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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
     

 

     
 
 

Bagno Giuditta

di LiberaEva

CAPITOLO 22

Angelo nudo

 Senti sarà pure che il vento mi gela le mani, ed a volte faccio fatica ad essere brava, ad esser me stessa in un rapporto esclusivo, col sesso che ammollo prima di concedermi tutta. Non li guardo mai in viso, cosa servirebbe all’amore?

 foto di arne jahn

 
 
 
     
 
 

Senti, sarà pure vero che ciò che facciamo, è il lavoro più abietto alla faccia del mondo, sarà pure vero che siamo tombini, fogne a risucchio di quando piove d’inverno, e come uccelli notturni ci dà fastidio la luce, cadiamo in letargo e tappiamo finestre, perché al giorno non possiamo mentire e ci spoglia più a nudo di chi ora ci aspetta. 

Senti sarà pure vero che il trucco che porto, è un’impronta indelebile sulla mia faccia, un marchio da troia su una scrofa adulta, ma che ci posso fare se in fondo mi piace, se il sesso che prendo è soltanto un dettaglio, di dieci minuti in ginocchio o distesa, mentre intorno m’avvolge una notte di stelle, d’aria fredda che sbatte sul mio viso più bello, d’aria calda di fiati che m’appanna la vista. Perché non c’è paragone di quando allo specchio, mi trucco e mi vesto prima di uscire, e curiosa compongo una donna diversa, un contorno di buco di colori e di stoffe. Chi sarà questa sera che cammina sui viali? Un punto di rosso trasportato dal vento, come un cappello che vola raso sull’acqua, e lento s’immerge come mi capita spesso, affogarmi di notte tra le tenebre strette, d’una strada in discesa coperta di sabbia.

Senti, sarà pure che gli altri mi credono pazza, che non c’è poesia quando si batte per strada, e tra le mie gambe c’è una crepa che corre, che chiamano fica che chiamano culo, tanto non conta per passarci la notte, quando dentro mi entra la feccia e la melma, di gente che paga per fare l’amore. Ma io davvero mi sento una sposa, quando indosso le calze candide e intatte, o quando raccolgo i capelli e mi baciano il collo, tra il rumore del mare che sento a due passi, e sono strascichi lunghi e risucchi e gorgogli, che confondo ogni volta con la saliva più calda, che scia sulla pelle e ne sento il piacere. Che bello davvero sentirsi la brama! E’ un attimo breve dove non c’è lavoro che tenga, come se tutte le donne non avessero tette, o fossi l’unica al mondo ad averle più grandi.

Senti sarà pure che il vento mi gela le mani, ed a volte faccio fatica ad essere brava, ad esser me stessa in un rapporto esclusivo, col sesso che ammollo prima di concedermi tutta. Non li guardo mai in viso, cosa servirebbe all’amore? Vederli negli occhi e scambiarci un sorriso, spettinargli i capelli e baciargli la bocca. Ma loro mi cercano perché faccio bene l’amore, e tra le mie gambe ci batte passione, come se ogni volta fosse la prima, in una stanza d’albergo la prima notte di miele.

Senti sarà pure vero che il mondo fa schifo, e tutto intorno c’è guerra con le macerie fumanti, ed io offro solo pelle di fica, e qualche volta nemmeno perché basta la bocca. Perché allora dovrei sentirmi più sporca? Vergognarmi di questo seno che mostro, che a notte fonda lo scopro per aprire due occhi, che girano a vuoto ancora indecisi, se farsi una donna o finirsi da soli. Chiedono un prezzo e rispondo cinquanta, chiedono come e li lascio vagare, nella voglia d’avermi di fermare la danza, di mettere in gabbia le mie tette leziose, che ballano al vento mentre cammino. Sono tette di troia che vanno con tutti, obbedienti e infedeli che si danno per poco, ribelli e sfacciate che si danno per tanto.

Sono campi di grani rigogliosi e fecondi, distese di mare che nutrono pesci, ma anche siepi d’alloro che sanno di piscio, lische marcite per i gatti di notte. Sono palle bagnate di saliva e di voglia, spugne imbevute di piacere che ciuccia, poi il vento l’asciuga e riprendono forma, pronte e gemelle per la prossima bocca. Sono gatte in calore sotto le finestre la notte, che s’accoppiano al primo dopo ore di corte, ma poi ammiccano al branco che muto le aspetta, quando i colpi del primo si fanno insicuri. Cammino le ostento e le gonfio ogni sera, perché siano chiocce per riparare se piove, per chiunque s’illuda d’averle già viste, attaccate alle madri che sgorgavano latte. Come vorrei davvero che ne uscisse abbondante, per ogni bocca che succhia e ogni lingua che lecca, come nettare d’anima che nutre la mente, e farli ingozzare fino all’ultima goccia, quando la voglia poi scade e non rimane che niente.

Fanny mi guarda e ha già adocchiato una preda, e quello che dico non la sfiora nemmeno, sono balle soltanto di una ragazzina borghese, che ha il padre avvocato e s’illude ogni volta, che l’amore che cerca è nella bellezza che prova, che cerca ogni notte spalancando le gambe, che trova soltanto tra il letame e gli avanzi, convinta che al mondo non c’è posto migliore, per far nascere rose e nutrire i suoi sogni. Sono brividi forti sono colpi di maschio, che cerca all’estremo un piacere più alto, come se il mio sesso fosse solo l’entrata, un capriccio che passa non appena attraversa, per il desiderio più intenso vicino ai polmoni, per sentire una donna e sentirsela tutta, quando geme e poi urla e s’accascia di voglia, e fiero s’innalza incredibile e vero, per esser riuscito a far godere una troia.

Senti sarà pure vero che m’illudo soltanto, che tutto questo non ha mai fatto poesia, che le puttane ci sono da sempre, come i cani d’inverno con le bocche fumanti, ma se scavi nell’anima di ogni cosa che vedi, se giri di notte e non cerchi la fica, ci vedi una donna in cornice che aspetta, appoggiata sull’ombra della falce di luna, ed un pittore di fronte che intinge i colori, nell’umore che cola e la fanno più bella. E dipinge le labbra e scontorna le tette, ingrugnisce la faccia per ricomporla più tardi, fissando i colori al vento che tira, al sesso che grande la riempie e la sazia, e sfama il bisogno di essere bella, di essere regina di un mondo sommerso, che l’alba poi lava e sbiadisce i colori, e il camion d’immondizie l’avverte che ora, di tornarsene a casa ed andare a dormire.

 


   Pubblicazione Settembre 2005

 
 
 
 

 

COMMENTI DALLA RETE

ERI FEMMINA. Mi hanno sempre detto che con le donne un uomo deve esser duro. L'altra notte ci ho provato, ti ho incontrata sulla strada, avevi calze a rete e un abito scollato, ti ho avvicinata mentre io guidavo e tu passeggiavi. Volgarmente ti ho costretta a salire e lì ti ho solo sorriso un attimo, quello che volevo era il tuo esser femmina, il tuo seno che sporgeva dalla camicia, le tue cosce tornite. Ti ho piegata su di me ad assaggiare il mio desiderio, non c'era amore, forse neanche passione ma eri femmina eri mia.  Cercotrasparenze

Raccontagli tu, Angelo nudo, di un sogno di una notte dove la tua fantasia, come un'aquila nel cielo, vola libera nell'aria in cerca di una preda. La preda ha vari nomi, sesso, amore o libertà ma il suo volteggiar non ne ha nessuno, poichè l'aquila è prigioniera di se stessa e del suo vivere al suolo, nel ventre di madre terra. Io che sono lupo con pensieri di aquila volo solo di fantasia, ed alla mia vita radicato su questa montagna,  non posso dir di più anche conoscendo le manie di donna, se non di pensar alle tue calze e di quando sei su quella strada aspettando il tuo straniero che nei miei voli d'aquila sono io che rivela a te mia adorata quei dettagli fin ora sconosciuti. Spirytus

Ma questa è una storia! è storia infinita che non colma se stessa, che prosegue e s'annienta lungo una strada di notte, nutrendo favole e sogni sotto una luna poetessa. ogni frase è un verso in deliquio, come quello del gufo che saggio tormenta, come quello del cuculo che maschio inconfondibile chiama. ogni frase è come un colpo di reni, la botta a cui vieni, è l'affondo dei sensi che plasma, esigendo il bisogno di carne con la ragione finalmente in unione. SchiavaD’Amore 

Senti, a scrivere sai scrivere, e anche niente male. però dovresti raccontare una storia. umberto d.

Non m'importa nulla che tu ti senta puttana, sia che tu faccia l'attrice, sia che reciti la parte, o che lo faccia per davvero. Io non ti reputo una puttana, non mi viene di pensarlo, anche perché in te leggo altri valori e per me solo quelli contano veramente. ma se fossi una puttana ti accetterei ugualmente e rispetterei le tue scelte. Ho bisogno di guardarti negli occhi ecco perché mi manchi perché ho bisogno di te. Voglio sentire il tuo calore umano da vicino e scaldarmi con lui fino a far esplodere il cuore, che ti cerca invano. Ha bisogno di cure.... le tue quelle più pure che esistono...  Arturo66

Come mi intossica il vapore che sale dal tuo sesso in un giorno d'inverno, portato dal vento alle mie narici che non lo volevano più sentire. Come mi intossica e mi inebria, e mi tortura, e mi sfianca quel profumo acre di femmina malinconica! E mi butterei tra le tue cosce a leccare, e percorrerei il nylon delle tue calze, e suggerei l'asfalto sul qual cammini, per non perderne una goccia. Ma sono qui ad annusare da lontano, sognando una regina che ama vestirsi da serva. geminisaga

Incantevole direi, un pensiero sublime e raffinato che percorre l'animo nobile di una vera donna che sa diluire sesso e virtù in un inconfondibile sapore trasgressivo. Complimenti sei una donna da conoscere da amare perché arte e amare é un connubio perfetto. CICLONE

 
 
 
     
 

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