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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
     
 
 

Profumo di donna

di LiberaEva

FOTO andy julia

 
 
 
 

 

Sarà che stasera avresti voglia di uscire, sentirti padrona della notte che cala, tra i pioppi che storti corrono al mare, tra il freddo di fuori che punge e ti gela. Non chiedi altro che un fuoco vicino, che ti scaldi le gambe per essere pronte, al primo che ha voglia di sentirne l’odore, al secondo che indugia e fa il giro tre volte.

Alle volte ti chiedi perché solo nel sogno, ti trucchi la faccia da ballerina di circo, lasciando che il vento ti scoperchi la gonna, ed un uomo qualunque dia un prezzo al tuo seno. Davvero ti chiedi cosa ti manca, per essere come una moglie normale, senza che l’anima ti sbatta di notte, dentro cunicoli stretti di melma, dove nutri i tuoi seni e nutri le gambe, nell’attesa impaziente che sia quello il momento, quando un uomo qualunque abbassa la lampo.

Oddio che volgare! Diresti a Cecilia, la tua amica del cuore in cerca d’amante, ma poi ci ritorni in quel sogno malsano, quando lo giuri che vorresti essere quella, che batte vicino al tuo portone di casa. Ha le unghie scrostate e un sorriso ingiallito, la calza smagliata e spalanca le gambe, per invitare chiunque reprima lo schifo, di un rossetto che spalma per ingrandire la bocca, finché capiente sia giusta per l’uso, ad ogni tipo di forma che abbia voglia d’alcova.

Alle volte ti chiedi cosa c’è nella voglia, di mostrare la tetta e farla ciucciare, come coperta da un velo di panna, di fragola e zucchero e miele che cola, e lui che ciuccia che stringe che succhia, perché non c’è di meglio di una signora borghese, che batte la strada per sentire il rumore, del tacco che struscia sull’asfalto di sera, fino a quando decisa giri di giorno, in cerca di un posto che ti pare tranquillo. Alla fine non puoi che scegliere un viale, di pioppi e castani che corrono storti, di una siepe che dietro potrebbe servire, per maschi di fretta a passeggio col cane.

Torni a casa felice pensando a cosa ti metti, che sia adatta a quell’ora dalle cinque alle sette, in faccia al tramonto che ti colora le scarpe, e riflette il metallo dei tuoi tacchi appuntiti. A pranzo ti senti sbadata e confusa, tuo marito ti chiede se hai le tue cose, ma in realtà ti tormenti perché non hai ancora deciso, se quella gonna leggera faccia scattare la molla, di sesso e passione a chi ti vede di scorcio. Ti passano immagini dentro la testa, ti passano vive quando offri le labbra, perché altro non vuoi al primo incontro stasera, altro sarebbe davvero di troppo,   per sentire l’odore non serve aprire le gambe, cercarti quest’anima dalla porta davanti.

Oddio se tuo marito leggesse ciò che ti frulla, mentre addenta con gusto una fetta di carne, e di fretta poi esce per tornare al lavoro, sicuro che oggi incontri le amiche, a casa d’Ilaria per un compleanno.

Se sapesse che sotto il vestito già indossi le calze, un corpetto di lacci che fibrillano sesso, come un operaio che indossa la tuta, nell’ora di pausa per fare più in fretta. Perché hai solo due ore per farti più bella, dirigerti dove hai scelto di stare, solo due ore per convincerti ancora, che quello che cerchi non lo trovi nel letto, puntuale da anni quando rimani in attesa, dopo la cena ogni sabato sera.

Il posto che hai scelto è una strada che corre, ci sbattono il muso se intravedono al bordo, un mistero di donna che accavalla le gambe, che punta i suoi tacchi per mostrare le punte, per alzarti di fretta al primo che frena. S’accorge eccome s’accorge, che sei in attesa del primo cliente, perché un euro o cento non fa differenza, se poi ti guarda e ne apprezza il contorno, se quando sali ti dice che mai fino ad ora, ha visto una donna con due gambe perfette, che quella trama di calza è troppo elegante, troppo costosa e non batte all’incrocio, della strada che porta in pineta ed al mare.

Sono gambe di donna che accavalli leggera, una gonna che sale fino al ricamo, sono cosce di pelle che si schiudono al tatto, d’una mano che suda e lentamente risale, fino nel punto dove è più forte l’inganno, perché quello che offri non è un sesso slabbrato, sai di sapone e te ne vergogni, vorresti davvero strusciarla ad un muro, impregnarti d’odori e mostrarla con vanto, lacerata per sessi che non cercano attrito. Lui se ne accorge e ti chiede un nome, perché troia sarebbe troppo e volgare, ma la sua mano la senti eccome la senti, che ti stringe le maglie d’una calza di rete, che ti stringe nel mezzo come se volesse tapparla. La senti eccome la senti, che ti cerca nei posti dove non avevi pensato, perché mai tuo marito ha inoltrato la voglia, dove il dito ad uncino ti scosta la seta. E tu obbediente ti lasci toccare, e poi di nuovo ad accavallare le gambe, ed intanto ti sfiori con la lingua le labbra, ostenti leggera un seno che esce.

