Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

L'ultimo metrò

Gero Gröschel

 
 
 

Alle volte mi domando cosa sarebbe successo se avessi galleggiato nel mare degli istinti senza stare a pensare quale altro futuro nella palla di vetro mi riserverebbe il destino. Quale uomo tra i due che ho scelto potrebbe ancora darmi quel sogno, che testarda a quest’ora vado cercando, dentro questa metro che trasuda d’odori. Mi chiedo cosa ci faccio dentro questo budello che dritto mi porta tra strade sterrate, di un quartiere che ufficialmente non ho mai conosciuto, di una periferia senza asfalto e lampioni con i tombini che traboccano acqua piovana e sporca le suole delle mie scarpe perfette.
 
Sto andando in una casa, che non è la mia, che non è neanche una casa, ma solo una stanza, dove l’acqua corrente arriva a singhiozzo con il bagno in comune che è sul corridoio, ma per me vale più d’una villa, immersa nel verde con quaranta servizi. La padrona alla porta ogni volta mi scruta e sembra domandarsi salutando cortese, cosa ci fanno due gambe senza difetti coperte da calze che costano un occhio, come mai una donna così bella si spreca ogni giorno alle cinque senza futuro. Ma lei non sa che ho un marito, lei non sa che sono madre di figli, zia di nipoti che li porta ogni domenica a messa e questi momenti li vivo in assoluto segreto.
Ogni volta m’invita per un “bicchierino” ed io prontamente ringrazio e rifiuto, ho paura che mi faccia domande, che mi faccia parlare di cosa si prova dentro una stanza all’ultimo piano, e cosa ci passa tra me ed un amante, quel “bel giovanotto” sempre discreto. Salgo le scale e sento i suoi occhi, mi sembra di vederla che scuote la testa, che muta s’asciuga le mani per bene con uno stroficaccio credendomi persa.
 
Lui lo vedo nei giorni feriali tranne la domenica e i giorni di festa, sono anni che rimaniamo appesi ai cerchi di fumo dissolti nell’aria come promesse quando tocchiamo con un dito il soffitto e ci giuriamo convinti che mai possa finire. Anni che chiudiamo le tende, nonostante sia l’ultimo piano, per paura che qualcuno ci veda e le nostre grida travalichino balconi e ringhiere. Anni che mi lascia vestita per non sprecare del tempo, che punto i miei tacchi sul battiscopa per non perdere neanche un frammento di voglia, d’energia che irrompe e si concentra decisa nell’unica fessura che lo fa unico e maschio.
Mi concedo nelle ore dove è più fitto il tramonto, dove le altre già in casa sono in cucina, tanto che in altri momenti del giorno il mio corpo sarebbe un pezzo di ghiaccio, non adatto all'amore che freme e che suda, che scalda una donna per essere pronta. Sono anni che facciamo l’amore senza parlare, il suo odore mi basta quanto il rumore di una goccia che cade dentro un silenzio e nutre e mi fiacca il cuore e le gambe nelle mie fantasie che non pensano ad altro che ad un amore identico a questo, dalle cinque alle sette dentro una stanza in affitto, dalle cinque alle sette che mi consuma la pelle, mentre mio marito mi crede da tutt’altra parte, dall’estetista, dal medico o in un qualsiasi posto dove la sua vigliaccheria non potrebbe arrivare. L’amore che m’offre è come lo voglio, le sue braccia capienti, le sue labbra materne sono più ammalianti d’un letto di fiume, che mai ho tentato di cambiarne il percorso.
Sapessero questi uomini, che mi guardano adesso, quanta purezza ci trovo e mi sazia, che non c’è legame che possa durare più a lungo fino al punto di farmi battere il cuore, come ora che si rincorrono lente, fermate di metro ed io sono in ritardo. Loro non sanno che questa trama di calza ha già un padrone che ansioso l’aspetta, che questo seno che fa capolino non è affidato al caso, ma al desiderio di quegli occhi che ora sul letto già mi stanno guardando.
E se sapessero che ho anche un marito? E questo corpo che mostro l’accoglie ambedue, senza averne fastidio o provocare rigetto, li soddisfa e li affama in un magnetismo perfetto, senza mai avvertire la presenza dell’altro, senza mai che una goccia si confonda con l’altra.


