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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 
 

Bella di giorno

Foto Cristiano Leoni

 
 
 

Se mio marito sapesse cosa ci faccio a quest’ora, con una gonna leggera insolitamente più corta, con un paio di calze nonostante sia luglio, e sotto un reggicalze che nemmeno conosce. Cammino guardinga e faccio attenzione, che non incontri qualcuno che conosco di vista, o peggio si fermi e sospettoso si chieda, che ci faccio alle nove d’un mattino qualunque, mentre conto gli alberi che mi portano dritti, ad una casa in attesa che già fanno la fila, ad un bordello dell’anima che ora è il mio mondo.

Se mio marito davvero sapesse quanto non posso farne più a meno, quanto il sentirmi desiderata sconfigga, ogni paura e morale che accetto, la domenica in chiesa quando confesso a don Mario, i miei danni di dentro senza sollevarmi del tutto, da questo peso che sottintendo e non dico.

E’ stato più facile di quanto pensassi, una signora elegante dentro un negozio, ha intercettato i pensieri senza una forma, senza una noia per sentirli importanti. Mi ha avvicinata discreta: “Lei è molto carina Signora! Venga a trovarmi.” Un biglietto di carta mi ha cambiato la vita, un indirizzo scritto l’unica meta, l’unico pensiero decente di un giorno, che la notte m’ha scosso e ritemprato la mente.

Non c’erano dubbi che avessi accettato, non c’erano colpe di tradimento, ma solo una serie di circostanze, di cosa avrei detto al primo incontro, e quale il momento per sollevare la gonna, e quale gonna e quale vestito, quello rosa con gli spacchi di fianco, quello nero scollato e più stretto. Mi domandavo quale fosse stato il più adatto, e se il mio seno fosse stato all’altezza, le mie labbra il rossetto il mascara, e come avrei reagito alla vista ed al tatto, del primo sesso diverso dall’unico che conoscevo.

Nella notte i pensieri vagavano in fretta, a chiedermi cosa avrebbe distinto, una signora normale da una bella di giorno, e una bella di giorno da una puttana di notte? E poi sarei stata capace di farli tornare? Di finirli nel tempo stabilito a priori? Sapevo che una puttana non ha scrupoli affatto, e non bada a spese per apparire più bella, non bada al trucco per innescare la miccia, ma io ero diversa e mai avrei potuto.

Una forza incontenibile mi spingeva da dentro, una nausea violenta mi risucchiava in quel posto, alla fine andai piena di dubbi, di una settimana infinita di congetture, di ripensamenti davanti allo specchio, del bagno di casa che mi faceva più bella, di tutte le volte che m’aveva ignorata.

Bussai col cuore, non servirono mani. Lei era bella, ammaliante e signora, parlava discreta con un filo di voce, parlava un francese di parole smielate, di grazia di suoni ed eleganza di mani. Se il suo charme era frutto di questo, se il suo fascino era forma e mestiere, avrei cominciato senza pensarci. Ma non ero pronta e lei comprese.

Se mio marito sapesse mi domanderebbe il motivo, cosa mi ha spinto ad andarla a trovare, cosa mi spinge a vivere questo segreto, che mai nessuno potrebbe capire, nemmeno lui che m’ostino a pensare, che sia l’unica causa vera, per la quale ogni giorno scorro la strada, queste panchine dove non si siede nessuno, e conto gli alberi frapponendo i miei fiati, ogni trenta passi un pino marino, ogni trenta minuti un nuovo cliente.

Mi siedo e penso d’essere oltre quella finestra, mentre suonano alla porta ed io ricomincio daccapo, dentro il letto lo stesso appena rifatto, dentro lenzuola immacolate ed intatte, ed io la stessa stringo le mie pieghe disfatte, dentro mutande che appaiono nuove e mantengono indelebili gli avanzi e le tracce, di chi poco prima mi gridava il piacere, ed io soddisfatta gli mettevo più fretta e poco dopo mi rivestivo con cura. Faccio solo attenzione ad apparire perfetta, che sulle mie calze non ci sia una macchia, o sulla mia gonna davanti allo specchio, che tiro e che allungo fino al ginocchio , che ricomincia d’incanto a farlo sognare ad illuderlo certo d’essere il primo.

Sono altri fiati altri occhi diversi, che ricominciano a girare e scandire gli approcci, e non vanno mai dritti per prolungare l’attesa, per vedermi più attraente un attimo dopo. Come se ci dovessimo scambiare parole, come se davvero mi dovesse far voglia, senza sapere che invece gli sguardi, le mani le dita sono identiche a quelle di prima, che m’hanno toccata e rivoltata per bene. Mi guarda e prende tempo, come se tra poco ci accoccolassimo insieme, sopra una panchina ad ascoltare un tramonto, come se fuori ci fosse un culo di luna, e il prezzo che paga dovesse solo servire, a scoparsi una donna dalle parti del cuore.

Ma fuori c’è solo traffico e caldo, un mezzogiorno cocente che squaglia l’asfalto, e qui dentro un’ombra soffusa, finta e bugiarda che ci copre e ripara, e non serve per nulla a questo tipo d’amore, che per farlo decente non occorrono gli occhi, e l’anima in gioco è fatta di pelle. Chissà perché gli uomini tutti, davanti ad una donna si rifanno la faccia, recitando la parte di non esser capiti, questione di madre, questione di moglie, comunque di donna che l’ha portati qui dentro, dimenticando che anch’io sono una donna, e loro sono venuti soltanto per sesso, per questa cosa che stringo e nascondo, perché la voglia non scemi prima del tempo.

Io sono lì che fumo, seduta sul letto che dondolo il tacco, e chiedo a caso una storia ed un nome, perché tanto lo so che di vero c’è poco, e sapendo che dopo non rimane che niente, un ricordo lontano che odora di sesso, che copro e svanisco con altro profumo.

Come del resto quando mi chiedono il nome, rispondo Samantha o Marika o Giada e lo s’accontentano perche sanno che in fondo è solo un nomignolo per passare mezz’ora, e quello che faccio lo faccio in segreto, da perfetta e matura signora borghese, che passa il giorno dietro queste tendine, che ammazza la noia sbafando rossetti, gli stessi che prima di cena sfiorano la fronte dei suoi nipotini.

Poi d’incanto tutto svanisce, smettono di apprezzare la sfumatura perfetta, che fa l’ombretto attorno ai miei occhi, come se non ci fossero più laghi e tramonti, e quel culo di luna che li ha fatti sognare. Mi fissano il seno ed i capezzoli scuri, poi scendono veloci fino alle gambe, gli occhi si fanno impazienti e più duri, e diventano bilance che pesano carne.

Si fanno avanti, e mi spogliano tutta, il primo troia è un respiro leggero, il secondo è bagnato di saliva bollente, il terzo è netto, violento di mani, quando decisi mi toccano in fondo, convinti che il mio sesso è come il contorno, che è caldo e capiente e ne vale la pena. Bugiarda fingo di sentire piacere, come se un dito alle volte calloso, potesse davvero farmi vibrare, potesse essere come il primo a vent‘anni, in luna di miele con la vetrata sul mare. Ma sono bimbi che giocano ad essere grandi, sono uomini e non conoscono altro modo, di sentirsi più maschi davanti ad una donna, di compiacersi e sentire se stessi, padroni una volta di una mezz’ora qualunque.

Ecco questo è il momento! L’esatto momento che mi convince ogni volta, a ricominciare domani o al prossimo incontro, la stessa ragione che ribadirei con forza, davanti a mio marito se per caso mi chiede. Ecco il momento! Con la faccia appiattita sulle ginocchia, con il seno schiacciato che strizza e fa male, e una mano possente m’accarezza i capelli, e mi spinge e m’abbassa senza che possa reagire, per poi tornare bambino che piange, e s’attacca e ciuccia da figlio il mio seno, per fame, per sete per essere quello, che la vita ogni giorno gli dimostra il contrario. Sono lì che m’impegno e ci metto mestiere, obbediente lasciva e madre viziosa, per poi come pane a comando l’inforno senza lasciarne un centimetro all’aria.

A volte lo giuro non c’è bisogno di altro, sento la pressione che sale e che preme, il respiro allungato senza più soste, le mani a forza che mi spingono oltre, come se ci fosse altra pelle di sesso, altra voglia per farmi sentire in difetto. Mi lascio insultare che non sono all’altezza, che un’altra signora ha fatto di meglio, proprio ieri nell’appartamento di fronte, dove le rose fioriscono in marzo, dove una donna ci sbava passione, con le labbra a ventosa sopra un uomo che gode, dove ora resiste per allungare il piacere. Ma io non mi fermo lo stringo e l’ingoio, accarezzo al palato gli ultimi istanti, che mi danno la certezza d’essere unica, la stessa che sbocca in un attimo un fiotto, che sfocia in un mare piatto e tranquillo, ma nei suoi abissi si smuove ed urla, in un turbinio che non cede e non vede riposo.

E mi sento appagata femmina e schiava, e manca un niente per sentirmi l’anima zuppa, come coniglia che s’ingravida e gode, e segue l’istinto senza capirne la causa. Eccolo lo sento, ma non vuole mollare, ora mi rivolta per finirmi e sfinirsi, ma il tempo è scaduto e lo invito a sbrigarsi, ad entrarmi nel posto dove giustifica il prezzo, dove la signora tra poco mi bussa, ed un altro cliente sta facendo la coda. Lui obbediente si rintana e si culla, nella voglia che apro come conchiglia che schiudo, e poi chiudo come un guscio di uovo, che dà vita e vigore all’ultimo istinto.

Solo ora capisce che era tutto un sogno, che salendo le scale s’immaginava davvero, tramonti infiniti di giallo e di rosso, mentre ora ha davanti soltanto una fica, e pieghe di carne che s’inumidiscono apposta. Ora lo sento, mi vuole e mi chiama con un nome discreto, che non ho detto e lui non ha chiesto, ma sa di moglie e d’amante, di mille parole forse mai dette. Lo sento, si contrae per svuotarsi fin dentro le ossa, per sentirsi leggero quando giù nel portone, attraverserà questo viale di pini marini, per convincersi davvero che ha fatto l’amore, e s’è fatto una donna, signora di classe, che freme, che gode come lui ha voluto, che urla tra pareti damascate di rosso, e non ha chiesto dell’altro che esser domata, nella noia dell’anima o poco più in basso, nella folle richiesta di lasciarsi estirpare, l’inquietudine dentro che ancora l’assale.

Oggi è la prima volta che faccio la lunga, salto il pranzo per scoprire l’effetto, di cosa si prova rimanere col ventre, zeppo e ripieno dall’alba al tramonto, per scoprire il suono delle mie parole sincere, le mie parole bugiarde stasera a cena, quando mio marito mi chiede dove diavolo vado, dove cavolo ho passato l’intera giornata. Mi chiederà cosa ho fatto di bello, su quale vetrina ho adagiato i miei occhi, su quale orlo a mano ho accarezzato le dita, senza sapere che se andasse giù duro, se fosse interessato a quello che dico, non potrei cavarmela sorvolando i dettagli, descrivendo fumosa una giornata qualunque, una di quelle senza sussulto, che passano lente e non devi sforzarti, a cercare un labile sfacciato merletto, da cucire ai bordi della tenda del bagno. Mentre parlo e ci metto ardore e passione, nella mente mi passano divani d’oriente, pareti e velluti damascati di rosso, dove cala sinuoso un fascio di seta.

C’è solo un pensiero che sottile m’angoscia, e mi lascia sospesa a sudare nel dubbio, quale gonna domani abbellirà le mie gambe, quale merletto questa volta davvero, aggrazierà i miei seni rigogliosi e protesi, che un uomo a caso si svenerà per saziarli, aspetterà il turno affannando il respiro?

Già lo vedo, lo sento che spinge e poi sale, che accelera e preme illuso e convinto, che il suo pene è più lungo più duro e voglioso, di quello di prima che ha incrociato entrando, e possa ridurre a ragione il mio ventre, addomesticarmi la carne che a riccio si schiude, e gonfia s’ammolla per chiederne ancora. Ma durerà un niente perché non può più arrivare, oltre la misura che è tutto il suo avere, e lo solleciterò di fare più in fretta, per il prossimo che aspetta ancora in salotto, per scorticarmi quest’anima che non ha labbra e né pelle, che se solo sapessi dove mi risiede, l’abbellirei almeno con una punta di trucco. Perché è lei la puttana, la grande mignotta che sogna d’andare, di giorno sui tacchi, di notte a strusciare, tra i fari le scarpe se avesse due piedi, che mi fa contare questi alberi storti, ogni trenta passi un pino marino, ogni trenta minuti un nuovo cliente. E’ lei la cagna che attira file, di maschi spargendo odori simili a piscio, inzuppando ogni angolo dove si ferma, ed aspetta uno a caso che si faccia coraggio, e le dia quel senso d’essere la sola, unico grande recipiente del mondo.

 

 

 
COMMENTI DALLA RETE
 
 

Salve, il tuo racconto in taluni tratti buca lo schermo e fa pensare e riflettere chi lo sta leggendo perchè gli uomini sono affascinati dalla donna ma quello chr più li entusiasma e al contempo li impaurisce è il pensiero femminile. Complimenti. Alessandro.

Desolante la pochezza che emerge della visione del maschio ma anche l'ineluttabile inerzia di lei che per sfuggire alla banale e piatta esistenza di una vita coniugale si rifugia in un'arida e ancor più piatta trasgressione. Nonc'è piacere nella sua ribellione, piuttosto un'altra sconfitta  AlbertoMi

BELLA DI GIORNO è veramente direi drammatico qualcosa come un sfogo accorato come un qualcosa che hai dentro che non hai mai avuto il coraggio di rivelare a nessuno. Anonimo

Ho letto il tuo racconto. lo reputo triste ,vuoto, povero di quei sussulti romantici e colorati che rendono ancora più accattivante l'incontro con uno o una sconosciuta. Ma penso sia tutto vero una bella descrizione dell'egoismo umano del maschilismo odierno fatto di presunzione e di un femminismo che pecca anch'egli di presunzione ma che però non gode .la vera povertà è sempre quella di spirito. Marco

Ciao  ho letto le tue parole con lo stesso piacere con cui un sommelier puo' degustare un buon vino. Ho lasciato che le tue parole scorressero lente sotto i miei occhi, ho sentito il sapore che ogni singola lettera racchiudeva, e mentre ti sto scrivendo ne sento ancora il gusto.... ma tra poco sara' un dolce ricordo. Tu mi fai scrivere cose che altrimenti sarebbero rimaste impigliate nei meandri del mio io, fai viaggiare la mia mente su sensazioni vere... mi piace! Forse non so graffiare l'anima, non so caricare le parole di inebrianti colori.... di questo mi rammarico. Non voglio rovinare questo l'estasi di questo momento con cose futili.... un bacio a te, e grazie, sexyfollie 

Grazie per il dono...mi hai cullato con la musica suadente delle parole. Col suono perpetuo delle dita sui tasti e il liquido, impercettibile rumore dei tuoi occhi che scorrevano il monitor. Vorrei ascoltare ancora i capelli fiorire, secondo dopo secondo e cadere, anche, giacché la morte è il presupposto per la vita, come le tenebre per la luce. Dammi piacere, e permettimi di restituirtene, in un flusso periodico serrato di attesa e di sorpresa. Lasciami entrare nel tuo mondo che già mi ha fatto supporre tremori e fremiti di misterioso orgasmo e gioia trattenuta in attesa della luce accecante...dammi un'occasione per stupirti. Renditi raggiungibile e terrena... ...ho bisogno della voglia di una curiosità che ho di te. ALEX 

però!!!! davvero una donna con parecchie qualità,..non ultima una gran vena poetica...... Sono solo un poco perplesso da quell'alone un poco "crudo" che hai voluto dare al tuo scritto infilandoci qualche termine che poco ha a che fare con la poesia, ma tant'e',.se quello è cio' che hai sentito di esprimere è giusto sia così! Io invece, la mia poesia la esprimo...nelle pentole!!!! Un bacio,......Valerio.

In ogni riga emerge la tua voglia di essere desiderata, la tua voglia di passione, di sesso, di attenzione......e anche in questo racconto dai importanza al modo di vestire, la gonna, il reggicalze che tuo marito non ha mai visto ma che se solo volesse, se solo ti chiedesse..... Leggo i dubbi, le paure per gli incontri,la curiosità.......poi sembra quasi che non puoi farne a meno........ti fanno sentire al centro dell'attenzione, il tuo sesso è il traguardo finale e ambito........alla fine è la tua anima che ti spinge,che ti fà continuare........un'anima inquieta,come quella che mi descrivi quando mi scrivi. Un racconto splendido..........una scrittrice splendida,spero un giorno di poterli commentare dal vivo con te. Un bacio. Maury

Credo che l’erotico nella rete sia un po’ emarginato, etichettato, visto come lo sfogo per fantasie perverse che non sanno agire e compiere ciò che scrivono.Tu sei la prova che tutto quello che ho detto sopra è una vera stronzata. Lo stile che hai è meraviglioso, trascinante, profondo.  supernovavola

Io odio  l'amore a pagamento, non lo ritengo concepibile, la mia mente si rifiuta a pensare che una donna possa vendersi. Ma tu sei fantastica, l'hai descritta in modo geniale i risvolti dell'anima. Sì sì me l'hai fatta proprio piacere... Ti seguo sempre Isabella

Bella di giorno era un film di Luis Bunuel, tu lo hai dipinto alla stessa maniera, mettendo in risalto le ipocrisie, le insoddisfazioni di una vita borghese. Grazie, sei meravigliosa. Federico Lezzi

A volte penso che tu non sia reale, che dietro Liberaeva ci sia un sogno soltanto. Io sono Marco ho 37 anni e da quando ti leggo mi pare di non aver mai vissuto, o come dici tu, di non aver vissuto abbastanza. Marco P.

Cara come al solito, ti leggo e ti rileggo cercando di immaginarti. Parli di sesso, come parli d'amore, tutto in te diventa vero, reale, accettabile, degno d'essere vissuto. Ma davvero è questa la vita? Monica Sarter

Forte, violento, drammatico fino a straziare l’anima. una esistenza infelice descritta benissimo, un sesso violento descritto con classe, perchè la violenza è dentro  luisa

Ho letto tra le 9 e le 13 alcuni tuoi scritti sei bravissima. Ero talmente preso che mi sembrava di stare in collo ai personaggi come un pappagallo sulle spalle del pirata ho visto e sentito tutto anche gli odori mi hai saziato ,come l'autrice di Histoire d'O. Sono qui in ufficio,ho appena finito di leggere il racconto sul camionista violentatore, Questo riflesso di luna ocra, (io odio la violenza sulle donne) molto ben descritto come sempre. Speravo in un tuo messaggio, "quando navigo" mi potrebbero anche sparare, non me ne accorgerei tanto sono preso. Io non sono culturalmente al tuo livello sono un figlio del popolino se potessi scriverti in dialetto romano mi sentirei più a mio agio e i miei pensieri scorrerebbero come olio. Stella io sono un uomo fatto ne ho viste e passate tante, il petto mi si è scaldato molte volte, ora sto subendo un'attrazione per il tuo personaggio, mi piace mi stuzzica, mi prende per mano, la mattina corro ad accendere il pc per bere i tuoi racconti, e mi appiccico ad essi come una caramella ciucciata, eppure ho 50 anni non dovrebbe succedere, forse avviene perché io non ho mai smesso di giocare, e sono rimasto un bambino che prima di assaggiare annusa tutto. Grazie per avermi chiamato a giocare con te ciao Roberto 

E' una meraviglia leggerti, scrivi divinamente Pietropaolo

 
 
 
     
 

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  pubblicazione Giugno 2003 

 
 

       

 
 
 
 

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