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Come
sono caduta in basso! Sto per uscire. Sono chiusa in bagno a darmi gli ultimi
ritocchi per risaltare i contorni. Mio
marito è di là che si sta preparando la cena. Ha messo sul fuoco una padella
con un po’ di verdura, sicuramente brucerà l’aglio. Non è capace, non
l’ha mai fatto. Ma questa sera devo uscire, è una settimana che l’ho
preparato, anche se non ce n’era bisogno.
M’avrebbe comunque creduta, m’avrebbe comunque lasciata andare senza
domande, perché si fida ciecamente di me. Lo sento spiattellare, chissà cosa
si preparerà per secondo? In frigo c’è un po’ di carne surgelata, ma non
sa usare il microonde. Ma io non ho tempo, sono in ritardo, ho perso minuti
preziosi per una calza smagliata, le mutande sottili che non coprono niente sono
ancora sul bordo della vasca. Devo fare in fretta, ma non ci riesco, non riesco
ad essere disinvolta. Mi guardo allo specchio e vedo riflessa una vera battona,
di quelle che passano l’attesa a rimarcarsi il rossetto, di quelle che ti
dicono di fare più in fretta perché il tempo è scaduto. Ed io il tempo lo sto
perdendo a raddrizzarmi la riga delle calze, a cambiarmi tre volte il reggiseno,
perché le tette non erano abbondanti come lui pretende, come il suo orgasmo
s’appaga soltanto. Mi guardo allo specchio e sono bella, bella come solo una
femmina può essere. Oltre
l'ombretto bianco, rosa e oro che sfuma luccicante e prezioso ad ali di
farfalla. Oltre
il rimmel carico d’impaccio e paura che cola bluastro lungo i solchi
dell'antica depressione. Oltre quei rumori di cucina che mi fanno
indugiare sulle tacche dei secondi incerta sul da farsi, perché i minuti
sono ormai esauriti.
Ora ho deciso apro la porta del bagno e corro verso l’uscita,
lo saluto correndo, dalla cucina scorgerà solo una figura senza contorni,
senza questo spacco nel vestito che arriva oltre ogni verità di qualsiasi
scusa. Come posso pensare che possa credere al compleanno della collega, a
una ventina di persone che s’incontrano in un ristorante del centro?
Vestita in questo modo non posso che andare in cerca di un uomo, sapendo
già chi è l’uomo che mi fotte stasera come quasi tutti i pomeriggi da
anni. Vestita in questo modo non posso che uscire per far addrizzare l’uccello
di un uomo che mi prende in piedi, appena arrivata, scostando spacco e
mutande e lasciandomi bella e vestita perché nuda non sarei altrettanto.
Lo sento, mi chiama, mi chiede dov’è il sale, dove può trovare una
bottiglia d’olio di quello che ci ha regalato sua madre. Ma la bottiglia
stasera rientra nel gioco, come bavagli che mi comprimono urla e piacere,
come legacci che mi fanno sentire in balia. Forse ho messo troppo profumo,
di quello dolce che accalappia sessi e nasi maschili, non adatto ad una
cena tra colleghi, ad un compleanno.
Mi sento vigliacca e bugiarda, ma
questa sera mi sembra di tradirlo davvero come finora non era successo,
come finora non avevo pensato. Mi disgusta il pensiero che tra poco, tra
meno di un’ora qualcun altro mi riempia anima e cervello, mi riempia le
cosce facendo di me quello che mio marito non s’immagina nemmeno, quello
che io non gli ho mai dato da dubitare. Per anni insieme senza neppure un
sospetto, moglie ideale che consiglierebbe a tutti di sposare, perché
onesta e integerrima, perché mai nella sua mente un tarlo ha trovato
consenso. Non può certo pensare che tra poco sua moglie correrà per
farsi stipare nel collo del ventre la voglia che altrimenti non avrebbe
conosciuto, per farsi colmare di sesso volgare legata alla spalliera del
letto o appoggiata al davanzale dove riceve da dietro amore e
considerazione. Sono in ritardo! Quell’uomo mi starà già aspettando,
voglioso, mi darà il benvenuto col suo sesso dirompente che mi sgualcirà
in un secondo queste labbra perfette, le spalancherò senza nessuna
esitazione, come in questo momento meticolosamente ripasso.
S’accorgerà
soltanto di questi tacchi, lunghi quanto un coltello che s’infila nel
cuore, ma non provocheranno dolore perché tra noi non c’è sentimento,
perché il cuore ci serve solo per respirare e provocare piacere. “Eva
la tovaglia! Dove la trovo?” Ecco, ha bisogno di me, ed io mi guardo e
riguardo le tette se sono abbastanza depravate come l’altro vorrebbe,
simili a gommoni dove galleggiare sicuri. Ma il mare in tempesta, ora mi
sta dentro nel cuore e sbatte impetuoso sugli scogli dei miei non posso,
sulle pareti dei miei scrupoli che mi lasciano uno squarcio indelebile
nell’occhio della ragione. Non voglio sentire questi rumori di sicurezza
e famiglia, di calore e tepore come solo una grattugia o lo sportello del
frigo sanno fare. Ora mi
spoglio e mi lavo la faccia, mi tolgo questi indumenti che farebbero
impazzire solo troie e clienti, solo rifiuti di notte sui marciapiedi
corrotti di sesso e deviazione. Appesa ad un gancio sul muro c’è la mia
vestaglia da casa, mi dà tenerezza, mi fan voglia di divano e
televisione, di programmi scemi che ti cadenzano i giorni e le
ore. Vado di là e mi metto a cucinare, non brucio l’aglio, so dov’è
il sale e dove trovare la tovaglia pulita. M’invento una scusa. Ho mal
di testa.
Rinuncio alla cena, sto male. Ma se non vado sto male veramente.
L’ansia risale la corrente lungo il torpore delle mie membra, delle mie
cosce che ragionano senza ragione e dettano regole e legge al cervello che
in panne ha rinunciato a pensare. Allora vado. Scivolo le dita sul vestito
che mi fascia leggero e vedo scorrere i miei dubbi ormai repressi
adagiandosi a terra come biancheria ammonticchiata ancora da stirare. Mi
riguardo allo specchio, accenno ad un sorriso, i miei seni stipati e
bugiardi si gonfiano d’attesa e di voglia, tra meno di un’ora saranno
più duri, dritti al piacere, sfacciati nel chiedere, insolenti nel
ricevere. “Eva, guarda che farai tardi!” Eccolo, ha premura. Ha paura
che deluda quell’uomo, che lo faccia arrabbiare e poi magari non mi
fotte nemmeno! Non m’inginocchia come in preghiera di fronte ad un Dio.
Odio la sua ingenuità! Vorrei gridargli che non c’è nessuna collega,
nessun compleanno, vado soltanto a farmi scopare, a farmi infilare finché
non mi bagna di dentro o di fuori. Finché il suo liquido caldo non mi
riempie la bocca o m’insozza i vestiti.
Come cazzo è possibile che non
riesca a capire! Sua moglie si sta preparando, chiusa nel cesso a farsi
puttana per chissà qualche cazzo, chissà quale stanza d’albergo dove
solo mignotte, o signore sposate senza documenti, gremiscono le stanze e
riscaldano i letti. Perché non capisce?
Non ci vorrebbe che un niente. Sono anni che lo tradisco. Anni, che
mentre mi guarda, passano nella mia testa pensieri e preoccupazioni,
emozioni e desideri, che non avverte nemmeno. E’ possibile, santo Cielo,
che dentro di me battano in ogni istante due cuori e questo uomo mi ami
perché sono unica e fedele? Sapesse quante bugie che nel corso del tempo
sono diventate vere, pura verità di gente inesistente che si è sposata
ed ha fatto figli, poi divorziata, morta per sempre, perché l’avevo
dimenticata. E tutto e soltanto per correre incontro a chi sa come darmi
emozioni, come pigiare tasti e pensieri che soltanto in quel preciso
momento diventano orgasmi e mi fanno godere.
Nella mia memoria sfilacciata
non trovo nulla di simile, solo amplessi dove il bisogno non né può fare
a meno, ma dove le profondità diventano mare piatto e le montagne pianure interminabili di noia e doveri. “Eva, ma ancora non
sei pronta?” Ora esco, mi dirà sicuramente di fare attenzione che di
notte girano brutti figuri malintenzionati, ma io sono la sola
malintenzionata che giro di notte per farmi violentare anima e cervello
perché altrimenti non dormo, sarei fuori di me a pensare che venga presto
il mattino per recuperare il giorno perduto. Solo io sono la
malintenzionata che a quarant’anni sogna ancora di fare la bambina e
ciuccia il suo ciuccio come gioca al dottore. Squilla il telefono. E’
lui che mi sta reclamando.
Esco dal bagno, mi precipito senza badare che quest’ansia potrebbe dare sospetti. Il rumore dei tacchi invade la casa,
come il profumo mi fa sentire fuori luogo e fuori di testa. Al telefono
non c’era nessuno, perché lui dentro questa casa è nessuno, non esiste
che nella mia mente, non vive che quando ci penso. Se ora gridassi il suo
nome non farebbe nessun effetto, non avrebbe una storia e nemmeno un
futuro. Ma ora sono davanti a mio marito che
intento a scolare la pasta non pensa nemmeno che potrei dargli piacere.
Che nel giro di qualche secondo potrebbe prendermi intatta e non ancora
sciupata. Ma questo non è previsto! Questa sera le condizioni del gioco
non prevedono che la mia bocca assaggi due consistenze diverse di uomo,
che han bisogno dello stesso calore, ma che vengono e schizzano orgasmi in
tempi diversi. Mi guarda, mi fissa.
“Dai che farai tardi, il tuo amico t’aspetta!”
Non rispondo, ma quel maschile mi frulla il cervello. Indosso il
soprabito, prendo la borsa, ma
quel maschile mi frulla il cervello, entra nella mia dignità e mi trova
indifesa, entra nella mia vagina e mi sento più sporca. Mi sorride. Mi
sento sollevata
e distrutta. Faccio per parlare ma non c’è niente da dire. Vestita in
quel modo non ho nulla da dire. Mi ripete di non affaticarmi. Sa che non
può trattenermi, che comunque domani non sarebbe diverso. Ha capito che
tra poco un maschio, che crede qualunque, avrà del mio corpo ragione e
consenso, delle mie labbra voluttà e saliva che cola mista a rossetto
lungo la voglia ostinata del mio appagamento. Ma non s’immagina fino a
che punto, oltre
quale limite arriverà il mio benestare, quale cagna a carponi che gode e
gode davvero senza rispetto.
Il telefono squilla di nuovo. Un altro
segnale che muto mi vuole più in fretta. E’ tardi, più tardi del
minimo dubbio, della normale incertezza che ogni giorno mi fa compagnia.
Rimango indecisa appoggiata al muro. E dalla punta del mio tacco a spillo
sale una mano e mi comprime la voglia. Vorrei gridare che non ho tempo da
perdere, che sono in ritardo, che qualcuno m’aspetta gonfio e sublime,
eretto oltre i diametri della mia accoglienza, e rivendica
un posto caldo e accogliente dove stasera scaricare il suo sperma. Vorrei
gridare, ma ormai non ha senso, allungare l’attesa che ha spalancato le
voglie. Non c’è più tempo, non rimane che il tempo di darsi convinta.
Lo sento che entra nel giusto momento che il gioco ha deciso, nel giusto
momento che la regola impone, di finire la farsa ed allargare le cosce.
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COMMENTI DALLA RETE
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Flore |
Come sono caduta in basso
Ho scritto questo titolo come parola chiave e mi sono ritrovata....i
contorni del mio desiderio esattamente delineati, l'altro
esattamente distante, il marito esattamente distratto! Tutto
perfetto, ma si può scrivere di queste cose se non le hai mai
conosciute? Come è brutto avere bisogno- senza via d'uscita- di
sentirsi zoccole
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maxpix |
Complimenti... ...che emozione, ho "visto" le tue parole, ho
osservato queste immagini con attenzione, ansioso di saperne
sempre di più, semplicemente... brava. |
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WhiteSkin |
sono rimasto
affascinato, coinvolto, mi sembrava di essere li nel bagno di fianco
a te che ti preparavi.... davvero complimenti, hai stile e
stupendamente descrivi ciò che è nella mente... complimenti
vivissimi... anch'io scrivo racconti e ne pubblicherò alcuni
prossimamente, mi piacerebbe sapere da te se li trovi adeguati...
non credo di essere alla tua altezza ma so che piacciono. ciao.
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Paolo |
STUPENDO!
Complimenti, sai rendere situazioni ed emozioni in modo stupendo,
trasmetti il dualismo del desiderio e della colpa. sapendo già chi
verrà sconfitto e chi vincerà. Ancora complimenti ENRICO |
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MAURIZIO
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Interessante
ben strutturato e non volgare. Complimenti
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Cirillo |
E' proprio
così anche al maschile. Complimenti! Ciao |
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Kowalsky
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Di femminile
vedo
ben poco
in questa figura, benchè io la trovi molto bene delineata. il
nevrotismo, il vizio, la paranoia che prendono il sopravvento sulla
persona. Credo che sia un offesa alle donne (e forse anche
agl'intenti dell'autore/-ice) voler rivederci archetipi solo
femminili. Il brano è ottimo, sempre nel tuo stile confidenziale. Mi
piacerebbe saper scrivere la controparte maschile. ciao,
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Ossian
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Mal comune
....
non sai come mi ha
colpito profondamente questo testo. Vero e terrificante. Io sono
stato tradito da figlio e non sai come brucia.
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ALEX SPLEEN
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Freddamente
mi convinci del tutto. Ti invidio quel ritmo che rallenta e
accelera armoniosamente. Cura dei dettagli, terribile e
significativa la vestaglia appesa che esprime casa e famiglia, e
degli ambienti mentali. Il sesso non è mai al centro
dell'attenzione, nonostante l'uso proprio di termini crudi, non è
utilizzato come specchietto per le allodole, non è strumentale.
Si arriva facilmente al nucleo, a far apparire improvvisamente gli
occhi freddi e chiari della realtà che ci impongono una espressione
di inconsapevole morte. Brava
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ENZO
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Indubbiamente
ci sai fare.
Questa
preparazione meticolosa nel bagno crea uno stato di frenesia uno
stato d'ansia anche nel lettore. Vien quasi da urlare:"Fai tardi!".
Con doti di equilibrismo necessarie a chi conosce bene i confini tra
erotismo e pornografia riesci sempre a non precipitare nella
volgarità. La perizia di scrittura fa il resto.
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Isabella
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Letto con
piacere.
Difficile da commentare, si tratta di un concitato flusso di
coscienza che ammette, rinnega, ritratta. E in tutta questa
contorsione si sente un'anima femminile, tipica.
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Flame |
Coinvolgente!
Ho trovato la narrazione molto coinvolgente e incalzante... l'ansia,
i dubbi, i rimorsi, le paure, il desiderio... ho sentito emergere
tutto questo durante la lettura e mi sono proprio immedesimata!
Grazie |
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MONICA |
Ed ecco
arrivare i sensi di colpa
, di una moglie sposata da molti anni con un uomo che non la
soddisfa , e che ormai da qualche anno lo tradisce con un uomo
che non ama, ma che desidera , e dal quale viene appagata. Lo ha
sempre incontrato di pomeriggi, mai di sera, e quella è la prima
sera , che mente al marito per andare dall'amante, e mentre è in
bagno che si prepara si chiede come quell'uomo imbranato a cucinare,
che è suo marito , non si sia ancora accorto dei suoi tradimenti. Ma
lui sa, ed acconsente passivo, anzi la incita a far presto perché
lui la sta aspettando. Ma mentre lei sta per varcare la porta di
casa la prende e la fa sua , e finalmente lei capisce. Racconto che
fa riflettere moltissimo, perché rispecchia tante realtà coniugali. |
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CRISTIANO |
BELLISSIMO
RACCONTO, AVREI COME MINIMO 20 DOMANDE DA FARTI E MOLTI
ASPETTI DA APPROFONDIRE, QUANDO HAI TEMPO E VOGLIA SCRIVIMI! CIAO |
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GIANNI |
Brava,
davvero un racconto superbo, trascina il lettore nella mente di lei
e vive le stesse emozioni. Complimenti davvero e grazie
per le emozioni che hai regalato. |
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ANGELO
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Veramente notevole
l'atmosfera mi
ricordava quella che ho vissuto io circa
11 anni fa'. Vorrei chiederti una cosa ho notato che hai
scritto parecchi racconti
erotici la letteratura di questo genere mi ha sempre
interessato ed in
particolare quella scritta da donne che secondo me hanno la
capicità di
cogliere molto meglio la sensualità senza essere volgari e
ricorrere alla
pornografia atletica tipica del modo di porsi dell'uomo. Sei
d'accordo e hai avuto fonti di ispirazione? scusami se ho abusato
del tuo tempo e se mi risponderai ne sarò felice.
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Pietro |
Ciao, complimenti per il tuo racconto e' da pochissimo che leggo
su internet, ma il tuo l'ho trovato di alta qualità, proprio per le
sfumature
di pensiero che potrebbe avere una donna in quella situazione.
scusa, mi presento: mi chiamo Pietro ho 45 anni, e vivo a Roma. Ci
trovo molte affinità, con le mie sensazioni, con i miei pensieri. Mi
auguro in futuro, di trovarne altri e leggerli! Per il resto ti
auguro una bella carriera da scrittrice, e chi lo sa, magari un
giorno, li pubblichi anche...non si sa mai. un abbraccio amichevole,
ciao |
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STEFANO |
Beh,
scrivi bene, e dai al tuo personaggio uno spessore psicologico
notevole; quell`ansia, quel fare tardi, quel tira e molla tutto
interiore, quel telefono cosi` alla Brian De Palma, molto altro
ancora. Tuttavia l`erotismo rimane di contorno e peraltro i momenti
di libibo vengono vissuti con notevole drammaticita`. Perche` mai
poi una donna che tradisce(e ci saranno i suoi buoni
motivi),dovrebbe sentirsi troia e cagna,perche` tutto quello
svenamento, perche`ancora dare un tono cosi` sporco a una scopata,a
uno schizzo di sperma o quant`altro.La tua Eva mi sembra che se la
meni un po troppo per essere una che tradisce da anni. Per niente
libera; neanche davanti al fatto che il marito,tanto, sa gia tutto.Senza
considerare che sicuramente lui fa altrettanto con un altra donna, o
forse con lo stesso uomo! Comunque brava anche se erotismo e senso
di colpa sono difficili da descrivere sullo stesso foglio.
Riprovaci. Ciao. |
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Mary Oh |
Cara è
magnifico! Sapessi scrivere come te, risolverei i miei problemi!
Scherzo, in questo racconto c'è vera letteratura. |
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Cristina |
L'avevo già
letto da qualche altra parte. Chissà se davvero sono queste le
sensazioni ed i sensi di colpa d'una donna che tradisce. Un giorno o
l'altro te lo farò sapere......... |
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Arbasinodeipoveri |
E' bello il tuo modo di scrivere. Superiore a tanti. Peccato che pur
nella forma del racconto traspaia il sesso come depravazione. Ci
sono migliaia di donne che lo fanno con qualcuno che non sia il
proprio marito. E questo accade da parecchi decenni. Il sesso è
sesso. Non è detto che rimanga la voglia di farlo col proprio
partner. Una donna sarebbe puttana perchè se la fa baciare da un
altro. Sarà mica più puttana se continua a scoparsi il marito e
sogna di essere ingroppata dal vicino? Ma poi non è bello che
ciascuno abbia le sue fantasie? E' chiaro che qualcuno le mette
anche in atto. Il racconto ha una buona narrazione. Sono le
problematiche interiori che sono piuttosto datate. Ma quello che
proprio non riesco a digerire è la raffigurazione dell'animalità
come colpa pretesca: l'animalità esiste e fa parte del
maschile/femminile: e piace ad entrambi. Il voto alto è per la
scrittura. |
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Paolo |
Non sono sicuro di aver interpretato bene il finale, a me sembra
non metaforico (il marito sul serio la avvinghia - scusa il termine,
ma volevo essere chiaro), ma indipendentemente da ciò struttura e
prosa, tanto per cambiare, procedono diretti al loro scopo, alla
loro realizzazione, in un crescendo scandito non dal tempo o dal
telefono, ma dal marito, vero protagonista occulto del racconto. Se
poi la mia interpretazione fosse esatta, allora il tutto si
arricchirebbe di risposte e prospettive, magnificanodolo. |
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Paola |
Il racconto gira intorno a un tema forse consunto, però letto
con ottica femminile mi sembra possa rappresentare il comune sentire
delle donne lacerate, a volte, dalla pesante consapevolezza di
essere destinate dalla piu' becera visione maschilista a un destino
di madonne o puttane. Per loro nessuna via di mezzo.
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miki |
Brava,
ma non credo che tutto questo rispecchi la realtà. ciao. |
| Lory |
Sono
ancora col fiato in gola, brava! |
| Claudio
77 |
Ma
davvero occorre fare tutto questo per ravvivare un rapporto di
coppia. Scusami, io ho 26 anni e tutto cio' mi fa davvero
pensare.... |
| Giorgio |
Scrivi
bene, in alcuni passi mi è sembrava una storia vera o quanto
meno tuoi pensieri che vivi ogni giorno. O forse sei solo brava. |
| Klapy |
Grande.. finalmente
una come me!!!! Il mio capo è il mio amante, curo i
particolari.. uso il profumo che adora.. tutto e solo per stare bene
quell'ora. |
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Italo |
BRAVA!!!
Bel racconto, la penso come MONICA, sarò romantico ma se il marito è un
uomo deve sapersi tenere e riprendere la moglie se è davvero quello che
vuole... come si dice non è mai troppo tardi e i mille scrupoli di
lei confermano che ne vale la pena. Non sono d'accordo con Paola, anche
le donne generalizzano e se un uomo etichetta per madonna o puttana
basta andare oltre l'apparenza della prima parola e si trova un pensiero
che non avete solo voi donne. Nemmeno con Klapy sono d'accordo perchè un
racconto erotico è una cosa e chi lo mette in pratica dubito sappia
cogliere la raffinatezza di un pensiero che si articola tra torbida
passione e principi morali che calpesa ad ogni uccell sospinto :o) BRAVA
Libera Eva. |
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