A volte mi domando quanto possa durare, e mi viene un fremito se solo ci penso, che questa potrebbe essere l’ultima corsa, l’ultima metro che prendo e che corre dentro un budello segreto e infedele, lungo le mie gambe che già sono pronte a muoversi ad arte per essere mare per un uomo qualunque che scandagli le sponde.
Sapesse mio marito come spartisco il mio ventre! Che non è solo la domenica dalle cinque alle sette che mi faccio capiente e mi faccio più moglie. Credo che sospetti qualcosa, specialmente quando in quei momenti lo chiamo con un nome che solo io conosco, quando nel letto rimango immobile e ferma, e come un contadino che aspetta la pioggia sento un piacere da molto lontano. Mi faccio chiamare come l’altro mi chiama, mi faccio baciare come l’altro mi bacia per essere partecipe ed avvertirne la voglia che altrimenti resterebbe incollata distante in quella parte di città dove ora sto andando. Lui m’abbraccia e mi bacia, suda e mi ama come se fosse una lotta contro un nemico lontano, come se stringesse solo carne di donna e l’anima tutta rimanesse in disparte.
 
Nei pomeriggi di domenica suda e s’accanisce, non capisce come l’amore possa essere altro, che non posso sentirmi appagata nel letto, lo stesso dove ogni notte ci dormo, dove ci leggo quattro righe di libro prima di chiudere gli occhi e spegner la luce. Davvero mi è strano pensare, come posso provare a sentire i miei sensi e lasciargli legare i miei polsi, le mani, a quella spalliera di ferro battuto. E poi toccarmi il seno come mucca che all’allatta, all’ombra d’un tronco che geme e si gratta per farmi l’amore e farmi godere senza dirmi che m’ama e sono divina. Perché davvero ho bisogno di altro, di tenere la gonna, le calze, le scarpe, che servono all’anima per sentirsi bucata, per prendermi dove è più forte la voglia, magari asciutta dove sento l’attrito, magari bagnata solo quando lo vuole. E la smetta d’adorarmi come unica donna! Mi lasci sospesa a pensare che non valgo poi tanto, che ce ne sarebbero mille che fanno la fila con il seno perfetto ed il culo ventenne, e non mostrano rughe e non hanno dolori, e sono lì pronte se solo volesse, lasciandomi in ansia per tutta le notte a bramarlo al mattino quando torna disfatto e puzza di femmina di sesso di strada. Difficile pensare tutto questo dentro un letto dove ho partorito dei figli, dove ogni giorno cambio lenzuola e il profumo d’ammorbidente è più forte di qualsiasi odore di voglia d’amore.
 
Seduta accavallo le gambe e penso che se solo volessi ci vorrebbe assai poco a far cambiare i pensieri che girano stanchi dentro queste teste chinate. Mi guardano in tanti con gli occhi calati da una lunga giornata di fatica e lavoro, mentre io sono qui fresca come una rosa che emana odore di buono e di doccia, di femmina calda che ostenta la seta. Se solo volessi potrei trovarne uno all’istante che cada ai miei piedi e mi faccia la corte, e basterebbe ben poco che una trama di pelle, un merletto sfrontato che fa capolino per fargli scordare mogli, noie, e bambini o qualche rata che scade o un malanno in agguato. Se solo volessi basterebbe ancora di meno, un sorriso stampato nel rimmel degli occhi, un guanto di rete che ho nella borsa, davvero poco per sentirmi più bella e per farmi infilare due occhi nel seno, nella parte più scura che fa gioco con l’ombra o nella sottogonna che timida esce e fa più effetto di qualsiasi firma, del mio vestito da sera riposto in armadio.
Non c’è altro posto al mondo che io conosca dove si concentrano sguardi, attenti e guardinghi, per ogni piccola mossa, un movimento leggero, come bocche da fuoco o cecchini sui tetti che ti seguono accorti pronti allo scoppio. Potrei prendere l’astuccio dei trucchi e far finta di guardarmi allo specchio, magari spalmarmi di rosso le labbra che di sicuro a quest'ora non ne hanno bisogno. Se solo sapessero cosa si cela sotto questi capelli, sotto queste unghie laccate perfette che sono l’unica cosa a cui tengo davvero.
 