Oddio davvero ti facesse provare, sotto la chioma di pini marini, in faccia ad un sole che ti tinge d’arancio, cosa vuol dire un corpo di donna, senza che l’anima si ribelli all’istinto, senza per altro dovergli giurare, che lo ami da sempre perché t’ha fatto godere. Sei labbra e tette il resto non conta, seno abbondante e unghie laccate, e fingi convinta che non è il primo cliente, in anni ne hai presi un sacco e una sporta, e solo stasera non basterebbe una gabbia, per contenere gli uccelli che volano bassi, all’altezza precisa delle tue labbra più rosse. Ma lui non ci crede e gli sembra un delitto, sprofondare in un corpo che sa di famiglia, come un uomo maturo su una vergine intatta, come un uomo per bene che ora ti chiede, quale ragione ti fa aprire la gambe, quale istinto la voglia di sentirti un nonnulla. Ma tu ti ribelli perché non puoi accettare, che il tuo primo cliente non ti tratti per come, ti sei conciata stasera per due ore allo specchio, per due ore che ora sono inutili e vane, e stizzita gli chiedi di riportarti nel posto, da dove t’ha presa con il fiato sospeso.

E’ un uomo per bene e ti paga lo stesso, e vorrebbe incontrarti in un posto diverso, ma tu rifiuti con rabbia e con sdegno, perché quello che cerchi sono maschi diversi, che come nel sogno ti puntino il sesso, imprevisto e indecente dove vibra la pelle, dove fa male e ti piace e ne chiedi dell’altro, senza aspettare il sabato sera.

E torni testarda su quello steccato, strusci il sesso su la corteccia di pioppo, t’impregni dell’erba calpestata da cani, perché prenda l’odore di mosche e di muffa, e copra il profumo di sali e di talco, l’indelebile odore di fica borghese. Riaccavalli le gambe riscopri la gonna, e ripeti a memoria le mosse studiate, rallenta una macchina poi un’altra si ferma, ti chiede per quanto e pretende uno sconto, non lo vedi convinto ed apri le gambe, non lo vedi deciso e mostri il tuo seno, perché i suoi occhi non abbiano dubbi, perché questa volta non è consentito fallire, quando ti cerchi nel silenzio di notte, quando ti sfiori con le dita più fitte, e tuo marito che dorme ha il sonno leggero.

 

 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 
Da un lato il racconto è realista anche se esasperato, effettivamente la voglia di essere come tali e di essere pagate non è una novità. In moltissime donne alberga la voglia di provare almeno una volta nella vita la sensazione "perversa" di essere pagate e così tratte. Luigi
Si, uno stile nuovo, eccellente, costituito da colpi di pennello e note musicali. Maria
Piacevole la tua Prosa Poetica, a leggerti viene quasi voglia di ballare da quanto è ritmato il tuo scrivere. Inoltre affronti un tema, o meglio un aspetto della psicologia umana, molto interessante; e lo affronti con coraggio, spregiudicatezza, e immagini forti come ad esempio: "Strusci il sesso sulla corteccia di pioppo...". Ti dico questo nonostante tutto il profondo rispetto che nutro per il profumo della "fica borghese". Radegondi
La "chiave di volta" si può celare ovunque e in quinque..... Baudelaire parlava di "Correspondance"....Corrispondenze, nella sua poesia.  La chiave di volta per me è doppia, come quella dei moderni sistemi comunicativi: ne esiste una privata e una pubblica..... e questa, per creare l'incastro perfetto che soglie tutti gli enigmi, tutte le crittografie, fa scorgere tutte le albe, deve a sua volta combinarsi con un'altra chiave di volta, anche duplice: una versione pubblica ed una privata..... Lei non sa quanto bene e nello stesso tempo quanto male mi ha fatto quando ho letto il suo racconto cercando di coglierne tutte le "correspondances" che poteva da esso provenivano....io, forse con una realistica superbia, credo di poter costituire una chiave di volta...l'altra è lei.  RONALD
Tu mi fai pensare quello che ogni tanto mi fanno pensare le persone che hanno una sensibilità e una percezione della vita, delle sue emozioni e delle sue tragedie così sviluppata e cioè che non si sa se sia un dono o una fregatura........certo è un arricchimento leggerti chissà poterti parlare.....  vivamarino
E' sempre un'emozione leggerti..., vorrei lasciarti stamattina, ma un pensiero sul piacere di leggerti, di vivere nel fremito dei miei sensi la tua energia, mentre ti immagino comporre quelle frasi, quelle atmosfere. Ricche di una sensualità, di una sessualità che attraverso un senso di falso degrado riesci sempre ad elevare ad emozione, emozione vera. Immagino, perchè solo questo m'è dato fare, la meraviglia di poterti ammirare, vivere anche solo per un istante, godendo semplicemente della tua presenza... E allora... se vuoi, scrivi per me... E' sotto la pioggia che ti incontro. Alla fermata di un bus troppo affollato per non farti sentire solo. Tu arrivi, bagnata da capo a piedi... uno sguardo, e.........  DICO DAVVERO

Complimenti: è scritto benissimo, quasi una poesia, si evince e si partecipa al tutto emozionale della protagonista. Ma mi sorge una domanda: è il tuo 'vissuto' o hai questa straordinaria capacità di evocare emozioni solo immaginandole? Non so cosa augurarmi per te ma so, che se l'avessi scritto io, sarebbe 'vissuto'. Ho comunque un'opinione diversa sul 'tradimento' che avviene nei sogni ma non è questa la sede per parlarne. La sede è quella per farti ancora uno scrosciante applauso. Mario

 
 
 
     
 

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  pubblicazione Aprile 2005 

 
 

       

 
 
 
 

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