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Adamo Bencivenga
La giusta
vendetta
Stasera davvero hai deciso di uscire, lasciarti alle spalle queste notti
biancastre, che lasciano all’alba insofferenze d’umore, sussulti di cuore
tra pentimento e rancore, per poi trovarti da sola a commiserarti nel
letto, a trovare ragioni senza capirne più il senso.
Davvero ora esci e ti lasci guidare, dove la pioggia leggera ti bagna e ti
fa sentire più secche le membra inadatte, perché non hai più trent’anni e
non sapresti dove andare, perché oltre i quaranta ci sono solo parenti ed
uno straccio di amica per un tè o un consiglio che ti farebbe sentire
ancora più sola.
Fai tre volte il giro di casa, chiudi tre volte il frigo e la stufa, come
se partissi per una vacanza lontana, come se stessi per un mese da un
figlio, ma lo sai che ti stai prendendo in giro, perché non c’è nessuna
partenza, ma solo qualcuno che giù in strada t’aspetta, e lo sai che è
sposato ed è padre di bimbe, e conosci la moglie e ti si avvampa la
faccia, al pensiero che stasera potrebbe accadere oppure domani se non ti
senti già pronta. Ma giuri e stragiuri che non ci esci per sesso, non vuoi
un incontro che finisca in un letto, magari qui in casa o peggio in
albergo, perché sono anni che t’addormenti da sola e qui da tempo non c’è
più l’odore di uomo, un frammento nell’aria di schiuma da barba.
Intanto i tuoi tacchi rimbombano in casa, apri le porte e riaddrizzi i
quadri, metti a posto gli occhiali lasciati nel bagno, il libro sul tetto,
l’astuccio dei trucchi. Ti senti agitata come quando bambina, allungavi la
gonna per non mostrare le gambe e ti riguardi allo specchio e ti guardi le
forme, t’appunti una spilla per non dare nell’occhio, perché non vuoi che
lui fraintenda, che il tuo decolté vada oltre il buon senso, come fosse un
invito perché troppo scollato, da infilarci i pensieri ed anche le voglie,
di dirti che sei uno schianto o una bomba, di dirti che donna, appena ti
vede.
Ma allora perché hai accettato? Perché ti sei infilata in questo vicolo
cieco? Ne hai d’occasioni sparse ogni giorno! Quante davvero senza
prestarci attenzione e quante rifiuti con un cortese diniego. Ed invece
eccoti qui che tremi ad uscire, con chi spera di farsi magari un’amante e
farsela subito magari stasera e farsela in piedi sollevando la gonna,
contro un muro all’ingresso o in un letto distesa, mentre fuori la pioggia
copre i gemiti caldi, anzi le urla d’una donna in letargo, anzi le grida
di una forma in penombra, che da tempo sopita non conosce la luce.
Altrimenti per quale remoto motivo t’ha invitata per giorni e inondata di
rose, t’ha inviato messaggi scrivendo tesoro, scrivendo mia cara, ti penso
e ti voglio. Perché forse sapeva che non ti saresti opposta, che il tuo no
era solo prendere tempo, perché in fondo in fondo ti piace e t’intriga la
corte di un uomo che guarda ed apprezza, le tue gambe e le calze che fanno
le pieghe e lasciano agli occhi uno squarcio di sogno e alle mani la
voglia di risalire la trama.
Proprio quelle mani tra le tante nel mondo, che libere vagano ogni giorno
nell’aria, che si ritraggono ed allungano la loro pretesa, di stringere
tutto o non stringere niente. Se solo volessi abbandonarti del tutto! Ti
verrebbe da dire che lì c’è sostanza, c’è carne, c’è pelle che feconda le
notti, c’è tatto di femmina che s’accontenta di poco, perfino di nulla se
ti risparmiassero dopo, di dire chi sei e perché l’hai fatto, di
raccontare una vita per filo e per segno, da quando sei nata e che futuro
t’aspetti. E giù fallimenti tra amarezza e ragioni, disastri di anni e
sogni di un’ora, essenza di anima che ha bisogno d’amore, perché ci
ricaschi, sicura che accade, nonostante una storia durata una vita,
nonostante un marito che t’ha illusa per bene, ed ancora ci pensi e porti
la croce, lasciandoti un giorno poco dopo il tramonto.