Difficile davvero pensare tutto questo, dentro un metrò che mi porta diritta dentro l’amore che poi non è amore, dentro una casa che non è una casa, tra le braccia di un uomo che nemmeno conosco, e se ci penso più forte non è mai esistito. Mio marito sarà già a casa che aspetta ed io sento l’imbarazzo di quest’uomo di fronte, che possa aver carpito i miei pensieri più caldi e davvero ci crede, cavolo se ci crede che i miei seni hanno già due padroni, due lingue, due bocche, due sessi in attesa. Vorrei dirgli che di niente dovrebbe essere certo tranne queste due gambe che ora accavallo, questa trama di calza che strofino leggera, per essere convinta che non sia l’ultima metro, che anche domani ed ogni giorno che passa, altri occhi possano farmi sentire più preda, come una bimba sopra gli scogli che recita sottovoce filastrocche e sporcizie, sentite di sfuggita da un amico più grande. O come una donna che aspetta l’onda che sbatte, che sente il risucchio dell’acqua e del vento, e s’infrange e s’infila dentro il regalo, che uomini a mandrie considerano tale, tra il desiderio infinito di darla al mondo e tradire il suo uomo per la stessa ragione che ora mi fa aprire le gambe, cercare l’amore dentro una metro bollente. Anche oggi lo troverò e riempirà la mia voglia tra le figure di umido decorate sul muro, tra una padrona di casa che mi offre un “bicchiere”, tra le ore di ieri che sono passate, dalle cinque alle sette dentro una metro, tra i miei sogni paralleli a questo vagone, che ora si ferma, s'arresta e stride, e m'accorgo sorpresa che sono arrivata, che è la mia fermata e non conosco le altre, dove scendo ogni sera a due passi da casa.


 

 
COMMENTI DALLA RETE
   

MASSIMO
Accattivante, qualsiasi cosa tu scrivi mi da le emozioni delle migliori letture
 
OLIMPIA 
Da un testo scritto con tanta bravura, dove la vita passa tra una metrò e l'altra..., in compagnia di segreti di donna nella perenne solitudine, tra due uomini. Io a vedo così. Sei brava davvero!  

GIAMPIERO
Magistrale narrazione di una teoria consolidata nella letteratura, nel cinema e forse nella realtà che non vediamo: il sesso perfetto deve essere parole e senza appendici fastidiose di tenerezza e intimità. Tragica dicotomia, ma unico possibile salvagente di una routine quotidiana che non si può o non si vuole spezzare. Coerente persino con il tema del mese del concorso Bompiani, ma haimè, troppo lungo! Qualche limatura qua e la possibile come in "Sono anni che mi concedo nelle ore dove... ", sarebbe preferibile "nelle ore in cui...". Complimenti, supervoto. 

LAMYA
Straordinaria capacità di descrivere l'universo di molte donne. I sogni, le illusioni , i compromessi, la libertà la prigionia. Senza pudore, senza viltà, con una fondo di poesia e d'incanto infantile. Bravissima 

MAURIZIO  
Brividi.... magistrale descrizione del travaglio interiore che scuote chi passa la vita a farsi troppe domande. Sei brava. Da tre giorni mi è arrivata l'Enel del sito e mi ha dato la possibilità di accendere lampadine. La mia prima è per te. PS viva quelli che si fanno domande.

BRUNO B
L'Enel... da me non è ancora passata... ma vedo (e non poteva essere altrimenti...) che ci hanno già pensato... MAGISTRALE...!! Bruno PS: Le persone che si fanno mille domande (come mi diceva una persona cara...) sono le più intelligenti..  

MATTEO P.
Cara mi affascina il tuo modo di scrivere, avverto sensualità in ogni riga, parola mai impropria. Brava

ESPERUS
Perverso e delicato come l'armonia mistica di un martini d'estate...

MASSIMO
Ciao, ho letto il tuo racconto erotico su parole erotiche, bello e eccitante.. volevo segnalarti che nel mio nuovo sito http://ganz.ganzmax.com cè una sezione dedicata ai racconti erotici ed anche altre sezioni. Sai che puoi collaborare al mio sito scrivendo racconti erotici? I racconti possono essere commentati dai visitatori!!!, se ti va fai un salto e mandami un email con il racconto... Sperando in una tua collaborazione, ciao e grazie.

