Racconti di LiberaEva  Fotografia  Modelle   Racconti di Autore  Palco  Pittura  Interviste Impossibili  Contatti  Vetrina  Home

Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 
 

L'amore infedele

di LiberaEva

Foto Sabine Schönberger

 
 
 
 
 

E’ una mattina presto di gelsomini e lavoro, d’odore di mare che mi s’appiccica denso, mentre sto correndo sulla corsia di sorpasso contro un alito caldo che mi distribuisce i capelli. Un uomo si fa da parte e mi guarda sorpreso, con gli occhi di chi sta vedendo una bionda, che dietro un paio di occhiali da sole, suona e chiede strada frenando e sgasando tra due file di pini che storti e veloci scorrono contro. Insisto e chiedo strada ad un altro che vorrebbe inseguirmi, magari solo perché ho gli zigomi alti o sono al volante di questa macchina rossa, che da sola promette una donna da sogno. Ma accelero e scompaio veloce, quanto la sensazione di essere libera, slegata da questa rete di macchine e uomini, che negli anni fuggendo mi sono cucita, come un vestito attillato che mi fa bella d’incanto.

Ho un uomo che m’ama, che m’ammorbidisce ogni sera anima e cuore con tenerezze e parole mai sentite da altri e nessuno davvero avrebbe il coraggio di dire. Paziente m’aspetta ed accetta nel letto, i miei frequenti dinieghi, i miei slanci improvvisi dove divarico il cuore come le gambe e mai rinuncerei alle sue mani capienti che scacciano insieme ansie e paure come mosche sul viso di un bimbo che dorme. Mai rinuncerei alla sua voce suadente, che più delle parole mi convince e mi calma, come se causa non fosse mai esistita, come se effetto fosse un sonno tranquillo che godo e divoro tra le sue braccia perfette.

Ne ho invece un altro che m’ha stregata una notte, di fulmini e nuvole e pioggia a dirotto, che m’ha rapita fino alle prime ore dell’alba quando la luce scontornava il profilo dei miei seni stupiti ed ancora protesi. Senza parlare ci siamo trovati sporgenti a riempirci le bocche di respiri e saliva, perché le parole non servono a niente quando nitido senti il cuore che batte. Non c’era la luna e ne avrei fatto a meno quando non viene il minimo dubbio di rimandare a domani il piacere che senti e l’uomo accanto ti ha già rivoltata, almeno due volte ed ancora ti cerca. Ed ora da anni m’appiattisce ragioni ed io l’accontento nelle più piccole inezie, come in piedi di notte sbattuta sul muro, proprio davanti alle finestre di casa, dove basterebbero soltanto due occhi, per non avere uno straccio di scusa e ricominciare daccapo una vita diversa. Ma lui mi pretende ed io non rifiuto, le sue mani insistono senza chiedere altro di scostarmi le mutande quando le porto, di lasciare il passaggio a quella brama impetuosa che arriva al cervello prima di riempirmi la voglia. Non dura che secondi, intensi frammenti di tempo reale che m’annaffiano il cuore e m’inondano il sangue, come un ago che penetra dentro una vena, un aereo che buca una nuvola fitta, dove mi bagno e invasata m’annego prima che il buon senso mi venga in aiuto.

Schiaccio il pedale e corro più in fretta, convinta di non allontanarmi da niente, perché di nulla cambierei la mia vita. Non mi sento sballottata e divisa, penso solo, tra gli occhiali che mi fanno riflesso, che la mia anima è in grado di spartire l’amore, che il mio corpo è capace di dividersi in due, senza che avverta l’urgenza di fare una scelta. Non mi sento infedele, perché do ad ognuno parti diverse, perché loro m’aiutano non chiedendo le stesse. Non mi sento di tradirli, perché mi danno emozioni diverse, mi nutrono amori come se avessi due cuori siamesi, che s’attivano e tacciono in uno strano mistero. Li amo tutti e due, perché è indissolubile il sentimento che provo, inseparabile l’emozione di tradimento e d’amore che mi rivolta il fegato e mi scioglie le viscere in un flusso di voglia scompagnata che scorre. Nel momento sublime non mi è mai successo di confonderli o peggio scambiarne i nomi, perché ogni voglia ha un verso, un senso, saliscendi viscosi morbidi e intensi, e scatti improvvisi dove ti ritrovi più in alto, sopra i rami di nidi dove una passera cova uova d’uccelli di razze diverse.

