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Di dietro e nell'anima |
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di
LiberaEva |
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La solitudine
non si sente quando si è
soli! Ma non ti lascia respiro e ti devasta l’anima quando qualcuno ti ha
lasciato e ti saccheggia il cuore quando qualcun’altra
ha preso il tuo posto. E non fai altro che distruggerti la ragione e
massacrarti le unghie da ciò che avresti potuto fare e da tutte le volte che
non hai dato abbastanza, compresa quella volta, che non lo sei stata a sentire,
perché avevi un nonnulla da fare. E lui diventa evanescente come l’acqua del
mare che resta nella mano chiusa a pugno, distante come un treno che si è
appena perso. Di notte ti viene vicino, s’infila incorporeo dentro le lenzuola
malinconiche emanando un forte calore che ti avvolge leggero come la tela di un
paracadute. Insolente, come gli capitava di rado, scivola nelle pareti del mio
corpo come un aliante tra i versanti rocciosi, come un gabbiano attraverso la
nebbia. La lancetta delle ore
dell’orologio in ingresso s’allunga fino a confondersi con i minuti, i
centimetri di piacere diventano chilometri di autostrade che s’infilavano nel
buio tunnel della passione. Bruciante
e distruttivo come la pipì sulla neve si lascia dietro una voragine da
riempire, un vuoto d’aria al decollo, e poi salite a pendio e discese a dirupo
elastiche come molla, appiccicose come la gomma che non riesci a disfartene o
come il tappo dello sciroppo per la tosse sul comodino. Intenso e sfibrato come
avviene nei sogni, altero e spaurito come una mamma che ha salvato i suoi cuccioli. Il tempo s’allunga come il miele
che cola dal cucchiaio, come lo sputo quando sei raffreddata.
Lui diventa un
adagio che per tutta la giornata ti gira intorno, ti gonfia il cuore
e ti accompagna col tuo cervello scollegato da quelle giornate che ti
soffocano e da quelle umide notti di sudore che non riesci a sopravvivere. E ti
sorprendi a pregare un Dio femmina che senti vicino e capisce, senza spiegare,
sensazioni di donna e voglie sconvenienti che
colano senza ragione proprio nei momenti che più ti senti sola.
Come una turista rivisiti i luoghi comuni alla ricerca di un fragile
indizio o di un raccordo ai tuoi pensieri slegati e come una vigliacca scappi
non appena ti sembra di averlo intravisto. Lo vedi dentro la schiuma del cappuccino alla mattina, dentro il sacchetto delle immondizie
che non avevi mai portato prima, come negli occhi neri di quella zingara che ti
offre una rosa, e confusa, incredula e in balia compri la rosa, ti fai leggere
la mano e prendi come oro colato le sue istruzioni per leggere i fondi del caffè.
Le giornate si dilatano dentro notti che iniziano sempre più tardi e fai fatica
a riempirle con la sola
preoccupazione di non poterle riempire.
Ti tieni il da fare e t’impegni
cervello e serate che in altre occasioni non avresti voluto per niente riempire.
Ma vai avanti rifiutando proprio quella libertà che ora è a portata di mano,
ma che ti fa sentire più sconnessa che libera finché in un mercoledì banale,
mai considerato prima, incontri quel pozzo senza fondo pronto a raccogliere i
tuoi fallimenti, le tue delusioni, le tue amarezze, le tue voglie liquide che
ingialliscono mutande e pigiami. E come se niente fosse, come non avresti mai
fatto prima, ti sorprendi ad uscire, ballare, cadere nelle braccia anonime di
qualcuno che non ha lo stesso identico odore, che non ha un nome facile da
intercalare, ma che ti ci stringi attorno sentendoti più piccola del metro e
sessantacinque (con i tacchi). Non sarà neanche bello, porterà i capelli
troppo corti che non ti sono mai piaciuti prima, non avrà le stesse tue battute
per ridere, ma riderai, sicura che riderai ad ogni occasione che ti scopri con
meno pretese. E ci vai a letto, quasi subito, tentando di accorciare distanze e
colmare quei vuoti che non ti è dato riempire altrimenti. Sopra al disagio del
nuovo diventi più intraprendente affinché l’imbarazzo non appaia troppo
evidente sui tuoi seni molli, sul tuo sesso arido da tanta ragione, sulle tue
labbra screpolate da tanta astenia. Ma sicura che ce la metterai tutta, per
piacere e dare piacere al punto da non pensare di ricevere perché sarai solo
distratta nel pensare a quello che l’altro può pensare. Subito e tardi si
rincorreranno nella tua mente, rimandando o anticipando, ma reprimendo le
cadenze del tuo corpo che solo in quel momento esatto avrebbe dato il meglio di
se stesso.
