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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

La donna con la veletta

di Libera Eva

Igor Palotay

 

 
 
 

Mattino presto, la stazione, un treno che parte, ansia, attesa, angoscia, palpitazioni, una valigia, pesante di giorni, vissuti all'ombra, segreta, ninnoli, pezzi di carta, foto, ritagli, regali, diari, lettere: "io ci sono, ci sono sempre stata......"

Occhi  che vagano, in cerca d’un volto, una sciarpa, un orologio, un giornale......

Occhi che pregano, nervosi, due scarpe, tacchi di metallo, un marciapiede, un altoparlante, cartacce.......

Tardi, maledettamente tardi. "Non viene, ormai non verrà". Qualcuno urla, è ora,  gente che s'affretta, saluti, spintoni, fazzoletti, qualche lacrima, uno scusi.......

Meno di due minuti, poco più di uno, teste senza volto, capelli anonimi, cappelli rossi, brividi, rassegnazione, dietro ad ogni sconosciuto un altro sconosciuto, pensieri che sbattono, fanno male, scuse, non avrà potuto, il lavoro, il figlio, la pioggia, un contrattempo, oppure......

Dubbi, se avesse voluto, flash, ricordi, percorsi di vita. Ieri sera, le sue braccia, caldo, tepore, convinzione, sicurezza, la decisione, la fuga, finalmente insieme, la sua mano calda, l'amore, ieri come in altri ieri, come ogni sera, di fretta, veloce, da domani sarà tutto diverso, ma ieri, come altri ieri, spalancavo le gambe, le mani al suo cellulare che squilla, al nostro paradiso, a due passi da questa stazione, un letto, un lavandino, un’insegna, un terzo piano d'albergo senza ascensore.

Mi prende in piedi, all'istante, il suo sesso che spunta, rigido, tra i denti di lampo. La stessa lampo che s'impiglia, da sempre, la stessa mia gonna arrotolata sui fianchi. Mi prende, il telefono risquilla, interrompe e cadenza i suoi movimenti, i miei, le ore di moglie e lavoro. Rapido consuma, passione che brucia dentro il mio sesso, che dico d'amore che dice di fica. Rapido sale, lo sento, rapido scende, risucchia, gorgoglia, mi bacia e mi preme, mi spinge, contro questa parete, contro tutti i muri da sempre, che hanno attutito l'ardore, scomposto mi cerca, m'insegue la voglia, ogni volta più in alto, ogni volta più aperta all'irruenza che abbraccio, che pazza gli urlo. Sono felice, quanto una donna che gode, che fa godere lungo i minuti che conta, che conto. Eccolo lo sento, esce all'improvviso, mi chiama con l'ultima voglia, che liquida sgocciola sulla moquette marrone. Non mi ha mai bagnata, non ho mai sentito il calore, ma l'amo, amo le sue paure, la sua convinzione. "Stavolta ti giuro fuggiremo davvero". Domani alle sette, un treno, e poi un aereo dove parlano lingue che io non conosco. Lo amo, amo il suo sesso, nessun altro mai m'ha penetrata dalle parti del cuore, oltre il piacere evidente, oltre il mio sesso aperto, ora ed ovunque, in qualsiasi posto dove m'ha sfamato la voglia, il desiderio impellente d'allargare le gambe. Lo amo, convinta che per nessuno mai aspetterei minuti. Scendiamo le scale, qualcuno ci guarda, "a domani allora", alle sette, i biglietti, il binario, la valigia, lo spazzolino da denti, i miei reggicalze.

Mattina presto. Sorrido, nello specchietto del trucco le mie speranze, s’adagiano a grumi come cipria ormai vecchia, una città, un paese, una casa, una stanza da pranzo, le tende a fiori, i bicchieri a calice, un divano, la scopa nuova, un letto, odore, sudore, mio, suo......…, magari un bambino, una sorella a suo figlio. Mi sento sua fino al midollo, m'ammiro la gonna, la sua preferita, le scarpe, un cappello nero, una veletta, toni scuri di rosso sulle mie labbra in attesa. Dubbi, flash ricordi che tornano veloci, di ieri sotto il portone, mi ripeto la voce, la sua voce convinta, sicura, ferma, come granito la sua mano, come roccia i suoi occhi, non possiamo più aspettare, domani, sì domani, domani mattina, presto, all'alba come nei film, come nel sogno che torna ogni notte, all'ora degli amanti, al freddo di chi fugge, nella nebbia di chi si nasconde..........

Cosa penserà sua moglie? Mio marito che chiama, chiama più forte, ma ora sono qui, accanto al mio borsone, che penso, che guardo i miei tacchi. "Come farò a salire sul treno?" Lui mi aiuterà, mi porgerà la sua mano, guardo l'orologio, guardo lontano, scivolano i miei occhi sulle teste, non lo vedo, un fischio di treno, la stazione, un ritardo per tutta una vita, perché, un altro fischio, alzo la veletta per vederlo trafelato, la sua faccia che suda, che corre, sorride, mi bacia, mi brama, mi chiama, mi ama, mi ama davvero.

