Racconti di LiberaEva  Fotografia  Modelle   Racconti di Autore  Palco  Pittura  Interviste Impossibili  Contatti  Vetrina  Home

Alcune pagine sono adatte ad un pubblico adulto.  Se sei minorenne  ti invitiamo ad uscire

LE RACCOLTE DI LIBERAEVA
 
     
 
 
     

 

     
 
 

Vizi e Virtù di una signora di classe

CAPITOLO 12

Poi passa, certo che passa!

 

FOTO Paolo Gualdi

MODELLA Ruana de Rosa

 
 
 
     
 
 

“Tesoro non è vero quello che pensi” Per tre giorni di fila a recitare la parte, che in quel posto non c’eri mai stata, che era stata Cecilia a consigliarti il locale, che c’era stata di giorno col suo uomo di turno. Il giorno dopo entusiasta t’aveva dato il biglietto, dicendo che era il posto più adatto, per mariti e per mogli in crisi perenne, per riprendere alla grande un certo discorso.

Ti facevi forza per notti e per giorni, a pensare che ci sarebbe voluto ben altro, per accusare una moglie di tradimento e vergogna! Oddio se avesse saputo davvero, cosa avevi fatto su quella poltrona, la stessa di velluto rosa salmone! Ma questo non contava e ti sentivi più forte, di urlargli decisa che era pazzo soltanto, che eri una moglie e non un’amante, che se ci fossi stata davvero, l’avresti portato da qualche altra parte. Ma poi in fin dei conti chissà se gli importava davvero, che eri stata in quel posto e ci avevi fatto l’amore, o se era solo un attentato alla quiete, al suo libro che legge ogni sera nel letto.

Per tre lunghi giorni sei rimasta in casa, non eri pentita ma hai sentito di farlo, perché un tradimento si sente solo quando si scopre, quando lui ti guarda diretto negli occhi, e ti vedi puttana come se fossi un’altra persona, e giuri allo specchio certo che giuri, che non eri tu quella notte, che in quel parcheggio ci sei stata a parlare, e non hai aperto le gambe e nemmeno la bocca. Ma poi ci ripensi e senti un dolore, forte ed interno dalle parti del cuore, e nel punto preciso dove ti sei concessa, un bruciore intenso ma non è allergia alla gomma, ma solo disagio di essere stata scoperta.

Poi passa certo che passa, perché non conviene rimanere sul punto, e la tranquillità ha un prezzo più caro, per barattarla con due corna appena accennate. Poi passa certo che passa, se di sera la cena ha un gusto piccante, e la notte nel letto non rimani in pigiama. Tu che sei lì a recuperare terreno, manciate di terra che si sgranano al tatto, perché lo senti che cede, perché davvero poi cede, perché chiami Cecilia e lei si precipita in fretta, e la sua faccia non lascia il minimo dubbio, e lui si sente ridicolo per averlo solo pensato. E poi succede che ti risenti sicura e rispondi ai messaggi, che ricominci pian piano a tornare com’eri e Giorgio ti chiede e Davide vuole, a stare due ore e sentirlo suonare. Convinta ti rimetti la gonna, quella che l’inchioda al primo banco di scuola, ed accavalli le gambe e ridi giocosa, perché davvero ti senti libera adesso, perché la tempesta t’ha bagnato di fuori, ma un colpo di vento t’ha asciugato le ossa.

E sarà una notte che ti lasci guidare, dal vento che soffia e ti scompone i capelli, tra vicoli stretti e muri ammuffiti, d’una Roma nascosta che nessuno conosce. Vai in cerca di un sogno che poi è un portone, e la faccia di Davide che ti dice di entrare, perché tu sei pazza e passato il momento, ti ritrovi di nuovo sotto la pioggia, perché tu sei pazza e passata la pioggia, ti ritrovi di nuovo senza un ombrello.

Tuo marito ancora non è del tutto convinto, ma poi ieri sera t’ha chiesto anche scusa, perché un indizio non è certo una prova, e lui s’è comportato come se t’avesse sorpresa, nel letto di casa sotto il crocefisso di legno, che ti facevi un amante di sopra e di sotto, e gli urlavi convinta di chiamarti puttana. Ma poi hai ripreso dignità e colore, con la convinzione che gridava vendetta, perchè davvero ora ne sei convinta, che non l’hai mai tradito e nemmeno con gli occhi, perché tu sei pura d’anima e cuore, e se solo è successo perché eri distratta, e il tradimento non è così importante, se gli fai del bene a rimanere al suo fianco.

Sarà che una sera ti senti decisa, e le tue scarpe col tacco fanno rumore, e rimbalzano alle orecchie di uomini soli, che dalle finestre ti gridano inviti. Ti gridano bella e se vuoi scopare,  se chiedi un prezzo o è solo la voglia, che ti fa camminare nell’odore di piscio, di uomini e cani senza padrone. Sarà che ti maledici per aver accettato, l’invito di Davide in un posto da schifo, ed ora hai paura e cammini più in fretta, in cerca di un civico che non vedi e non trovi, un portone di legno dipinto di verde, ed un foglio di carta dove è scritto il tuo nome. Perché è lì stasera che ti faranno la festa, perché è lì che Davide aspetta, perché gli hai giurato che non saresti mancata, e la musica il piano è solo un pretesto.

E’ una sera diversa e ti senti padrona, con quell’odore fruttato che strascichi come, se fosse una guida e strascichi apposta, per sentire nel buio quanto è lunga una strada, che precede il tuo sogno il piacere che cerchi. Sono passi di fretta come se Cecilia t’aspetta, perché una donna non esce senza almeno un pretesto, non si trucca la faccia senza conoscere almeno, il colore più adatto da portare stasera, il vestito più corto per mostrare le gambe, e dare quel segno perché in questi momenti, non servono gli occhi e nemmeno parole.

Voli leggera sulle ali dell’incoscienza, come se fossi stata in letargo per mesi, che poi sono giorni ma quelli più lunghi, e poco t’importa che è un tuo allievo, un bimbo cresciuto in cerca di madre. Finalmente lo vedi il portone che cerchi, lo chiami al citofono e lui non risponde, lo richiami più volte e la sua voce assonnata, ti dice sorpreso che non si ricorda, che non era questa la sera e nemmeno la notte, e ora ha da fare e per questo si scusa. Senti sorrisi leziosi di una ragazza a suo fianco, vedi sulla porta che non c’è scritto il tuo nome, ma quello di un’altra di una certa Cristina, guarda caso lo stesso della sua compagna di banco, che le fa il filo da tempo ma lei non poteva, impegnata com’era col professore di scienze.

Ma non sei dispiaciuta e non te ne frega poi tanto, anzi vorresti ringraziarlo per quello che senti, le sensazioni stasera che ti fasciano stretta, come il vestito e il reggicalze che porti, che avresti offerto a due occhi vogliosi, per sentirti di nuovo che hai un’anima viva, pronta domani e il prossimo ancora, a farsi scavare per non morire più dentro.

Succede alle volte che fatti due passi, ti ritrovi incosciente su un divano amaranto, ed un cameriere vestito in giacca e cravatta, ti porta un liquore alla menta dolciastro, perché davvero non sai cosa fare, ed a tuo marito gli hai detto che facevi più tardi, per un party all’aperto su una spiaggia di Ostia. Succede che un uomo si avvicina discreto, ed in modo elegante ti chiede un sorriso, lo guardi è anziano e un pochino ti fidi, e lo fai accomodare per non essere sola, per i tanti che entrano e ti vorrebbero preda. Non ti chiede il motivo perché sei lì seduta, ma ti guarda le gambe fasciate di nero, forse lo pensa sicuro ne è certo, che una donna a quell’ora  se non aspetta un amante, aspetta un’offerta che chiama regalo.

Succede eccome succede, che comincia a parlare di un suo figlio avvocato, di sua moglie purtroppo venuta a mancare, allora lo fermi e ti alzi di scatto, perché di cagne bastarde ne hai già sentito parlare, come di aranci che fanno i frutti d’estate, in una distesa di parco sul lago di Albano. Non puoi sopportarlo ed è inutile dire, che hai paura di finire su un’altra sedia salmone, oppure in un parcheggio dentro una macchina in sosta, su una spianata di asfalto vicino alla metro. Lo saluti cortese e vai via di fretta, sicura che sta notando le tue calze perfette, quella riga che Davide avrebbe apprezzato, il tuo di dietro rigonfio che se non può dar piacere, diventa un rimpianto e un incubo vero.

 

CAPITOLO SUCCESSIVO >>>

 

 
 
 
 
COMMENTI DALLA RETE
Con questo racconto semplicemente sublime,di intensa maestria mi hai suscitato emozioni forti. Le voglie perverse, che narrate in modo graziato tendono ad eccitare il lettore!!!sei fantastica! LUCA

Carissima, ma credi davvero che tutti i mariti dormano sonni beati e sereni, mentre la moglie smania, geme, suda, si scuote tutta fra le braccia di un maschio nuovo che le da emozioni ardenti? Molti certo dormiranno, ma ce ne sono -te l'assicuro- taluni che non dormono affatto. Che sanno tutto, ma che hanno navigato tanto nel mare della vita e per i quali amore non è possesso, ma condivisione. Questi, non più in grado di dare emozioni nuove alla consorte, accettano per amore di questa, che siano altri a farlo. E' vero! l'attesa del ritorno è durina, ma poi la chiave nella toppa, i suoi modi buffi di malcelare il peccatuccio, il bacio veramente affettuoso, il volto trasformato e stanco, il sesso ancora troppo sensibile e umidissimo per il reflusso, fanno tirare un sospiro di sollievo e riaprire il cuore dolorante per la contrazione e l'ansia. Una donna come quella del tuo racconto è la stessa che io ben conosco. Complimenti. Saluti da Beniamino

Scrivi davvero bene.  Sembra un personaggio vero, vissuto, non il semplice frutto della tua fantasia. E` un piacere leggerti. Complimenti. FEDERICO
Erotismo d'alta classe. Ben raccontato e, soprattutto, senza forzature e volgarità. Voglia ineluttabile di sottomissione sessuale descritta con puntualità e motivazioni da subito condivisibili perchè la narrazione ti porta ad una logica di accettazione. Un racconto godibile sino in fondo. Complimenti, ENZO
 
 
 
 

 

 
 

   Indice racconti di "VIZI E VIRTU' DI UNA SIGNORA DI CLASSE" 

commenta il racconto

 pubblicazione OTTOBRE 2006

 
 

       

 
 
 
 

Il materiale contenuto in questo sito è tutelato dai diritti d'autore. L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale. Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autrice

Statistiche della sezione