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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

Se mi vedesse mio marito

Markus Richter

 
 
 

Che direbbe mio marito se mi vedesse conciata in questo modo, mentre mi rifaccio il trucco a quest’ora alle cinque, quando le altre colleghe sono già fuori e riabbracciano i figli o fanno la spesa. Da qualche buco del suo cervello troverebbe la forza, per scusarmi che in fondo sono la sua donna, la sua dolce compagna che cascasse il mondo ogni sera, gli prepara la cena e non lo fa sentire più solo. Ma io non posso naufragare nel suo maledetto destino che lo ha reso maschio solo in apparenza, uomo, per così dire, che i medici e la sottoscritta cercano ancora di dargli coraggio, sapendo benissimo che l’unica medicina rimasta sarebbe rassegnarsi alla sorte che, vuoi o non vuoi, l’ha fatto comunque campare. Non cerco pretesti, non li cerco davvero! Chissà se, con un marito accanto, in piena efficienza, che mi cerca nel letto come toro da monta, avrei fatto lo stesso!

Se solo mio marito sapesse quanto la stessa sua sorte m’ha reso ridicola, comica agli occhi di ogni buonsenso, che ogni sera m’imbarazza quando mi rifletto allo specchio, e mi domanda ossessivo per quale ragione mi spruzzo fiumi di lacca e mi guida la mano che affonda il rossetto.  Sono passate le cinque ed oramai non è rimasto nessuno! Tutti di corsa hanno preso la via di casa ed io qui sola a conciarmi esattamente come qualcuno, tra poco, mi vedrà entrare nella sua stanza, come le sue voglie mi obbligano ad essere bella. Mi guardo davanti e di fianco per trovarmi almeno un difetto, la gonna che pende, la camicetta che s’apre, su questo seno che in bella evidenza, nudo traballa senza il minimo tatto.

E’ vero! Sono in balia di quell’uomo dalla testa ai piedi, e nulla mi smuove, e per nulla desisto nemmeno pensando che sono un oggetto, che il sentimento che chiedo è solo un pretesto per caricarmi le labbra ed aggiustarmi i capelli. E’ vero! Ogni giorno alle cinque mi vendo una parte,  un pezzo di carne che lui mai comprerebbe, ma lo assaggia come un’oliva al mercato che se non fosse per l’osso ne apprezzerebbe la polpa. Tutta colpa mia, se ora il mio sesso non è da richiamo, se non fa più l’effetto per quello che vale,  come questo seno tra il vedo e non vedo, che non dà la minima idea della conquista. Perchè le mie parti migliori le ha esplorate da tempo senza che ho opposto il minimo freno, ed ora il mio corpo non ha neanche un segreto, un angolo di sporco dove s’accanisce lo straccio.

Cosa direbbe mio marito se mi vedesse senza un brandello di stoffa  che copra almeno il disonore del tradimento,  e gli faccia venire comunque un dubbio remoto dove solo lui, credendoci, rischierebbe una mano sul fuoco. Ma forse mi conosce e fa finta di non sapere che sua moglie ogni sera fa gli straordinari per portare a casa la serenità che baratto sopra questa moquette che schiaccio e m’impolvera,  come se fossi una cagna e quest’uomo un padrone. Se fossi dentro un sogno non chiederei che questo, un bavaglio e un guinzaglio per restare più ferma, farmi imbottire perché di null’altro ho bisogno, cinque maledetti minuti e senza parlare, magari vestita che sto per uscire mentre scosto mutande e m’infilo il tesoro. Null’altro che questo! 