Mattina presto. Guardo ancora, ma nulla, volti sconosciuti, volti ordinari di sonno, di lavoro, stringo i pugni, il respiro che sale, che strozza, un altro fischio, un rumore assordante, il marciapiede vuoto, solo una donna con la veletta, un borsone, uno spazzolino da denti, i miei reggicalze, un treno, via........

 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 

Letto e riletto. E letto ancora. La cadenza degli elenchi ripetuti ossessivamente rende perfettamente l'idea di un amore quasi perverso, che risulta essere tale solo nella pervicace ripetizione di pensieri della protagonista, ma non nella razionale effettività. Il racconto si divide in tre parti, alla lettura. Una suddivisione che credo prescinda da qualsiasi intenzione dell'Autore. Una parte si snoda nella confusione della protagonista, che accavalla e mette in fila, cercando inutilmente di fare ordine, le sue sfumate convinzioni, ripetendone i contorni, delineando confini e limiti, astraendo convinzioni e termini. Una seconda parte si sviluppa attorno alle immagini, che riecheggiano di una poesia nostalgica, nella quale la protagonista si rifugia, per non far appassire quello che lei vuole sia un bocciolo perenne. Una terza parte s'allarga dal centro del dolore, con esasperante lentezza, fino a svuotare completamente la protagonista e farla afflosciare, sgonfiare, quasi a volerla proteggere in posizione fetale. Il racconto è mancante di qualcosa. Non so bene cosa, ma ne sono convinto. Forse l'Autore ha avuto il pudore (o la "vergogna") di omettere qualcosa di personale. Mi sembra di sentirlo aleggiare, questo qualcosa... ma non è rimasto nelle parole. Per questo, al contrario della mia abitudine rispetto all'opera dell'Autore, mi permetto di non assegnare il massimo dei voti. E' come entrare in una camera d'albergo dopo che gli ospiti se ne sono appena andati: aleggia la loro presenza, ma di fatto non c'è. Peccato. GIORGIO

una tristezza di fondo, una delusione tra le virgole e le continue descrizioni che rendono questo racconto davvero bello. perché è istintivo, forte...la seconda parte, la finale, è bellissima. ciao!  selalc

Il ritmo è così incalzante che m'ha costretto a finire il racconto, che non mi è piaciuto.  Laura C.

Forse con la veletta non ti ha riconosciuto? :); ) Bel racconto.  Marina Minet

"Nessun altro mai m'ha penetrata dalle parti del cuore"... E' in questi casi, quando ti prendono il cuore, che fa più male l'addio.   *Luisa*

Pressante come un treno che spinge per trascinarsi dietro tutte le sue locomotive. forte come il sentimento di un’amante può esserlo. dolce come solo una donna con la veletta sa esserlo. luisa

Sai scrivere. E lo fai molto bene. Bel testo, ritmo sostenuto fino alla fine, visivo. ciao.  Daniela Raimondi

Diverso... un ritmo più frammentato, schizzato, come i salti delle lancette e il loro rumore mecccanico. Ma non per questo meno incisiva e affascinate...  Massimo Botturi

Ciao Eva le tue frasi colpiscono forte e nel profondo, le sento carnalmente saporose, di donna, di femmina ... continuerò a leggerti volentieri e con senso di eccitazione, intellettuale e fisica... Vito

Sei brava. per alcuni istanti ho "creduto" a quelle verità che racconti. Roberto

I tuoi racconti sono pieni di forza ed erotismo, una vera donna, anzi un vero essere umano, completo... ciao Fabrizio

Volevo farti sapere che ho visto le tue homepages.... Brava, semplice commento, ma basta a riconoscere che sei stata in gamba.  Ciao Lara

Ciao sono Mario ho letto i tuoi racconti incuriosito dal tuo nome che avevo intravisto su Neteditor dove anch'io pubblico. Mi piace il tuo tono di scrittura secco, crudo come lo chiamo io work in progress. Complimenti brava anche se spero x te che non sia completamente autobiografico. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dai tuoi interessi. Anch'io mi occupo di musica ed arte in senso lato e comunque mi piace pensare all'esperienza letteraria in maniera contaminata, ibrida.  MARIO

Ho sognato una donna. Avevo nel cuore una donna, nel cervello al centro della mia pancia c'era una donna. Ho trovato una donna. Dentro di lei ho costruito piccoli germi della mia vita. Ho vissuto una donna. Ho amato il suo ventre, ho odiato il suo disprezzo, ho bevuto ogni succo che ho raccolto dai suoi vitali orifizi. Forse sono riuscito a capire il senso della vita. Buona notte LAMBERTO

Il tuo stile è un miscuglio curioso di durezza, sarcasmo e asprezza; descrizioni violente ed espressioni che non ci si aspetterebbero, realtà prostitute di donne allo stremo, confessioni ciniche, dirette. La trama non ha bisogno di commenti, è palese nel suo significante. Alla fine la violenza di certi termini passa in secondo piano, poiché credo che la bruttura non possa esser descritta con gentilezza. sarebbe gradito qualche tuo commento ai tuoi scritti per capirne la realtà di fondo. DANIELE


 

 

 

 
 
     
 

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    pubblicazione Ottobre 2003 

 
 

       

 
 
 
 

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