Il suo sesso di maschio sarà molle, un fallimento di uomo che,
come te, per la maledetta paura di
essere giudicato, ha sbagliato completamente momento e fantasie. Ma tu gli dirai
che va tutto bene, fingendo, e come fingendo!, ripetuti orgasmi che esploderanno
solo nella tua premura di non deludere. Così andrà perché non siamo mai
sicuri di niente, perché la nostra unica sicurezza è l’abitudine, dove solo
lì troviamo le risposte giuste alle domande. Più delle volte farai finta di
non capire, perché nella tua risposta ci potrebbe essere in agguato la sua
delusione e fingendo cercherai di mostrare il tuo profilo migliore. Ma ti
sentirai brutta, non perché tu lo sia veramente, ma solo perché ti guardi con
gli occhi di chi ti sta guardando per la prima volta più intensamente. E ti
sentirai bambina con le tue mutandine infantili, cambiate prima di uscire, per
non dare troppo all’occhio; e ti sentirai troppo provocante con quei tacchi
che l’impaccio ti ha tenuto ai
piedi; e ti sentirai tutto e niente perché in quel momento vorresti essere il
contrario. Ma poi, testarda, lo accontenterai come mai ti è successo prima,
accogliendo la sua lingua nelle voglie spalancate, aperte all’evento e
obbedienti ad ogni peccato di maschio che t’infila
dove mai la prima volta hai consentito. Magari tra il rossetto che la
notte ha già portato via avvertendo sul palato un sapore di pelle e sudore di
un corpo estraneo che preme, oltre i denti del giudizio, sulla tua indecenza che
mista a saliva cola sul mento, sul collo, sui pensieri sorpresi da tanta
ingordigia.
Ti senti protetta e riempita
di carne e di sesso, battuta nei punti del corpo dove è illecito e
immorale, dove il sesso duro di maschio fa male, e provoca dolore davvero, più
della ragione che sopita dorme accanto. E respiri, sudi e respiri per
accoglierlo come un ospite di riguardo, che irrompe e devasta la tua parte che
vergine si ribella all’attrito, finché t’arriva dove nessun cazzo aveva mai
osato, dove nessuna saggezza avrebbe permesso. E ti senti cagna nell’intimo e
nel culo, prona e ricettiva ad ogni
fantasia che secerne sogni impossibili e sesso vero che ora non vorresti che
rallentasse, che non ti bagnasse prima dell’ultimo istinto animale ancora vivo
e per niente sopraffatto. Lo senti come un corpo estraneo, come un forte
fastidio, come un supplizio dovuto, che accetti perché frenetico e veloce ti
devasta da dietro le membra
dell’anima. Unica essenza dentro di te che ancora si ribella e ribolle, che
ancora ha contegno e decenza se di decenza si può parlare quando si prende nel
culo in quel modo. E lo stringi dentro di te per sentirlo più duro, più grande
di quello che a memoria ricordi, simile a quello che in spiaggia, una sera
d’estate, ti prese a carponi, mentre in faccia alla luna gridavi piacere e
dolore. Non ricordi il viso perché magari non l’hai visto davvero, o perché
era troppo il desiderio che ha coperto l’amore. Finché griderai, finché
griderà di un anonimo urlo che ti sembra ridicolo, e allora sì! che ti
sentirai riempita, colma di liquido sterile viscoso che rimane piacere perché
non altro il quel posto può fare. E sonnecchierai stretta nelle braccia, magari
pelose, che mai nei sogni avresti voluto che fosse, ma così sia per qualche ora
minuto che il sonno ti lascia al riposo. E ancora
ti concederai di nuovo alle sette del
mattino, precisamente a quell’ora, al risveglio dove mai e poi mai hai
accolto un uomo e dove sempre hai stretto le gambe perché l’alba, finora, non
aveva mai fatto poesia. E ti volterai delusa schiacciando faccia e trucco sul
cuscino, convinta che il giorno non sarà mai più come prima, perché
l’amore, quello vero, è rimasto chissà dove, fuori dalla finestra, sospeso
sulla luce che filtra dalle righe. E il tuo Dio femmina capirà, perché a lui
non devi spiegare, che solo quando è sola, una femmina può darsi nel culo e
nell’anima senza amore.
