I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

Sola di notte

Foto Jochen van Eden

 
 
 

Chissà se mio marito si è accorto dove vado di notte, mentre accanto nel letto lui dorme e poi russa, quanti treni che aspetto e che prendo, ognuno diretto contro un tramonto diverso, perché torni più in fretta la notte, ed io mi ci possa ogni volta appagare, dal primo istante che nasce, dalla prima luce che muore. Sono tenebre che danzano come piume leggere, che m’avvolgono soffici come tele di ragno, dentro un cunicolo acerbo di pareti di spugna, che attutiscono spigoli e sedano brame, d’amore e sevizie che confondo nel sogno. Le vedo che avanzano e mi faccio guidare, inondata nel ventre come spiagge al crepuscolo, e rinasco più bella dentro ogni sguardo che incontro, di tutte le volte che ci ho creduto davvero, vestita di nero, di carta velina, come se tra le gambe trasparisse la luce, in controluce la mia parte migliore, che offro e che vendo impregnata d’odori.

Sarà che ogni notte vado e finisco, dentro bordi che a malapena conosco, strade malsane bagnate d’avanzi, tra file di maschi che mi danno le spalle, che guardano in alto e pisciano al muro, tra file di maschi che alzano gonne, mentre un rivolo caldo insozza le suole. Sarà che ogni notte mi chiedo davvero, perché diavolo finisco dentro questo budello, che nel sogno potrei essere da tutt’altra parte, con una spiga di grano che m’aggrazia i capelli ed un cavaliere gentile che mi porta tra i passi, felpati e leggeri d’un valzer antico.

Cammino dentro questa notte che mi tinge di nero, che mi tinge mignotta senza uscire dal letto, accanto a questo uomo che dorme e che russa, e russa smodato senza nessuna creanza, senza curarsi che c’è una donna che freme, che oscilla signora della propria astinenza, di questi pugni che premono e m’arrossano il ventre, di queste dita che sanno di femmina e smalto. Cammino dentro questa notte che mi trasforma ogni volta, come se nei suoi buchi di rifiuti e sporcizia, ci fosse davvero quello che vado cercando, quello per cui di giorno arrossisco al ribrezzo, e lo vomito convinta di schifo e disgusto. A quest’ora la luna è già alta e m’implora, di fasciarmi di trama di seta leggera, ed andare decisa incontro al mistero, che mi riempia almeno d’ansia e paura, se proprio di null’altro io fossi all’altezza.

Mi rivolto nel letto cammino e m’inoltro, dove la notte m’avvolge più fitta, e il nero che porto si confonde con il resto, con chi stanotte ha deciso di far l’amore con l’ombra, con la prima donna che a caso è entrata in un sogno. Mi sento guardata, tra le gambe spaiata, come una rosa dai petali schiusi, odorata fino a perdere profumo e fragranza, che stasera copro perché sbocci allo sguardo, e s’apra al bisogno d’un uomo che tocca, e tocca ostinato senza guardarmi negli occhi. Corrono veloci le mie frenesie, nonostante i timori non riesco a fermarle, e mi trascinano dove la notte è paura, al solo pensare di essere sola, al solo pensare che non è una notte come le altre, dove ho deciso d’inoltrarmi da sola, tra questi vicoli stretti imbrattati di sporco, che signora dabbene si sdegna a parlarne, turandosi il naso con un fazzoletto di seta. Quest’aria gelida mi arrossa la faccia, mi gela le guance e sbiadisce il mio trucco, mi sfida a pensare che sicuramente qui trovo, quello che voglio quando nessuno mi vede, e sarebbe stato un delitto non seguire la smania, che sotto la stoffa incombe e mi gonfia.

Cammino e respiro con un fiato di fumo, che si spezza nel petto ed esce tagliente, misto all’incognita di cosa m’aspetta, al mistero impaziente di quello che cerco, perché amo l’attesa e il resto non conta, se i dettagli che sento mi nutrono il ventre. Struscio i miei tacchi sul selciato lucente, patinato da vapori e annerito dai fumi, di cantieri navali che distinguo lontano. Le finestre delle case mandano odori, d’avanzi di cene, di spezie straniere, di urla smodate e luci bluastre, di suoni stridenti di televisioni. Sono litigi e canzoni che si mescolano insieme, secchiate d’acqua che schivo a stento, ma mi sento bene e cammino, e via via che mi inoltro mi lievita dentro, come le righe dritte delle calze che porto, l’orgoglio d’essere bella di fuori, d’essere straniera per quello che sento, tra l’intonaco bianco scrostato dal mare, tra questi odori di sporco, di fame e miseria. Un tassista clandestino mi offre un passaggio, mi dice di fare attenzione, perché vestita in questo modo, non c’è angolo che non odori di piscio, non c’è spigolo dove possa sentirmi tranquilla. Ma vestita in questo modo, io sono il faro che intermittente illumina il porto, unica luna e fertile musa, per tutti coloro che hanno deciso stasera, di passare la notte senza che venga più giorno, inseguendo l’odore denso di shampoo, alla violetta di bosco dei miei lunghi capelli.