Sono pronta, sto per uscire dal bagno, mi vedo allo specchio con gli occhi da uomo, che seduto sulla poltrona di pelle da capo, sta pregustando questo corpo vestito, d’obbedienza di seta e di voglia che incombe. Lungo il corridoio inizio a sbottonarmi la gonna, cosa proverà a vedermi senza un po’di mistero, a guardarmi dall’inizio esattamente come mi troverà alla fine. Tutto scontato, quando busso alla porta e lui mi accoglie, con la sua voce che soffice e calda mi dirà di raggiungerlo a carponi, di camminare come una gatta sui tetti che miagola e strilla in cerca d’amore. Mi dirà che sono brava, che come moglie sarei perfetta se non fossi così perfettamente uguale al desiderio che ogni uomo prova solo quando sogna una donna. Quest’obbedienza lo spaventa e lo disarma ed ogni volta va oltre per scovare nella mia faccia, tra i miei occhi che contorno bluastri, quel disappunto che mai nel tempo è affiorato, che neanche stasera ha indurito la mia ruga sinistra.

Ma in fondo ha ragione! Giorno dopo giorno il mio odore di femmina digiuna s’è fatto fumo inquinante, alone gassoso che nessun orgoglio mai sopito di maschio poteva rimanerne distante. Ed all’inizio sono rose e sono sorrisi, inviti galanti dove non ci si sfiora neanche, dove la ragione è sempre dell’altro. E lui stava cercando una cavia ed alla prima occasione ne ha sondato il terreno, il punto preciso dove far centro, come un cecchino che fissa il bersaglio, ed a raffica spara proprio lì mezzo, dove il riserbo s’annienta al bisogno e la ragione diventa piacere.

Stasera mi chiederà di chiamare sua moglie e di avere un’aria seria e compita mentre mi bacia, mi odora e mi lecca dove la passione fa traballare la voce. “Il dottore arriverà a momenti.”  Ma mi verrebbe da dirle dove sono seduta, che sto lasciando tracce di umido sulla scrivania di vetro, mentre parlo con lei e le dico “Signora” e lui mi tocca e mi stringe il seno che dono, e scende la mano dove sale l’orgoglio, d’essere amante e segretaria perfetta, che strofina il suo sesso sulla sedia di pelle, e l’impregna abbondante per risentire domani, l’odore più forte mentre gli dice “Dottore”.

Sto sudando e mi riguardo allo specchio, ho paura che il trucco coli improvviso, mi vengono i brividi solo pensando, che mi chiamerà con il nome di lei, o quello di quell’altra collega che ha rifiutato i servizi, gli stessi che tra poco m’obbligheranno ad essere altro, magari bionda come mai sono stata, fino a credere che questa folta peluria possa davvero cambiare colore. Perché io volo ogni sera e mi spartisco, per ricompormi dentro i suoi sogni, perchè da sola sono solo un accenno, di fantasie che non prendono forma, se non dovessi pensare che tra poco succede, eh sì che succede quando l’accolgo, come si deve senza per questo salire, fino al grado di moglie o meglio d’amante, per poi scendere quando sento quell’urlo, come grondaia che cola acqua piovana mentre il sole che spunta la scalda e l’asciuga .

Oramai sono a due passi da quella porta e scivolo impalpabile tra le pareti di specchi che ora non riflettono nulla. Dove è finito il mio seno che balla? Dove sono le mie gambe perfette che poco prima ho fasciato di nero? Continuo a camminare su questi tacchi che ormai non fanno rumore, come se ai piedi avessi solo un banale paio di scarpe di gomma.  Ma oramai non posso fermarmi, lo sento che batte lettere e numeri sulla tastiera e ride e s’arrabbia al telefono. Apro la porta e lo vedo più bello di quanto l’ho immaginato finora, di quanto ogni notte si materializza nel letto. Mi guarda, lo guardo. “Buonasera Signora.” “Buonasera direttore, io vado … a domani.” 

 

 

 
 
 COMMENTI DALLA RETE
Non so cosa direbbe tuo marito, così distratto da non cogliere il lampo di ira nei tuoi occhi misto a pietà per ciò che fai per essere ciò che non sei e per rinventarti una vita che senti inutilmente fugace ed effimera. Non so cosa direbbe lui che non vede tra le pieghe di quelle mutande un sesso che attende qualcosa in più di un riempimento di carne e che freme inseguendo pensieri segreti e dolcezze piene di passione. Non so se tuo marito potrebbe mai sapere, così incurante di te da non vederti mentre fuggi da te stessa e nel contempo ti cerchi disperatamente. Io invece che ti guardo al di là di una finestra.. desidererei essere parte di te e viverti vivendo le tue emozioni e suggendo quel nettare che si chiama desiderio... SAMUELE77

