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Sento ancora la notte che m’avvolge e mi sfiora, un fascio
di luce di un’insegna distante, che m’ha sorpresa all’in piedi a
colorarmi più bella, a dire settanta in un gioco perverso, per veder
quanto vale una bocca che s’offre, due gambe perfette su un
marciapiede all’aperto. Ma non era la pelle abbondante del seno, non
era lo spacco della mia gonna di seta, mostravo nell’attimo la mia
indole vera, di sentirmi asservita ai voleri di un uomo, eletto a
quell’ora per farmi da guida, nel vuoto sconnesso di quest’anima
amorfa, sapendo benissimo che lui od un altro, ieri sera sarebbe
comunque successo.
Cerco Cecilia ma lei non risponde, ha staccato il telefono
ed a scuola è assente, ma io stamattina ho una voragine dentro, ho
voglia di dire perché non riesco da sola, che quello che faccio sono
solo passaggi, scavi di notte per lavori in corso. Ho voglia di dire
ed aprirmi al giudizio, di come si sente una donna che ieri, ha
giocato sfacciata tra il posso e il non posso, come da bimba a
paziente e infermiera, come da grande tra femmina e maschio. E se
davvero non c’entra niente l’amore? Quel pretesto di vuoto che mi fa
comodo dire? Che scambio con l’anima ed alle volte col cuore, che
sento bollente in mezzo le gambe, e stanotte lo giuro non m’ha
riempito nessuno, neanche una mano o una straccio di sesso, neanche il
vapore di una bocca che accoglie, l’essenza che cola e non macchia la
stoffa.
Lui m’ha lasciata a cento metri da casa, senza un minimo
brivido per sentirmi in colpa, ed è proprio questo l’assurdo, questo
che penso, se una donna non scopa non tradisce nessuno, se non apre le
gambe e mischia gli odori, mentre il cuore rimane a dormire
tranquillo. A casa ho acceso le luci e fatto rumore, nel bagno
incosciente perfino cantavo, ho dato un bacio a mio marito nel sonno,
volevo svegliarlo perché ero contenta, di non averlo tradito e non
sentirmi più sporca. E stamattina lo giuro mi sento fedele, come una
vergine finta in luna di miele, che in dubbio si chiede quale sia il
momento, per accendere la luce e farsi vedere, per offrire il suo
corpo nascondendo quel segno, quel livido viola d’un bacio sul collo.
Chiamo mio marito e gli dico se ha voglia, di passare una
sera fuori di casa, una cena di pesce ed un ottimo vino, con lui che
stavolta mi guarda attraverso, una luce soffusa e dei fiori di campo.
Il ristorante l’ho scelto ed è sempre lo stesso, con le tende salmone
e il cameriere che ammicca, chissà se m’ha riconosciuta dalla gonna o
l’ombretto, e se pensa che l’uomo che mi siede davanti, è uno dei
tanti o è sempre lo stesso. Se sapesse che stasera non c’è nulla di
losco, che quello che vede è un banale marito, chissà se mi
guarderebbe con quegli occhi ficcanti, che giuro l’altra volta hanno
fatto l’effetto, di dita di mani padrone e signore, che frugavano
dentro dalle parti del petto.
Mio marito mi guarda e non capisce a che deve, offrirmi
alla vista di due occhi di sempre, che m’hanno vista in ciabatte o con
un’unghia spezzata, con la vestaglia scucita e l’orlo pendente. Vorrei
davvero che tra questi fiori di campo, mi considerasse diversa senza
pensare, che m’ha vista con creme di fango sul viso, e le labbra
sbiadite quando avevo la febbre. E’ dura ma so di riuscirci, oltre le
mutande di fiori che è la prima volta che metto, oltre il reggiseno
dove s’arriccia il merletto, che sembra invitarlo a vedere se dentro,
ci sono due mele di un’amante ventenne.
Vorrei dirgli che tra le mie gambe c’è un fiore, che lui
può cogliere senza sentirmi in difetto, che sono di nuovo una moglie
fedele, e la voglia che sento è rimasta qui dentro, giurando in
ginocchio che non l’ho dispersa stanotte, evitando i dettagli che non
capirebbe. Come vorrei che mi prendesse la coscia, perché lo spacco
che vede è identico all’altro, la stessa distanza lo stesso ricamo,
che appare d’incanto e si mostra per poco. Come vorrei che mi dicesse
davvero, che con sua moglie è finita da tempo, che nel letto si volta
quando la cerca, che non c’è sintonia le rare volte che accade. Perché
lei gode quando lui è all’inizio, perché lei vuole quando è spremuto
del tutto, e rimane quel vuoto di buio e soffitto, dove ognuno si
fissa e pensa ad altro.
Come vorrei per finta e per vero, che mi recitasse la
storia d’uomo tradito, e parlasse parlasse per avere un ritorno, che
tutte e due sappiamo senza averlo mai scritto. Perché non c’è amicizia
tra un uomo e una donna, e tutto ciò che si dice ha un fine preciso,
d’essere pronti a regalarsi un istante, d’annuirsi con gli occhi di
finire nel letto, quando lo spacco diventa di pelle, e la mano
dell’uomo un sesso proteso. Chissà se stasera sarò capace di nuovo, di
sfidare gli occhi del cameriere servile, e gli altri clienti che
bisbigliano piano, perché serve la voce come luce soffusa, perché
serve il calore per aprire le porte, per macchiare le sedie di velluto
salmone. Mi dice che m’ama e questa volta davvero, che da un mese lo
vede che sono cambiata, che nei miei occhi risplende una luce diversa,
e mi vorrebbe così ogni giorno che passa.