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COMMENTI DALLA RETE
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Sonia |
Fantastico!
E' vero! La solitudine può anche portare a questo: "una femmina può darsi nel culo e
nell’anima senza amore" Ciao a rileggerti.
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Raffaele |
Di
questo racconto ne parlavo con amici qualche giorno fa. E' davvero
magistrale! E se mi rimane in mente di pure che mi è piaciuto!
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Cinzia |
Eva
ma chi sei? Quante vite hai vissuto per scrivere così. Pura
curiosità di donna, comunque bello, bello. Ciao
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| Madkitten
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Mi
intristisce..perchè c'è questa dura amarezza?
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Berry
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Il
ritmo narrativo è abbastanza avvincente, ma non c'è scioltezza e
nemmeno gioia quando si parla esplicitamente di sesso. Nemmeno
l'esplosione di un orgasmo (finto, vero, o ricordato) dà un po' di
vitalità al racconto. Cmq è un lavoro discreto |
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BI |
Secondo
i miei personalissimi gusti ... troppo amaro tutto il racconto con delle
punte di acidità latente! Non
mi ha convinto. |
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helene
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Anche
a me intristisce vedere il sesso ridotto a qualcosa di sporco, volgare,
indecente, immorale... o meglio, mi lascia un profondo senso di disgusto e
di amarezza. Non riesco a farmi piacere i racconti in cui non c'e' un
minimo di ironia, allegria, piacere.
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Giuseppe |
Parli
di due posti diversi: in uno ci si va per puro piacere, ma nell'altro
penso che un pò d'amore, almeno per pagare il biglietto d'entrata, ci
vuole. Poi alla fine i racconti erotici sono quelli più veri e meno
gonfiati...... Giuseppe Bianco. |
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Arbasinodeipoveri |
Il
culo e la fica sono due strade che portano solo al godimento
reciproco. L'anima ne rimane pura e corrotta tanto prima che dopo. E
comunque è vero che non c'è niente di più monotono che l'orgasmo
preorganizzato letterariamente.
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| Franco |
Eva,
è il tuo racconto più bello, più intenso, quanto di meglio io abbia
letto da molto tempo. Come tutti gli altri non è un racconto erotico,
è una frustata nell'anima, un graffio nel cuore.Il sesso è solo uno
strumento per scavare nel personaggio e, suo tramite, nella stessa
condizione umana. Sei bravissima – |
| daniela |
Molto
duro, forse più amarezza del solito fra le righe.
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| Malide |
Un
testo piacevole da leggere, proprio per il gusto di parole, frasi,
metafore che soddisfano chi ama la lingua italiana ben scritta e in più
un sapore di vissuto e metabolizzato che solleva ricordi come polvere. mi
piace proprio molto |
| Massimo |
I
miei omaggi...libera scrittrice, con tutta la stima di cui sono capace
:-) |
| Ugo
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Scrivi
in maniera perfetta, da Dea.Brano molto originale. Un caro
saluto
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| redblack7 |
Bello!
Delicato e forte allo stesso tempo! Non è facile descrivere una
situazione erotica così intima e particolare con così grande
maestria linguistica, mantenendo buon gusto e "alta
classe". x la cronaca, è il mio commento d'esordio su LdS, che
ti dedico con profonda ammirazione! |
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