Magnifico come sempre!I tuoi racconti hanno un "tocco" inconfondibile.  RUPESCISSA

È un vero colpo basso. Si inizia e si va avanti a leggere fuorviati, sospinti su una china squallida e desolante, ci si immerge in un’atmosfera torbida, dalla sensualità perversa e poi zac, il colpo di scena; veramente spiazzante. Ho letto il testo in due volte perché sono stato interrotto e avevo quasi in mente il commento che parlava suppergiù di facile adesione alla visuale maschile della sessualità, poi ho letto il resto e il giudizio si è completamente ribaltato. Complimenti Vito Parisi 

Fantastico viaggio nella fantasia.  Lulu'

Scritto molto, molto bene. Per quanto riguarda quello che racconti, mi sembra molto normale ( non metto neanche le virgolette) e giusto. In fondo la donna del racconto non si sta lamentando ..vero?  fosco 

Si legge bene e in piu' descrivi una categoria di donne molto diffusa...  Isabella

L'ho trovato ironico, ben calibrato (leggibile) e a tratti addirittura poetico nel finale. Mi piacerebbe saper scrivere prosa cosi'.  Dario

Veramente bello  galanji 

Insomma una triste iterazione a ripetere? Credo che da un punto di vista testuale, sintattico e lessicale, sia uno dei tuoi testi migliori. Non mi piace l'argomento dei tuoi discorsi che oscilla tra l'erotico e il sentimental-riflettendosi, ma ciò non toglie nulla alla qualità del tuo scrivere.  betta 

Triste sapere di dover essere belli per qualcuno che non ti ama. Finisce con i puntini di sospensione lasciando spazio ai sogni. 
Erotico perche' trasmette sensazioni di malessere senza bisogno di volgarita'
MayaCoya

Se ero titubante dopo aver letto e riletto il racconto, dopo averne letto i commenti, è anche peggio! Lo spiazzamento è dovuto alla profusione di particolari nel corpo del racconto che non è riflessa nell'essenzialità del finale, in cui per capire, o cercare di capire, esattamente cosa sia successo, bisogna soppesare ogni singola parola. Sia chiaro che le succitate profusione ed essenzialità di per loro sono più che positive (che orrore d'espressione!), ma almeno in me han generato confusione... La tua prosa "classica" si presenta qui in una veste più asciutta, meno "carnosa", ma ottima comunque. La domanda che nasce è: questa donna che tanto pensa al marito ma che non sembra amarlo, perché, a differenza di tante Eva, ha scelto la strada del sogno? Paolo

Racconto stupendo, molto coinvolgente e ben scritto...ciao. à£àbàrdà dì ghìàççìò

Patetica figura di donna tristemente insoddisfatta. Immagini nitide e precise come solo una donna sa scrivere. Complimenti Ezio 

qui... E lo accoglierò da perfetta segretaria senza per questo salire fino al grado di amante, per poi scendere come grondaia che cola e trattiene acqua piovana. ...trovo l'essenza di questo tuo nuovo e bellissimo testo...   Massimo Botturi

bè, peccato... era tutto un sogno, carino però! ciao Ro' rosaly

Il geniale colpo di scena finale trasforma una trasgressiva Emmanuelle nella signora Pina di fantozziana memoria innamorata del panettiere Abbatantuono. Ma in fondo tra realtà e sogno passa forse tanta differenza? Esplorazione nelle fantasie di una moglie malscopata e frustrata. Ma utile prontuario per meglio conoscere alcuni lati dell'immaginario femminile ad uso e consumo degli stilnovisti superstiti.  BandoleroNero

Fai esprimere sensualità ad ogni tipo di donna. Geniale anche questo con un finale tipico da letteratura femminile Oscar Renzelli

Sogno comune per segretarie frustrate. Ben descritto e godibile  Ezio 

 

 
 
     
 

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