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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

Certo che c'era la luna

Patrick Joret

 
 
 

Certo che c’era la luna a sfibrarmi i capelli, a scontornare la mia ombra solcata da mani. Lui m’accarezzava leggero, quasi a confondersi con il riflesso che veniva da fuori, sfumato accompagnava il profilo del seno per non farmi rendere conto, per rimanere distante, in disparte, se per caso ne avessi riconosciuto l’odore, il sapore fitto dei baci sul collo che via via si facevano caldi e si muovevano a salti lungo la schiena come grilli su un prato.

Certo che c’era la luna a rischiararmi quel viso, a vederlo nitido tra le penombra e la coscienza di sapere chi fosse. Aveva bussato di notte e poi senza temere un indugio improvviso s’era fatto saliva e materia accanto al mio corpo. L’aspettavo da mesi e da mesi ero pronta a scacciare le colpe che ora si muovevano sulla mia carne, giravano attorno lungo il muro che diventa soffitto e lasciavano tracce, lasciavano segni come orme mute sul fango di chi fugge convinto d’essere sparito nel nulla. Non doveva chiedermi niente che già non sapesse, risposte di sguardi a cena la sera, davanti a mia madre che stava capendo, che inesorabile si sarebbe fatto largo il destino, spalancato le porte e richiuso alle spalle, quel segreto che ora sbatteva su un fascio di luna, contro la parte più morbida che al buio stava cercando.

Certo che c’era la luna a rischiarare i miei appena vent’anni , i suoi pochi capelli che ogni notte nel letto mi rubavano mani materne, respiri e dolori che non sentivo da tempo. Certo che c’era, ad accogliere promesse e lo giuro che nessuna altra volta ci sarebbe mai stata. Capiente come pancia gravida attutivo i rimorsi che mano mano avvertivo nella curiosità d’essere grande, d’essere fame e sete, d’essere preda d’un ignoto segreto dove non conoscevo la fine. Conoscevo l’amore che slabbra il cuore e le vene, che mi faceva sentire diverso il profumo di una rosa comune. Conoscevo l’amore che mi faceva vegliare la notte e sotto un treno che passa ripensavo a quel sogno che non conosceva nessuno, che l’aspettavo in attesa di essere pronta a scaldarmi con gli occhi che m’avevano gelata in un sogno soltanto. Ma ora era diverso e c’era la luna che faceva le pieghe al lenzuolo e moriva più scura ai bordi del letto per riservarmi una nicchia di ombra, una culla di scuro per imbrogliare vergogne che di giorno m’arrossavano il viso, più di quanto il quel momento mi sentivo soffocare, dagli occhi, le mani e dal sesso, da un piacere enorme che cercava la strada.

Certo che c’era la luna a scavallarmi le gambe, a spararmi di dentro pallottole vere, a ferirmi la fica intatta ed obbediente mentre uno sbocco di sangue gli dava il permesso. Era più grande dell’idea che ogni notte veniva a trovarmi, più intenso di tutte le albe che morivano dentro il mio sonno, più convincente di quando convinta m’infiacchivo le gambe che stringevano vuoto.

Ora m’aggrappo alla mente per ritrovare dettagli, per risentire l’ebbrezza d’un letto che cigola piano, d’una gatta che miagola perché di null’altro sono stata capace di dire. Nessuna parola che avesse l’accento d’amore, che fosse distante dall’ardore avido che mi stava scopando, fottendo per tutte le volte che muta l’avevo invitato nell’andirivieni che spinge, che sale che esce, che si rituffa ammantato da pareti di spugna, da sponde di fiume dove si sgretola terra. Ed ogni fiotto d’acqua che passa allarga il percorso, dilata il suo letto nell’immenso terrore che mia madre potesse salire, sorprenderlo, mentre immobile si riposava dentro sua figlia, mentre invasata mugugnavo sospiri perché mai finisse di raschiarmi quel fondo, trapassarmi quel ventre di fegato e reni, di polmoni, di mani e di braccia, fino dove natura mi concedeva di propagare la brama.

Certo che c’era la luna che ogni volta fissavo per sentirla materna, per guardarla negli occhi e rimediare un consenso, una tacita carezza che nulla di male stavo compiendo, che poco dopo, comunque, lui sarebbe sceso giù in basso, da mia madre che lo stava aspettando, per accarezzarla di baci, per non saltare una notte. 

 

 

 
COMMENTI DALLA RETE
 
Avevo letto "Poesie", quando sono venuto a leggere ho pensato che fosse un errore, ma in realtà mi sbagliavo io. E' proprio una poesia, nelle parole come nel ritmo, anche se la forma sembra quella della prosa.  Ottima prova.  Angelo 

Argentea e spettrale, come la luna di certe notti insicure e piene di paura. *Luisa*

Sei sempre più bella, più brava e più splendente ad ogni racconto. Non smetto di seguirti ammirata, Mat*. Venus In Furs 

Ieri ho avuto la fortuna di scoprire i tuoi racconti. Marina Minet

Molto forte, che tratta l'incesto da un punto di vista insolito, dove il piacere e' padrone e non c'e' vittima, ne' carnefice. 
Il fatto che la ragazza abbia vent'anni accentua appunto questa mancanza di abuso. 
Tema difficilissimo hai trattato, da un punto di vista diverso, ma in ogni caso una bella prova dal punto di vista letterario. 
ciao. PS: non mi piace troppo quel punto esclamativo nel titolo!:-)  Daniela Raimondi

Ho apprezzato molto il brano (e dire che mi piace di più la poesia ma sto cominciando a ricredermi..... e tu mi hai aiutato....) 2002 NAVANT

Bravissima davvero encantado! Billy The Kidd 

Carino e ben scritto @aKille@ 

Per me...tu scrivi da Dea, non è la prima volta che te lo dico, e non solo per la capacità di ammaliare con l'eleganza di parole sempre curate, ma per i contenuti che mi sbalordiscono ogni volta. Devo dire questo tuo ultimo mi è piaciuto più di altri, entra nella coscienza, entra nei pori della pelle, va oltre il piacere della lettura. 
Bravissima !!  Massimo Botturi 

E meno male che c'era la luna! senza parole KATARKIKO 

Forte e ben scritto il testo un lavoro ben fatto  Primus 

Inquietante, raffinatissima come sempre ma inquietante, e la luna che ti segue ovunque. Il mio applauso non ha fine Massimo 

...la luna che fa che le pieghe al tuo lenzuolo...questa immagine mi ha accompagnato fino alla fine del testo, che trovo davvero bello, davvero erotico..e tremendamente intrigante...Brava! abraxas 

Posso solo riconoscere che leggerla, lontano dalla tua voce che permette all'immagine di esser respirata...mi consente un giudizio più "professionale" del mio precedente, per ovvi motivi visibilmente coinvolto.....sei semplicemente squisita, come di certo tu sai già! Grazie di esser tu... Luca

Volevo scrivere che il mio "uomo", o meglio il mio amante, ma non so quale qualifica dargli. Diciamo colui che si gira nella mia mente in maniera ossessiva. :-) Lui mi ha fatto leggere due racconti Brava! Mi piace l'utilizzo delle parole. Le scegli bene. Dipingi situazioni particolari con molta intensità... Ti leggerò ancora! Amanda

Ciao "Liberaeva".....sai a me piace molto leggere, sopratutto di sera prima di addormentarmi. Di solito leggo S. King (è un genere che adoro) ma mi piace leggere anke romanzi (S.C.Modignani per esempio) ma non avevo mai letto un genere come quello che scrivi tu.....davvero molto interessante e forte, direi!! Ci ho notato una vena di risentimento o qualcosa simile. Mi è piaciuta tantissimo "L'anima informe"..... è semplicemente fantastica forse xkè rispecchia sentimenti veri !! Mi dispiace sapere ke sei un po giù, ma sai a volte i ricordi, quelli ke avresti voluto cancellare, magari ritornano quando meno te lo aspetti e fanno danni, ma io dico ke nn può piovere x sempre!  sav74

Perchè certe cose escono da diari personali cercando di diventare inspiegabilmente racconti se non nascono come tali? Realtà o immaginazione non importa... Mah. Freddo. Distaccato. Parole parole parole. Forse non è né il mio genere né il mio spirito. Ciao TEO

 

 
 
     
 

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  pubblicazione Giugno 2003 

 
 

       

 
 
 
 

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