Che ci fai ora qui vestita di nero? Che ci fai ora davanti allo specchio?
Spegni la luce ma sei ancora indecisa, squilla il telefono ed è lui che ti
chiama. E’ qui sotto e s’è fatto impaziente, forse crede davvero che tu ci
stia ripensando, che anche stasera sia un buco nell’acqua.
“Ancora un momento!” Ti dici da sola. Riaccendi la luce per fissare il
soffitto, per scoprire una crepa che corre, che volta, e poi muore nel
nulla tra il bagno e la sala. Vai verso la porta e prendi la borsa, ma i
tuoi tacchi, li senti, fanno troppo rumore. Saranno troppo alti? E se
dovessi fuggire? Dalle sue mani, dall’impeto maschio, che sicuramente
s’accende quando meno l’aspetti, di sicuro ti vuole nonostante i proclami.
Magari in macchina appena salita. Magari più tardi poco dopo la cena. Vedi
già la sua mano che galleggia nell’ombra, indecisa e sicura aspetta il
momento, per poi planare furtiva tra le tue gambe, mentre lui disinvolto
guida, ride e fuma, e ti lascia di stucco perché non era previsto. Ti dirà
bella come se davvero lo fossi, ma finge, lo senti che è solo curioso, di
scoprire il colore delle mutande che porti, di sentire quanto caldo c’è
dietro il respiro, quanta fame qui sotto dovuta al digiuno, quanta voglia
che tracima sola, e quante pazzie nel momento opportuno nonostante
l’aspetto di donna per bene!
Schiacci i tuoi dubbi e vai decisa, perché ti convinci che sono solo
pensieri, perché non è il tipo e mai lo farebbe, dentro una macchina anche
se è buio e poi piove, lungo la strada tra le dune di Ostia, dentro un
motel con vista sul mare. Ma tu non vuoi e non è questo il momento! Come
fai a dirgli che non ci sarà dopocena, che sei uscita soltanto per passare
due ore e perché sono anni che non esci la sera. Ma lui lo sa e non c’è
bisogno di dirlo, che al massimo scambi due parole per dire, con la
portiera che è gentile e graziosa, vabbè ci parli di piante e d’innesti,
della rosa che st’anno ritarda a fiorire, ma a te basta per distrarti e
pensare, che fuori non c’è posto per chi cammina e non corre, per chi ama
i dettagli e le piccole cose.
Stai aprendo la porta e ti dai della scema. Perché devi pensare che un
uomo stasera t’ha invitato soltanto per avere ritorno, che un uomo che
tradisce ad ogni occasione, lo fa per un unico scopo evidente? E se invece
vuole solo ascoltare? Le tue pene più dure che dici e che senti, e magari
accarezzarti leggero la mano, per non farti sentire fuori luogo e più
sola? E se invece fossi tu a non volerle accettare? E tornartene a casa
con un vuoto strapieno, di sole parole e ritriti concetti, di rapporti di
coppia, di uomini e donne? E se fossi tu a voler ascoltare dell’altro?
Magari il tuo nome mentre ti dice che t’ama, che sono anni che spera e
magari ci credi, senza renderti conto che nel buio più fitto, c’è una mano
che sale, si ferma e riparte, proprio dove da anni sentivi solo ragioni?
Basta, hai deciso e prendi la borsa!