Alle volte mi chiedo quanto potrà continuare, per quanto tempo s’incastreranno perfetti, i giorni che passano paralleli e distanti senza che mai nessun nodo li leghi o un contrattempo imprevisto li faccia incontrare. Mi domando se davvero dovrò farmi del male, come una madre ad abortire un gemello e se dovrò optare per un unico amore, che altre donne con orgoglio ne fanno un vanto d’essere state d’uomo per tutta la vita. Come sarebbe stata la mia? Cosa sarebbe stato del mio corpo? Invece sono qui nello stesso giorno che passa a farmi bella e perfetta almeno due volte, perché mai ne trascurerei uno a favore dell’altro, perché mai mescolerei odori diversi sul mio corpo che s’offre. Cosa sarebbe stato delle mie calze color carne, che da anni ne faccio collezione e indosso ogni volta che esco, e le separo scrupolosamente nel cassetto da tutte le altre. Come se non si dovessero mai toccare, come se il contatto partorisse un incesto o svelasse segreti che con cura nascondo. Cosa sarebbe stato dei miei occhi verdi bosco che a guardarli bene sono solo castani, ma qualcuno ogni giorno me li dipinge più intensi vedendoci a volte foglie gialle cadere sullo sfondo più ocra di un tramonto autunnale.

Ed ora in faccia a questo sole di maggio m’abbronzo e mi faccio più bella, per entrambi senza distinzione, come se avessero le stesse mani, gli stessi occhi. Gli stessi messaggi che leggo, lo stesso suono del cellulare che chiama, e mi dicono che mi stanno pensando, assaporando insieme la mia pelle distesa su questa sabbia dorata. Rido e leggo pensando che in comune hanno solo la donna, che desiderano nella stessa misura, perché per altro sono esattamente contrari e mi soddisfano entrambi non lasciandomi vuoti. Ma allora perché ogni giorno corro verso il mare? Ma allora perché rischio la vita lanciata dentro una macchina dove la morte è dietro ogni sbadiglio, uno starnuto più forte o peggio un pensiero, che si fa desiderio e voglia di raggiungere in fretta qualcuno.

Ora lo vedo ed è solo un ragazzo, un banale ragazzo totalmente diverso da quelli ufficiali che mi riempiono i giorni. Mi chiedo se due siano proporzionati al bisogno, se questo ragazzo che mi rivolge parole non sia degno di destarmi interesse. Lo vedo che ringrazia il destino per avermi incontrato e vorrebbe tuffarsi nei miei occhi profondi, che dice innocenti, che dice espressivi come se gli avessero già raccontato quella che sono. A volte mi chiedo quante parole diciamo ogni giorno e quante di queste hanno un senso davvero, mentre le altre potrebbero andare, inutili e vane in quest’acqua di mare. Mi dice parole d’amore come se fossi un’esperta, se la poesia fosse una chiave per aprirmi le gambe, come se il mio cuore non aspettasse che altro, senza sapere invece quella che sono, che questo corpo dorato al sole di maggio, lo sparto e lo doso per due amori sinceri. Sapesse! Se solo aprissi la bocca, e gli parlassi diretta come parlo a me stessa, credo che rinuncerebbe ai quei versi pensando in cuor suo che sono puttana, dove l’amore che sento e che provo è solo un pretesto per non avere sensi di colpa, e farmi due uomini nella stessa giornata. Cosa direbbe se sapesse che ho un marito e un amante, che il mio corpo è affollato come Via del Corso all’ora di punta.

Ma lui mi fissa senza il minimo dubbio che potrei fermare le sue mani e negarmi decisa. per vedere davvero quanto mi desidera, se davvero sono vere le parole che dice. Vorrei pretendere un compenso per quello che mi sta rubando con gli occhi, per la sua voglia che s’insinua e s’affoga dentro l’ombra che sa di madre e di seno. E’ giovane, avrà gli anni del mio unico figlio, quello che per amore s’è squagliato nel mio ventre, e poi diluito tra le lenzuola di un letto d’albergo. La sua mano è a pochi centimetri dalla mia pelle, e ne sento il calore più del sole che picchia, più della convinzione che scricchiola e fa rumore fino a dubitare che due uomini mi possano bastare. Più lo guardo e più penso d’essere malata d’amore, malata di considerazione che cerco dentro qualunque pensiero, che sappia di maschio che brama una donna, sopra qualsiasi pelle di mano che abbia la sola intenzione di darmi calore, dove nessun sottinteso può essere ancora un pretesto. Lo vedo che muore dalla voglia di stringermi, di toccare il brivido d’essere presa, d’essere colta a petalo a petalo nel gioco infinito del m’ama e non m’ama.

