|
Alle volte mi chiedo
se potrò mai essere madre, se questa conchiglia a forma di ventre, possa
un giorno ospitare una perla. Mi diverto a guardare la gente che passa,
indovinare il padre più adatto, magari qualcuno che m’abbia già presa più
volte, e stasera ritorna con la voglia di sempre, di passare le ore dentro
le gambe, che lunghe al riflesso sembrano un gambo, che scompare nel fango
e nutre una rosa. Magari qualcuno che neanche conosco, che passando per
caso non ha trovato di meglio, d’attardarsi sul dietro che rigonfio gli
mostro, per poi voltarmi come una moglie qualunque, respirandomi fiati e
cercando la bocca.
Non cerco un amante
ma soltanto un cliente, che mi prenda deciso impassibile al traffico, che
mi dia un indizio al primo ritardo, e la certezza tra un mese che nessun
altro è stato, se non il solo che stasera ha tentato, di farmi godere di
grida scomposte. Perché non è facile far godere una troia, portarla su in
alto finché urli l’orgasmo, lasciarla sospesa per poi farla cadere, mentre
riprendo coscienza dentro una macchina buia, in fondo alla strada dove
finisce l’asfalto, o su un bagnasciuga dove inizia la notte.
Che mi fotta col
sesso tralasciandomi il cuore, perché la mia parte feconda è distante dal
sogno, d’avere un uomo che mi dorme vicino, d’averlo per me con l’unico
scopo, di fare da padre ad un bimbo che cresce, perché ne ho visti di
uomini, ne ho consumati di tacchi, per illudermi ancora che ci possa
essere un uomo, che oltre da maschio possa fare dell’altro.
Stasera vorrei che
mi mettesse alla prova, uno dei tanti che di notte fa il giro, e m’aspetta
se sono occupata, e mi cerca se batte la voglia, e mi scova lungo la scia
del profumo che lascio, che è dolce e fruttato come una puttana d’albergo.
Vorrei che non
chiedesse il motivo, se stasera non conto i minuti, se lo copro di baci
per sentirlo abbondante, quando muto scarica intermittente il suo seme, in
un taglio di carne che mai fino ad ora, aveva apprezzato come parte di
donna, che intera s’allunga dai piedi ai capelli.
Voglio davvero che
succeda stanotte, perché mai mi sono sentita più bella, con questi
occhiali che neri mi coprono il viso, e lasciano alla voglia una bocca
perfetta, che s’illumina ai fari e sbaraglia ogni dubbio, che una notte
senza luna non sia adatta all’amore, ad allargare le gambe ed allargarle
per bene.
Struscio i tacchi e
cammino pesante, lungo la strada che finisce a budello, tra la siepe secca
che nessuno d’estate, si prende la briga di dargli dell’acqua. Eppure
serve eccome se serve! A fiati ed urla di macchine in sosta, vetri
appannati di voglia e piacere, di chi stanotte ha trovato un buco di
carne, che sia nero o slavo ha poca importanza, se finito l’amore c’è un
vento che soffia, e ti lasci rapire da un fascio di luna, che corre e
fibrilla raso su l’acqua.
Cammino e lascio che
la gonna s’apra davanti, che sia chiaro che stanotte non accetto proposte,
di mettermi in ginocchio come cagna da monta, che guarda il mare mentre
sente l’amore, mentre dietro si scatena tempesta ed io rimango in attesa
che s’accomodi avanti. Non ho voglia d’abbaiare alla luna, d’essere presa
perché ho due fianchi da sogno, ma solo sentire il fiato d’un uomo, che mi
fotte per bene e mi strappi l’orgasmo, che mi baci la bocca se non si
schifa di farlo.
Cammino e
m’allontano dai Bagni Giuditta, qui si ode davvero l’odore del sesso, un
brulicare di macchine che spengono i fari, un continuo trattare di soldi e
servizi, come se ogni parte che s’offre avesse un prezzo diverso, e
l’amore un bene da vendere a pezzi.
Rosa era una
nobildonna romana, veniva qui da luglio a settembre a passarci l’estate,
si dice che avesse cento servi e settanta cavalli, che nuda facesse tre
passi tuffandosi al mare, per raffreddare le voglie e rimanere fedele. Di
quella casa che s’affaccia sul mare, non è rimasto in piedi che un muro,
che ora serve per farci l’amore, per ripararci da occhi e finestre del
mondo. Dicono che sia un muro dove ci si vede l’arte e la storia, ma qui è
famoso perché la notte si trova l’amore, a prezzi stracciati rispetto ai
Bagni Giuditta, perché non è il corpo che fa la tariffa, non è il modo ed
il tempo che ci rimani, ma il posto che batti e ne respiri il contorno, di
donne che sanno d’odori di maschi.
Mi chiedo come mai
stasera, l’ho preferito ai miei soliti passi, lungo l’asfalto del
lungomare di notte, nella ricerca sfrenata di dare un padre ai miei sogni.
Potrei essere ora, dietro le tende di una suite all’Excelsior, che gioco
con l’ombra e gli faccio le forme, a qualcuno che guarda e leggero si
tocca, e disteso sul letto mi chiama signora. Ma che frutto sarebbe se
fingessi l’amore, se davvero credessi che dall’altra parte del letto, c’è
qualcuno che m’ama o peggio m’illudo, che m’ha portata in albergo perché
cominci una storia. Fanny Marta non ci sono uomini dentro il mio cuore,
Luca mi cerca ed io fuggo in questi budelli, dove ora una russa a carponi
mi guarda, ed un maiale da dietro la spinge, violento l’affonda dentro la
sabbia, con la bava alla bocca insiste e l’infila, ha gli occhi di fuoco e
continua ad entrare, a scaricare la forza su un corpicino di ossa, a
rantolare il bisogno d’esplodere in fretta. Urla parole di insulti e
mignotta, ma lei non capisce e ride orgogliosa, che un uomo la paghi solo
per questo, puntare le mani e respingere i colpi, stare più ferma mentre
pensa ad altro, ed aspetta paziente che finisca l’ardore, un fiotto più
caldo per aggiustarsi la gonna, per essere pronta al prossimo invito.
Oddio, ma come ho
potuto arrivare fin qui questa sera? Nei detriti di un mondo stipato di
sessi, nelle bettole immonde che sanno di stupro, e offrono amore dove
fanno i bisogni. Non ci sono uomini nel mio passato, nessuno di questi
lungo la casa di Rosa, che ignari stasera faranno da padri, che maiali
stasera mi daranno la forza, di stare a carponi come la russa, di stare a
carponi e fecondare i miei sogni.
|
|