In fin dei conti non dovrai dire nulla perché già ti conosce, conosceva
tuo marito e perché se ne è andato, conosce i pochi volti d’amanti
distratti, che sono passati dentro il tuo letto. Ne conosce le storie e
perfino i dettagli, e tu conosci sua moglie da più di vent’anni, compagne
di scuola al liceo Mamiani. Lui lo ricordi con i capelli più lunghi, la
voce da uomo ed il corpo sottile, che scompariva tra i seni della tua
amica già donna. Ecco appunto! Allora perché ti tormenta da mesi? Non hai
neanche dei seni ricchi e opulenti, che infestano i sogni di adulti
bambini, che riempiono bocche staccate già in fasce, troppo presto
comunque per mancanza di latte.
Se non fosse il marito della tua amica, stasera davvero ci avresti fatto
un pensiero, è alto, moro con due occhi intensi, che ti spogliano senza
abbassarti la lampo. Al tempo ci avevi fatto quasi la bocca, ma la tua
amica aveva due gambe da sogno, due labbra troppo grandi per sentirti
rivale, un corpo perfetto per crederti bella. Ora il destino vuole darti
un riscatto, una rivincita per quei baci davanti alla scuola e dopo
vent’anni potresti rubarle il ragazzo, ora uomo, ora fatto, solo in cerca
di tette, che giudica belle perché sono diverse.
Guardi di fuori e t’accorgi che è una notte più nera, di tutte le volte
che sei rimasta a guardarla, a fissarla di sbieco ed averne timore, a
fissarla in finestra e sentirti protetta. Non c’è luna stasera che ti
possa dare risposte, non c’è stella che porti fortuna, ma solo nuvole e
pioggia ed un uomo che aspetta, che è uscito dall’auto e guarda il
portone, impaziente fuma e tiene l’ombrello, da quattro passi e muove le
chiavi, in attesa che esca una donna stupenda, o meglio che sia gentile e
disposta a non fare domande e non avere risposte. Ti riguardi allo
specchio e sciogli i capelli, ripassi il rossetto con la matita più scura,
lo sbordi di un niente e togli la spilla, anche se sai che quello che
conta, è l’attesa che passa e s’ingrossa impaziente e ti fa più bella e
regina di qualsiasi trucco. Indossi un vestito che ti modella i fianchi,
un tacco più alto che ti sfina le gambe, un trucco che sfumi e rimarca i
contorni, una camicetta scollata che faccia intuire il nido più caldo per
svernarci stanotte.
Ora hai deciso, tanto là fuori stanotte nessuno ti vede, nessuno saprà che
c’è un uomo sposato, che rimane paziente ad aspettarti per ore. Ridi
pensando a sua moglie che a casa, lo crede e lo pensa da tutt’altra parte,
magari a calcetto o una pizza tra amici, magari al capezzale di sua madre
malata. Ridi più forte pensando al motivo, per cui stasera hai accettato
l’invito, perché ora è più chiaro e ne sei convinta, per quel sapore
d’amaro che ti è rimasto in bocca, per quell’astio covato senza volerlo e
dopo trent’anni una sana occasione per un vero riscatto, per una giusta
vendetta!
Scendi le scale sicura sui tacchi, apri il portone e lo vedi, ti fissa, ti
sussurra che un sogno anche quello più bello non può essere meglio di
quello che vede, perché ora hai deciso e non c’è più nulla che tenga, nel
sentirti regina, un paradiso di donna, e vederlo che sbava, che trema, che
sogna, che mastica frasi senza che abbiano un senso. Ora inciampa,
s’impiglia, con le chiavi e l’ombrello, insicuro ti segue per ripararti
dall’acqua, mentre tu cammini altezzosa e contenta, sorridi superba tra
l’insolenza e l’intesa, e dici mio caro dove mi porti stasera? Ammiccando
la calza, lo spacco, la gonna, un seno stasera che è una dote, uno
scrigno, il rossetto perfetto intatto a quest’ora e solo la cena potrà
sbavarlo del tutto.
FINE
Foto Stefan Beutler |
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