Se solo fosse più esperto avrebbe già letto che i miei seni non sono fedeli, non sono uniformi a sole due mani, ad un’unica bocca d’uomo soltanto, avrebbe già capito che la mia parte migliore è pronta da tempo, perché s’asseta e si sfama al solo pensiero che qualcun altro la stia desiderando mentre altri lontano ci scrivono rime sul telefono in borsa che vibra e mi chiama. Ma lui non capisce e non sa, che questa duna che ci copre dal mare potrebbe contenere un indelebile ricordo. Distesa chiudo gli occhi ed aspetto che questo raggio di sole diventi più caldo e prenda la forma di labbra e di mano, che ora m’accorgo comincia a tremare. Vorrei sentirla sicura dalle parti del seno, che cotto, che nudo avrebbe tanto bisogno di ombra. Gli dico senza pensare che questo è il mio ultimo giorno e da domani riprendo il lavoro. Ma lui non si muove, e per farlo decidere, gli dico che un po’ mi dispiace, che mi mancherà da morire questo odore di mare, questo silenzio di giorno normale che attutisce voci e parole al di là della duna.

Ma la sua mano non si muove e non accorcia distanze, perché solo oggi m’accorgo di non aver tolto la fede, ed ora capisco che dentro i suoi occhi amore e tradimento non vanno d’accordo. Impacciata rido e me ne domanda il motivo, e rido più forte perché non so proprio cosa dire, non saprei come dirgli che la mia preoccupazione è solo incastrare i giorni alle notti, o peggio le ore ai minuti che corrono quando il destino m’incrocia gli amori e m’appaga le voglie. Ma io non lo invidio e non desidero essere commiserata, come non voglio tornare a vent’anni prima d’adesso quando pensavo che un solo uomo potesse racchiudere il mondo, che una donna non dovesse chiedere altro, come ora che gli chiedo di sparlarmi la crema e sento le sue mani sulla schiena e sul collo che mi cercano oltre e sembrano adulte. Le sento, si fanno più decise e vorrebbero insinuarsi dove da tempo gli avevo preparato il ricovero. Si ferma e mi guarda, sembra incredulo di provocare così tanto piacere, mi fissa e si perde, senza sapere che le sue dita, che ora s’incuneano ed hanno trovato la tana, sono soltanto gocce di sangue di una delle tante vene che m’annaffiano il cuore.

 

 
 
COMMENTI DALLA RETE
Scritto magistralmente, come sempre... E poi che bello sentire parlare qualcuno senza paraventi, senza false ipocrisie e senza false scusanti.  Luisa
Una Signora donna, che sa scriver molto molto bene. Un caro saluto ugo
Una professionista della scrittura tra dilettanti. Otto, Nove
Tu sei superba. E sei cambiata dai primi tempi.  Questo è erotismo puro e delicato, é poesia duttile dalla quali molti dovrebbero imparare. Brava. Brava. Con il cuore.  Emanuela Musso Fiorini 
Sì, uno dei migliori racconti che ci sono qui, ed io ne ho letti moltissimi. Vale la pena soffermarsi a leggerlo e rileggerlo ancora e poi quanta verità porta ocn sè, quanta umana sofferenza... Complimenti davvero.  Fux@
Una donna intera, che non si spartisce tra...ma che somma, completa, con un tocco di quella tenera fragilità femminile dei perchè. 
Complimenti per il fascino dello scritto a se stante, lineare senza artifici e appigli.
Tralee
La miglior lettura da me finora fatta, qui. Sono stato attratto dal nome dell'autore (pseudonimo già molto famoso nel web) e non ho verificato se trattasi di originale edito altrove e trasferito in questo sito, ovvero di prima assoluta pubblicazione. Non m'interessava farlo. L'ho letto, meravigliosamente compiaciuto della forma, delle parole, delle immagini, dei tempi, della complicità, delle riflessioni tra le riflessioni, dell'erotismo leggero, di quello doloroso, delle allusioni accennate, delle prese d'atto violente, delle trame intrecciate, dei pensieri sopra ai pensieri. E' un racconto completo e perfettamente rotondo. Un racconto che rileggerò, ancora, anche fra molto tempo. ...e ci sono immagini talmente belle, curate e ricercate da rendermi imbarazzato nel commentare...  Recensione da neteditor
Un racconto che si dona. intenso e scorrevole come acqua tumultuosa nelle vene. un'autrice che merita davvero. by il folletto. Folletto
Un racconto intenso, che trascina con forza e incanta. Peggy Sue
Ottimo racconto eva, sei sempre più intensa. Grazie  Piero Folla
Gia', non esiste amore piu' grande di quello per se stessi.  Fred
 
 
 
 
     
 

commenta il racconto

  

 
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione