontano, il suono che sento si replicasse in un’eco, tra muri di specchi e rossi damaschi, zaffate di fiati che mi fanno selvaggia, loro ridono e ballano mi fanno ruotare, come un pavone che mostra il sedere, lo offro al primo che porta un cappello, all’altro che mostra i peli del petto, sono preda e rifiuto bottino di guerra, terra bruciata e fili di fumo, dove da poco son passagli gli indiani, ballo ballo ballo …… mentre ostento e ritraggo il seno le mani, e sono carezze voluttuose e lascive, che sfiorano lievi la mia vita sottile, che mi divide come sempre nel ballo, da colei ossessiva che continua girare, dall’altra sfinita che non vuole restare.

 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 
Massimo Io... li cerco gli occhi quando faccio l'amore, ma forse non sono un uomo. Testo ricco di riferimenti, di tratti delicati e altri cruenti, ma tutti i tuoi sono un crogiuolo di sensazioni multiformi. E' ancora festa, eccoti !! 
2002 navant Hai sicuramente personalità 
mare Conosco il tuo stile ormai, e sapevo di leggere un bel racconto, di restare travolta e coinvolta, dalla forza della donna che descrivi, forza e debolezza ( a volte sembra scritto da un uomo il tuo racconto, non so, mi sembra ci sia un modo di vedere maschile); in altri c'è la consapevolezza di un corpo che sa come sedurre, che sa come gestire le debolezze di un uomo che non vuole amore, che violenta non solo con le azioni. E tutto ha come sfondo una musica sensuale, appagante, ingannatrice, che trascina e confonde, fa viaggiare e sognare...come la donna, che balla con un uomo invisibile, balla da sola, e vede solo se stessa negli occhi avidi degli uomini che la osservano ondeggiare. Bravissima/o 
Janet Ma sarà... Io ci trovo le pieghe dei dubbi tipiche d'una donna che vuole e non vuole, che si domanda quanto puo' essere lecita la propria sensualità. Ciao
Salvatore

Ho fatto un tuffo nelle tue righe... ed è stato ... bello ed eccitante, a seconda dei versi ma sicuramente... intrigante. Ho 32 anni sposato ma... le mie fanatsie e desideri mi inseguono... con il morso del peccato verso la mia lei... ma il tutto è come una torta davanti agli occhi di un goloso... ho bisogno di arrivare al fondo per esplodere... leccare, succhiare, "penetrare"... ho bisogno di sentire, vedere, toccare, partendo da una semplice voce, ma questa dev'essere vera, concreta, le fantasie e i desideri mi fanni sentire "vivo", forse quello che provano gli appassionati di paracadutismo.. Adoro toccarmi e .. "pensare" alle mille forme e fantasie, proprio come nel tuo racconto TANGO ARGENTINO dove si materializza una donna che è presente nei miei sogni ricorrenti ed io la amo, m'accorgo di desiderarla, desiderarti perchè ho ancora tanta ma tanta sete. 

LUCA Adoro spiarti, vedere i profili del tuo corpo in ombra brillare della luce di candele. Adoro sapere che sai, osservarti nervosa timidamente immobile come felina nel tuo trepidare in attesa, vestita della tua pelle del tuo candore … Appena un velo di sudore Adoro sfidarti aspettando ancora e sfiorandoti appena. Soffiandoti passione in un orecchio… Finché ormai incapaci a resistere noi febbricitanti di tensione …affondare baci e rotolare d’amore.TI ASPETTO 
Roberto

Parole ed emozioni che ho condiviso con te.....commosso e eccitato di questo mio esserti vicino, di questo tuo essermi vicina.......come un passo incrociato di quel vecchio tango argentino ballato con Lei, agghindata come una baldracca di bordello, solo per Amore di........come lo ballo, come lo sento, come "marco" sulla sua schiena inarcata, incurvata, tesa di sesso e tesa d'amore, sudata come un "ocho" mentre mi guarda ansimarla............mentre mi insinuavo tra le sue cosce, un pò per sgambettarla, un pò perchè sentisse che ero duro come la tenera concentrazione che ci univa in quell'amplesso di suoni, colori in bianconero, ed umori di vita............. Balla con me.........questo tango............sentendoti troia.......sentendoti madre.........sentendoti amante....... Un abbraccio...........un bacio..........ed una lacrima di profondo piacere sul tuo seno......... Roberto

Diego L'ho sentita la musica sai, l'ho viste le pieghe di velluto sai, proprio dove fanno pieghe immorali. Sei meravigliosa, sotto di te ogni situazione diventa trasgressiva, sensuale. Un bacio
leonardo
tango sensation. Bello il racconto belle le sensazioni....
ma si possono descrivere le emotioni che si provano nei 3 minuti di un tango, ..... o sono solo nostre.. forti , delicate , voluttuose ... ma nostre ...
 
 

   

 
 
     
 

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