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Senti di fuori che pioggia che
scende, senti che bello il rumore.
La sensazione che al cuore mi
prende, s’avviluppa e lo imbraca come un ventre materno, lo brucia lo
scalda e lo buca lì in mezzo, come se avessi altre gambe da dare, oltre a
quelle che spartisco e t’accolgo, nell’infinita ricerca di non
sentirmi più vuota.
Senti sui muri che vento che
sbatte, senti che bello il rumore.
Di grondaie insicure che si
lasciano andare, di persiane che chiudono il freddo di fuori. Senti che
suono c’è dentro il mio cuore, senti che seno l’abbellisce di fuori,
lascia che le mani galleggino al tatto ed invisibili dita compongano scie,
sopra queste pieghe di seta che offro, e le altre giù in basso
scoperchiate al bisogno, come un pozzo all’aperto dove ci cola che
acqua.
Senti che pioggia che scende di
fuori, senti che bello il rumore.
Mi cattura la voglia e mi gonfia
le labbra, come terra crepata alla fine di agosto. Senti il silenzio che
cola sui vetri, annegami dentro il desiderio mai vinto, fammi sentire il
bisogno d’un uomo, il dovere da sempre sopito di nutrire il mio corpo,
di stancarmi da sola le mani, le gambe.
Senti che tuono che rimbomba di
fuori, senti che bello il rumore.
Fammi sentire piccola ed incerta,
donna soltanto se mi stringi a m’avvolgi, madre all’alba se mi premi
nel mezzo e spartisci l’essenza d’essere tua. Ti prego cercami dove
non esiste ricordo, dove gli occhi s’annebbiano e non rimane che amore,
a giustificarmi le gambe che spalanco scomposte, a misurare la voglia che
negli anni ho disperso.
Senti che lampi ci colorano
lilla, senti che bello il rumore.
Ti prego
rimani, non uscire in tempo, perché non conosco altra notte per sentirmi
più pronta, non conosco altra pioggia per fecondarci la terra.
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