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LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
     

 

     
 
 

Vizi e Virtù di una signora di classe

CAPITOLO 10

Autogrill

 

FOTO Paolo Gualdi

MODELLA Ruana de Rosa

 
 
 
     
 
 

Chi l’avrebbe mai detto che la signora dell’ultimo piano… sì proprio quella con il marito avvocato, in questa notte di nuvole e stelle corre parallela ad una siepe d’alloro. A fianco c’è un uomo che conosce da poco, che non fa l’avvocato e non è neppure dottore, ma sa che ha una villa ed una cagna bastarda, che ha partorito due cuccioli in strada, la prima sera la stessa quando ci ha fatto l’amore.

Lei è affascinata dai suoi modi gentili, dalla mano che tiene il volante e dall’altra che cambia le marce. Chi mai potrebbe dire che sono due amanti, che tra loro c’è un patto di non guardarsi negli occhi, perché l’anima tutta rimanga in disparte, da questo rapporto che è pelle e che è mente, che è sesso di maschio già pronto per l’uso, anche se ancora c’è tanta strada da fare, per il primo autogrill sull’Appennino di notte.

Lui ascolta una radio che manda anni settanta, lei ritocca di rosso le labbra perfette, proprio nel punto dove prima fumava, anche se sa di non averne bisogno, poi tutto è silenzio perché non ci sono parole, ma solo cartelli che scandiscono il tempo, di quanto rimane per un respiro più lungo, per trasmettere all’altro l’ansia del dubbio, che davvero stasera è la sera più adatta, per vivere veri desideri scomposti

“Se lo sapesse la cassiera che mi chiama signora, o l’omino del pane che mi venera tutta, dove sto andando in una sera feriale, mentre tra le gambe mi sale l’angoscia, di non essere pronta a questo tipo di gioco, di ricevere amore se così si può dire. Ma lui è convinto che è una tappa obbligata, l’ha già fatto con altre e ne è rimasto deluso, ma io sono diversa e dice che posso arrivarci, al suggello d’amore come prova provata, in un autogrill di notte distante da roma.

Vorrei solo che mi toccasse, che riempisse d’affetto l’attesa che sento, magari una tetta o se chiedo di troppo, i capelli per farmi sentire per un attimo moglie, già separata e senza legami, senza mio marito che stamani aveva qualche linea di febbre. Quest’uomo m’ha presa dai piedi alla testa, ed ora pazza lo seguo senza domande, chissà quale meta c’è stasera nel buio, quale bolla papale per legarci per sempre. Ma stasera lo sento non è un anfratto qualunque, un parcheggio di notte per due amanti normali, non è un motel con un letto e un divano di stoffa, di fiori appassiti impolverati da sempre.

Ha saputo di Davide perché glie l’ho detto, ha pianto ed urlato e da quel giorno è cambiato, non passava un’ora senza un suo messaggio, non c’è pomeriggio che non ci vediamo. Dice che m’ama e lo sento sincero, che avevo ragione a pretendere il meglio, che un rapporto segreto non ha senso e non vale, se non t’annebbia la mente e ti strappa anche il cuore.

Chissà se ho fatto bene stasera, ad accettare questo strano passaggio, Claudio da giorni mi parla deciso, che la mia malattia non risiede nell’incavo del cuore, ma ancora più in basso dove nasce la voglia, che un rapporto qualunque non sarebbe una cura, che a quarant’anni c’è bisogno di altro, di scandalo e vizio per sentirsi più sciolta, da tutti quei lacci di moglie e di nuora, di signora per bene coi capelli raccolti. Ma io mi sento confusa, ho capito ma non voglio pensarci, che la cura che ha in mente è fatta di sesso, inconfessabile agli altri quando l’alba si schiara, regina di notte che cerca e che vuole, superare il confine di donna per bene, che cova in segreto solo un misero amante.

Lui continua a fissare dritta la strada, non è un motel l’alcova che ha in mente, non credo che sia lui l’amante. Mi vengono brividi soltanto a pensarlo, ma è il prezzo che pago per andare giù in fondo, per scavarmi nel posto dove un’anima inquieta, non si sazia nemmeno d’uno studente a vent’anni. Con Davide non ci siamo più visti, gli ho detto di no due o tre volte, ha scritto una musica che vuole che ascolti, ma il fine è un altro che va oltre la bocca, le labbra che dice sensuali ed esperte, che nessun’altra finora gli aveva concesso, in un attimo un fulmine breve ed intenso.

Ora sono qui che guardo la strada, mi sento persa e mi maledico, per aver accettato senza sapere, quello che a breve convinta mi tocca. Chissà che darei per sentire la voce, di Claudio che dice che m’ama davvero, al punto d’invertire di colpo la rotta, ma poi non lo voglio ed in cuor mio ho deciso, di seguirlo nei vicoli stretti e perversi. Chiedo solo una mano la sua la sola, in mezzo le gambe che si fa complice e maschio, e rabbonisce quel dubbio che sale e s’ingrossa, nell’incertezza di non essere degna, dell’amore che m’offre e non ripago abbastanza.

Un’autogrill ma che senso può avere? Padrona di notte dei gatti di strada, e poi non sono gatti e chissà cosa m’aspetta, mentre ora rallenta e mette la freccia. Le prime luci si intravedono a destra, mi viene un fremito che gonfia il mio petto, se davvero non mi sentissi all’altezza? Se qualcuno un parente qui a caso mi vede? Lui è calmo e sicuro vestito elegante, non ha dubbi e si vede che è convinto di farlo.

Ferma la macchina finalmente mi guarda, m’accarezza e m’apprezza mi dice che m’ama, che sono regina con questo seno che ammicca, e fa capolino tra i bottoni di perla. Non ci sono riserve nella sua mano che tocca, nel timbro più caldo della sua voce sicura, adagio il soprabito sopra il sedile, ed esco e respiro una notte diversa, la sento nell’aria nei passi che struscio, lo spacco che s’apre e mostra le gambe, al fascio di luna che mi fa davvero più bella, al vento che soffia delle auto in corsa.

Lui rimane dentro e mi guarda, fa un giro e ritorna e mi chiede per quanto, quanto davvero può vale una bocca, dove Davide ora sta scrivendo poesie. E quanta saliva se davvero volessi, è sufficiente per essere brava, per sentirmi puttana e lui solo un cliente. Alzo la gonna ed ho quasi l’affanno, chissà se il mio sesso ha un aspetto decente, se vale più di quando è coperto di seta, di quando di giorno mi dicono bella. Oddio se ora mi vedesse il portiere, che mi venera santa come madonna, e ogni volta mi dice convinto e sicuro, che le donne come me bisognerebbe inventarle, perché signore per bene è una fortuna trovarle!

Faccio tre passi ed un uomo mi guarda, nient’affatto sorpreso di vedermi che parlo, che mi mostro davanti perché non ci siano dubbi, che quello che offro è di qualità e di classe, che i seni che pendono non sono rifatti. Chissà quante ne ha viste a quest’ora di notte, cariche di trucco ed una gonna per scusa, ma se solo sapesse che quello che vede, è un gioco perverso di puttana e cliente, di una donna che chiede per sentirsi regina, e sentirsi più nuda della carne che offre, perché l’amore che ho in mente non passa per casa, nel letto di notte col crocifisso sul muro. Ecco ora sono nuda! Nascondo i vestiti dietro una siepe, m’allontano e li guardo per essere certa, che la mia dignità giace accanto ai rifiuti, ai bisogni di cani che ci fanno di giorno. Stasera lo sento non mi serve un uomo, due occhi due mani che mi fanno la corte, voglio il primo che passa si ferma e mi prende, come un biglietto al casello prima che s’alzi la sbarra. Lo voglio muto senza respiro, che si senta in dovere di stapparmi la voglia, come un portiere che ripulisce un tombino, da foglie e cartacce portate dal vento. Perchè l’amore che sento buca la pelle del cuore, è una strada che corre ed una donna che sale, dentro una macchina che riparte e scompare, perché è tardi davvero e mio marito m’aspetta.

 

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