MARE
E’ senza dubbio un racconto ricco, piacevole da leggere; il racconto di una donna, che sa di esserlo, fino in fondo, una donna consapevole di se, della sua essenza, del suo potere sugli uomini... ricco di immagini, il viaggio su una metro, diventa lo spunto per introdurre il lettore dentro la sua vita, che si divide, sessualità distribuita in maniera differente, forza, passione, libertà di godere, di essere al di fuori di sé, della "maschera" domestica. Narrazione che scorre con grande intensità, affabula e conduce dentro un vortice di pensieri-emozioni-sensazioni, momenti di vita, che appaiono davvero reali e possibili. ammiro la bravura. :) 

SCHIAVA D'AMORE
Si è un bellissimo racconto, emozionale, veritiero, triste, tutto al femminile........... 

*LUISA*
Tristemente ed essenzialmente reale . 

DAINA  
Definirlo "Erotico" è riduttivo direi.... questa è alta filosofia e mistica religione. Ti darei 100.000 !!! 

FRH451
Complimenti: hai saputo infarcire il racconto con una bella atmosfera, molto francese, adulterina, sempre in bilico tra piacere e senso di colpa. 

CLINKER
C’è sempre una grande quantità di piacere nelle tue pagine. Per te che le scrivi, probabilmente, per la protagonista, che sembra essere sempre la stessa persona, ma soprattutto per il lettore. La trama e la narrazione sono perfettamente riconoscibili nel tuo stile. In questo mi è piaciuto l’uso delle parole. L’incedere dei pensieri, i dubbi e le domande. La qualità della tua scrittura rimane sempre di altissimo livello. Forse io ci aggiungerei un po’ di cattiveria in più. Ma questa è solo una mia impressione.  

CRAZY WRITER
Sì, non è solo erotico... è drammatico, introspettivo, lacerante... spesso molto vero. Mi è piaciuto. Sono andato sul sito; ma sotto il nome LIBERAEVA ci sono diversi autori: tu chi sei? sarebbe bello poterlo sapere. Per questo non ti do il voto, anche se hai capito che il mio giudizio sul brano è positivo. Ciao .

PAOLO ROMA
Trovo il racconto uno specchio reale magari un po sfocato della vita matrimoniale ricca di contraddizioni limiti paure ma pregna di momenti in cui si puo far volare la fantasia proprio perche’ la realtà ci affligge e ci limita Classica contraddizione in termini.....che spiega brevemente le angosce di Eva,le sue paure ,le sue voglie..... le sue sensazioni--- E poi il marito......presente assente, vittima carnefice.... luce e buio di una vita piatta nel reale ma articolata nel virtulae Ma qual'e il confine ???? Il confine tra relae e virtuale ...il confinte tra il marito e l amante...... il confine tra Eva e la sua "mamma letteraria" Il confine tra me e te autrice del racconto? Nessuno lo sa...forse non esiste E se esiste chi l'ha stabilito ? quanto durerà? Chi sarai colui/colei che un giorno decidera di abbatterlo? Il racconto, ottimo nella sua "struttura corporea" offre il destro a tutti noi di riconsiderare ogni momento della propria vita come il "carpe diem" definitivo......e personalmente mi porta a dire " ma perche’ ...anche se l'essere umano è nato per stare solo alla fine ...in un modo o nell'altro finisce per accoppiarsi con catene che vorrebbe immediatamente spezzare..?" Comunque grazie per ciò che ci hai regalato , che mi hai regalato Un'emozione forte da tenere e conservare a lungo dentro di me....

ANNA
Sorprenderà, ma la cosa che mi ha più colpito in questo racconto è l'affittacamere. Persone interessanti le affittacamere, soprattutto quelle di una volta. Infatti adesso sono un po' passate di moda. Ti facevano un po' da mamma, ma non ti domandavano mai niente. Ascoltavano però, con grande partecipazione più che curiosità, le tue storie di incontri, sogni, litigi,
abbandoni. Vivevano per procura le storie d'amore di chi raccontava,
diventando infine complici.
Bravissima, Libera Eva, nell'alternare questi segnali, questi riferimenti pratici, il tombino, il vagone, le suole delle scarpe, alle fantasticherie più sfrenate, i pensieri alle sensazioni fisiche. Anche il ritmo dei pensieri è incalzante, incontrollabile proprio come la nostra mente, che gira come un mulinello indipendentemente dalla nostra volontà. Ma, ripeto, il tocco da maestro, è l'affittacamere che offre il bicchierino! 

 

 
 
 
     
 

commenta il racconto

 
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione