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I RACCONTI DI LIBERAEVA
 
     
 
 

La Festa

di LiberaEva

 

FOTO palotay

 

 
 
 

Sarà che mi sono tinta i capelli di nero, che questo completo m'accarezza leggero, è trasparente di seta sfumato di malva, come se non coprisse che niente, come se la mia pelle dorata di fine d'agosto, facesse piacere soltanto a guardarla. Seduta su questo divano mi godo la festa, m'imbarazza ogni parte di me che da sola s'ostenta, le mani, le unghie, le gambe che appena accavallo, ma mi guardo intorno e faccio la faccia tranquilla, mentre scaldo il bicchiere ed aspetto qualcuno, che mi tolga l’impaccio di essere sola, perché qui non conosco nessuno, tranne la mia amica immersa tra baci e regali. Mi gusto questi uomini che s'annidano intorno, e mi chiedo se s'accontenterebbero davvero, di sfiorarmi e toccarmi soltanto con gli occhi, e se sarebbero così discreti a non togliermi l'aria, ed annusare di sfuggita soltanto il profumo che porto. Se solo sapessero una parte dei sogni che faccio, di come alle volte mi riduco allo specchio, a pensare ad un uomo che abbia almeno il coraggio, di sollevarmi la gonna senza chieder permesso, e sbafarmi le labbra come le altre senza rossetto.

A volte mi chiedo se sono normale, se anche questa donna di fronte che parla e che ride, s'immagina d'essere presa senza preavviso, appoggiata ad un muro o sdraiata in un campo, con le ortiche ormai alte che non coprono gli urli. Sarà che sono sfacciata soltanto nei sensi, e nessuno riesce a guardare oltre il rossore, che finto s'accende e m’avvampa la faccia, di quest'aria fasulla uscita da un collegio di suore, che scaccia qualsiasi essere che vorrebbe almeno sentirmi l’odore. D'improvviso qualcuno spegne la luce, e compare una torta con quaranta candele, nel buio mi par di sentire un soffio di vento, una mano che sale e s'insinua tra il mio fiato sospeso, e m’alza la gonna e mi scopre le gambe. Rimango immobile e non mi volto nemmeno. E' mai possibile che qualcuno sia entrato nel mio sogno, nei miei pensieri profondi dentro il campo d'ortica?

La mano s'arrabatta nella mia carne, ma la sento giovane, esile, maledettamente leggera, a giudicare dalla pelle che morbida sfiora, avrà si e no la metà degli anni che porto. Mi chiedo cosa ci azzecca in questa festa di vecchi, cosa c'entra dentro i miei voli pindarici, che come al solito m'atterrano nuda e sola nel letto. Mi sta accanto e mi pressa senza lasciarmi il respiro, d'alzarmi per finta e posare il bicchiere, di sicuro starà fissando il mio seno, m’immagino un figlio che vuole mangiare, che mi guarda le mani come se fossero pronte, a nutrirgli la bocca e dargli piacere. Mi turba e mi sposto ma non avverto fastidio, la mano continua a salire ed io non la fermo, neanche un gesto di stizza per apparire sorpresa! Cosa penserà di me? Cosa penserà delle mie cosce sudate? Ma è troppo buio per vedere il suo stupore, chissà se inesperto crede che il cuore sia in mezzo alle gambe? Magari vorrebbe dirmi che ha bisogno soltanto di un bacio, che assomiglio a sua madre che non vede da tempo. Chissà se non ha trovato occasione migliore, per adagiare la testa ed infilare una mano, che era solo un gesto d'amore e non gli è venuto poi bene! Forse voleva solo chiedermi affetto, ed ora si ritrova con una mano di troppo, tra una donna che non gli ha dato nemmeno uno schiaffo!

A tratti s'arresta si ferma e riparte, per farmi notare che mi tocca senza consenso, e sotto la gonna c’è davvero un regalo, un trenino rubato che stringe geloso. Potrei gridare, ma chissà che figura, potrei correre ed accendere la luce, scappare veloce e chiudermi in bagno. Con tutti gli uomini che m'hanno guardata stasera, non è possibile che soltanto un ragazzo, abbia avuto l'ardore di verificare come reagisco. Lo sento che è giovane, sento l'ansia nel suo tatto, il timore nel palmo che s'è fatto coraggio. Ma poi mi lascio andare ed aspetto, sapendo che sono solo istanti di buio, che tra poco accesa la luce come d'incanto tutto finisce, che questa mano arrivata oramai alla fine, è più esperta di tante altre che ho conosciuto.

Oramai se ne sarà accorto che non porto mutande, che mai l'ho portate quando prima di uscire, mi balena il pensiero di una qualche occasione. Se ne sarà accorto che non ho stretto le gambe, e non mi sono irrigidita quando piano saliva, fino ad un fremito netto che ora mi prende, e impercettibile muovo e gli faccio più spazio. Mi spiace di non vedere poi nulla, chissà di che colore saranno i suoi occhi, e le sue dita che sento esili e lisce , se ha la faccia da adulto o è troppo bambino. Davanti a me prima ancora del buio, sedeva la mamma della festeggiata, è un'anziana signora che mi conosce da sempre, m’immagino la figura se ora si rischiarasse la stanza, e quelle fiammelle accese si spegnessero di colpo! Mi vedrebbero qui su questo divano, con una mano che mi prende il piacere, con un dito oltre l'orlo che mi sfiora le sponde. E sale, sale senza fatica, ora avverto una sorgente che sgorga dalle rocce, è neve sciolta che diventa bollente, fiume in piena che esce dal letto, e ora mare copioso che alimenta il timore, d'aver irrimediabilmente macchiato la gonna.

Sente che il mio respiro s'ingrossa, come sono sicura che avverte il calore del seno, che non vuole stare al suo posto, e fa capolino e chiede la sua parte. Se ora fossi in casa dentro il mio letto, aprirei gli occhi e consumerei i suoi anni, m'abbandonerei pur sapendo che peso i suoi chili, pur sapendo che questo braccio che mi preme il ginocchio, è troppo leggero per difendermi dalle mille paure, che giacciono pressate sul mio davanzale.

“Ma chi ti ci ha mandato dentro queste mie gambe? Come hai fatto a capire che non aspettavo nient'altro?” Dentro l'oscurità profonda mi sento vigliacca e mi piace, mi fa sognare che se fosse soltanto poco più grande, mi solleverebbe di peso come una piuma, mi porterebbe fuori da questa incoscienza, da questi occhi che so che mi stanno guardando, dalla mia amica che ancora non soffia, su quelle candele che prego Dio rimangano accese.  Le sue dita sono troppo leggere, se non fosse così piccolo non avrebbe paura, di farmi del male, di farmi sentire volgare, dentro una macchina che schizza veloce, o in un ascensore finito per sbaglio all'ultimo piano.

“Che ti ci vuole! Ti prego, non tormentarmi fino a quel collo, che non puoi baciare, dove non puoi alzargli i capelli, e raccontarmi vapori e poesie d'amore. Perché tanto, ti giuro, non ne ho bisogno! Non mi gonfio i polmoni d'emozioni scadute. Ma è difficile dirti tutto questo, anche se una stupida mano m’invade e s’appropria, dei miei segreti più intimi, delle mie pieghe, del mio odore che ora mi par di sentire.” S'arresta e riparte, mi cerca e fa da padrona, sotto questa mano mi sento una schiava, al pari d'una meticcia in un campo di cotone, come una negra in una telenovela, che s'abbassa ed ospita senza fiatare. Maledetto ragazzo! Ora sì che vorrei, ora sì che non posso fermarmi, sotto questo desiderio che mi stropiccia il vestito, e mi sgualcisce l’anima tutta in frantumi sul divano.  Ecco, ora, adesso, in questo momento, se mi salisse sopra non resterebbe che accoglierlo, con tutti gli onori, come quando chiusa nel bagno, lavo la mia parte migliore mentre qualcuno m'aspetta , o quando mi do di rossetto con la stessa solerzia, di una cameriera che lucida pomelli della porta d'entrata.

Chissà se se ne è accorto che ora mi separa il nulla, che tra niente sprofondo tra le acque più calde, vorrei chiedergli un ultimo sforzo che mentre mi prende, mi liberi una tetta fino ad aspettare la luce. “Ora ti prego non fermarti, tiramela fuori se ti fa voglia, lasciami nuda se ti eccito schiava.” Eccolo ora lo sento che arriva da lontano, come un messia aspettato da secoli, come una buona notizia dal fronte. Ecco ci sono, ci sono, lo sento, cola dall'alto come un miracolo dentro una bolla, sembra che faccia rumore, come risucchi di acqua battente, dentro una grondaia che sfoga e inonda l'asfalto. “Dannato ragazzo, dannata mano che sento, se ti dicessi che mai ho raggiunto il piacere in meno d'un niente, che uomini pazienti c'impiegano ore? Come è possibile che le tue piccole dita abbiano fatto tutto questo?”Capisce, arresta la mano, s'asciuga le dita sulla mia pelle che freme. Capisce e mi ricompone la gonna un attimo prima che s'accenda la luce. Capisce e mi serra le gambe prima d'un niente, che la vergogna m'arrossisca la faccia, prima d'un frammento che la mia amica soffi sulla torta, prima d'un solo instante che parta un coro d'auguri.

Curiosa mi volto di scatto, mi guarda, è la prima volta che guardo i suoi occhi, la prima che vedo la sua mano, che vedo le sue dita, le sue unghie smaltate di rosso.

 


 

 
     
 

COMMENTI DALLA RETE

 
 
Non è proprio il mio genere però devo dire che mi ha coinvolto.. mi ha tenuto nel dubbio fino alla fine!!!! Non sono un critico e la mi parola non vale nulla però questo racconto è Bello... è ben scritto.. insomma mi è piaciuto molto!!!! A presto, un bacio, M!
sempre... è un incantevole ritrovare sempre, una immensa capacità di svestire i pensieri ed osservarli ancora nella loro integrità... Massimo
Che dire?... Come sempre senzazioni, emozioni, pensieri e desideri espressi al meglio. *Luisa*
A un anno dalla rottura e dopo un paio di mesi senza vederci, Silvia mi ha mandato il seguente sms:"I Thievery Corporation hanno annullato il concerto...volevo farti una sorpresa, sarà per un'altra volta! Sto sempre lavorando comd", e poi un 2° sms: "Era un sms che è partito in autonomia, era di circa 1 mese fa per te"...fammi un piacere, dillo tu a Silvia di non raccontar troppe palle. :-) Otto, Nove
davvero interessante Silvia M.
fantastico. non ci sono altre parole per descrivere ciò che ho appena letto. Complimenti per aver saputo descrivere alla perfezione l'emozione di un istante. Eleonora M.
Nonostante questo sia un genere che per solito non frequento, questa strana storia d'amore dal risvolto assolutamente inaspettato ed equivoco(autoerotismo? omosessualità?) mi è piaciuta parecchio. Ha la freschezza e la appetibilità di un pasticcino ;-)! Complimenti davvero. Una caratterizzazione maggiore dal punto di vista dello stile lo avrebbe impreziosito ulteriolmente. Nazareno D.
Un racconto affascinante che riesce ad emozionare dall'inizio alla fine... un racconto che è determinato dalla profonda conoscenza degli individui, da parte della scrittrice. Andrea
Brava, mi hai tenuto con il fiato sospeso, l’idea del "giovine" che si scopre essere invece una donna non me l’aspettavo e mi ha colpito. Antico toscano
Avvincente. Con un finale che conferma una fantasia  florida. L'imprevisto, che si esalta nell'erotismo e nel sesso, ha in questo brano una buona rappresentazione. Veramente brava. Lorenzo 
Mi piaci... mi piace quello che scrivi e quello che provi e riesci a trasmettere, il sottile fascino dell'erotismo e della trasgressione baci sparsi........ LUCA ROLLI
Carissima mi piace il tuo stile, il tuo erotismo e di piacevole lettura, forse potrei dire che sei unica, quasi tutti i racconti erotici che si leggono in internet sono volgari, fanno parte di una pornografia squallida, i tuoi sono affascinanti.Ti auguro un buon natale e un felice anno nuovo. Da Buenos Aires, Piero
 
 
 
 
     
 

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   pubblicazione Agosto 2003 

 
 

       

 
 
 
 

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