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Alle volte mi
domando cosa sarebbe successo se avessi galleggiato nel mare degli
istinti senza stare a pensare quale altro futuro nella palla di
vetro mi riserverebbe il destino. Quale uomo tra i due che ho
scelto potrebbe ancora darmi quel sogno, che testarda a quest’ora
vado cercando, dentro questa metro che trasuda d’odori. Mi chiedo
cosa ci faccio dentro questo budello che dritto mi porta tra
strade sterrate, di un quartiere che ufficialmente non ho mai
conosciuto, di una periferia senza asfalto e lampioni con i
tombini che traboccano acqua piovana e sporca le suole delle mie
scarpe perfette.
Sto andando in una casa, che non è la mia, che non è neanche una
casa, ma solo una stanza, dove l’acqua corrente arriva a
singhiozzo con il bagno in comune che è sul corridoio, ma per me
vale più d’una villa, immersa nel verde con quaranta servizi. La
padrona alla porta ogni volta mi scruta e sembra domandarsi
salutando cortese, cosa ci fanno due gambe senza difetti coperte
da calze che costano un occhio, come mai una donna così bella si
spreca ogni giorno alle cinque senza futuro. Ma lei non sa che ho
un marito, lei non sa che sono madre di figli, zia di nipoti che
li porta ogni domenica a messa e questi momenti li vivo in
assoluto segreto.
Ogni volta m’invita per un “bicchierino” ed io prontamente
ringrazio e rifiuto, ho paura che mi faccia domande, che mi faccia
parlare di cosa si prova dentro una stanza all’ultimo piano, e
cosa ci passa tra me ed un amante, quel “bel giovanotto” sempre
discreto. Salgo le scale e sento i suoi occhi, mi sembra di
vederla che scuote la testa, che muta s’asciuga le mani per bene
con uno stroficaccio credendomi persa.
Lui lo vedo nei giorni feriali tranne la domenica e i giorni di
festa, sono anni che rimaniamo appesi ai cerchi di fumo dissolti
nell’aria come promesse quando tocchiamo con un dito il soffitto e
ci giuriamo convinti che mai possa finire. Anni che chiudiamo le
tende, nonostante sia l’ultimo piano, per paura che qualcuno ci
veda e le nostre grida travalichino balconi e ringhiere. Anni che
mi lascia vestita per non sprecare del tempo, che punto i miei
tacchi sul battiscopa per non perdere neanche un frammento di
voglia, d’energia che irrompe e si concentra decisa nell’unica
fessura che lo fa unico e maschio.
Mi concedo nelle ore dove è più fitto il tramonto, dove le altre
già in casa sono in cucina, tanto che in altri momenti del giorno
il mio corpo sarebbe un pezzo di ghiaccio, non adatto all'amore
che freme e che suda, che scalda una donna per essere pronta. Sono
anni che facciamo l’amore senza parlare, il suo odore mi basta
quanto il rumore di una goccia che cade dentro un silenzio e nutre
e mi fiacca il cuore e le gambe nelle mie fantasie che non pensano
ad altro che ad un amore identico a questo, dalle cinque alle
sette dentro una stanza in affitto, dalle cinque alle sette che mi
consuma la pelle, mentre mio marito mi crede da tutt’altra parte,
dall’estetista, dal medico o in un qualsiasi posto dove la sua
vigliaccheria non potrebbe arrivare. L’amore che m’offre è come lo
voglio, le sue braccia capienti, le sue labbra materne sono più
ammalianti d’un letto di fiume, che mai ho tentato di cambiarne il
percorso.
Sapessero questi uomini, che mi guardano adesso, quanta purezza ci
trovo e mi sazia, che non c’è legame che possa durare più a lungo
fino al punto di farmi battere il cuore, come ora che si
rincorrono lente, fermate di metro ed io sono in ritardo. Loro non
sanno che questa trama di calza ha già un padrone che ansioso
l’aspetta, che questo seno che fa capolino non è affidato al caso,
ma al desiderio di quegli occhi che ora sul letto già mi stanno
guardando.
E se sapessero che ho anche un marito? E questo corpo che mostro
l’accoglie ambedue, senza averne fastidio o provocare rigetto, li
soddisfa e li affama in un magnetismo perfetto, senza mai
avvertire la presenza dell’altro, senza mai che una goccia si
confonda con l’altra.
A volte mi domando quanto possa durare, e mi viene un fremito se
solo ci penso, che questa potrebbe essere l’ultima corsa, l’ultima
metro che prendo e che corre dentro un budello segreto e infedele,
lungo le mie gambe che già sono pronte a muoversi ad arte per
essere mare per un uomo qualunque che scandagli le sponde.
Sapesse mio marito come spartisco il mio ventre! Che non è solo la
domenica dalle cinque alle sette che mi faccio capiente e mi
faccio più moglie. Credo che sospetti qualcosa, specialmente
quando in quei momenti lo chiamo con un nome che solo io conosco,
quando nel letto rimango immobile e ferma, e come un contadino che
aspetta la pioggia sento un piacere da molto lontano. Mi faccio
chiamare come l’altro mi chiama, mi faccio baciare come l’altro mi
bacia per essere partecipe ed avvertirne la voglia che altrimenti
resterebbe incollata distante in quella parte di città dove ora
sto andando. Lui m’abbraccia e mi bacia, suda e mi ama come se
fosse una lotta contro un nemico lontano, come se stringesse solo
carne di donna e l’anima tutta rimanesse in disparte.
Nei pomeriggi di domenica suda e s’accanisce, non capisce come
l’amore possa essere altro, che non posso sentirmi appagata nel
letto, lo stesso dove ogni notte ci dormo, dove ci leggo quattro
righe di libro prima di chiudere gli occhi e spegner la luce.
Davvero mi è strano pensare, come posso provare a sentire i miei
sensi e lasciargli legare i miei polsi, le mani, a quella
spalliera di ferro battuto. E poi toccarmi il seno come mucca che
all’allatta, all’ombra d’un tronco che geme e si gratta per farmi
l’amore e farmi godere senza dirmi che m’ama e sono divina. Perché
davvero ho bisogno di altro, di tenere la gonna, le calze, le
scarpe, che servono all’anima per sentirsi bucata, per prendermi
dove è più forte la voglia, magari asciutta dove sento l’attrito,
magari bagnata solo quando lo vuole. E la smetta d’adorarmi come
unica donna! Mi lasci sospesa a pensare che non valgo poi tanto,
che ce ne sarebbero mille che fanno la fila con il seno perfetto
ed il culo ventenne, e non mostrano rughe e non hanno dolori, e
sono lì pronte se solo volesse, lasciandomi in ansia per tutta le
notte a bramarlo al mattino quando torna disfatto e puzza di
femmina di sesso di strada. Difficile pensare tutto questo dentro
un letto dove ho partorito dei figli, dove ogni giorno cambio
lenzuola e il profumo d’ammorbidente è più forte di qualsiasi
odore di voglia d’amore.
Seduta accavallo le gambe e penso che se solo volessi ci vorrebbe
assai poco a far cambiare i pensieri che girano stanchi dentro
queste teste chinate. Mi guardano in tanti con gli occhi calati da
una lunga giornata di fatica e lavoro, mentre io sono qui fresca
come una rosa che emana odore di buono e di doccia, di femmina
calda che ostenta la seta. Se solo volessi potrei trovarne uno
all’istante che cada ai miei piedi e mi faccia la corte, e
basterebbe ben poco che una trama di pelle, un merletto sfrontato
che fa capolino per fargli scordare mogli, noie, e bambini o
qualche rata che scade o un malanno in agguato. Se solo volessi
basterebbe ancora di meno, un sorriso stampato nel rimmel degli
occhi, un guanto di rete che ho nella borsa, davvero poco per
sentirmi più bella e per farmi infilare due occhi nel seno, nella
parte più scura che fa gioco con l’ombra o nella sottogonna che
timida esce e fa più effetto di qualsiasi firma, del mio vestito
da sera riposto in armadio.
Non c’è altro posto al mondo che io conosca dove si concentrano
sguardi, attenti e guardinghi, per ogni piccola mossa, un
movimento leggero, come bocche da fuoco o cecchini sui tetti che
ti seguono accorti pronti allo scoppio. Potrei prendere l’astuccio
dei trucchi e far finta di guardarmi allo specchio, magari
spalmarmi di rosso le labbra che di sicuro a quest'ora non ne
hanno bisogno. Se solo sapessero cosa si cela sotto questi
capelli, sotto queste unghie laccate perfette che sono l’unica
cosa a cui tengo davvero.