Cammino scandendo il suono e la forma, dei miei fianchi fasciati di stoffa leggera, che si svasa negli orli ed affonda le pieghe, negli occhi di chi m’ha già conosciuta, almeno nel sogno perché in altri posti non c’ero. Lo vedo che mi domanda allibito e sorpreso, cosa diavolo faccio a quest’ora da sola, cosa diavolo cerco senza un uomo alle spalle, per difendermi da questo vento che soffia, che maschio s’insinua sotto la gonna. Non avrei parole da offrirgli, se solo pensasse che sono in cerca di un uomo, che mi soddisfi le gambe lasciando l’anima intatta. Potrei dirgli che è vero e finirebbe poesia, potrei ammettere che ha solo ragione, e diverrebbe una prosa. Perché una femmina è femmina quando mente di provare piacere, ma è ancora più femmina quando gode davvero, e grida sguaiata senza creanza, senza quel ritegno che di giorno la vuole, santa e madonna per un uomo soltanto. Ed è femmina femmina quando si lascia scoprire, tra il vedo e non vedo d’una luce soffusa, e mente e ragione s’aprono come due labbra, a questo maschio che ora non ha trovato di meglio, tornarsene a casa ed incontrarmi nel sogno. Vorrei dirgli che non basta riempirmi di carne, e sbattermi contro questo muro scrostato, se continuo a pensare che finito l’orgasmo, tutto ritorna d’incanto al suo posto, che il mio sesso d’elastico si ricompone a maniera, come signora per bene che s’aggiusta i capelli.

Sono pensieri che vanno da soli, scanditi dalla voglia che densa ribolle, di ciò che ora mi pare di sentire, più di quanto il mio sogno ne possa tenere. E lo invito ad essere maschio, a spezzarmi il respiro se cerco di riprendere fiato, e da solo poi vada in fondo agli abissi, mi faccia giurare che non vedrò più la mia casa, me lo faccia pensare, me lo ripeta ossessivo, me lo ordini se la mia testa tentenna o il mio sesso sfinito si secca all’istante. Che mi tenga legata annodata dai fili, di questa follia che mi nutre la mente, per tutto il tempo in cui ci credo davvero, d’essere vera e fuori dal sogno, d’essere schiava di questa voglia per sempre. Se solo per un attimo lo credessi, anche dopo l’orgasmo, lo guarderei negli occhi per tutta la vita, anche di giorno se davvero volesse. Ma come posso spiegargli tutto questo! Come posso gridargli che siamo fuori dal sogno, che lo sento davvero e lo sentirei ancora, se solo ora mi venisse incontro e mi stappasse la voglia, che a fiotti uscirebbe diluita e sgraziata. Che mi prenda laddove mio marito non osa, mi scosti appena quel filo sottile, e faccia almeno finta, se la sua voglia è scemata o per caso fosse entrato nel sogno sbagliato...

Mi faccia credere di desiderarmi ancora, lungo questo viale di alberi e sessi, che dritti m’additano o m’illudo che sia. Oppure si faccia da parte, subito e in fretta, senza pensarci, e lasci il suo posto ad un altro di loro, perché stanotte è dura davvero, e le mie dita che indugiano dentro queste lenzuola, non sono fluide e non sanno di maschio.

 

 
 
 
     

COMMENTI DALLA RETE

 


Tempestosi e perversi desideri di sesso.... che emergono dal sogno....e forse emergono perchè prepotentemente desiderati..... llzard
 
"Io sono la luna, fertile musa per tutti coloro che hanno deciso di sognare, che hanno deciso di passare la notte senza che venga più giorno, inseguendo l’odore di shampoo alla violetta dei miei lunghi capelli." ...come si fa a non adorare come scrivi ???? Massimo
Stupenda interpretazione, di donna e di passione che porta dentro...contro chi non sente o non vuole sentire...contro chi anche con occhi maturi, non vede...Scorrere di chi ha ancora un gran bello e vivo dentro, di chi osa e vuol osare...di chi alla sua anima ed ai suoi istinti, non ha ancora dato limite e fine. I miei complimenti, per l'essenze, il poeta che sei.  Tiger
Mi ripeto... come una rosa dai petali schiusi, odorata fino a perdere profumo e fragranza che stasera copro fino dove è lecito farsi vedere, fino dove ogni sguardo trova impaccio e pudore. è adorabile il tuo inconfondibile stile  Massimo 
Ammirato, per lo stile e la crudezza delle immagini,  descritte con elegante realismo. Luce senza ombra di dubbio!  bobjoe
...volevo complimentarmi per quello e per come hai scritto "Sola di notte".
....sai mi ha fatto riflettere molto quello che hai scritto e credo tu abbia rappresentato il sogno di molte donne!!! Ma perchè per un uomo è così difficile comprendere una donna?
.....ciao! Max
non ho parole in questo momento per descrivere il mio compiacimento di questo orgasmo artistico. La repressione si libera e diventa leggera e s'alza in un sol pensiero che diventa realtà per chi la legge e l'ascolta ma freddamente ritorna improvvisa specchiandosi e vedendosi non più mignotta ma fredda e sola signora. ... Ma un sogno rimane un sogno quando non vuol essere reale. Sprinter

Pastoso, caldo, disperato. Molto bello. Rimane vero che sono un'anima semplice, e la tua prosa così ricca un pochino mi affatica.  STELLA NERA

   
 
 
 
     
     
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione