| |
E’ samba latino, vino che picchia, mani asincrone che vanno
da sole, si appoggia alla porta e m’abbassa la testa, con forza violenza
ma non servirebbe davvero, la paura che sale … Se qualcuno ci ha visto?
Abbondo saliva ma l’amore non scorre, abbiamo poco tempo non possiamo
aspettare, qualcuno bussa ma lui non demorde, mi tira su in piedi e
m’appoggia al muro, mi volta mi gira e mi tira i capelli, mi solleva il
vestito e non crede ai suoi occhi. Normale dirmi per chi m’ero conciata,
lo eccita sentirmelo dire che fiocchi e merletti hanno ancora un padrone,
che ora sta accudendo Cecilia, che ora mi cerca mentre sale un sospetto,
che sua moglie è con un uomo per caso, incontrato alla festa ed ora la
fotte.
E’ samba latino, un sesso che entra, è amore che dico?
Passione neanche, è solo la rabbia di zittirmi la voglia, l’orgoglio di un
maschio che preme e riempie, l’attesa che a breve esploderà in un fragore.
“Tappami la bocca, se ti è rimasta una mano. Perché tra poco io urlo e
nient’altro più conta. Perché mi hai fatto sentire puttana di un sogno,
d’essere presa a due metri dall’onta.” Ad un passo da amici e parenti che
adesso di certo avranno capito! Esce e mi entra poi rallenta e rimane, i
suoi baci più caldi mi mordono dentro, mi fiaccano l’anima ed io ruoto sul
perno.
Di colpo qualcuno che bussa, è Marco che chiede cosa è
successo, rispondo che non ci sono problemi, ma la mia voce è debole, mi
manca la forza. M’avrà cercata in ogni angolo di casa e non potevo che
essere in bagno, naturalmente sola, visto Claudio, tranne Cecilia, non se
lo ricorda nessuno. Mi chiede se ci sono problemi, ma quale problemi
potrei mai avere, col seno schiacciato contro le piastrelle del bagno, col
vestito sgualcito arrotolato sui fianchi. Quali problemi potrei avere con
quest’ossesso che m’ha sbattuta per bene, che se ora potesse ripartirebbe
all’istante. “Tutto bene?” La sua voce è più calma. Ci divide soltanto una
porta di legno, se fosse un pensiero lieviterebbe la voglia. Ma è realtà
cavolo!
Ora immobile con il respiro strozzato maledico la sua
premura. Sarebbe bastato un secondo, un attimo dopo per sentire il
piacere. Sono gonfia di voglia come una diga che sale, senza uno sbocco
per inondare la terra, la casa, il bagno mio marito che chiede.
Sento il cuore di Claudio che batte, quasi mi sposta, muta
gli faccio cenno di uscire, dalla finestra che dà sulle scale. Intanto mi
riaggiusto il vestito, spero che anche stavolta Dio mi abbia dato una mano
e che solo Cecilia mi strizzerà l’occhio. Mio marito ribussa ed io ora
sono tranquilla, speriamo che di questo trambusto non se ne sia accorto
nessuno, in fin dei conti come Cecilia ho avuto soltanto un leggero
malore, ma ora sto meglio e apro la porta. Marco mi guarda ma è soltanto
un gran bene di affetto, non sospetta e perché mai dovrebbe pensare, che
sua moglie s’è fatta scopare, durante la festa per sette anni d’amore?
Ora mi sorregge e mi bacia sul viso. Chissà se si accorge
che non porto più il rossetto? Ora ride, sollevato ride e m’accomuna a
Cecilia, solo che lei è svenuta davvero, mentre sua moglie è una vacca da
monta, e tornerebbe decisa a chiudersi a chiave. Chissà se lui mi aspetta
giù in macchina? Chissà che darei per uscire un secondo! In terrazza
ancora si balla, mia suocera è alla prese con un bambino trentenne, le due
amiche di Marco ballano assieme.
E’ vero c’è carenza di uomini, magari di uno che ti
trascina di peso nel tuo bagno di casa nonostante il marito, che se ne
fotte del finto rispetto, che una donna non va toccata nemmeno con un
fiore! E prende coraggio se la voglia gli sale, e prende il suo membro per
puntarlo deciso, per centrarlo laddove si schiude e si apre, un ventre di
donna come conchiglia di mare, che fiacca e si nutre della forza del
maschio.
E’ samba latino sono pensieri indolenti, di una donna che
ora farebbe di tutto, quando la festa è finita e c’è un letto che aspetta.
A questo punto davvero sono arrivata? Così mi sono ridotta? Chiedere a mio
marito di finirmi la voglia, che un altro stasera ha portato su in alto,
senza che un deltaplano mi facesse planare. Lo vedo non ci pensa nemmeno,
saluta gli amici e sbadiglia dal sonno, sono sua moglie e potrebbe farlo
domani. In fin dei conti non c’è ragione di farlo stasera, non c’è motivo
che io sia attratta, e stringo le cosce per non sentire la brama, e mi
premo sul ventre per far tacere la voglia. Sono punti di spilli tra le mie
gambe infuocate, sono rose che sembrano gigli, che urlano e gridano in
sala da pranzo.
Lentamente mi spoglio e spremo la carne come arance e
limoni in un succo di voglia, la sento che cola che tracima lenta, nel
solo bisogno di sentirmi leggera, perché della passione che sbatte e ti
sbatte ne è rimasto soltanto l’odore, un uomo che corre dalla sua cagna
bastarda e l’altro che russa disteso nel letto.
CAPITOLO SUCCESSIVO >>> |
|