Difficile davvero pensare tutto questo, dentro un metrò che mi
porta diritta dentro l’amore che poi non è amore, dentro una casa
che non è una casa, tra le braccia di un uomo che nemmeno conosco,
e se ci penso più forte non è mai esistito. Mio marito sarà già a
casa che aspetta ed io sento l’imbarazzo di quest’uomo di fronte,
che possa aver carpito i miei pensieri più caldi e davvero ci
crede, cavolo se ci crede che i miei seni hanno già due padroni,
due lingue, due bocche, due sessi in attesa. Vorrei dirgli che di
niente dovrebbe essere certo tranne queste due gambe che ora
accavallo, questa trama di calza che strofino leggera, per essere
convinta che non sia l’ultima metro, che anche domani ed ogni
giorno che passa, altri occhi possano farmi sentire più preda,
come una bimba sopra gli scogli che recita sottovoce filastrocche
e sporcizie, sentite di sfuggita da un amico più grande. O come
una donna che aspetta l’onda che sbatte, che sente il risucchio
dell’acqua e del vento, e s’infrange e s’infila dentro il regalo,
che uomini a mandrie considerano tale, tra il desiderio infinito
di darla al mondo e tradire il suo uomo per la stessa ragione che
ora mi fa aprire le gambe, cercare l’amore dentro una metro
bollente. Anche oggi lo troverò e riempirà la mia voglia tra le
figure di umido decorate sul muro, tra una padrona di casa che mi
offre un “bicchiere”, tra le ore di ieri che sono passate, dalle
cinque alle sette dentro una metro, tra i miei sogni paralleli a
questo vagone, che ora si ferma, s'arresta e stride, e m'accorgo
sorpresa che sono arrivata, che è la mia fermata e non conosco le
altre, dove scendo ogni sera a due passi da casa.
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COMMENTI DALLA RETE
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MASSIMO
Accattivante, qualsiasi cosa tu scrivi mi da le emozioni delle
migliori letture
OLIMPIA
Da un testo scritto con tanta bravura, dove la vita passa tra
una metrò e l'altra..., in compagnia di segreti di donna nella perenne
solitudine, tra due uomini. Io a vedo così. Sei brava davvero!
GIAMPIERO
Magistrale narrazione di una teoria consolidata nella letteratura,
nel cinema e forse nella realtà che non vediamo: il sesso perfetto
deve essere parole e senza appendici fastidiose di tenerezza e
intimità. Tragica dicotomia, ma unico possibile salvagente di una
routine quotidiana che non si può o non si vuole spezzare. Coerente
persino con il tema del mese del concorso Bompiani, ma haimè, troppo
lungo! Qualche limatura qua e la possibile come in "Sono anni che mi
concedo nelle ore dove... ", sarebbe preferibile "nelle ore in
cui...". Complimenti, supervoto.
LAMYA
Straordinaria capacità di descrivere l'universo di molte donne.
I sogni, le illusioni , i compromessi, la libertà la prigionia. Senza
pudore, senza viltà, con una fondo di poesia e d'incanto infantile.
Bravissima
MAURIZIO
Brividi.... magistrale descrizione del travaglio interiore che
scuote chi passa la vita a farsi troppe domande. Sei brava. Da tre
giorni mi è arrivata l'Enel del sito e mi ha dato la possibilità di
accendere lampadine. La mia prima è per te. PS viva quelli che si
fanno domande.
BRUNO B
L'Enel... da me non è ancora passata... ma vedo (e non poteva
essere altrimenti...) che ci hanno già pensato... MAGISTRALE...!!
Bruno PS: Le persone che si fanno mille domande (come mi diceva una
persona cara...) sono le più intelligenti..
MATTEO P.
Cara mi affascina il tuo modo di scrivere, avverto sensualità
in ogni riga, parola mai impropria. Brava
ESPERUS
Perverso e delicato come l'armonia mistica di un martini
d'estate...
MASSIMO
Ciao, ho letto il tuo racconto erotico su parole erotiche,
bello e eccitante.. volevo segnalarti che nel mio nuovo sito http://ganz.ganzmax.com
cè una sezione dedicata ai racconti erotici ed anche altre sezioni.
Sai che puoi collaborare al mio sito scrivendo racconti erotici? I
racconti possono essere commentati dai visitatori!!!, se ti va fai un
salto e mandami un email con il racconto... Sperando in una tua
collaborazione, ciao e grazie.
MARE
E’ senza dubbio un racconto ricco, piacevole da leggere; il
racconto di una donna, che sa di esserlo, fino in fondo, una donna
consapevole di se, della sua essenza, del suo potere sugli uomini...
ricco di immagini, il viaggio su una metro, diventa lo spunto per
introdurre il lettore dentro la sua vita, che si divide, sessualità
distribuita in maniera differente, forza, passione, libertà di godere,
di essere al di fuori di sé, della "maschera" domestica. Narrazione
che scorre con grande intensità, affabula e conduce dentro un vortice
di pensieri-emozioni-sensazioni, momenti di vita, che appaiono davvero
reali e possibili. ammiro la bravura. :)
SCHIAVA D'AMORE
Si è un bellissimo racconto, emozionale, veritiero, triste,
tutto al femminile...........
*LUISA*
Tristemente ed essenzialmente reale .
DAINA
Definirlo "Erotico" è riduttivo direi.... questa è alta
filosofia e mistica religione. Ti darei 100.000 !!!
FRH451
Complimenti: hai saputo infarcire il racconto con una bella
atmosfera, molto francese, adulterina, sempre in bilico tra piacere e
senso di colpa.
CLINKER
C’è sempre una grande quantità di piacere nelle tue pagine. Per
te che le scrivi, probabilmente, per la protagonista, che sembra
essere sempre la stessa persona, ma soprattutto per il lettore. La
trama e la narrazione sono perfettamente riconoscibili nel tuo stile.
In questo mi è piaciuto l’uso delle parole. L’incedere dei pensieri, i
dubbi e le domande. La qualità della tua scrittura rimane sempre di
altissimo livello. Forse io ci aggiungerei un po’ di cattiveria in
più. Ma questa è solo una mia impressione.
CRAZY WRITER
Sì, non è solo erotico... è drammatico, introspettivo,
lacerante... spesso molto vero. Mi è piaciuto. Sono andato sul sito;
ma sotto il nome LIBERAEVA ci sono diversi autori: tu chi sei? sarebbe
bello poterlo sapere. Per questo non ti do il voto, anche se hai
capito che il mio giudizio sul brano è positivo. Ciao .
PAOLO ROMA
Trovo il racconto uno specchio reale magari un po sfocato della
vita matrimoniale ricca di contraddizioni limiti paure ma pregna di
momenti in cui si puo far volare la fantasia proprio perche’ la realtà
ci affligge e ci limita Classica contraddizione in termini.....che
spiega brevemente le angosce di Eva,le sue paure ,le sue voglie.....
le sue sensazioni--- E poi il marito......presente assente, vittima
carnefice.... luce e buio di una vita piatta nel reale ma articolata
nel virtulae Ma qual'e il confine ???? Il confine tra relae e virtuale
...il confinte tra il marito e l amante...... il confine tra Eva e la
sua "mamma letteraria" Il confine tra me e te autrice del racconto?
Nessuno lo sa...forse non esiste E se esiste chi l'ha stabilito ?
quanto durerà? Chi sarai colui/colei che un giorno decidera di
abbatterlo? Il racconto, ottimo nella sua "struttura corporea" offre
il destro a tutti noi di riconsiderare ogni momento della propria vita
come il "carpe diem" definitivo......e personalmente mi porta a dire "
ma perche’ ...anche se l'essere umano è nato per stare solo alla fine
...in un modo o nell'altro finisce per accoppiarsi con catene che
vorrebbe immediatamente spezzare..?" Comunque grazie per ciò che ci
hai regalato , che mi hai regalato Un'emozione forte da tenere e
conservare a lungo dentro di me....
ANNA
Sorprenderà, ma la cosa che mi ha più colpito in questo
racconto è l'affittacamere. Persone interessanti le affittacamere,
soprattutto quelle di una volta. Infatti adesso sono un po' passate di
moda. Ti facevano un po' da mamma, ma non ti domandavano mai niente.
Ascoltavano però, con grande partecipazione più che curiosità, le tue
storie di incontri, sogni, litigi,
abbandoni. Vivevano per procura le storie d'amore di chi raccontava,
diventando infine complici.
Bravissima, Libera Eva, nell'alternare questi segnali, questi
riferimenti pratici, il tombino, il vagone, le suole delle scarpe,
alle fantasticherie più sfrenate, i pensieri alle sensazioni fisiche.
Anche il ritmo dei pensieri è incalzante, incontrollabile proprio come
la nostra mente, che gira come un mulinello indipendentemente dalla
nostra volontà. Ma, ripeto, il tocco da maestro, è l'affittacamere che
offre il bicchierino!
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