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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 

 

     
 
 

Come sono caduta in basso!

di LiberaEva

Dea Starshine

 
 
 
     
 

Come sono caduta in basso! Sto per uscire. Sono chiusa in bagno a darmi gli ultimi ritocchi per risaltare i contorni.  Mio marito è di là che si sta preparando la cena. Ha messo sul fuoco una padella con un po’ di verdura, sicuramente brucerà l’aglio. Non è capace, non l’ha mai fatto. Ma questa sera devo uscire, è una settimana che l’ho preparato, anche se non ce n’era  bisogno. M’avrebbe comunque creduta, m’avrebbe comunque lasciata andare senza domande, perché si fida ciecamente di me. Lo sento spiattellare, chissà cosa si preparerà per secondo? In frigo c’è un po’ di carne surgelata, ma non sa usare il microonde. Ma io non ho tempo, sono in ritardo, ho perso minuti preziosi per una calza smagliata, le mutande sottili che non coprono niente sono ancora sul bordo della vasca. Devo fare in fretta, ma non ci riesco, non riesco ad essere disinvolta. Mi guardo allo specchio e vedo riflessa una vera battona, di quelle che passano l’attesa a rimarcarsi il rossetto, di quelle che ti dicono di fare più in fretta perché il tempo è scaduto. Ed io il tempo lo sto perdendo a raddrizzarmi la riga delle calze, a cambiarmi tre volte il reggiseno, perché le tette non erano abbondanti come lui pretende, come il suo orgasmo s’appaga soltanto. Mi guardo allo specchio e sono bella, bella come solo una femmina può essere. Oltre l'ombretto bianco, rosa e oro che sfuma luccicante e prezioso ad ali di farfalla. Oltre il rimmel carico d’impaccio e paura che cola bluastro lungo i solchi dell'antica depressione. Oltre quei rumori di cucina che mi fanno indugiare sulle tacche dei secondi incerta sul da farsi, perché i minuti sono ormai esauriti.

Ora ho deciso apro la porta del bagno e corro verso l’uscita, lo saluto correndo, dalla cucina scorgerà solo una figura senza contorni, senza questo spacco nel vestito che arriva oltre ogni verità di qualsiasi scusa. Come posso pensare che possa credere al compleanno della collega, a una ventina di persone che s’incontrano in un ristorante del centro? Vestita in questo modo non posso che andare in cerca di un uomo, sapendo già chi è l’uomo che mi fotte stasera come quasi tutti i pomeriggi da anni. Vestita in questo modo non posso che uscire per far addrizzare l’uccello di un uomo che mi prende in piedi, appena arrivata, scostando spacco e mutande e lasciandomi bella e vestita perché nuda non sarei altrettanto. Lo sento, mi chiama, mi chiede dov’è il sale, dove può trovare una bottiglia d’olio di quello che ci ha regalato sua madre. Ma la bottiglia stasera rientra nel gioco, come bavagli che mi comprimono urla e piacere, come legacci che mi fanno sentire in balia. Forse ho messo troppo profumo, di quello dolce che accalappia sessi e nasi maschili, non adatto ad una cena tra colleghi, ad un compleanno.

 Mi sento vigliacca e bugiarda, ma questa sera mi sembra di tradirlo davvero come finora non era successo, come finora non avevo pensato. Mi disgusta il pensiero che tra poco, tra meno di un’ora qualcun altro mi riempia anima e cervello, mi riempia le cosce facendo di me quello che mio marito non s’immagina nemmeno, quello che io non gli ho mai dato da dubitare. Per anni insieme senza neppure un sospetto, moglie ideale che consiglierebbe a tutti di sposare, perché onesta e integerrima, perché mai nella sua mente un tarlo ha trovato consenso. Non può certo pensare che tra poco sua moglie correrà per farsi stipare nel collo del ventre la voglia che altrimenti non avrebbe conosciuto, per farsi colmare di sesso volgare legata alla spalliera del letto o appoggiata al davanzale dove riceve da dietro amore e considerazione. Sono in ritardo! Quell’uomo mi starà già aspettando, voglioso, mi darà il benvenuto col suo sesso dirompente che mi sgualcirà in un secondo queste labbra perfette, le spalancherò senza nessuna esitazione, come in questo momento meticolosamente ripasso.

S’accorgerà soltanto di questi tacchi, lunghi quanto un coltello che s’infila nel cuore, ma non provocheranno dolore perché tra noi non c’è sentimento, perché il cuore ci serve solo per respirare e provocare piacere. “Eva la tovaglia! Dove la trovo?” Ecco, ha bisogno di me, ed io mi guardo e riguardo le tette se sono abbastanza depravate come l’altro vorrebbe, simili a gommoni dove galleggiare sicuri. Ma il mare in tempesta, ora mi sta dentro nel cuore e sbatte impetuoso sugli scogli dei miei non posso, sulle pareti dei miei scrupoli che mi lasciano uno squarcio indelebile nell’occhio della ragione. Non voglio sentire questi rumori di sicurezza e famiglia, di calore e tepore come solo una grattugia o lo sportello del frigo sanno  fare. Ora mi spoglio e mi lavo la faccia, mi tolgo questi indumenti che farebbero impazzire solo troie e clienti, solo rifiuti di notte sui marciapiedi corrotti di sesso e deviazione. Appesa ad un gancio sul muro c’è la mia vestaglia da casa, mi dà tenerezza, mi fan voglia di divano e televisione, di programmi scemi che ti cadenzano i giorni e  le ore. Vado di là e mi metto a cucinare, non brucio l’aglio, so dov’è il sale e dove trovare la tovaglia pulita. M’invento una scusa. Ho mal di testa.

Rinuncio alla cena, sto male. Ma se non vado sto male veramente. L’ansia risale la corrente lungo il torpore delle mie membra, delle mie cosce che ragionano senza ragione e dettano regole e legge al cervello che in panne ha rinunciato a pensare. Allora vado. Scivolo le dita sul vestito che mi fascia leggero e vedo scorrere i miei dubbi ormai repressi adagiandosi a terra come biancheria ammonticchiata ancora da stirare. Mi riguardo allo specchio, accenno ad un sorriso, i miei seni stipati e bugiardi si gonfiano d’attesa e di voglia, tra meno di un’ora saranno più duri, dritti al piacere, sfacciati nel chiedere, insolenti nel ricevere. “Eva, guarda che farai tardi!” Eccolo, ha premura. Ha paura che deluda quell’uomo, che lo faccia arrabbiare e poi magari non mi fotte nemmeno! Non m’inginocchia come in preghiera di fronte ad un Dio. Odio la sua ingenuità! Vorrei gridargli che non c’è nessuna collega, nessun compleanno, vado soltanto a farmi scopare, a farmi infilare finché non mi bagna di dentro o di fuori. Finché il suo liquido caldo non mi riempie la bocca o m’insozza i vestiti. 

Come cazzo è possibile che non riesca a capire! Sua moglie si sta preparando, chiusa nel cesso a farsi puttana per chissà qualche cazzo, chissà quale stanza d’albergo dove solo mignotte, o signore sposate senza documenti, gremiscono le stanze e riscaldano i letti. Perché non capisce?  Non ci vorrebbe che un niente. Sono anni che lo tradisco. Anni, che mentre mi guarda, passano nella mia testa pensieri e preoccupazioni, emozioni e desideri, che non avverte nemmeno. E’ possibile, santo Cielo, che dentro di me battano in ogni istante due cuori e questo uomo mi ami perché sono unica e fedele? Sapesse quante bugie che nel corso del tempo sono diventate vere, pura verità di gente inesistente che si è sposata ed ha fatto figli, poi divorziata, morta per sempre, perché l’avevo dimenticata. E tutto e soltanto per correre incontro a chi sa come darmi emozioni, come pigiare tasti e pensieri che soltanto in quel preciso momento diventano orgasmi e mi fanno godere.

Nella mia memoria sfilacciata non trovo nulla di simile, solo amplessi dove il bisogno non né può fare a meno, ma dove le profondità diventano mare piatto e le montagne  pianure interminabili di noia e doveri. “Eva, ma ancora non sei pronta?” Ora esco, mi dirà sicuramente di fare attenzione che di notte girano brutti figuri malintenzionati, ma io sono la sola malintenzionata che giro di notte per farmi violentare anima e cervello perché altrimenti non dormo, sarei fuori di me a pensare che venga presto il mattino per recuperare il giorno perduto. Solo io sono la malintenzionata che a quarant’anni sogna ancora di fare la bambina e ciuccia il suo ciuccio come gioca al dottore. Squilla il telefono. E’ lui che mi sta reclamando.

Esco dal bagno, mi precipito senza badare che quest’ansia potrebbe dare sospetti. Il rumore dei tacchi invade la casa, come il profumo mi fa sentire fuori luogo e fuori di testa. Al telefono non c’era nessuno, perché lui dentro questa casa è nessuno, non esiste che nella mia mente, non vive che quando ci penso. Se ora gridassi il suo nome non farebbe nessun effetto, non avrebbe una storia e nemmeno un futuro. Ma ora sono davanti a mio marito che  intento a scolare la pasta non pensa nemmeno che potrei dargli piacere. Che nel giro di qualche secondo potrebbe prendermi intatta e non ancora sciupata. Ma questo non è previsto! Questa sera le condizioni del gioco non prevedono che la mia bocca assaggi due consistenze diverse di uomo, che han bisogno dello stesso calore, ma che vengono e schizzano orgasmi in tempi diversi. Mi guarda, mi fissa.

“Dai che farai tardi, il tuo amico t’aspetta!” Non rispondo, ma quel maschile mi frulla il cervello. Indosso il soprabito, prendo la borsa,  ma quel maschile mi frulla il cervello, entra nella mia dignità e mi trova indifesa, entra nella mia vagina e mi sento più sporca. Mi sorride. Mi sento sollevata  e distrutta. Faccio per parlare ma non c’è niente da dire. Vestita in quel modo non ho nulla da dire. Mi ripete di non affaticarmi. Sa che non può trattenermi, che comunque domani non sarebbe diverso. Ha capito che tra poco un maschio, che crede qualunque, avrà del mio corpo ragione e consenso, delle mie labbra voluttà e saliva che cola mista a rossetto lungo la voglia ostinata del mio appagamento. Ma non s’immagina fino a che punto, oltre  quale limite  arriverà il mio benestare, quale cagna a carponi che gode e gode davvero senza rispetto.

 Il telefono squilla di nuovo. Un altro segnale che muto mi vuole più in fretta. E’ tardi, più tardi del minimo dubbio, della normale incertezza che ogni giorno mi fa compagnia. Rimango indecisa appoggiata al muro. E dalla punta del mio tacco a spillo sale una mano e mi comprime la voglia. Vorrei gridare che non ho tempo da perdere, che sono in ritardo, che qualcuno m’aspetta gonfio e sublime, eretto oltre i diametri della mia accoglienza, e  rivendica un posto caldo e accogliente dove stasera scaricare il suo sperma. Vorrei gridare, ma ormai non ha senso, allungare l’attesa che ha spalancato le voglie. Non c’è più tempo, non rimane che il tempo di darsi convinta. Lo sento che entra nel giusto momento che il gioco ha deciso, nel giusto momento che la regola impone, di finire la farsa ed allargare le cosce.  

 

 

 
COMMENTI DALLA RETE
 
Flore
Come sono caduta in basso
Ho scritto questo titolo come parola chiave e mi sono ritrovata....i contorni del mio desiderio esattamente delineati,
l'altro esattamente distante, il marito esattamente distratto! Tutto perfetto, ma si può scrivere di queste cose se non le hai mai conosciute? Come è brutto avere bisogno- senza via d'uscita- di sentirsi zoccole
 
maxpix Complimenti... ...che emozione, ho "visto" le tue parole, ho osservato queste immagini con attenzione, ansioso di saperne sempre di più, semplicemente... brava.
WhiteSkin sono rimasto affascinato, coinvolto, mi sembrava di essere li nel bagno di fianco a te che ti preparavi.... davvero complimenti, hai stile e stupendamente descrivi ciò che è nella mente... complimenti vivissimi... anch'io scrivo racconti e ne pubblicherò alcuni prossimamente, mi piacerebbe sapere da te se li trovi adeguati... non credo di essere alla tua altezza ma so che piacciono. ciao.
Paolo STUPENDO! Complimenti, sai rendere situazioni ed emozioni in modo stupendo, trasmetti il dualismo del desiderio e della colpa. sapendo già chi verrà sconfitto e chi vincerà. Ancora complimenti ENRICO 
MAURIZIO Interessante ben strutturato e non volgare. Complimenti 
Cirillo E' proprio così anche al maschile. Complimenti! Ciao 
Kowalsky Di femminile vedo ben poco in questa figura, benchè io la trovi molto bene delineata. il nevrotismo, il vizio, la paranoia che prendono il sopravvento sulla persona. Credo che sia un offesa alle donne (e forse anche agl'intenti dell'autore/-ice) voler rivederci archetipi solo femminili. Il brano è ottimo, sempre nel tuo stile confidenziale. Mi piacerebbe saper scrivere la controparte maschile. ciao, 
Ossian Mal comune ....  non sai come mi ha colpito profondamente questo testo. Vero e terrificante. Io sono stato tradito da figlio e non sai come brucia. 
ALEX SPLEEN Freddamente mi convinci del tutto. Ti invidio quel ritmo che rallenta e accelera armoniosamente.  Cura dei dettagli, terribile e significativa la vestaglia appesa che esprime casa e famiglia, e degli ambienti mentali. Il sesso non è mai al centro dell'attenzione, nonostante l'uso proprio di termini crudi, non è utilizzato come specchietto per le allodole, non è strumentale.  Si arriva facilmente al nucleo, a far apparire improvvisamente gli occhi freddi e chiari della realtà che ci impongono una espressione di inconsapevole morte.  Brava 
ENZO Indubbiamente ci sai fare. Questa preparazione meticolosa nel bagno crea uno stato di frenesia uno stato d'ansia anche nel lettore. Vien quasi da urlare:"Fai tardi!". Con doti di equilibrismo necessarie a chi conosce bene i confini tra erotismo e pornografia riesci sempre a non precipitare nella volgarità. La perizia di scrittura fa il resto. 
Isabella  Letto con piacere. Difficile da commentare, si tratta di un concitato flusso di coscienza che ammette, rinnega, ritratta. E in tutta questa contorsione si sente un'anima femminile, tipica. 
Flame Coinvolgente! Ho trovato la narrazione molto coinvolgente e incalzante... l'ansia, i dubbi, i rimorsi, le paure, il desiderio... ho sentito emergere tutto questo durante la lettura e mi sono proprio immedesimata! 
Grazie 
MONICA Ed ecco arrivare i sensi di colpa , di una moglie sposata da molti anni con un uomo che non la soddisfa , e che ormai da qualche anno lo tradisce con un uomo che non ama, ma che desidera , e dal quale viene appagata. Lo ha sempre incontrato di pomeriggi, mai di sera, e quella è la prima sera , che mente al marito per andare dall'amante, e mentre è in bagno che si prepara si chiede come quell'uomo imbranato a cucinare, che è suo marito , non si sia ancora accorto dei suoi tradimenti. Ma lui sa, ed acconsente passivo, anzi la incita a far presto perché lui la sta aspettando. Ma mentre lei sta per varcare la porta di casa la prende e la fa sua , e finalmente lei capisce. Racconto che fa riflettere moltissimo, perché rispecchia tante realtà coniugali. 
CRISTIANO BELLISSIMO RACCONTO, AVREI COME MINIMO 20 DOMANDE DA FARTI E MOLTI ASPETTI DA APPROFONDIRE, QUANDO HAI TEMPO E VOGLIA SCRIVIMI! CIAO  
GIANNI Brava, davvero un racconto superbo, trascina il lettore nella mente di lei
e vive le stesse emozioni.  Complimenti davvero e grazie per le emozioni che hai regalato. 
ANGELO   Veramente notevole l'atmosfera mi ricordava quella che ho vissuto io circa
11 anni fa'.
Vorrei chiederti una cosa ho notato che hai scritto parecchi racconti
erotici la letteratura di questo genere mi ha sempre interessato ed in
particolare quella scritta da donne che secondo me hanno la capicità di
cogliere molto meglio la sensualità senza essere volgari e ricorrere alla
pornografia atletica tipica del modo di porsi dell'uomo. Sei d'accordo e hai avuto fonti di ispirazione? scusami se ho abusato del tuo tempo e se mi risponderai ne sarò felice. 
