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Non voglio che questo giorno che nasce mi trovi da sola a
contare le stelle, a vederle cadere dentro il mare infinito che
plumbeo e tetro mette paura, non voglio per nulla che mi trovi
disperata di un uomo che proprio stanotte m'ha lasciato dei vuoti,
di buchi di fuori e caverne di dentro, tanto che ora se solo
gridassi non risponderebbe che una misera eco, uno spoglio
rimbombo di mura e d'amore.
Se ne andato muto senza guardarmi, infilando in valigia
mezza casa e ricordi, e quella parte di cuore che m'era rimasta,
che illusa credeva senza più appigli come si crede ad un Dio in
punto di morte. E fuori c'è il mare che mi fa solitudine, che se
solo potessi lo prosciugherei all’istante, per raggiungere il
chiarore che flebile trema all'orizzonte. Mi ripugna persino
guardarlo, persino pensarlo che tra poco illuminerà lo squallore
dove affogo da ore, sfaccettandosi su questa bottiglia che vuota
m'estirpa il dolore, che sola m'ha dato la forza d'essere sveglia
fino a quest'ora.
Questo sterminato sconforto m'invoglia e m'invita a cercare
sollievo nel suo grembo infinito, dove pesci giganti m'aspettano
in tanti per sfamarsi di strazi, di pene e tormenti, e dissetarsi
del sangue appiccicoso di alcool. Tra poco il chiarore sarà alba e
poi luce che filtrerà fino a sbattermi contro, trovandomi nuda su
questo tappeto che mi fredda le ossa e mi gela la pelle, dentro
queste inutili tette che pendono frivole senza nessuna sostanza.
E' vero! Era il mio unico amante, l'unico che avevo! M'asciugava
le lacrime che senza senso colavano dense, m'azzittiva le risa che
uscivano ad urli senza motivo.
Era il mio amante, l'unico rimasto a definirmi un'attrice,
sapendo benissimo che il mio culo perfetto era servito soltanto a
metterlo in mostra per qualche parte volgare da controfigura. Era
il mio amante, l'unico a chiamarmi scrittrice perché scrivevo
d'amore in una rubrica di cuori su un giornale locale, ma che mi
costava un pomeriggio ogni mese dentro una squallido albergo sulla
Statale poco distante. Quali stronzate potrò mai scrivere? Quali
consigli potrò mai dare? Se ora mi ritrovo sconfitta d'amore
davanti a questa vetrata, dentro questa villa che da mesi mi
ospita e non pago l'affitto.
Se ne è andato perché non gli bastavo, perché in queste
forme di femmina non s'era mai trovato né perso, quando la notte
m'addormentavo distrutta e convinta che mai avrei potuto appagare
con le mie tette abbondanti il suo amore inverso di voglia
contraria. E' fuggito dal suo spacciatore, come un drogato in
astinenza, che per anni in segreto lo ha accolto e cercato, e l'ha
riempito di sesso e ragione dove io mai sarei potuta arrivare,
dove io illusa ho provato testarda a sostituirmi nelle tante notti
informi d'amore. Eppure mi bastavano! Come ora mi mancano le sue
mani sterili, i suoi respiri infecondi che non hanno mai inumidito
i miei seni, che non sono diventati mai pioggia, mai temporali e
uragani tra le mie cosce in attesa.
Non mi rimane che questo mare, ma neanche un ricordo per
sentirmi più donna, neanche una madre per rifugiarmici dentro o un
marito per tradirlo ogni volta! Sono sola! Sola con la certezza
che non servirebbe a nulla farmi più bella! Vuota di dentro come
tutte le volte che ho aspettato il mio maschio, per poi stringere
le gambe ed ascoltare anonimo un qualcosa che sapeva di miele,
d'orgasmo distante come quando uno starnuto è lì ma non viene.
Vuota come nelle tante notti che chiedevo, eccome chiedevo,
d’assopirmi la voglia e d’aiutarmi ad amare chi dormiva accanto,
sognando il suo amore segreto e contrario.
Sopra questo tappeto ora mi spoglio e mi copro, mi strucco
e mi spoglio della colpa di essere femmina, fuori luogo come
quello di una puttana alle cinque dell’alba che cerca di camuffare
vestiti e mestiere in attesa di un taxi! Inutile tento di
rialzarmi sopra questa bottiglia che piena m'ha riempito la bocca
per ore, che vuota ostinatamente mi separa altre labbra, e
m'illude soltanto di riempire altro vuoto sapendo benissimo che la
somma dei due è solo lo strazio che sento tra la mia carne
insecchita.
La spingo e la giro cercando ostinata una stilla d’umore,
che eviti l'attrito e scivoli unta nella coscienza che flebile
sento, e mi sbatte supina e m'appiattisce con forza sopra questo
tappeto. La spingo e la giro pescando nella mia memoria un ospite
a caso che non mi chieda permesso, che mi sconfigga il dolore con
altro dolore, e vedo lo schifo nei suoi occhi per avermi baciata,
l'avidità che prende forma e sostanza dentro quartieri affamati,
periferie del mio corpo che credevo lontane, ma sono
maledettamente vicine e in simbiosi con questa bottiglia che mi
penetra l'anima e scarnifica ossa, fino a guardarmi ridicola
nell’ombra del vetro, quasi cagna che sente inconfondibili odori
marciti di voglie da strada.
Mi danno nausea e vomito come se non fossero mie, come se
queste tracce che ora colano sul collo del vetro fossero di
un’altra, una donna che invidio, che chiamo puttana, che strilla
sguaiata di piacere abbondante mentre mi tappo le orecchie. La
spingo e la giro perché in nessun altro modo potrei sentire il
calore, sentirmi avvolta d'affetto e d'amore che inganno con
questa forma di uomo, che confondo con qualsiasi maschio che a
quest'ora possa nutrire la nobile intenzione di non farmi sentire
più sola. La spingo e la levo per procurarmi altro vuoto, per
prepararmi la strada ad ogni istante che passa, ad ogni centimetro
di pelle che caparbio la risucchia e l'affonda.
La giro e la levo per non sentirmi più sola, per sentirmi
l'orgoglio di comandare ogni uomo che s'addentra timido dentro
questo malessere, dentro questo ventre incompleto che un
uomo ormai perso l'ha ridotto a un abisso. La levo e la spingo
sentendo gli anni che passano e fanno rumore, la levo e la giro
come questo foulard sul collo che a malapena li copre. La spingo e
la giro perché solo questa bottiglia e nient'altro m’illude di
sentire le sue mani insicure, i suoi respiri che m'accarezzavano
lacca e capelli ed un vetro più duro mi preparava all’amore.
La spingo e la giro convinta che a quest'ora non esistano
uomini sobri che abbiano il desiderio d'ascoltare una donna, la
decenza di vederla a bocconi che freme e reclama, che grida e sta
zitta infilando nel cuore l'unico maschio che negli anni le ha
dato l'amore dormendogli accanto.
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