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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
     
 
 

Come da istruzioni

di LiberaEva

 
 
 
 

Come da istruzioni rispolvero un paio di tacchi a spillo e un reggicalze che avevo dimenticato nel cassetto da almeno cinque anni. Mi osservo allo specchio: il tailleur nero sembra avere un tono molto diverso, lo spacco sulla gonna arriva ben oltre il bordo più scuro della calza. Come da istruzioni indosso un filo di perle per incollarmi addosso un’aria gentile e rassicurante, mi guardo allo specchio e rimarco le linee scure delle mie labbra fino al punto del non ritorno. Le labbra carnose sembrano due ciambelle arrotolate, sfiorano il naso, cancellano il minimo ghigno di sorriso. “Sarò bella?” Ravvivo un ricciolo ribelle, mi fascio con le mani i fianchi e accentuo lo spacco della gonna fino alla carne bianca, morbida e profumata, sensuale e preda per chi stasera ha deciso di farmi aristocratica e puttana, altera e lasciva alla notte che incombe su Roma.

Di fuori silenzio, più scuro e tombale di qualsiasi silenzio passato tra le mura sicure di casa. Mi guardo di nuovo spiando il mio culo che ancheggia sui tacchi impossibili e richiama gli ultimi uccelli affamati di notte che beccano gli avanzi di cibo rimasti per strada. Come da istruzioni  chiamo un taxi. Il tassista si ferma davanti al portone, aspetta impaziente il cliente di turno. “Sarà uomo o donna. A quest’ora non capita che gente balorda, uomini senza un sesso e vecchie puttane che ne farebbero a meno di immergersi nella notte di notte quando l’alba è lunga e incerta da venire.” Pensa il tassista assonnato quando vede nell’oscurità del portone la magnifica signora vestita di sguardi e d’attenzione.

Entro in auto “Via delle Terme". C’è qualcosa in me forse di troppo disinvolto o troppo imbarazzato, forse la mia voce o il mio profumo di creme per il corpo che lanciano secchiate di desiderio sul sedile davanti. “È nervosa, sì… no, forse arrabbiata.” Sicuro che pensa il tassista. Mi osserva nello specchietto retrovisore, mi fissa e tira ad indovinare: “Ha un’età indefinita e non sembra notare la mia curiosità. Il suo sguardo è perso nel vuoto. Sarà l’uscita del venerdì con le amiche, altre signore-bene che si incontrano in un ristorante mentre i mariti giocano a poker.

Ma a Via delle Terme cosa ci va a fare, non c’è straccio di casa o ristoranti o locali per chilometri lontani. E quei tacchi a spillo…, quel respiro inconfondibile che muove il suo seno, quelle labbra a salsiccia colorate di solo richiamo, quello spacco sulla gonna gonfio di femmina e voglia, che lasciano a me, povero tassista, soltanto un racconto da infarcire e finire ai colleghi già avidi di storie d’amplessi.”  Come da istruzioni scendo senza sapere la fine di quel pensiero ingombrante. Vista la zona il tassista non può trattenersi. “Buon divertimento” Dice sarcastico dopo aver preso il denaro.  

Buio, freddo. Il vento s’infila nella gonna e risale sfacciato lungo la riga delle calze, e come spilli accarezza la pelle facendomi pentire d’aver osato oltre il lecito di un inverno alle porte. Le macchine sono rade e distanti, il vuoto mi avvolge riempiendomi di solitudine, solo il suono, strascicato dei tacchi che come da istruzioni batto e ribatto sul selciato romano, riempie i minuti d’attesa e l’ansia che lievita come torta alle mele.  

Finalmente arrivano, come da istruzioni sono tre uomini, il nano, in mezzo ai due dall’aria tedesca, saltella per mantenere il passo. E’ il capo, lo vedo agitarsi, vuol fare alla svelta, si volta e si rivolta annusando pericolo in vista. Ordina ai due parole che subito dopo si tramutano in fatti. Come da istruzioni mi prendono per le braccia e m’incatenano all’unico lampione che ha smesso di dare luce al tempo dei romani. Non serve spogliarmi, ad ogni strattone la mia gonna s’alza di qualche centimetro e lascia alla vista del nano tesoro, ricchezza e fortuna che pirati nel tempo hanno potuto solo sognare. La conchiglia di stoffa di seta copre a malapena il desiderio che occhi vogliosi non dovrebbero mai scoprire. Indosso un paio di mutande di antica aristocrazia parigina che stanno lì solo per essere violate, come il sesso di una vergine e come da istruzioni le indosso sopra il reggicalze. Il nano, da violentatore consumato, me le lascerà intatte scostandole quel tanto che serve, ma non oltre il lecito vedere.

Il suo naso all’altezza del mio piacere annusa crema mista a passione che scende liquida e ingiallisce, come nicotina, il medio della mano che preme. Preme sul desiderio umido di essere sua, subito immediatamente, senza tanti contorni violentata nella parte che sto recitando, nel sogno represso di donna di sentirsi mancante, vuota, in attesa di maschio o sesso posticcio che la riempia come così dovrebbe essere, come così qualcuno vuole che sia. Il nano ha uno sgabello che porta con se e ci sale fiero recuperando centimetri che altrimenti natura non avrebbe permesso verticali all’in piedi. Ma ho deciso di abbandonare ogni inibizione e liberarmi di ogni circostanza, e non torno indietro, accetto il nano e il suo sgabello ed il panico che sale. “Che ci faccio qui che per anni non ho avuto altri che mio marito? Signora vedova e irreprensibile, vestita in questo modo? E va bene si, lo ammetto, ho pagato il nano e i due tedeschi e come da istruzioni volevo un pretesto che giustificasse le mie membra bramose, desideravo con tutta me stessa prendermi in giro: signora violentata, di notte, la strada buia, le macchine rade e il lampione spento. Domani denuncio il nano e i tedeschi, la polizia non potrà fare a meno di arrestarli.”    

Il tedesco alla mia sinistra indossa un impermeabile, come da ordini del nano mi strizza un seno portandoglielo delicatamente alla bocca, l’altro deve essere piuttosto anziano e come da istruzioni mi solleva la gonna, sento le sue mani ossute dentro le mie mutande. Il nano abbassa lo sguardo sulle mie gambe, le accarezza lentamente,.allargo le cosce per eccitarlo e fare in fretta. Ma indugia, tira su le calze come per allentare l'elastico del reggicalze, avverto la sensazione del nylon sotto i suoi polpastrelli, mi sembra quasi di avvertire il fruscìo, un brivido di piacere, mentre un soffuso calore si espande… due, quattro sei occhi fissi su di me,… sei mani che m’accarezzano. Quelle dell’anziano risalgono lungo le cosce fino ad incontrare la pelle, è calda, socchiudo gli occhi, totalmente persa e presa da me stessa, dal mio piacere.

“Qualcuno dovrà essere fiero di me!” Poi le labbra si fanno avanti, mi baciano, la sua lingua mi inumidisce.  Con un gesto di estrema e inconsapevole sensualità, ricomincia daccapo e traccia una scia di saliva sulla mia coscia. Le mani proseguono verso l’alto cercando il punto più caldo del mio corpo. Come da istruzioni. Ora lo sconosciuto di sinistra mi scruta, sembra accarezzarmi con il gomito, trasgredendo gli ordini.  Gli occhi fissi nel vuoto…il cuore mi batte all’impazzata… Questa volta non devo fallire! Qualcuno non approverebbe! “Sono qui per esibirmi e cercarmi dove altri non hanno potuto.” Erano questi i patti! Mi alzo la gonna oltre qualsiasi finzione di donna violentata, poi vado oltre, le quattro stringhe sono bene in vista. Protetta dal buio, invito il nano dentro il mio piacere. Questa volta non si fa pregare! La sua passione indurita non incontra ostacoli, scivola facile inguainato di caldo e piacere innalzandosi fino alla cima delle mie sensazioni. Oramai in un vortice lo sprono a battermi, a spingersi oltre il consentito di qualsiasi legge fisica e morale. Lo bacio, gli grido parole d’amore e d’eternità, mai nessuno, mai nessuno era riuscito a spogliarmi di qualsiasi pudore rimanendo così vestita, di vergogna e dignità.

 Come da istruzioni lo invito a sfogarsi, ad imbrattarmi fino all’ultima goccia di delirio. Stringerò le gambe facendone tesoro, aspettando che natura impossibile mi fecondi oltre l’età che mi nega il ricordo fertile di una notte indimenticabile. Lo invito a strapparmi di dosso quel che rimane della nobile eleganza di quando era iniziata, di concedere al tedesco più giovane che mi tiene ferma le stesse sensazioni or ora provate. Mi guarda incredulo, questo non era da programma, e mentre si fa di lato togliendo lo sgabello si accendono luci accecanti e una voce stridula mi violenta davvero:  “Eva, cazzo, quello cor tedesco era n’antro firme!!! Porca troia, tocca rincomincià tutto daccapo!! Forza regà se gira!”

 

liberamente tratto da Deep Impact di Scarlet

 

 

 
COMMENTI DALLA RETE
 
Colgo in te una maturità sessuale che non è solo esperienza e conoscenza, ma anche consapevolezza di sè. Cosa che raramente le donne mettono in luce. Ti ammiro. Scrivimi.  FEDERICO
Ho appena finito di leggere"come da istruzioni".e' un racconto sublime, mi ha preso molto.e'la prima volta da quando navigo in internet,che sono  preso dai racconti,prima li consideravo banali noiosi,inutili per poter far  pensare ad una donna in chiave erotica PIETRO
"ravvivo un ricciolo ribelle....... alla notte che incombe su Roma"...."Mi guardo di nuovo spiando il mio culo.. richiama gli ultimi uccelli affamati di notte che beccano gli avanzi di cibo rimasti per strada"... "vestita di sguardi...e d`attenzione"..."quello spacco sulla gonna pieno di femmina e voglia"...continuare?... ..penso non sia necessario...cosa voglio dire? ..hai mai pensato di scrivere poesia?... ho letto i tuoi racconti...tutti interessanti...attraenti... ma qui..credo tu raggiunga un livello diverso... Erotismo e poesia ...fusi con arte..ed ammettiamolo... con sentimento...a volte ..tristezza..altre passione.. ...altre ..bellissima...liberatoria...l`ironia...come nel finale... straordinario.. FABIO
 
 

 
 
     
 

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