Pietro  Ciao, complimenti per il tuo racconto e' da pochissimo che leggo su internet, ma il tuo l'ho trovato di alta qualità, proprio per le sfumature di pensiero che potrebbe avere una donna in quella situazione. scusa, mi presento: mi chiamo Pietro ho 45 anni, e vivo a Roma. Ci trovo molte affinità, con le mie sensazioni, con i miei pensieri. Mi auguro in futuro, di trovarne altri e leggerli! Per il resto ti auguro una bella carriera da scrittrice, e chi lo sa, magari un giorno, li pubblichi anche...non si sa mai. un abbraccio amichevole, ciao 
STEFANO Beh, scrivi bene, e dai al tuo personaggio uno spessore psicologico notevole; quell`ansia, quel fare tardi, quel tira e molla tutto interiore, quel telefono cosi` alla Brian De Palma, molto altro ancora. Tuttavia l`erotismo rimane di contorno e peraltro i momenti di libibo vengono vissuti con notevole drammaticita`. Perche` mai poi una donna che tradisce(e ci saranno i suoi buoni motivi),dovrebbe sentirsi troia e cagna,perche` tutto quello svenamento, perche`ancora dare un tono cosi` sporco a una scopata,a uno schizzo di sperma o quant`altro.La tua Eva mi sembra che se la meni un po troppo per essere una che tradisce da anni. Per niente libera; neanche davanti al fatto che il marito,tanto, sa gia tutto.Senza considerare che sicuramente lui fa altrettanto con un altra donna, o forse con lo stesso uomo! Comunque brava anche se erotismo e senso di colpa sono difficili da descrivere sullo stesso foglio. Riprovaci. Ciao. 
Mary Oh Cara è magnifico! Sapessi scrivere come te, risolverei i miei problemi! Scherzo, in questo racconto c'è vera letteratura. 
Cristina L'avevo già letto da qualche altra parte. Chissà se davvero sono queste le sensazioni ed i sensi di colpa d'una donna che tradisce. Un giorno o l'altro te lo farò sapere.........
Arbasinodeipoveri E' bello il tuo modo di scrivere. Superiore a tanti. Peccato che pur nella forma del racconto traspaia il sesso come depravazione. Ci sono migliaia di donne che lo fanno con qualcuno che non sia il proprio marito. E questo accade da parecchi decenni. Il sesso è sesso. Non è detto che rimanga la voglia di farlo col proprio partner. Una donna sarebbe puttana perchè se la fa baciare da un altro. Sarà mica più puttana se continua a scoparsi il marito e sogna di essere ingroppata dal vicino? Ma poi non è bello che ciascuno abbia le sue fantasie? E' chiaro che qualcuno le mette anche in atto. Il racconto ha una buona narrazione. Sono le problematiche interiori che sono piuttosto datate. Ma quello che proprio non riesco a digerire è la raffigurazione dell'animalità come colpa pretesca: l'animalità esiste e fa parte del maschile/femminile: e piace ad entrambi. Il voto alto è per la scrittura. 
Paolo Non sono sicuro di aver interpretato bene il finale, a me sembra non metaforico (il marito sul serio la avvinghia - scusa il termine, ma volevo essere chiaro), ma indipendentemente da ciò struttura e prosa, tanto per cambiare, procedono diretti al loro scopo, alla loro realizzazione, in un crescendo scandito non dal tempo o dal telefono, ma dal marito, vero protagonista occulto del racconto. Se poi la mia interpretazione fosse esatta, allora il tutto si arricchirebbe di risposte e prospettive, magnificanodolo. 
Paola  Il racconto gira intorno a un tema forse consunto, però letto con ottica femminile mi sembra possa rappresentare il comune sentire delle donne lacerate, a volte, dalla pesante consapevolezza di essere destinate dalla piu' becera visione maschilista a un destino di madonne o puttane. Per loro nessuna via di mezzo.
miki Brava, ma non credo che tutto questo rispecchi la realtà. ciao. 
Lory Sono ancora col fiato in gola, brava! 
Claudio 77 Ma davvero occorre fare tutto questo per ravvivare un rapporto di coppia. Scusami, io ho 26 anni e tutto cio' mi fa davvero pensare....
Giorgio Scrivi bene, in alcuni passi mi è sembrava una storia vera o quanto meno tuoi pensieri che vivi ogni giorno. O forse sei solo brava.
Klapy Grande.. finalmente una come me!!!! Il mio capo è il mio amante, curo i particolari.. uso il profumo che adora.. tutto e solo per stare bene quell'ora. 
Italo BRAVA!!!
Bel racconto, la penso come MONICA, sarò romantico ma se il marito è un uomo deve sapersi tenere e riprendere la moglie se è davvero quello che vuole...
come si dice non è mai troppo tardi e i mille scrupoli di lei confermano che ne vale la pena. Non sono d'accordo con Paola, anche le donne generalizzano e se un uomo etichetta per madonna o puttana basta andare oltre l'apparenza della prima parola e si trova un pensiero che non avete solo voi donne. Nemmeno con Klapy sono d'accordo perchè un racconto erotico è una cosa e chi lo mette in pratica dubito sappia cogliere la raffinatezza di un pensiero che si articola tra torbida passione e principi morali che calpesa ad ogni uccell sospinto :o) BRAVA Libera Eva.
 
 
 
     
 

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