Che bello sarebbe se mettesse la mano, nello stesso punto o
poco più sopra, dove Claudio ha iniziato a risalire il percorso,
sentirei la pelle che s’arriccia alle dita, sentirei una scossa bassa
nel ventre, e non cambierebbe nulla tra amante e marito, se la voglia
la stessa m’opprime la gola, ed esce un sibilo di fiato strozzato, una
fotocopia la stessa di vita vissuta. Manca solo che mi parli della sua
cagna bastarda, che ha partorito due cuccioli ieri sera sul prato,
oppure che m’alzo e gli fermo la mano, perché ad un passo da niente
sarebbe un delitto, finirmi seduta tra la voglia che cola, quando
l’alba lontana ci invita e ci chiama.
Vorrei solo che non tornassimo a casa, che dopo la cena c’è
una suite che aspetta, in un parcheggio tra i tanti dentro la macchina
buia, e magari mi spoglia ed avido lecca, queste tette che giura gli
fanno più sangue, di quella in ciabatte che a casa l’aspetta, di
quella in pigiama che non prende da tempo. Perché poi è vero e
l’ultima volta, è stata la prima che l’ho tradito, quando piena di
colpa scivolavo nel letto. Paga il conto e gli vedo una fretta
diversa, davvero si sbriga per farsi sua moglie, davvero lo penso che
non ho bisogno d’amante, e giuro e rigiuro che non ho bisogno di
altri, anche se per tutta la cena non m’ha sfiorata nemmeno, e questo
spacco invitante è riuscito soltanto, a gonfiare la voglia del
cameriere che guarda, che ancora mi cerca per un pezzo di gamba,
mentre vedo le mani di mio marito che paga.
Che bello se il suo dito luccicasse bagnato, e magari di
colpo lo portasse alla bocca, compiaciuto per quel che è successo, che
ha fatto eccitare una donna una moglie, come un amante che mette il
suo naso, tra gli odori più densi del mio slip impregnato, per
saggiare davvero se è arrivato il momento, ed essere certo di non
trovare più attrito. Lo vedo mi guarda ora mi vuole, gli chiedo un
momento un attimo solo, mi precipito in bagno per essere bella, faccio
le scale per fare più in fretta, scendo di corsa nonostante i miei
tacchi, perché l’attesa non rovini l’oblio, e la bocca che trucco
s’assapori del gusto, d’avere un marito come amante stasera, d’avere
una notte la prima di tante.
In macchina c’è un’atmosfera diversa, ma mi sento bene ed
accavallo le gambe, e lo lascio decidere in quale momento, mettere la
freccia ed affondare la mano, che ora stretta tiene il volante, ma
penso che a breve possa rendersi conto, quanto abbondante mi diluisco
all’idea, d’essere sua in un impeto folle, che ferma la macchina e mi
fiata sul collo. Chissà davvero se ha la stessa mia voglia, di
consumarci la pelle sotto un lampione, ma la strada la vedo è quella
di casa, forse tra poco svolterà a destra, qui siamo in aperta
campagna ed ogni posto va bene, tra gli uccelli notturni che fanno
paura, ma danno quel senso di proibito e negato.
Forse ha deciso nel garage di casa, sul cofano caldo e il
parabrezza sul naso, oppure ovunque dove diavolo vuole, perché stasera
davvero mi lievita dentro, il desiderio d’essere non solo una moglie,
ma un contorno di carne bucato nel mezzo, dove si stipano a grumi i
miei sogni infecondi. Ecco ci sono! Ora basterebbe che niente, ma lui
non raccoglie e sbotta improvviso, mi racconta una storia senza capo e
né coda, ma poi capisco che si tratta di corna, d’un suo collega
conosciuto da poco, della moglie bellissima che lo tradisce, che s’è
accorto quest’estate vedendola in spiaggia, che faceva l’amore dietro
una barca. Mi dice che mai potrebbe stare al suo posto, che se fosse
tradito romperebbe all’istante, poi mi guarda le gambe i tacchi la
faccia. “Saresti perfetta se fossi un’amante!”
Mi guarda e sorride come se lo sapesse, aspetta parole ma
prendo la borsa, mi rifaccio le labbra mi scosto la frangia, ma lui si
ingrugnisce e guarda la strada. Dovrei dirgli qualcosa ma non ci
riesco, rassicurarlo che mai questa quarta di tette, s’è offerta a due
occhi che non erano i suoi, s’è data stanotte su un marciapiede
all’aperto. Non riesco a capire se è solo un pensiero, oppure davvero
sospetta qualcosa, mi chiede di colpo se conoscevo quel posto, se ci
porto di solito gli amanti che incontro. “Ma che dici?” Non riesco ad
aggiungere altro, ora è fuori di sé e corre veloce, mette la quarta e
gli chiedo il motivo, mette la quinta e mi dice puttana. Perché ho
fatto un errore e lui se n’è accorto, quando mi sono alzata prima di
uscire, sono corsa in bagno per rifarmi le labbra, lui m’ha seguita
perché avrebbe voluto, distante da sguardi e farlo in quel posto. E
m’ha visto inoltrarmi per cunicoli stretti, scendere le scale poi a
destra e sinistra, e poi di corsa senza chiedere nulla, per poi dritta
per farmi più bella, per non farlo aspettare nemmeno un secondo,
pensando davvero che finalmente stasera, avevo di nuovo trovato un
marito, invece sbadata non avevo previsto, che lui mi seguisse ed io
conoscevo la strada.
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