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Se mio marito sapesse che non passa settimana che non
faccio l’amore almeno due volte, che ci sono mattine che rimango
nel letto e guardo il soffitto per godermi l’attesa, per
immaginarmi i suoi occhi stupiti e sorpresi, davanti ad una donna
che s’è fatta regalo, perché tra poco mi alzo e mi vesto da sera e
curo il dettaglio e sfumo i miei occhi in attesa di lui che bussi
alla porta, che mi trovi già pronta e piena di spacchi, di spicchi
di faccia e tagli di pelle, che sono profondi come buchi più neri
che m’illudo d’averli solo nel cuore.
Se sapesse davvero che dura da mesi ed ora non riesco a
farne più a meno, se sapesse chi prende, chi sazia sua moglie, un
signore in divisa che lo saluta ogni giorno, che a Pasqua e Natale
prende la mancia, ed ogni mattina si toglie il cappello, e gli
dice servile “Buongiorno Avvocato.” A volte sorrido e seria mi
chiedo quale sarebbe il giusto compenso, quanto il dovuto a chi
spegne gli ardori e sfiamma le voglie d’un’anima calda che
altrimenti la sera rimarrebbero appese, noiose e invadenti, alla
spalliera del letto.
Mi viene un brivido lungo la schiena se penso che un giorno
potrebbe scoprirlo, potesse piombare nel momento più bello, mentre
mi sciupa l’anima e oltre, e mai mi perdonerebbe d’averlo tradito
con un uomo che è solo un portiere in divisa e per ceto e cultura
non è alla mia altezza, che per statura mi sfiora appena la bocca
ed in piedi gli bagno i capelli di voglia, mentre la lingua mi
raspa tra il seno gli istinti che lievitano mentre l’aspetto.
Mio marito non immagina cosa fibrilla, dentro l’attesa
quando chiude la porta, e quanto c’è voluto ad assorbire l’idea e
quanto per giorni l’ho uccisa e repressa finché meno d’un niente
mi sono lasciata cadere, finché dopo un nonnulla era già nel mio
letto. E’ bastato che mi sfiorasse la mano, per una chiave
spezzata dentro la porta del bagno, eh già proprio in quel bagno a
contatto di pelle, ed un attimo dopo m’ha cominciata a toccare, il
gomito, il braccio, il collo, la schiena, per poi accarezzarmi
questo spacco di seno, che dalla vestaglia s’intravedeva convinto,
facendo di tutto per essere visto, per farsi accarezzare la pelle
più bianca, il desiderio d’amore compresso negli anni, che prima o
poi sarebbe esploso, davanti e comunque a chissà quale mani. Di
fronte allo specchio mi sono finta sorpresa, tra le sue mani ho
cercato un contegno, mentre il mio seno già riempiva una bocca e
finta dicevo “Cosa fa, ma è matto?”, e finta premevo i miei pugni
sul petto, e mi divincolavo senza arretrare d’un passo. Mai ho
pensato di fuggire gridando, mai l’ho contraddetto quando mi
urlava la voglia, deciso e sicuro che non aspettavo che questa,
una furia impazzita che m’ha invasa di dentro.
Cosa direbbe mio marito se davvero sapesse per filo e per
segno cosa gli offro, quali segreti nascondo sotto la gonna, quali
mutande che lui non ha visto e che cambio tre volte per esserne
certa che in un fiato in un bacio diventino nulla, stoffa di carta
che si strappa a guardarla. Cosa direbbe se sapesse fino a che
punto un portiere qualunque mi cerca e mi brama, e sempre più
spesso gli concedo sfrontata di trattarmi alla stregua di una
donna che paga, d’un rifiuto di notte, un avanzo di strada, una
grondaia che perde un tombino che accoglie foglie e cartacce
d’acqua piovana.
Cosa direbbe se venisse a sapere che sono gelosa di quella
povera moglie, una donna ricurva che lava le scale, che vale come
femmina meno di nulla, di un’unghia che smalto che limo e ritocco,
d’un paio di calze che mi costano un occhio. Alle volte davvero
credo d’essere pazza quando lo aspetto sul divano in penombra, e
coperta di seta mi umilio pensando che sta con sua moglie e sta
facendo l’amore, che è più bella di me almeno ai suoi occhi. A
cosa vale davvero aspettarlo a quest’ora? A cosa serve questo
profumo fruttato, quest’accavallare di gambe che mi fanno
perfetta, più preda e bottino quando suona alla porta, e cosa ci
provo a farmi dire porcate, a sentirlo padrone sopra i miei
vestiti che sgualcisce e che macchia senza curarsi del prezzo.
