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Mi chiama tutti i giorni e mi dice che ha voglia, che m’ama
davvero almeno mi sembra, volevo una scopata ed ho trovato un amante!
Mio marito è contento dice che sono cambiata, ecco appunto, in effetti
non ha torto! E’ passata una settimana ed io mi sento leggera, anche
se da quel giorno non ci siamo più visti, lui fa il rappresentante di
macchinari all’ingrosso, non ha tempo da dedicarmi di giorno, mi
chiede ogni volta d’uscire la sera, ma io non ho voglia di inventare
altre balle, storie di feste e cene sull’Appia. Non fa che ripetermi
che non esiste nel mondo, donna più bella e femmina vera, da portarsi
a letto o sulla spiaggia di Ostia, da fottersi in mare o sul
bagnasciuga che lecca, dove ogni maschio farebbe la coda, per sentire
l’odore misto alla brezza, a contatto col mare dove l’anima è cava.
Allora io, dove ho vissuto tutti questi anni? Aveva ragione
Cecilia: “Vedrai come il mondo si tinge e colora!” Mi sento più viva,
interessata e curiosa di ogni cosa che passa, sono stata a due mostre
e non ci andavo da tempo, ho seguito un seminario di noia e lavoro, ho
visitato una chiesa dove per anni ci passavo davanti, ho noleggiato
due DVD, comprato un paio di scarpe ed un cappello di panno. Tutto
questo in pochi giorni! E’ possibile che un sesso faccia poi tutto
questo? Che un rapporto di carne rinvigorisca la mente, ritempri
l’anima che è tanto distante dal sesso?
Guardo vetrine e ci ripasso più volte, provo vestiti nei
camerini più stretti, mi giro e mi volto per vedermi riflessa, se il
bianco mi dona e il nero mi smuore, o il rosso che amo mi fa troppo
mignotta! M’interrogo se posso piacere, se un’insegnante d’italiano e
latino possa farsi queste domande! Ma poi chiamo la commessa e provo
una taglia inferiore perché il seno faccia la parte e non si perda
penoso dentro maglie più larghe. Intanto m’ammiro e mi scruto, come se
dentro lo specchio ci fosse qualcuno, ma non è Claudio e non è un uomo
con un viso, un naso, una bocca, vedo solo due occhi che guardo e non
riconosco. Ha ragione mio marito che mi vede diversa! Mai ho provato
piacere a farmi guardare! Gli sguardi passanti m’hanno sempre
procurato malessere, perché io ero donna e non un oggetto, ma la magia
è che ora non mi sento un oggetto, e l’uomo che guarda mi da’ la
misura di quanto sia bella, la dimensione che sotto il corpetto c’è
un’anima piena che ha voglia di vita e non vuole ammuffire nel ruolo
di moglie che non mi viene poi bene.
Mi parlo e mi do ragione, poi smetto e rifletto, forse è
vero tutto il contrario. Chi mi guarda da fuori vede solo una donna
con due gambe più calde che hanno scoperto quanto è bello farsi
scopare dopo sette anni da un sesso diverso. Ma poi mi ripeto che non
è una questione di sesso, che il piacere che sento nasce da tutta
altra parte. Della prima volta al parcheggio m’è rimasto lo schifo e
la sera nel bagno non ho neanche provato piacere, il maschio non m’ha
scardinato la carne, non mi fotteva la fica, mi ha fatto solo capire
che il limite è dentro nella nostra paura, nelle nostre insicurezze di
ritagliarci un ruolo che sia di moglie, di nuora o d’amica e sorella,
invece fuori c’è una prateria infinita, c’è una scopata nel bagno con
mio marito a due passi.
C’è la voglia di sapere che esisto che potrei camminare
senza un ombrello quando fuori piove a dirotto, c’è una stella che
brilla di notte di una luce che nasce nell’anima in mezzo. Cosa mai
potrei fare per sentirmi più libera? A volte mi chiedo quanto questo
desiderio abbia un base concreta, se davvero potrei vivere da sola
senza mio marito che non riesce a dormire se col piede nel letto non
mi tocca la gamba. Questo ruolo di moglie mi si appiccica addosso,
come un cane che ti lecca per dimostrarti l’affetto. Invidio Cecilia
perché è zitella nel cuore e single tra le gambe, invidio mia suocera
perché è una vedova allegra. Per questo ho accettato la corte di un
uomo, perché aveva serie intenzioni di portarmi a letto, ma che tutto
ciò non sia il fine ma appena l’inizio, di un percorso che porti a
slegarmi del tutto, dalla paura di rimanere da sola, dall’innata
certezza di aver bisogno di un ruolo, e che una donna da sola non ha
né capo e né coda.
Saranno solo i pensieri di una donna che sente, che pesa i
suoi anni e vuole dare un motivo ad una scopata nel bagno, ad una
sedia rosa salmone intrisa di tracce di voglia di donna. Sarà tutto
questo come ora l’aspetto e non mi sento pentita alle sette e tre
quarti lungo il marciapiede sconnesso dai rami dei pini e dai miei
tacchi più alti. Ogni mattina lo vedo e ne sento davvero il bisogno di
essere bella di sentire il fragore del sangue che scorre e fa
mulinello nelle vene dei sensi e più giù fino al ventre che è nudo e
ne sento il vento fischiare, mi vergogno a pensarlo ma non l’ho
coperto di niente perché è troppa la fretta e poco il tempo che ci
rimane.
Alle nove in punto devo essere a scuola. Solo mezz’ora per
dimostrargli il bisogno, che non voglio un amante ma un uomo che
sappia condurmi in un viaggio a ritroso nel tempo, dove sorge e
dipende il mio male di vivere, e dare un senso al mio desiderio
scomposto, di fermare gli anni che corrono in fretta, l’ansia che mi
prende quando mi sento protetta come un bimbo che vuole nascere prima
del tempo, ma a volte davvero sento la terra che brucia come se a
breve dovesse accadere qualcosa, o mio marito leggesse i miei sogni di
notte, ogni volta ho il timore d’aver parlato nel sonno, che s’accorga
che sono tutt’altro da come mi vede, come potrei mai dirgli che gli
addosso ogni colpa, di questo vuoto che cresce da dentro e che
m’illudo che un uomo diverso possa riempirmi nei buchi che offro,
possa ridarmi il sorriso e la leggerezza che chiedo.
E’ maledettamente tardi ma cosa spero che succeda in più di
mezz’ora? Neanche il tempo di scaldarmi le ossa, come mi sono ridotta
a fare l’amante dalle otto alle nove meno un quarto, vestirmi da sera
per una mano che sale e tocca la calza il reggiseno e la gonna, senza
che la mia pelle almeno s’accorga, che qualcuno vorrebbe soddisfarle
la voglia. Salgo in macchina ma è rimasta mezz’ora, m’illudo che basti
per abbandonarmi del tutto, che il paradiso è in un vicolo dove mi
porta, sotto panni stesi dove si ferma e mi guarda, dove mi scopre la
gonna e m’abbassa la maglia, e si sazia gli occhi a vedermi in quel
modo, mi tocca e mi slabbra le mutandine di seta, come se l’umido che
di solito trova, gli desse l’orgoglio di sentirsi più maschio, il dito
poi entra ma rimane leggero e non s’accorge che quel piccolo gesto
crea la smania che m’accompagna fino a quando la sera la mia mano mi
sfiora.
Un uomo esce a portare immondizie, ci guarda di sbieco e mi
copro di fretta, ma a cosa serve, tanto sa che siamo amanti, tanto sa
che appena si volta, una mano riprende il suo cammino interrotto. E’
tardi, mi succhia e mi bacia, le sue labbra sanno di uomo sposato, di
rossetto di moglie che lecca la sera. Un brivido corre lungo la
schiena. Sarò diventata gelosa? Ma lui ora pretende, mi slaccia la
maglia m’accarezza i capelli, m’afferra il collo e mi guida la bocca,
ma non c’è poesia nella sua mano che spinge, solo la fretta di
sentirne il velluto, saliva calda di una donna che succhia, che
cretina lo segue e gli calma l’istinto, in trenta secondi o poco meno
che serve. Ora mi bacia e mi parla d’amore, mi riporta alla fermata
con la tristezza di fianco, ora potrei cambiarmi del tutto e mettermi
in tuta, per quanto mi riguarda la giornata è finita. Mi domanda se ci
vediamo stasera, gli mando un bacio unendo le labbra, anche se potessi
cosa ci sarebbe in fondo alla notte, la voglia infinita di tornarmene
a casa, perché mio marito non sospetti di nulla, altro non vedo ed
un’amante che vale? Se mi rimane incollata l’etichetta di moglie, e
quello che offro è soltanto in affitto?
Ma non potevo scegliermi uno studente qualunque? Magari
quel ragazzo che ogni giorno mi sbircia, sotto la cattedra per vedere
chissà quali gambe. Se sapesse che non sono gambe di una professoressa
qualunque, non sono uguali a quelle di ieri, che bollono perché un
amante alle otto, l’ha fatte impazzire senza saziarle del tutto. Si
chiama Davide e fa tre anni in uno, qui sono tutti ripetenti figli e
rampolli di gente per bene. E se davvero mi concedessi ad uno di loro,
perché la prima esperienza sta fallendo del tutto? Davvero stavolta
sarebbe solo sesso, senza la scusa di cercare l’amore, sarebbe un
ragazzo che ha la metà dei miei anni, acerbo e infantile nella mente e
nel cuore. Avrebbe solo il sesso da adulto ed è questo che mi
interessa?
Cecilia mi dice che non devo desistere, che Claudio è la
persona che mi ci vuole, e la trasgressione che mi pialla la mente non
posso cercarla in questo posto infantile: “Stai facendo passi da
gigante, ora te lo scopi di mattina e non sei contenta!” Ride. “Il tuo
problema è che non riesci ad abbandonarti.”
Valle a dire quanto è complicato sotto lenzuola che si
stanno asciugando, quando qualcuno passa per buttare immondizie e tu
sei vestita di nero con un top di strass e la voglia nel mezzo che
rimane distante dall’anima, dal cuore o semplicemente dal sesso.
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