Mi
chiedo come una donna possa essere fottuta nella carne e nel
cervello, tanto da pensare che un giorno o l’altro sarà ripagata delle
tante accortezze che la fanno più bella di quanto natura non le ha
donato in partenza. Me lo chiedo da anni senza pretendere risposta, senza
accorgermi che ora sto muovendo la mano lungo i peli radi che coprono il
mio sesso, per sentire la sensazione che darebbero ad un uomo, per
impossessarmi di quella voglia grossolana che dopo l’amore si sgonfia
come bolla.
Mentre m’accarezzo m’illudo
di sentire una voce sommessa che mi promette la vita e va giù in fondo fino a sparecchiarmi merletti e
quest’anima che ogni sera ci casca, che ogni sera ci crede davvero
d’essere bella. Poi tutto finisce e m’immagino in fretta parole
d’amore, parole di oggi che non promettono nulla, parole d’adesso che
non arriveranno nemmeno a domani. Ma ostinata continuo a pensarlo, al
punto d’esserne certa mentre fascio il mio corpo con un vestito di seta,
mentre chiudo la lampo e mi guardo le forme facendo attenzione che siano
di gusto alla voglia di uomo qualunque, perché quelli veri sono sempre
nei sogni, sempre distanti da questi miei seni.
Bisogna essere comunque cretine
nel pensare che un taglio di capelli, uno smalto di troppo
possa cambiare il destino, possa davvero farti più bella. Ed è
per questo che davanti a questa vetrata mi raccolgo i capelli e poi li
lascio cadere come se di fronte ci fosse quell’uomo, quella faccia che
ogni sera mi guarda e mi fa meno brutta. Sono anni che ogni sera
l’aspetto, ma ogni volta mi sembra la prima e stiro a spinaci questi
capelli che ormai di biondo gli è rimasto ben poco! Mi fisso e mi rifisso
tra l’ombra del vetro che traspare, ma ogni volta mi vedo più brutta
tanto da essere sicura che sarà l’ultima, tanto da essere certa che un
giorno o l’altro aprirà i suoi occhi e mi vedrà come sono.
Sono bianca con questo corpo
malaticcio e pieno di nei, ed ogni sera mentre l’aspetto mi domando come
farà a desiderare di venirmici dentro. Cos’è che l’attira dentro
queste cosce, queste labbra secche come foglie d’autunno, che se almeno
potessi le dipingerei di rosso o di rosa quando sono appena abbronzata!
Cos’è che lo attira attraverso questa finestra, attraverso quel
cannocchiale puntato su questo buco, più nero d’ogni più roseo timore
dove il diavolo sverna gran parte del suo tempo.
Tra poco mi guarderà scorgendosi
oltre la tenda, come se davvero fossi la più bella, come se davvero fossi
la meta dove riporre sogni e speranze che un uomo consuma da solo nel
letto. Vorrei dirgli cosa mai spera di trovare tra le mie pagine vuote,
tra le mie pagine bianche di un corpo che altri hanno reso incapace di
amare. Vorrei dirgli che, se non fosse per questa distanza,
s’accorgerebbe quant’è brutta la meta, che se non fosse per questo
vetro che m’addolcisce e m’appanna fuggirebbe d’altra parte del
mondo. Cosa mai ci potrà trovare dentro questo reggiseno gonfiato di sola
gommapiuma, lungo le ferite procurate da mani impazienti che mi cercano il
seno trovandone solo un accenno. Cosa ci potrà mai trovare dentro queste
ossa che se davvero schiacciasse farebbero solo dolore? Mi chiedo se non
sarebbe meglio spiare un cuscino a forma di donna o una bambola gonfiata
senza cervello. Perché, come la vedo io, è meglio non averla la testa se
serve solo per attaccarci capelli, se non può che dare sempre ragione,
come faccio tutte le sere dietro questi vetri, dove mi spoglio e mi vesto
al minimo gesto di un dito di maschio.
Ogni volta squilla in telefono ma
io non rispondo, lo vedo desolato che riattacca senza capire che una donna
con questa faccia non può confondersi dietro parole di velluto ed essere
degna di un momento d’amore, non può per nulla sentire parole
d’amore, recitare la parte dell’amata o peggio esserle concesso di
spalancare le cosce.
Seduto su quella poltrona si
gonfia di passione e non resiste mentre sbottona la stoffa che gli separa
la mano. Mi fa cenni evidenti di sporgermi alla luce, di togliermi
dall’ombra che gli concede solo profili. Alle volte l’accontento e mi
chiedo come è possibile che non fermi la sua mano, come è possibile che
ne voglia ancora?
Conosco sua moglie ed è bella
davvero, ha gli occhi di panna e i capelli di grano che cadono a pioggia
sulla sua pelle dorata. Avrà dieci anni di meno ed un seno dove affogarci
il respiro e passare le ore. Mentre lui indegnamente le passa e le spreca
fantasticando dentro questo corpo, che così arrossato sembra passato in
un campo d’ortica, che così malmesso sarebbe davvero un tesoro se solo
domani tornasse dietro quella
finestra, se solo domani alzassi il telefono
e sentissi parole, parole che m’ama.
Ma io sono brutta, brutta come
davanti ad un bambino che non riesci a dirgli che è bello! Alle volte mi
chiedo con quale diritto m’arrabbio, con quale permesso sono felice e
provo emozioni, come in
questo momento che mi sale il fiato mentre riaccosto la tenda. Con quale
diritto mi nego alle sue voglie e faccio del mio corpo soltanto un profilo
mentre m’accortoccio e mi chiudo come se fossi bella, come se avessi
forma e bellezza di una statua antica, di un mare che si modella dentro
una bottiglia di vetro. E gioco a farmi rincorrere dagli occhi di
quest’uomo che ora s’illudono e fremono d’accarezzare soltanto
bellezza. Chissà quante volte m’ha già scopato anima e cuore, chissà
quante volte mi è entrato urlando passione senza
stendere un velo sopra i dettagli della mia pelle, come altri,
padroni, hanno fatto, lasciandone fuori soltanto questo indispensabile
buco. Mi chiedo se il mio
fegato, i miei polmoni sono uguali alla mia faccia, se il mio utero è più
dritto delle mie gambe, se da qualche parte tra la mia carne possa esserci
qualcosa di bello per vantarmi ed offrire senza vergogna.
Come fa quest’uomo a trattarmi
alla pari come se veramente fossi bella, ad eccitarsi per un reggiseno che
nasconde solo l’idea di donna. Come fa ora a stare davanti questa
finestra e trascurare sua moglie? Se solo fossi uomo le scoperei gli occhi
e i capelli, così biondi che non mi stancherei di accarezzarli standole
accanto per prosciugarle geloso il profumo. Ed invece è lì attento ad
ogni mia impercettibile mossa senza nemmeno pretendere che io mi faccia
vedere, che io sia già pronta, magari distesa su un fianco, con il mio
sedere rivolto verso la finestra. Basterebbe così poco per entrarci,
senza vedermi di faccia, senza che nessun attrito gli dia il tempo di
ripensarci.
Ora lo vedo, lo conosco a
memoria! Tra poco adagerà sul bracciolo il cannocchiale ed io dovrò fare
soltanto un impercettibile passo, mettere una mano sulla maniglia facendo
finta d’aprire la finestra. Facendo finta d’uscire all’aperto per
farmi vedere quanto indecente mi sono conciata, mi sono preparata per la
sua voglia oramai senza ritorno. Mi viene male pensare che sta sprecando
energia e piacere di maschio per questa donna che se solo conoscesse
davvero farebbe altrettanta fatica a cercare tra le mutande il suo sesso.
Ed invece è lì concentrato che consuma il vigore e svuota per questa
sera tutta la forza mentre sua moglie lo sta aspettando nel letto. La
immagino che finge di leggere, gonfia i suoi seni ed allarga inconsapevoli
le cosce che anche stasera si riempiranno soltanto d’attesa. Vorrei
dirle d’andare dal suo uomo, inginocchiarsi e finirlo, ma lui non ha
bisogno di una bocca che conosce a memoria lingua e palato, pretende solo
la mia attenzione mentre si svuota e rallenta la mano. Lo vedo che grida
senza fiatare, che mi vorrebbe accanto per rovesciarmi il piacere, che ora
in questo preciso momento nessun’altro essere a forma di femmina gli
potrebbe dare altrettanto. E mentre spegne e spegno la luce penso che ora
potrei anche guardarmi allo specchio e vedermi davvero più bella, davvero
alla pari d’ogni donna più bella.