Causa ed effetto d’ogni mio vizio, d’ogni trasgressione che
mi cresce da dentro, che mi fa chiedere scusa per ogni nonnulla,
per ogni battito d’occhi che non aveva previsto. Non m’ha mai
chiamata per nome, perché sarebbe troppa la confidenza, mi chiama
signora e mi prende e mi volta, mi chiama signora e ovunque mi
bacia, ovunque sfrontato dove ha deciso, sempre diverso per
sentirsi padrone, come un gatto che impregna qualsiasi posto, per
avere il dominio su tutto il mio corpo.
Ma mio marito non sente l’odore d’amore! Rientra in casa la
sera e mi bacia la fronte, mi dice tesoro senza guardarmi negli
occhi, come se nulla davvero fosse successo ed avessi passato le
ore dentro un mercato o a chiacchierare di nulla con la mia amica
di fronte. Che ne sa lui cosa fanno di giorno queste mie labbra?
Come mi concio per essere bella, per essere tutto tranne questa
signora, che chiunque rispetta tranne il portiere, che mi
scandaglia i meandri d’un’anima
informe, i segreti, i pertugi di una vita di coppia, le crepe
più intime del nostro vivere insieme, che spalanco ed allargo e
gli chiedo di entrare, di fare più in fretta e sbaragliare ogni
cosa, distruggendo con forza quello che trova.
Mi chiede e confesso ogni dettaglio, di come mi vesto
quando faccio l’amore, e quando lo faccio e dove mi prende, nel
bagno, nel letto e qualche volta in cucina, ed una volta in
terrazza d’estate al fresco, con un vento leggero e la vista su
Roma. Non riesco a fermarmi e gli dico ogni cosa, se distesi o in
piedi o seduti in poltrona, se spegne la luce e quanto dura
l’amplesso, e ogni parola che mio marito pronuncia, se mi chiama
puttana ed affonda all’istante o rimane a guardarmi chiamandomi
amore. Non riesco a fermarmi perché lo vedo che ha voglia, che si
sazia dell’intimo, del privato nascosto, e ad ogni segreto sono
voglie e carezze, baci di lividi dietro le tende, strusciate
improvvise nella guardiola, quando rientro dopo la spesa.
Allora lo invito a salire le scale, che faccia più in
fretta e non mi lasci in attesa, a far sì che anche oggi sia un
giorno che conto, una sera che sorrido a mio marito che torna, che
mi sento leggera come una piuma in un soffio, perché se solo mi
chiedesse il motivo, forse domani sarebbe un giorno di dubbi o
quanto meno di banali accortezze che ora nemmeno mi vengono in
mente, quando penso che tra un niente il suo odore mi invade, la
sua voglia mi arriva proprio nel fondo dove un’anima impura ne
sente il bisogno.
Se mio marito lo venisse a sapere, oppure non fosse come
sempre distratto e mi guardasse almeno negli occhi, davvero vorrei
confessargli ogni cosa, dirgli che su quel divano dove ora si
siede, stamane d’incanto m’hanno presa per bene, chiamandomi amore
chiamandomi altro, e ci credevo davvero e ci credo ogni giorno
quando un esercito bussa alla porta, e un generale d’armata o un
soldato di truppa fa razzia e bottino di questo mio ardore.
Davvero vorrei dirgli chi è veramente sua moglie, una
signora impeccabile, una signora di classe, una donna borghese
rispettata da tutti, che raffredda i suoi ardori sul pavimento di
marmo, per il gusto di sentire l’abbandono e il contrasto, del
fuoco che dietro fa mulinello, fa pressione ed entra senza
avvertire l’attrito, e preme e mi pigia senza più resistenze,
perché quelle mentali sono crollate da tempo.
Ora esplodo e gli giuro, davvero gli dico che i vestiti che
porto non hanno più orli, slabbrati nei bordi da occhi e da mani,
consumati nei punti dove mi sento più donna, da misure stracolme
di forza e di voglia. Giuro che ora sbotto, ma poi mi ritraggo e
respiro, pensando che se mi chiedesse il motivo, se per una volta
mi scavasse deciso, allora sì che farei scena muta! Perché se vado
più in fondo non trovo ragione, non trovo uno spicciolo di causa
vera, perché mio marito mi ama e m’appaga, e dentro nell’anima non
trovo giustizia, perché solo in superficie ne trovo il riscontro,
di quello che faccio che sento più forte, tra i miei seni più duri
che ne chiedono ancora, tra le mie labbra più rosse che si
gonfiano al tatto, tra i miei fianchi e le gambe domani di nuovo,
che indosseranno impalpabili mutande di carta.

Foto Paolo Gualdi
Modella
Ruana de Rosa
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